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Robbiani Meinrado · Nationalrat · 2011-03-17

Robbiani Meinrado · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP/EVP/glp · 2011-03-17

Wortprotokoll

Innanzitutto segnalo la mia appartenenza al comitato promotore di questa iniziativa. È certamente possibile, come fatto dalla commissione rispettivamente da numerosi colleghi intervenuti questa mattina, alzare delle saracinesche contro questa iniziativa e contro tutte le proposte che oggi sono in discussione. Ma non per questo si dissolvono nel nulla i suoi motivi fondati.

Un primo motivo è ricollegabile all'esplosione dei ritmi, dei carichi di lavoro indotta da un'accentuata concorrenza tra le imprese, ciò che fa conseguire un'accentuata crescita di stress, di scompensi per la salute, che oggi - com'è stato ricordato - ammontano a circa 10 miliardi di franchi all'anno; 10 miliardi che rimangono tali anche se si chiudono gli occhi di fronte a questa realtà.

Un secondo motivo riguarda l'esigenza di meglio conciliare lavoro e famiglia in un contesto dove entrambi i coniugi sono spesso attivi professionalmente. Un migliore equilibrio tra lavoro e famiglia è certamente favorevole alla famiglia stessa e, di riflesso, a tutto il settore sociale, ma anche, non dimentichiamolo, all'economia.

Un terzo motivo riguarda l'intenzione da più parti sottolineata di riuscire a mantenere il più a lungo possibile i lavoratori nella vita attiva, questo quale antidoto contro le conseguenze dell'invecchiamento della popolazione. Ora, dobbiamo esserne certi, un simile obiettivo è concepibile, è raggiungibile solo nella misura in cui si salvaguardia la salute del lavoratore lungo tutto l'arco della vita attiva. Non scordiamo che oggi circa un lavoratore su cinque giunge all'età pensionabile in AI. Quindi, la richiesta di maggiori vacanze non è riducibile, come fatto da alcuni, al piano del semplice piacere del lavoratore, quasi che si tratti di un lusso. È una misura primariamente, prevalentemente e pienamente sintonizzata su quelle che sono le caratteristiche odierne del mercato del lavoro, su quella che è l'evoluzione del mercato del lavoro stesso. Nè si venga ad obiettare che si tratterebbe di un costo eccessivo per le aziende, se pensiamo, com'è già stato sottolineato questa mattina, che nell'ultimo quindicennio la produttività è aumentata di oltre il 20 per cento mentre i salari sono cresciuti in una misura nettamente inferiore - manager esclusi, evidentemente.

Nè si invochi oltre misura il gioco delle parti. Il dialogo tra sindacati e datori di lavoro è certamente indispensabile e prezioso, ma copre solo la metà - e forse nemmeno - dei lavoratori. Forse che l'altra metà dei lavoratori non ha diritto anch'essa di seguire l'evoluzione delle condizioni di lavoro e in particolare del diritto alle vacanze?

Va forse ricordato che un'opzione simile a quella che dibattiamo oggi in passato, all'inizio degli anni Ottanta, si era già posta. Si trattava di decidere se adeguare la legge alla realtà del mondo del lavoro. Il Parlamento, in quell'occasione ha avuto il buon senso di farlo. Ha persino avuto il coraggio di andare oltre quanto proponeva il Consiglio federale, portando il diritto alle vacanze da 2 a 4 settimane; questo proprio per mettere in sintonia la legge con la realtà del mercato del lavoro. L'ultima domanda che pongo è perciò la seguente: è proprio inconcepibile che questo Consiglio recuperi una lungimiranza analoga a quella dimostrata dal Parlamento all'inizio degli anni Ottanta, aderendo quindi all'iniziativa o alle altre proposte che oggi sono sul tappeto? Mi auguro che tale lungimiranza non sia andata svanita e che si possa fare un passo innanzi, verso un diritto accresciuto alle vacanze.