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Cassis Ignazio · Nationalrat · 2013-04-17

Cassis Ignazio · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2013-04-17

Wortprotokoll

Circa dieci anni fa - era il 2 giugno 2002 - il popolo svizzero decideva la modifica del Codice penale e poneva fine a grande maggioranza, con il 72 per cento, alla penalizzazione dell'interruzione di gravidanza, che aveva prodotto molta sofferenza umana nei decenni precedenti. Era la fine - e personalmente ne ero felice - di una piaga sociale, che vedeva giovani madri costrette alla clandestinità, vittime dell'ira funesta dei moralisti e di procedure giuridiche asfissianti e intrusive, dalle quali potevano fuggire soltanto emigrando. Non sto parlando del 1800 ma di venti anni fa!

Ora un gruppo di cittadini nostalgici di quell'era, che avevano aspramente lottato contro la depenalizzazione dell'aborto, torna all'assalto, proponendo un abito nuovo: non vogliono più criminalizzare le donne che abortiscono, ma costringerle ad assumerne personalmente la fattura. Insomma, che paghino il prezzo della loro vergogna, ci dicono. Cavalcano una preoccupazione legittima, quella di un miglior controllo dell'evoluzione dei costi della salute. Ma è davvero questo l'obiettivo degli autori dell'iniziativa?

La risposta è nelle cifre: le interruzioni di gravidanza costano alla cassa malati circa 12 milioni di franchi all'anno. 12 milioni sui 24 miliardi di franchi che le nostre casse malati versano a ospedali, medici e altri professionisti per curare ogni nostro singolo bisogno, dai più gravi e urgenti a quelli più futili. Nella migliore delle ipotesi si tratta, lo avete già sentito, di un risparmio dello 0,05 per cento dei premi di cassa malati. Il santo vale la candela? Pensate che, a titolo di paragone, spendiamo ogni anno 100 milioni di franchi in cure mediche solo per l'influenza stagionale - dieci volte di più. Insomma, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s'azzecca, ci ricorda il ben noto politico e scrittore italiano Giulio Andreotti.

Inoltre, anche oggi è piuttosto difficile per una donna restare incinta da sola e senza volerlo: c'è di mezzo, normalmente, un uomo che fornisce il seme e spesso la rottura del preservativo o il fallimento di un altro metodo anticoncezionale. Perciò anche noi uomini abbiamo la nostra responsabilità, che dobbiamo assumere fino in fondo. Siamo tutti insieme responsabili delle regole che ci diamo.

Infine, ricordo che dopo la depenalizzazione del 2002 non c'è stata la temuta esplosione del numero degli aborti, ma addirittura un leggero calo. La Svizzera è tra i Paesi con il tasso più basso di interruzioni di gravidanza. Ciò significa che tutti gli sforzi di prevenzione e il lavoro dei centri di pianificazione famigliare stanno funzionando bene e possiamo esserne fieri!

Quest'iniziativa è dunque una trappola, nella quale non possiamo cadere, se ci sta a cuore una società libera, responsabile e solidale. Vi invito con convinzione a votare no.