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Escalation di conflitti. Chi accorrerebbe in aiuto della Svizzera in caso di minaccia militare? Con quali mezzi? A quali costi finanziari e a quale prezzo politico?

26.3404 · Interpellanza · 2026-03-20

Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport

La dichiarazione sull’intervento è disponibile

Wortlaut

Dopo la fallimentare attuazione di Esercito XXI, l’Esercito svizzero non è più in grado di difendere il Paese in maniera credibile in caso di guerra. Gli effettivi sono troppo esigui e l’equipaggiamento è insufficiente.

Nel contesto del dibattito sulla neutralità durante la sessione primaverile e alla luce dell’escalation delle guerre in Medio Oriente, in Ucraina e in altre parti del mondo sono sorte nuove incertezze.

Da anni si parla di un «avvicinamento alla NATO» non meglio specificato e di recente anche di una «collaborazione» nel contesto di una «politica di difesa comune dell’UE» impostata a lungo termine.

Per questa ragione invito il Consiglio federale a fornire risposte chiare alle seguenti domande in materia di politica di sicurezza e di politica estera:

  • Esistono prestazioni o capacità di difesa che la Svizzera non è in grado di fornire né in autonomia né in collaborazione (con la NATO/l’UE)?

  • Quali sono concretamente le prestazioni che l’Esercito svizzero non sarà in grado di fornire in autonomia nel prossimo futuro se non si avvicinerà alle strutture di difesa della NATO e/o dell’UE?

  • Quale equipaggiamento e quali mezzi sarebbero necessari per fare in modo che l’Esercito svizzero sia in grado di fornire in autonomia queste prestazioni militari (che oggi a quanto pare non è in grado di fornire in autonomia)?

  • È possibile una cooperazione internazionale del nostro esercito senza l’integrazione nell’alleanza militare della NATO (dominata dagli Stati Uniti) o senza il collegamento a una futura politica di difesa comune? Se sì, quale?

  • Chi, in un futuro prossimo, sarà disposto e in grado di fornire aiuto sotto il profilo militare a una Svizzera minacciata in caso di guerra? In che modo? Con quali mezzi? Con quali tempistiche? Quale prezzo in termini finanziari e politici la Svizzera si troverebbe a pagare per ricevere un tale sostegno?

  • Quali conseguenze può avere un simile aiuto militare dall’esterno (eserciti della NATO/dell’UE) per la Svizzera?

  • Esistono sempre nuove guerre condotte da diverse potenze regionali e da diversi imperi. La politica di potere più brutale sta nuovamente prendendo il sopravvento. Come si è evoluta l’importanza del Partenariato per la pace (PPP) alla luce di questi fatti?

  • In futuro quali prestazioni dovrà fornire l’Esercito svizzero in conformità all’ideale del «miles protector» degli scorsi decenni? Dove e per quanto tempo ancora?

Stellungnahme des Bundesrates

La cooperazione internazionale non implica un avvicinamento alla NATO né una politica di difesa comune con l’UE. La Svizzera collabora con queste organizzazioni nella misura in cui ciò corrisponde ai suoi interessi, ad esempio quando si tratta di rafforzare le proprie forze armate, garantire l’interoperabilità, ottenere l’accesso al mercato o aumentare le possibilità di ricevere appoggio dai partner in caso di necessità. Ad esempio, la partecipazione a esercizi congiunti consente alla Svizzera di verificare le proprie capacità e procedure operative e di imparare dall’esperienza altrui. Va tenuto presente che la neutralità della Svizzera non si applica nel caso in cui la Svizzera venga attaccata. La preparazione alla difesa deve tenere conto di questa circostanza. In caso di attacco, la Svizzera vuole avere la possibilità di difendersi insieme ai partner. Affinché ciò sia possibile in caso di emergenza, la Svizzera deve prepararsi in anticipo e, con i propri contributi, aumentare la disponibilità alla cooperazione dei partner. Tuttavia, non può contare sull’appoggio dei partner. Riguardo ai punti da 1 a 3: le capacità necessarie alla Svizzera e ai membri della NATO o dell’UE per difendersi difesa da un attacco armato dipendono dalla natura dell’attacco e dalle intenzioni dell’avversario, nonché dalle capacità a disposizione della NATO.I conflitti armati in Ucraina e in Iran dimostrano tuttavia che i mezzi di difesa aerea sono fondamentali per respingere gli attacchi aerei, p es contro missili guidati, missili da crociera o droni. La guerra in Ucraina evidenzia quanto sia importante l’appoggio estero, soprattutto nella difesa aerea, ma anche nella fornitura di munizione, necessaria in grandi quantità. Proprio contro le armi a lunga gittata, come i missili balistici, nessun Paese può difendersi in modo indipendente, ma deve fare affidamento sulla cooperazione internazionale. Ciò include lo scambio di dati sulla situazione aerea per individuare tempestivamente le minacce provenienti dallo spazio aereo. La Svizzera non dispone oggi praticamente di alcun mezzo per il preallarme e la lotta contro missili balistici, missili da crociera o droni d’attacco. Queste lacune devono essere colmate in via prioritaria, per quanto possibile, sia con l'acquisto degli F-35A sia con la ricerca di sistemi di difesa terra-aria. Riguardo al punto 4: una cooperazione della Svizzera con i suoi partner di politica di sicurezza e le organizzazioni partner come la NATO è possibile senza obblighi di difesa collettiva. Questa cooperazione è necessaria, tra l’altro, per migliorare le capacità dell’esercito, poiché determinati procedimenti d’impiego o scenari non possono essere addestrati in Svizzera. Riguardo ai punti 5 e 6: in quanto Paese neutrale, la Svizzera non può assumere obblighi di assistenza. Di conseguenza, la Svizzera non può a sua volta contare sull’assistenza militare da parte degli alleati. Chi, come, con quali mezzi e con quale rapidità aiuterebbe la Svizzera non è possibile dirlo dal punto di vista attuale. Un appoggio reciproco in un conflitto armato non è nemmeno quantificabile finanziariamente. Le conseguenze dipenderebbero dalla forma e dall’entità della contropartita della Svizzera. Riguardo ai punti 7 e 8: il partenariato per la pace continua a costituire il quadro adeguato per la collaborazione con la NATO, che viene strutturata in modo specifico per ogni paese attraverso l’Individually Tailored Partnership Programme (ITPP). Si tratta di un programma di lavoro senza obblighi. L'esercito deve continuare ad adempiere i suoi compiti legali. La pretesa alla base del concetto «Miles Protector», secondo cui l'esercito deve poter essere impiegato sull'intero spettro di escalation, rimane centrale per la sicurezza globale, in particolare nell'ottica della conduzione di conflitti ibridi. La protezione delle infrastrutture critiche continua a rientrare tra i compiti delle autorità civili.

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