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Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · 2012-12-04

Carobbio Guscetti Marina · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2012-12-04

Wortprotokoll

Mi limiterò di intervenire su un preciso aspetto legato a quest'iniziativa popolare, che invito a respingere per le ragioni esposte dalla collega Amarelle, ma anche per un'altra ragione particolare: quest'iniziativa tutto fa meno che proteggere le minoranze e in particolare quella italofona. Nel testo dell'iniziativa la Svizzera italiana è accorporata a quella romanda in un'imprecisa definizione di latini, da contrapporre nella ripartizione dei seggi alla maggioranza svizzero tedesca con, lasciatemelo dire, un'elemosina di due seggi da suddividere tra romandi e italofoni. Le difficoltà per la Svizzera italiana di essere rappresentata in governo le conosciamo tutti. A parole tutti ritengono che il posto della Svizzera italiana in governo debba esserci, ma la realtà, lo sappiamo, è ben diversa.

La minoranza italofona è bistrattata addirittura nella Costituzione federale. La formulazione dell'articolo 175 capoverso 4 della Costituzione federale del 1999 ha un tenore assai diverso nelle quattro lingue nazionali. Ciò è molto preoccupante visto che la Costituzione regola l'elezione della massima autorità esecutiva della Confederazione. In tedesco e in romancio si parla di regioni linguistiche - "Sprachregionen", "regiuns linguisticas" - ma in francese di "communautés linguistiques" e in italiano di "componenti linguistiche". Il termine "regione" presuppone infatti un legame territoriale, mentre quello di "comunità" o di "componente" non è, per definizione, legato al territorio. Nella versione italiana e francese, inoltre, leggiamo che le regioni linguistiche "devono essere" equamente rappresentate - "müssen" -, mentre in quella tedesca si afferma che "occorre vegliare affinché", "dabei ist darauf Rücksicht zu nehmen". Queste diverse interpretazioni della Costituzione già fanno capire che ruolo si vuol dare alla Svizzera italiana, e questo anche nel contesto di una discussione su un voto popolare e rispettivamente sulla partecipazione al governo.

Che ci si decida finalmente ad aumentare il numero dei consiglieri federale a nove, così come richiesto dai fautori del controprogetto, che garantirebbe da una parte una migliore rappresentanza delle minoranze, come lo ha presentato bene la collega Amarelle prima, e dall'altra parte anche una migliore governance, elemento sicuramente non trascurabile in questo momento e periodo storico. Garantire una equa rappresentazione delle diverse regioni linguistiche, appunto, così come proposto nel controprogetto, è quindi necessario. Non cerchiamo di contrapporre argomentazioni pretestuose, perché tali lo sono, come le difficoltà di lavoro per un governo aumentato a nove membri o le difficoltà di collegialità o ancora il fatto che ciò non sia possibile per ragioni di materia. Come l'abbiamo anche sentito nelle esposizioni precedenti, a questo aspetto diciamo più giuridico è possibile contrapporre un controprogetto come quello in cui si chiede di aumentare il numero dei consiglieri federali a nove e di garantire quindi una degna ed equa rappresentazione di tutte le regioni linguistiche anche nel Consiglio federale. Ignorare ancora una volta questa necessità vuol dire prendersi gioco della coesione nazionale.

Proprio in nome della coesione nazionale vi invito quindi a respingere l'iniziativa popolare e ad accogliere il controprogetto della collega Amarelle.