Lexipedia

24.4169 · Interpellanza · 2024-09-26

Dipartimento dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Fra il 2000 e il 2023 le ore di coda dovute a traffico congestionato sono aumentate di quasi nove volte salendo a 42 318 (più dell’882%); quelle per incidente sono raddoppiate raggiungendo quota 3521, con un incremento del 101 per cento. Le ore di incolonnamento legate alla presenza di cantieri sono cresciute di 2181 unità, pari a più del 110 per cento. Infine, le ore di coda per altri motivi sono aumentate a 788 (più del 28%).

Nel 2000 la percentuale di ore trascorse in colonna sul totale a causa di congestionamenti si attestava ancora al 56 per cento, nel 2023 era pari all’87 per cento. Nel complesso, sempre dal 2000 le ore di coda sono più che quintuplicate. Il sovraccarico è responsabile per il 92,5 per cento, mentre il resto si suddivide fra sinistri (4,3%), cantieri (2,8%) e altre cause (0,4%).

Il motivo dell’impennata delle ore di incolonnamento è riconducibile a tre cause in particolare: in primo luogo l’eccessiva immigrazione, con conseguente crescita del numero di veicoli immatricolati sul territorio elvetico: dall’introduzione della libera circolazione delle persone il 1° giugno 2002, si sono stabilite nel nostro Paese in termini netti oltre 1,5 milioni di persone; inoltre, gli insufficienti sforzi compiuti in passato per potenziare la rete viaria nazionale; infine, la crescita del traffico di transito.

Per le prime due cause vi sono proposte risolutive sul piano politico: con l’iniziativa popolare federale «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» si intende contenere l’immigrazione nel Paese, e attraverso il decreto federale sulla Fase di potenziamento 2023 delle strade nazionali (PROSTRA), che il Popolo voterà il 24 novembre di quest’anno, vengono rimossi i maggiori colli di bottiglia infrastrutturali.

Per la terza causa è stata proposta la reintroduzione di pedaggi stradali e autostradali per l’asse di transito nord-sud (23.3612, 23.3611, 23.3610), respinta tuttavia dal Consiglio federale. L’alternativa sarebbe una tassa forfettaria imposta per i veicoli immatricolati all’estero a ogni passaggio. Il Governo è disposto a verificare l’introduzione di un tale pedaggio, al fine di sgravare le infrastrutture stradali svizzere?

Stellungnahme des Bundesrates

L’articolo 85a della Costituzione federale prevede da parte della Confederazione la riscossione di una tassa per l’utilizzo delle strade nazionali sui veicoli a motore e i rimorchi non soggetti alla TTPCP. Per questi vige l’obbligo di cui all’articolo 3 capoverso 1 della legge del 19 marzo 2010 sul contrassegno stradale (RS 741.71) gravante sui mezzi immatricolati in Svizzera o all’estero e che circolano sulle strade nazionali elvetiche di prima e seconda classe. La fattibilità di un pedaggio al transito in virtù della citata norma costituzionale sarebbe da appurare. Tassare solamente i veicoli immatricolati all’estero è incostituzionale; la legge fondamentale, infatti, sancisce all’articolo 127 capoverso 2 in particolare il principio della generalità dell’imposizione: una tassazione limitata ai mezzi esteri sarebbe incompatibile con tale fondamento. Un pedaggio al transito inteso come tassa causale non sarebbe invece conciliabile con l’articolo 82 capoverso 3 Cost., che stabilisce la gratuità di utilizzo delle strade pubbliche. Anche il principio costituzionale di uguaglianza giuridica ai sensi dell’articolo 8 sarebbe violato, in quanto non vi è alcun motivo oggettivo per imporre un tributo ai soli veicoli immatricolati all’estero. Dal punto di vista viabilistico, un tale obbligo dovrebbe riguardare anche i mezzi immatricolati in Svizzera, dal momento che contribuiscono anch’essi alla congestione del traffico. Per queste ragioni, il Consiglio federale respinge l’introduzione di una tassa vincolata al transito.