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25.4902 · Interpellanza · 2025-12-19

Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Alla fine di novembre i media hanno riportato la notizia che l’Associazione dell’industria automobilistica africana (AAAM) ha presentato una denuncia al Consiglio federale in merito al commercio di carburanti contaminati da parte di commercianti svizzeri di materie prime. Per le aziende in questione, come Ford, Mercedes o Toyota, si pone il problema dei danni che i carburanti di scarsa qualità provocano a motori e catalizzatori. Questi carburanti contengono sostanze vietate in Europa che causano gravi problemi di salute. Il problema è noto dal 2016 con il nome di «dirty diesel». Da allora, i Paesi Bassi e il Belgio hanno vietato l’esportazione di dirty diesel. Nell’ambito di un’analisi ora i Paesi Bassi constatano che la normativa è efficace, ma criticano esplicitamente l’inerzia della Svizzera nei confronti dei commercianti di materie prime con sede nel nostro Paese. In effetti, già nel 2018 il punto di contatto olandese dell’OCSE aveva constatato, tramite un’indagine esterna, che c’era un problema nell’attuazione delle Linee guida dell’OCSE nella catena del valore a valle delle imprese di materie prime.

  1. I Paesi Bassi hanno contattato il punto nazionale di contatto svizzero. Quest’ultimo condivide l’analisi del problema dei Paesi Bassi? In caso contrario, perché?

  2. Secondo il Tages-Anzeiger, l’industria automobilistica africana ha scritto al Consiglio federale: «Chiediamo che i commercianti di materie prime con sede in Svizzera (...) siano regolamentati per quanto riguarda i carburanti». Il Consiglio federale è disposto a includere la questione del dirty diesel nei processi legislativi in corso?

  3. Il 21 marzo 2025 il Consiglio federale ha incaricato il DFGP di elaborare un progetto di legge per l’attuazione della direttiva UE sul dovere di diligenza. Come ha spiegato nella risposta all’interpellanza 23.3870, il Consiglio federale provvede affinché le misure giuridicamente vincolanti siano allineate agli standard riconosciuti a livello internazionale per una condotta aziendale responsabile, in particolare alle Linee guida dell’OCSE. L’OCSE spiega che i rischi e gli impatti più gravi hanno la priorità, «indipendentemente dal punto della catena del valore in cui si verificano». Di conseguenza, nel suo progetto di consultazione sulla rendicontazione di sostenibilità, il Consiglio federale ha definito il concetto di catena del valore in modo tale da includere, oltre alla propria attività commerciale, anche le catene di fornitura a monte e a valle. Ciò coprirebbe anche la questione sopra descritta. Il Consiglio federale intende proseguire la sua strategia in materia?

Stellungnahme des Bundesrates

1. Come indicato nelle sue risposte alle interpellanze Mazzone 16.3686, 19.3522 e 23.3431, nonché all’interpellanza Ryser 25.3324, il Consiglio federale condivide le preoccupazioni dei Paesi Bassi e si adopera per migliorare la qualità dei combustibili a livello mondiale. In particolare, sostiene gli sforzi internazionali profusi, come la Heavy Duty Diesel Vehicles and Engines Initiative della Coalizione per il clima e l’aria pulita (CCAC), che affianca gli Stati intenzionati a introdurre norme sulle emissioni dei veicoli e sulla qualità dei carburanti. Il Dipartimento federale dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) e la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sono in contatto con le loro controparti olandesi e un prossimo incontro è previsto all’Aia nel marzo 2026. Il punto di contatto nazionale (PCN) svizzero è stato coinvolto in questi sforzi, dopo essere stato contattato dalla sua controparte olandese. 2 e 3. Attualmente non esiste una base giuridica che vieti agli operatori economici di commercializzare e trasportare materiali acquistati e venduti legalmente che non transitano fisicamente attraverso la Svizzera. Il Consiglio federale si aspetta tuttavia che le imprese assumano la loro responsabilità sociale ovunque operino, sia in Svizzera che all’estero, in conformità con le norme e le direttive CSR (Corporate Social Responsibility) riconosciute a livello internazionale. Nella sua riunione del 3 settembre 2025, il Consiglio federale ha deciso di presentare un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare federale «Per grandi imprese responsabili – a tutela dell’essere umano e dell’ambiente». Il controprogetto, le cui disposizioni non andranno oltre le future normative dell’UE (in particolare le semplificazioni della direttiva sulla duediligence di sostenibilità delle imprese (CSDDD) e della direttiva sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) attraverso la nuova direttiva «Omnibus»), terrà conto degli standard internazionali riconosciuti in materia di obblighi di diligenza e di rendicontazione della sostenibilità. I commercianti svizzeri di materie prime potrebbero essere interessati da questa regolamentazione se rientrano nel campo di applicazione dei futuri requisiti del controprogetto (ad es. valori soglia, portata del controllo di diligenza e/o rendicontazione di sostenibilità). Il Consiglio federale prevede di adottare il progetto preliminare e di porlo in consultazione pubblica entro la fine di marzo 2026.