Una Svizzera da 11 milioni di abitanti grazie all'iniziativa da 10 milioni. Quali sarebbero le conseguenze pratiche dell'attuazione?
25.4782 · Interpellanza · 2025-12-19
Dipartimento di giustizia e polizia
Liquidato
Wortlaut
L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni!» dell’UDC chiede di fissare un tetto massimo per la popolazione residente in Svizzera e misure drastiche in materia d’immigrazione se questo limite è raggiunto. Definisce un obiettivo quantitativo, ma non dice come e in quali settori l’immigrazione dovrebbe essere ridotta. Tuttavia, senza strategia d’attuazione qualsiasi pianificazione economica è destinata a restare lettera morta.Non è chiaro come potrebbe essere impostato un sistema d’immigrazione non più basato sui noti principi della libera circolazione delle persone. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:Il testo dell’iniziativa chiede di adottare tutte le misure a disposizione del Consiglio federale e dell’Assemblea federale al fine di rispettare il limite previsto. Quali potrebbero essere queste misure? Come potrebbe essere gestita concretamente l’immigrazione?È possibile che un nuovo sistema complichi l’immigrazione senza riuscire a ridurla? Non si rischia di creare un mostro burocratico?Secondo le dichiarazioni di diversi esponenti dell’UDC, i promotori dell’iniziativa vorrebbero tornare a un sistema d’immigrazione basato sui contingenti e i tetti massimi (cfr. p. es. l’intervista a Marcel Dettling pubblicata nella NZZ il 22 settembre 2025). Quali esperienze ha maturato la Svizzera con questo sistema?Secondo il Consiglio federale, un modello di contingenti dovrebbe fondarsi su criteri di valore aggiunto economico (ossia maggiori contingenti per i settori ad alto valore aggiunto e lavoratori qualificati, e contingenti minori per lavoratori non qualificati o poco qualificati)?Per gestire l’immigrazione sarebbe ipotizzabile un «sistema a punti» analogo a quelli previsti in altri Paesi (p. es. il Canada)?
Stellungnahme des Bundesrates
1. Conformemente al testo costituzionale posto in votazione e all’obiettivo perseguito, il Consiglio federale e l’Assemblea federale deciderebbero a tempo debito quali misure adottare, ponderando i relativi vantaggi e svantaggi. Inoltre, l’iniziativa prevede già misure quali la rinegoziazione o la denuncia di trattati internazionali che favoriscono la crescita demografica, che dovrebbero essere attuate se sono adempiute determinate condizioni. Tuttavia, dato che l’immigrazione è determinata in primo luogo dalla domanda di forza lavoro delle imprese, l’impatto massimo sarà raggiunto con misure che si ripercuoteranno in modo chiaramente negativo sullo sviluppo economico. 2. L’immigrazione in Svizzera è determinata in primo luogo dalla domanda di forza lavoro delle imprese svizzere e attualmente proviene perlopiù da Stati dell’UE e dell’AELS nel quadro dell’Accordo tra la Svizzera e l’UE sulla libera circolazione delle persone (ALC; RS 0.142.112.681) e della Convenzione istitutiva dell’AELS (RS 0.632.31). L’ALC consente di reclutare rapidamente e senza lungaggini burocratiche lavoratori specializzati provenienti dall’UE/AELS. L’onere amministrativo in un sistema di contingenti, come quello attualmente vigente per i cittadini di Stati terzi, è invece di gran lunga più elevato, sia per le autorità sia per le imprese. Considerando l’evoluzione demografica e il fabbisogno sul mercato del lavoro ad essa connesso, la Svizzera continuerà a dipendere anche in futuro dall’immigrazione di lavoratori stranieri per integrare il potenziale di manodopera nazionale. L’introduzione di un nuovo sistema d’immigrazione non cambierebbe nulla al riguardo. Per contro, le rigide prescrizioni dell’iniziativa renderebbero molto difficile reclutare forza lavoro in funzione delle esigenze delle imprese. Una parte dei posti vacanti non potrebbe più essere occupata, con pesanti ripercussioni per l’economia e il settore sanitario. 