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95.3068 · Interpellanza · 1995-02-03

Dipartimento degli affari esteri

Liquidato

Wortlaut

I membri della comunità siro-cristiana di Turchia sono vittime di gravi attentati alla loro integrità fisica, alla loro vita, ai loro diritti e ai loro beni, nel contesto del conflitto che oppone lo Stato turco alla guerriglia curda del PKK. I Sirocristiani sono di fatto da lungo tempo sottoposti a una vera e propria persecuzione che, dopo aver provocato una fuga in massa verso i paesi dell'Europa occidentale, minaccia ora di annientare l'intera comunità.

Preoccupato dalle condizioni drammatiche in cui si trovano oggi i Siro-cristiani che vivono nel Sud-Est della Turchia, invito il Consiglio federale a rispondere ai seguenti quesiti:

1. Intende, il Consiglio federale, riconoscere i gravi pregiudizi subiti dai Siro-cristiani di Turchia nella storia di questo secolo a causa della loro appartenenza etnica e religiosa?

2. Si è debitamente tenuto conto, nell'ambito della trattazione delle domande d'asilo, della specificità dei pericoli di persecuzione cui sono esposti i Siro-cristiani?

3. Si è disposti ad adottare misure di politica estera volte a promuovere una miglior protezione dei diritti della minoranza siro-cristiana turca?

Begründung

Quando si parla di minoranze perseguitate in Turchia si pensa immediatamente ai Curdi e agli Armeni, dimenticando i Siro-cristiani la cui sorte è altrettanto tragica.

In quanto minoranza cristiana in un mondo musulmano ostile, i siro-cristiani sono costantemente vittime di soprusi che mettono in pericolo la loro cultura e la loro esistenza medesima. Nel 1914/15, furono oggetto, come gli Armeni, di genocidi che costarono la vita a 750 000 persone. Ai nostri giorni, sono capri espiatori nella guerra che oppone l'esercito turco al PKK; presi tra due fuochi, subiscono quotidianamente vessazioni, violenze, assassini; le loro abitazioni e i loro luoghi di culto vengono saccheggiati e distrutti. Il divieto di parlare l'aramaico e d'insegnare la religione cristiana completa un dispositivo di misure volto a realizzare la loro assimilazione forzata. L'effetto delle persecuzioni è stato di costringere alla fuga verso l'Europa occidentale, nonché verso gli Stati Uniti e il Canada, oltre 700 000 siro-cristiani. Una comunità importante di siro-cristiani vive oggi in Svizzera, dove si è perfettamente integrata. Ormai, solo poche centinaia di famiglie vivono ancora nel territorio d'origine. La loro situazione si è aggravata ulteriormente a causa della tendenza integrista che si sta affermando in Turchia. In tal modo, un'etnia erede di una civiltà millenaria sta rischiando di venire annientata.

La situazione e la storia della comunità siro-cristiana è assai mal conosciuta in Svizzera. Lo si deve al carattere pacifico dei siro-cristiani. In effetti, poiché non fanno ricorso alla violenza per difendere i loro diritti e, conseguentemente, poiché la diaspora in Svizzera, come nel resto del mondo, non è in grado di avvalersi dei mezzi di pressione messi in atto da un'organizzazione quale il PKK presso i Curdi, essi hanno poca eco nella stampa e nell'opinione pubblica.

Per questa ragione ritengo necessario attirare l'attenzione del Consiglio federale sul destino di questa minoranza dimenticata, affinché si prendano misure destinate da un lato a favorire una miglior protezione dei diritti dei siro-cristiani e, dall'altro, a rendere più cosciente l'opinione pubblica di questo problema. Tali misure devono essere espressione della tradizione umanitaria elvetica nonché dell'attaccamento del nostro paese alla tutela dei diritti delle minoranze.

La nostra solidarietà riguardo alla comunità siro-cristiana può manifestarsi attraverso il riconoscimento ufficiale dei torti da questa subiti sin dall'inizio del secolo, sia da parte dei Turchi sia da parte dei Curdi. Occorre pure sottolineare il valore del retaggio culturale di cui tale comunità è depositaria e sostenere la legittimità della sua aspirazione a poter parlare la propria lingua ed esercitare liberamente la propria religione.

Nella procedura d'asilo, un'attenzione particolare dev'essere rivolta alla situazione specifica dei richiedenti siro-ristiani: ancorché essi non possano forse sempre far valere una persecuzione individuale, occorre tener conto dei pericoli cui la comunità intera è esposta e vagliare accuratamente l'opportunità di un rimpatrio.

Infine, è auspicabile che la Confederazione intraprenda i passi necessari a livello internazionale al fine di invitare lo Stato turco a garantire i diritti e la sicurezza della comunità siro-cristiana, soddisfacendo così gli obblighi che le incombono in quanto paese firmatario della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Risposta del Consiglio federale del 5 aprile 1995

1. La sorte e le condizioni di vita della comunità siro-cristiana in Turchia sono noti già da anni al Consiglio federale. Informato tra l'altro da rapporti interni, dall'esposto di Abdelfattah Amor, relatore speciale della Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, in merito a "tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul convincimento personale" (20.12.1994), o ancora dalla "Relazione di base sui richiedenti d'asilo turchi" (settembre 1994) dell'Alto Commissariato per i rifugiati (UNHCR), il Consiglio federale non ignora le violenze, le discriminazioni e le vessazioni che subiscono, a causa della loro sola appartenenza religiosa, i membri della chiesa siro-cristiana in Turchia.

