Reimann Maximilian · Ständerat · 2001-03-22
Reimann Maximilian · Ständerat · Aargau · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2001-03-22
Wortprotokoll
Per la prima parte del mio intervento cercherò di esprimermi in italiano, la lingua del nostro ospitante, per un motivo molto particolare. Il tema in discussione è l'esistenza futura del nostro esercito e, più in generale, la difesa nazionale. In questo contesto, vale a dire militarmente, mi sento, almeno per metà, originario della Svizzera italiana. Trent'anni fa, infatti, ho avuto la fortuna di assolvere il servizio militare, in qualità di caporale e di caposezione, proprio qui in Ticino, nella scuola di fanteria di montagna, che a quei tempi era ancora stazionata presso la caserma di Bellinzona. Le mie reclute, i miei soldati, provenivano tutti dalla Svizzera italiana, e per questo conservo piacevoli ricordi di quel periodo, trascorso al sud delle Alpi in tuta d'assalto.
Sono giunto pertanto con piacere a Lugano anche per questa sessione, nonostante a suo tempo avessi fatto la proposta alla nostra Camera di non spostare tutta l'Assemblea federale oltre il San Gottardo, ma di organizzare piuttosto molto più spesso e con regolarità le riunioni delle commissioni qui, nella Svizzera italiana.
Durante i miei molti mesi trascorsi assieme a giovani ticinesi negli anni sessanta tra i quali c'era, pure, il mio futuro collega al Consiglio agli Stati, il signor Renzo Respini, ci siamo trovati in piena guerra fredda. Nessuno pensava a quei tempi di abolire l'esercito. Per me è stato particolarmente importante costatare che i giovani Svizzeri italiani dimostravano nei confronti della nostra difesa nazionale la stessa convinzione e un profondo senso del dovere, come per esempio noi, Svizzeri tedeschi.
In seguito giunse per me la grande delusione, proprio le cerchie alternative di sinistra della Svizzera tedesca fondarono il cosiddetto GSse, il Gruppo per una Svizzera senza esercito, un gruppo che intendeva lasciare la Svizzera senza protezione, che voleva togliere alla Svizzera il suo esercito. Non credo che idee tanto radicali trovino nella Svizzera italiana un terreno così fertile come oltre Gottardo, in ogni caso non presso le persone che a suo tempo svolsero con me il servizio militare.
Oggi sono fiero e contento di dare, per la seconda volta su suolo svizzero italiano, il mio contributo a favore di una politica di sicurezza credibile nella mia patria. Solo il contesto è oggi cambiato, dato che non mi trovo più in grigioverde, bensì agisco in veste di politico. Ma vi garantisco che intendo combattere questa seconda iniziativa sull'abolizione dell'esercito con la stessa convinzione con la quale ho combattuto la prima iniziativa del 1989.
Damit wechsle ich zu meiner Muttersprache zurück. Ich komme nicht darum herum, an die Adresse des Bundesrates und vor allem der ihm unterstellten Bundeskanzlei eine kritische Bemerkung anzubringen. Vor allem deshalb habe ich das Wort ergriffen. Diese Volksinitiative trägt den völlig irreführenden Titel "für eine glaubwürdige Sicherheitspolitik und eine Schweiz ohne Armee". Das spottet doch der Realitäten. Das ist doch ein Schlag ins Gesicht all jener Wehrmänner und Wehrfrauen - von den Tessinern habe ich eben gesprochen -, die viele Wochen, Monate, wenn nicht gar Jahre im Militärdienst verbracht haben, in der Überzeugung, damit ihren persönlichen Anteil an unsere Landesverteidigung und für die Sicherheit des Schweizervolkes geleistet zu haben.
Nun kommen Leute mit der Behauptung, ohne Armee könne ebenso viel für die Sicherheit unseres Landes geleistet werden. Ein solches Verständnis von Sicherheitspolitik ist nie und nimmer mehrheitsfähig, ist nicht glaubwürdig. Das war im Jahre 1989 so und wird auch heute hoffentlich so bleiben - Ende des Kalten Krieges hin oder her. Der Kalte Krieg globaler Dimension ist, wie wir ja längstens zur Kenntnis nehmen konnten oder mussten, durch heisse Kriege regionaler Dimension abgelöst worden. Den ewigen Frieden wird es wohl leider nie geben, solange Menschen diesen Planeten bewohnen. [PAGE 171]
Gegen irreführende oder zur Verwechslung Anlass gebende Titel von Volksinitiativen haben wir vor ein paar Jahren aber vorgesorgt. Wir haben im Bundesgesetz über die politischen Rechte, Artikel 69 Absatz 2, unmissverständlich festgelegt, dass irreführende Titel von Volksinitiativen von der Bundeskanzlei abzuändern sind. Dieser Gesetzesartikel ist seit dem 1. April 1997 in Kraft. Die vorliegende Initiative ist aber erst am 10. September 1999 eingereicht worden. Ich vermag deshalb nicht einzusehen, warum die Bundeskanzlei diesen Titel durchgelassen hat.
Herr Bundesrat Schmid, ich bitte Sie, hierfür eine Erklärung abzugeben. Die Führung einer glaubwürdigen Sicherheitspolitik einerseits und die Abschaffung der Armee andererseits, das sind doch klassische Gegensätze, und somit ist das alles andere als kohärente Politik. Warum also liess die Bundeskanzlei diesen Titel entgegen dem klaren Wortlaut des Gesetzes durch? Herr Bundesrat, unsere Stimmbürgerinnen und Stimmbürger haben Anspruch darauf, von Ihnen eine klare Antwort auf diese Frage zu erhalten. Wenn das, was die Initianten uns hier vorschlagen, wirklich das Gütesiegel einer glaubwürdigen Sicherheitspolitik erhält, dann müssen wir uns doch allen Ernstes fragen: Warum haben wir uns ein neues Armeeleitbild zugelegt? Warum schaffen wir die "Armee XXI"?
Herr Bundesrat, ich bitte Sie, unserem Volk auf die gestellte Frage eine glaubwürdige Antwort zu geben.