Per un concreto sostegno alle crescenti sfide della formazione professionale duale. Introduciamo l'obbligo esteso a tutte le professioni di una seconda lingua a scelta nella formazione degli apprendisti
25.304 · Iniziativa cantonale · 2025-02-26
Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca
Nella Commissione del Consiglio nazionale
Wortlaut
L'iniziativa cantonale richiede l'introduzione dello studio di una seconda lingua in tutte le ordinanze di formazione professionale per ottenere un attestato federale di capacità (AFC).
Begründung
La formazione professionale in Svizzera è un sistema articolato che combina teoria e pratica, preparando i giovani a inserirsi efficacemente nel mercato del lavoro. Il percorso inizia con una formazione di base biennale (CFP) o triennale/quadriennale (AFC), svolta in azienda o presso scuole professionali. Gli apprendisti possono anche conseguire una Maturità Professionale (MP), che apre l'accesso alle scuole universitarie professionali e ad altri studi avanzati. Il sistema offre inoltre opportunità di specializzazione e sviluppo tramite diplomi delle Scuole Specializzate Superiori (SSS) o esami di professione (EP) e professionali superiori (EPS). Questa struttura flessibile garantisce numerose prospettive di crescita e una forte connessione con le esigenze del mondo del lavoro.
Uno dei pilastri principali è l'Attestato Federale di Capacità (AFC), un titolo riconosciuto a livello nazionale che certifica le competenze acquisite durante un percorso di apprendistato, come detto solitamente della durata di 3 o 4 anni. Questo sistema si basa sul modello duale, che combina l'apprendimento pratico in azienda con l'istruzione teorica nelle scuole professionali. Durante il percorso, gli apprendisti sviluppano competenze pratiche specifiche al settore scelto e ricevono una formazione generale che include materie come lingue, matematica e cultura generale. L'AFC permette sia l'ingresso diretto nel mondo del lavoro che ulteriori specializzazioni o studi superiori, come la maturità professionale o il passaggio alle scuole universitarie professionali (SUP).
Un'apposita ordinanza deliberata a livello federale dalla Segreteria di Stato per la formazione e la ricerca e l'innovazione (SEFRI) definisce contenuto e durata della formazione di concerto con le associazioni di categoria. La gestione è perciò abbaglio federale, non cantonale.
Alla fine della formazione obbligatoria, in conformità con le "Competenze fondamentali per le lingue seconde. Standard nazionali di formazione" della Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE, 2011), gli studenti completano il ciclo scolastico di livello secondario I e accedono alla formazione professionale di base (livello secondario II) raggiungendo il livello linguistico A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue (QCER).
A livello federale, sono stati compiuti significativi passi per promuovere il plurilinguismo nella formazione professionale, riconoscendone il valore sia come strumento di coesione nazionale sia come fattore chiave per l'inserimento nel mondo del lavoro. Già nel 2017, in risposta al postulato Bulliard-Marbach del 2014, il Consiglio federale aveva elaborato un rapporto focalizzato sulla promozione dell'apprendimento delle lingue straniere nel contesto della formazione professionale. Più recentemente, nell'ottobre 2023, la Segreteria di Stato ha pubblicato una guida specifica per integrare le lingue straniere nella formazione professionale di base, sottolineando ulteriormente l'importanza di questa competenza per il successo personale e professionale dei giovani.
La rilevanza della promozione del plurilinguismo sembrerebbe essere quasi trasversale alle varie categorie professionali: «L'integrazione di una lingua straniera nella formazione professionale di base può essere necessaria per le professioni in cui il contatto con clienti o pazienti, i lavori e le ricerche in un ambiente professionale plurilingue, il plurilinguismo in ambito tecnico o le competenze testuali rivestono un ruolo importante».
Basandosi sul contenuto "Guida sull'integrazione delle lingue straniere nella formazione professionale di base" (Notter et. Al 2023) è possibile illustrare quali metodologie è possibile utilizzare per integrare una seconda lingua all'interno del percorso di formazione professionale e prevederne i rispettivi oneri.
Le metodologie per applicare il plurilinguismo funzionale nella formazione professionale includono approcci sia nell'ambito scolastico sia nella pratica professionale. Nelle scuole professionali, si può adottare un insegnamento orientato all'azione, che privilegia metodi cooperativi come giochi di ruolo o progetti, ponendo la correttezza grammaticale in secondo piano. Un'altra strategia è l'insegnamento bilingue, che combina l'acquisizione di competenze professionali nella lingua straniera con un approccio orientato all'azione, creando un connubio tra apprendimento linguistico e competenze tecniche. È possibile (e consigliato) anche integrare questi metodi, combinandoli per massimizzare i risultati. Sul piano della pratica professionale, l'integrazione del plurilinguismo può avvenire direttamente in azienda, attraverso l'esecuzione di compiti con o senza assistenza, oppure nei corsi interaziendali (CI), che offrono un ambiente per consolidare le competenze linguistiche attraverso simulazioni di situazioni lavorative reali, come colloqui con clienti o redazione di testi, dopo una preparazione iniziale svolta nella scuola professionale.
L'onere da prevedere viene quantificato all'interno della Guida come segue: «Per tutti gli scenari si raccomandano circa 60 lezioni per l'approfondimento linguistico specifico alla professione (A2/A2+) e circa 120 lezioni per l'ampliamento linguistico specifico alla professione (B1/B1+) per tutta la durata della formazione sia per l'insegnamento bilingue che per l'insegnamento della lingua straniera». I costi finanziari aggiuntivi da stimare vengono elencati all'interno del capitolo 6 e includono lo sviluppo di materiali didattici, la formazione aggiuntiva per formatori e periti, supporto per studenti con difficoltà linguistiche o esigenze specifiche, nonché interventi organizzativi come ore di sgravio per docenti, classi più piccole, collaborazioni tra docenti e l'elaborazione di compiti d'esame, al fine di promuovere un insegnamento bilingue efficace e inclusivo.
Nell'ambito della formazione professionale in Svizzera, lo studio di una seconda lingua rappresenta un elemento rilevante, regolato in base alle esigenze specifiche del percorso formativo. Di regola, ogni formazione prevede l'insegnamento di una seconda lingua, con un'offerta integrativa che i Cantoni gestiscono attraverso corsi facoltativi o di sostegno. La lingua d'insegnamento principale è quella del luogo (ad esempio, l'italiano in Ticino), ma alcune ordinanze includono ulteriori lingue, soprattutto l'inglese. Secondo il rapporto del 2017 basato sul postulato Bouillard, a ottobre 2023 è stata pubblicata una guida per promuovere l'apprendimento delle lingue straniere nel contesto della formazione duale, con particolare attenzione alle necessità del mercato del lavoro.