Per altro, il Capo del DFAE si è informato personalmente presso rappresentanti in Svizzera della "Comunità siro-cristiana di Antiochia" (Ronco/TI), ricevuti nell'aprile 1994, sulla situazione dei siro-cristiani in Turchia.

Valutati a qualche migliaia, questi cristiani abitano in maggior parte a Istanbul e nella provincia di Mardin (Tur Abdin). In questa regione del Sud-Est, patiscono le alee del conflitto che oppone l'esercito turco alla guerriglia curda e sono vittime di atti di violenza armata commessi da individui non meglio identificati, che assassinano membri della loro comunità e rapiscono giovani donne. A Istanbul, le discriminazioni sembrano più sottili. L'insegnamento obbligatorio di testi religiosi musulmani, in vigore sino al giugno 1990, è a volte ancora imposto di fatto quale condizione per accedere agli studi superiori. I soprusi amministrativi, le ingiurie e l'impossibilità di accedere a funzioni amministrative importanti illustrano in parte anche le difficoltà cui sono esposti i membri della comunità siro-cristiana.

2. Nella loro prassi, l'Ufficio federale dei rifugiati e la Commissione di ricorso in materia di asilo esaminano nel singolo caso se il richiedente sia veramente esposto a persecuzione e se la sua vita e integrità fisica sarebbero minacciate in caso di rimpatrio nel paese d'origine.

Nel corso degli anni precedenti, circa un terzo dei richiedenti l'asilo turchi membri della comunità siro-cristiana ha ottenuto asilo politico in Svizzera (una decina nel 1994). I richiedenti la cui domanda è stata respinta hanno per lo più beneficiato di un'ammissione provvisoria.

3. Il Consiglio federale partecipa attivamente agli sforzi esplicati in seno a consessi multilaterali quali l'OSCE, il Consiglio d'Europa e la Commissione dei diritti dell'uomo per una miglior protezione dei diritti delle minoranze religiose, etniche e linguistiche, nonché dei loro membri.

Nel gennaio di quest'anno, la Svizzera, congiuntamente con la Norvegia, ha per esempio svolto alcuni sondaggi presso i suoi partner dell'OSCE in vista dell'invio di una missione d'esperti incaricata di riferire sulla situazione dei diritti dell'uomo in Turchia. In mancanza di sostegno sufficiente, il quorum richiesto per il successo di questa iniziativa svizzera non ha potuto essere raggiunto. Il nostro paese continuerà nondimeno a prodigarsi per il rispetto dei diritti dell'uomo in Turchia.

Stellungnahme des Bundesrates

1. La sorte e le condizioni di vita della comunità siro-cristiana in Turchia sono noti già da anni al Consiglio federale. Informato tra l'altro da rapporti interni, dall'esposto di Abdelfattah Amor, relatore speciale della Commissione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, in merito a "tutte le forme d'intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul convincimento personale" (20.12.1994), o ancora dalla "Relazione di base sui richiedenti d'asilo turchi" (settembre 1994) dell'Alto Commissariato per i rifugiati (UNHCR), il Consiglio federale non ignora le violenze, le discriminazioni e le vessazioni che subiscono, a causa della loro sola appartenenza religiosa, i membri della chiesa siro-cristiana in Turchia.

Per altro, il Capo del DFAE si è informato personalmente presso rappresentanti in Svizzera della "Comunità siro-cristiana di Antiochia" (Ronco/TI), ricevuti nell'aprile 1994, sulla situazione dei siro-cristiani in Turchia.

Valutati a qualche migliaia, questi cristiani abitano in maggior parte a Istanbul e nella provincia di Mardin (Tur Abdin). In questa regione del Sud-Est, patiscono le alee del conflitto che oppone l'esercito turco alla guerriglia curda e sono vittime di atti di violenza armata commessi da individui non meglio identificati, che assassinano membri della loro comunità e rapiscono giovani donne. A Istanbul, le discriminazioni sembrano più sottili. L'insegnamento obbligatorio di testi religiosi musulmani, in vigore sino al giugno 1990, è a volte ancora imposto di fatto quale condizione per accedere agli studi superiori. I soprusi amministrativi, le ingiurie e l'impossibilità di accedere a funzioni amministrative importanti illustrano in parte anche le difficoltà cui sono esposti i membri della comunità siro-cristiana.

2. Nella loro prassi, l'Ufficio federale dei rifugiati e la Commissione di ricorso in materia di asilo esaminano nel singolo caso se il richiedente sia veramente esposto a persecuzione e se la sua vita e integrità fisica sarebbero minacciate in caso di rimpatrio nel paese d'origine.

Nel corso degli anni precedenti, circa un terzo dei richiedenti l'asilo turchi membri della comunità siro-cristiana ha ottenuto asilo politico in Svizzera (una decina nel 1994). I richiedenti la cui domanda è stata respinta hanno per lo più beneficiato di un'ammissione provvisoria.

3. Il Consiglio federale partecipa attivamente agli sforzi esplicati in seno a consessi multilaterali quali l'OSCE, il Consiglio d'Europa e la Commissione dei diritti dell'uomo per una miglior protezione dei diritti delle minoranze religiose, etniche e linguistiche, nonché dei loro membri.

Nel gennaio di quest'anno, la Svizzera, congiuntamente con la Norvegia, ha per esempio svolto alcuni sondaggi presso i suoi partner dell'OSCE in vista dell'invio di una missione d'esperti incaricata di riferire sulla situazione dei diritti dell'uomo in Turchia. In mancanza di sostegno sufficiente, il quorum richiesto per il successo di questa iniziativa svizzera non ha potuto essere raggiunto. Il nostro paese continuerà nondimeno a prodigarsi per il rispetto dei diritti dell'uomo in Turchia.