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Regazzi Fabio · Nationalrat · 2012-09-27

Regazzi Fabio · Nationalrat · Tessin · Fraktion CVP-EVP · 2012-09-27

Wortprotokoll

Il dibattito attorno ai salari sollevato dall'iniziativa popolare riporta in primo piano la discussione al concetto di equità retributiva. La discrepanza tra alcuni salari stratosferici, slegati da qualsiasi valutazione di merito o di buone performances, e la media dei salari svizzeri urta il comune buonsenso e alimenta il diffuso risentimento nella popolazione nei confronti dei top manager. È innanzitutto importante ricordare che si tratta comunque di una piccola minoranza, mentre la stragrande maggioranza degli imprenditori svizzeri a capo di piccole e medie imprese, che rappresentano pur sempre il 99 per cento del tessuto economico elvetico, guadagnano in media meno di altri capitani d'impresa europei. Analoga è la classifica anche per i quadri dirigenziali. Basti pensare che un direttore finanziario di una PMI svizzera percepisce in media un salario inferiore al collega che lavora nel Regno Unito - secondo una statistica 192 000 franchi contro i 156 000 franchi percepiti in Svizzera.

Questo dibattito è stato condotto anche nell'ambito dell'iniziativa popolare 'contro le retribuzioni abusive' di Thomas Minder, durante il quale eravamo praticamente tutti concordi che l'eccessivo squilibrio salariale è un fenomeno da affrontare. Alcune misure che a mio avviso vanno nella giusta direzione sono state adottate nell'ambito del controprogetto indiretto all'iniziativa, che entrerebbe in vigore subito dopo un eventuale rifiuto dell'iniziativa stessa da parte del popolo.

Come imprenditore responsabile di un'azienda di famiglia con 140 collaboratori posso capire e in parte anche condividere il risentimento e le critiche sull'avidità di guadagno di taluni top manager, ma sono contrario all'introduzione generalizzata di un meccanismo matematico che fissa il limite dei salari massimi con un rapporto di 1 a 12. In questo modo sottoporremmo il 99 per cento delle imprese svizzere, che come detto nelle classifiche salariali si collocano dietro altri Paesi europei, a un rigido meccanismo che fa astrazione da altri fattori necessari e sostanziali per la competitività di un'azienda: le competenze, la capacità di innovazione, l'impegno e soprattutto i risultati a medio e lungo termine - sono questi i criteri chiave per stabilire il livello salariale dei manager.

Il benessere sociale e politico del nostro Paese, riconfermati in questo periodo di crisi, si basa sulla libertà economica e sulla responsabilità sociale delle medesime imprese. È questa flessibilità che rende attrattiva, concorrenziale e competitiva la piazza economica svizzera rispetto all'estero. Ritengo pertanto che proprio per il suo carattere generalizzato, rigido e meccanico, questa iniziativa sia lesiva della libertà delle imprese e in definitiva pure dannosa per il futuro della nostra economica e quindi anche dell'occupazione. La decisione di stabilire salari elevati o tetti salariali spetta alle imprese, rispettivamente ai suoi azionisti. È da sempre così e ha sempre funzionato bene, ad eccezione di pochi casi eclatanti di cui ho detto.

Allo Stato compete semmai l'elaborazione di linee direttrici in materia di corporate governance tramite il diritto societario e il diritto contabile agendo in particolare sulle disposizioni in materia di retribuzioni applicabili alle società anonime quotate in borsa. Occorre in sostanza migliorare la trasparenza a beneficio degli azionisti, evitare l'eccessiva prossimità fra i comitati che determinano le remunerazioni dei manager che ne sono i destinatari e soprattutto concedere agli stessi azionisti il diritto di esprimersi, nell'ambito dell'assemblea generale, sulla politica di remunerazione dei quadri superiori di questa società. Si tratta in definitiva di restituire agli azionisti, che non dimentichiamo sono i soli proprietari delle aziende, le loro prerogative naturali, le quali negli anni sono state loro sottratte da alcuni manager, che hanno agito in modo scriteriato come se l'azienda fosse loro.

Ammetto che non è sempre semplice definire un salario "giusto", ma ritengo che l'iniziativa 1:12, pur sollevando un problema sensibile, non solo non lo risolva, ma si rivelerebbe addirittura dannosa e controproducente per tutta la nostra piazza economica svizzera. Vi invito pertanto a respingere l'iniziativa popolare.