3. Un sistema di contingenti implica un onere burocratico di gran lunga superiore a quello sotto l’ALC (cfr. n. 2.). La Svizzera ha già sperimentato diversi modelli di contingentamento prima dell’introduzione dell’ALC nel 2002. All’epoca, l’andamento dell’immigrazione dipendeva già fortemente dalle esigenze dell’economia e i contingenti venivano adeguati in base alla domanda. Inoltre, tra le persone immigrate vi erano numerosi stagionali, i quali erano autorizzati a lavorare in Svizzera solo temporaneamente e senza la possibilità di farsi raggiungere dalle loro famiglie, che erano quindi confrontate a una situazione molto difficile da sopportare. Negli anni ’60, a causa della forte domanda di manodopera, l’immigrazione era più elevata rispetto quella registrata negli ultimi anni. Ad esempio, nel 1962 circa 210 000 persone sono immigrate nella popolazione straniera residente permanente, a fronte delle circa 165 000 nel 2025. 4. Il Consiglio federale ritiene che l’ammissione di lavoratori stranieri debba orientarsi in linea di massima alle esigenze del mercato del lavoro e agli interessi economici della Svizzera. Nel caso dei cittadini di Stati terzi l’ammissione è concessa solo se è nell’interesse dell’economia svizzera e se non è possibile reclutare lavoratori in Svizzera o negli Stati dell’UE e dell’AELS. Secondo il Consiglio federale, puntare esclusivamente sul valore aggiunto economico non è efficace per l’immigrazione nel suo complesso. Infatti, anche settori con un valore aggiunto medio o inferiore alla media per lavoratore (sanità, edilizia agricoltura o gastronomia) forniscono un contributo indispensabile al buon funzionamento della nostra economia e della nostra società. Questi settori dipendono fortemente dalla manodopera straniera. L’attuazione dell’iniziativa citata esigerebbe quindi molti compromessi dolorosi, in particolare tra i settori e le regioni con imprese ad alto valore aggiunto e quelli con imprese a valore aggiunto piuttosto debole. La situazione rischia di aggravarsi ulteriormente laddove a causa della penuria di personale si registrano già carenze nell’ambito delle strutture di approvvigionamento. Inoltre, verrebbero particolarmente colpite le regioni strutturalmente deboli, dove le conseguenze dell’invecchiamento demografico sono già oggi più tangibili, nonché le piccole imprese, per le quali l’onere supplementare di un’ammissione al mercato del lavoro più regolamentata e contingentata rappresenterebbe un ostacolo maggiore. 5. Il Consiglio federale ha esaminato a più riprese i sistemi a punti o a crediti come quelli previsti in Canada o in Australia (cfr. il rapporto in adempimento del postulato 19.3651 Nantermod «Per una gestione migratoria in linea con le esigenze della Svizzera»). È sempre giunto alla conclusione che i benefici di tali sistemi, quali la trasparenza delle decisioni e un'applicazione più uniforme, non riescono a compensare i loro grandi svantaggi. In questo modo si passerebbe da un’ammissione orientata alla domanda a una gestione dell’immigrazione focalizzata sull’offerta, aumentando il rischio di uno scollamento tra l’ammissione di manodopera straniera e l’effettivo fabbisogno di forza lavoro nel mercato del lavoro. Inoltre, le imprese dovrebbero sopportare un onere amministrativo elevato e non si potrebbe più reagire in maniera flessibile ai cambiamenti economici e alle specificità regionali. Anche le esperienze maturate dal Regno Unito dopo la Brexit sollevano interrogativi circa l’efficacia del sistema a punti per la gestione dell’immigrazione. Dall’introduzione di questo sistema nel 2021, l’immigrazione netta in Gran Bretagna è aumentata sensibilmente facendo aumentare di conseguenza quella proveniente da Stati terzi (al di fuori dell’UE/AELS).