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24.3087 · Interpellanza · 2024-03-05

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

Liquidato

Wortlaut

Durante la loro crescita gli alberi assorbono biossido di carbonio (CO2), ma una volta abbattuti e arsi, questo gas serra viene nuovamente rilasciato nell’atmosfera. Per questo motivo, nel 2003 l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) scriveva che il riscaldare con la legna è neutro in termini di CO2 poiché, se è pur vero che durante la combustione viene rilasciato nell’atmosfera biossido di carbonio, ciò accadrebbe anche se il legno restasse a marcire nel bosco (UFAM, Klimawandel, Umwelt 2/03, p. 44, disponibile in ted. e franc.).

Tuttavia, affinché un albero possa assorbire la quantità di CO2 rilasciata con la combustione del legno, è necessario che cresca per diversi decenni. Ecco perché oggi l’UFAM relativizza quanto sostenuto in precedenza, affermando che dal punto di vista climatico la legna è neutra a medio termine, ossia su un arco temporale di diversi decenni (UFAM, tratto da una citazione di Medici per l'ambiente [MpA], Oekoskop 4/23, p. 10, disponibile in ted.).

Il ministero dell’ambiente tedesco fornisce un’analisi ancora più dettagliata della questione, dichiarando che la quantità di carbonio riassorbita dalle foreste europee è in calo da anni, ragione per cui non si può più sostenere con certezza che il carbonio rilasciato con la combustione della legna venga nuovamente fissato in tempi brevi (Deutsches Umweltbundesamt, Energiewende beim Heizen: Ausweitung der Holznutzung kontraproduktiv für Klima und Gesundheit, UBA aktuell 3/2023).

Secondo delle inchieste svolte dalla SRF, il potenziale di legna utilizzabile in modo sostenibile per riscaldare è in gran parte esaurito anche in Svizzera (SRF Tagesschau, 28.12.2023).

Ulteriori problemi ambientali sorgono a causa dell’importazione di legna da ardere o legno usato (tra l’altro proibito perché trattato) sotto forma di pellet (Tages Anzeiger, 01.03.2023).

Tenuto conto di quanto precede, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:

  1. Come valuta il Consiglio federale l’attuale capacità di stoccaggio di CO2 delle foreste svizzere?

  2. Qual è l'avviso del Consiglio federale in merito alla diminuzione della capacità di stoccaggio delle foreste segnalata dal ministero dell’ambiente tedesco, in particolare anche tenuto conto dell’incremento delle importazioni di legna da ardere in Svizzera?

  3. Che cosa sta facendo il Consiglio federale per lottare contro l’importazione di legna da ardere proveniente da alcuni Paesi dell’Europa orientale, come la Polonia, per i quali esistono prove dello sfruttamento eccessivo delle foreste?

  4. Chi controlla se i pellet contengono legno usato? Con quale frequenza e con quali esiti?

  5. Il Consiglio federale può confermare la veridicità delle notizie riportate dai media secondo cui il legno usato della Svizzera è esportato in Italia, dove viene trasformato in pellet e di cui una parte viene nuovamente importata in Svizzera?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Riscaldare con la legna è climaneutrale, a patto che non se ne bruci più di quanta ne ricresca nello stesso periodo. I dati più recenti del bilancio dei gas serra relativo al settore del bosco e del legno indicano che il bosco svizzero assorbe ogni anno più di due milioni di tonnellate nette di CO2 (tranne nel 2000 dopo la tempesta Lothar). Tuttavia, anche il bosco soffre delle conseguenze dei cambiamenti climatici. Sussiste pertanto il rischio che questa prestazione di pozzo di carbonio diminuisca in futuro a seguito di eventi estremi più intensi e frequenti nei boschi (p. es. siccità o infestazioni da bostrico). Si prevede di contrastare questo rischio con misure di selvicoltura adattativa (cfr. il rapporto del 2 dicembre 2022 sull'adattamento del bosco ai cambiamenti climatici, disponibile in tedesco e francese). 2. La situazione nel settore del bosco e del legno in Germania e in Svizzera non si presta a un confronto diretto. Negli ultimi anni, la prestazione di pozzo di carbonio è diminuita in misura significativa in Germania, mentre in Svizzera è rimasta praticamente costante dal 2007, anche se vi sono notevoli differenze a seconda delle regioni.
Nel 2022 sono stati utilizzati circa 3 milioni di metri cubi di legna da energia proveniente dal bosco, di cui solo lo 0,75 per cento è stato importato. Tuttavia, tra il 2010 e il 2022, le quantità importate ogni anno sono raddoppiate, passando da circa 11 000 a circa 22 000 metri cubi. 3. Nel 2022 sono state importate in Svizzera circa 8000 tonnellate di legna da ardere proveniente da Paesi dell'Europa dell'Est. Dal 1° gennaio 2022 è in vigore in Svizzera l'ordinanza sulla messa in commercio del legno e dei prodotti da essi derivati (ordinanza sul commercio di legno, OCoL; RS 814.021), che vieta la messa in commercio in Svizzera di legno e prodotti da esso derivati di provenienza illegale.
4. Secondo gli articoli 36 e 38 dell'ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS 814.318.142.1), la Confederazione effettua controlli a campione della qualità dei combustibili e dei carburanti al momento dell'importazione e della messa in commercio. Su mandato dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM), le autorità doganali prelevano dei campioni al momento dell'importazione. Per i controlli in Svizzera, l'UFAM collabora con le autorità cantonali. Negli ultimi cinque anni è stato analizzato un centinaio di campioni di pellet (di cui 2/3 importati e 1/3 indigeni). Tutti questi campioni erano conformi all'OIAt, anche quelli provenienti dall'Italia. 5. Non sono state rilasciate autorizzazioni per l'esportazione in Italia di legno usato per la produzione di pellet.