Merlini Giovanni · Nationalrat · 2014-09-25
Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2014-09-25
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare di cui stiamo dibattendo ha il merito di sollevare una questione strategica importante nella politica degli incentivi energetici della Confederazione. La questione è esattamente quella di sapere come stimolare l'efficienza energetica e la promozione di fonti rinnovabili al fine di ridurre le emissioni di CO2 e l'effetto serra. È il tema centrale dello stesso documento strategico del Consiglio federale in merito all'abbandono dell'energia nucleare e alla sua sostituzione con fonti alternative.
Se gli obiettivi dei promotori sono di per sé condivisibili, le modalità con cui dovrebbero essere perseguiti destano invece non poche perplessità. In particolare, è proprio l'abrogazione dell'imposta sul maggior valore aggiunto a rappresentare la più forte controindicazione di questa iniziativa. Le economie domestiche con i redditi più bassi e la nostra economia nazionale stessa si ritroverebbero infatti svantaggiate in quanto subirebbero un inasprimento fiscale rilevante rispetto alla situazione attuale. L'iniziativa mette infatti in relazione l'ammontare del livello della tassa energetica esclusivamente con l'evoluzione del gettito dell'IVA, prescindendo completamente dagli obiettivi della politica energetica e climatica del nostro Paese. Siccome la base di calcolo della tassa energetica è di gran lunga più ristretta rispetto a quella per la determinazione dell'IVA, ne risulterebbe un'aliquota estremamente elevata per l'imposizione delle fonti energetiche di derivazione fossile e anche per i combustibili delle centrali nucleari, così come pure per le eventuali importazioni di corrente elettrica da fonti non rinnovabili.
Il gettito dell'imposta sugli oli minerali, compreso il relativo supplemento fiscale sugli oli minerali, sommato alle altre tasse di incentivazione, nel 2011 ammontava a circa 7,2 miliardi di franchi, mentre il gettito dell'IVA, nello stesso anno, ha prodotto introiti complessivi per circa 21,7 miliardi di franchi, quindi quasi il triplo. Le proiezioni che sono state eseguite per calcolare gli effetti dell'iniziativa indicano che l'aliquota necessaria della tassa energetica risulterebbe eccessivamente elevata. Se infatti si assume un bisogno reale di finanziamento di circa 23,2 miliardi di franchi per il 2020, considerando le presumibili reazioni a livello di mercato e di fabbisogno energetico, la tassa energetica dovrebbe ammontare a 33 centesimi per chilowattora rispettivamente a fr. 3.30 per un litro di olio da riscaldamento e circa 3 franchi per litro di benzina.
Il fabbisogno di un finanziamento per compensare l'IVA sarebbe tuttavia ancora superiore. E visto che secondo le stime dell'Amministrazione federale delle contribuzioni il gettito dell'IVA nel 2020 oscillerà tra i 25 e 26 miliardi di franchi. Questo significa di converso che la tassa energetica prospettata dall'iniziativa dovrebbe essere ancora più salata, rivelandosi del tutto proibitiva, soprattutto per la competitività internazionale delle nostre imprese di esportazione; e ciò senza calcolare i dazi previsti dall'iniziativa sull'importazione di energia grigia, come segnala il messaggio del Consiglio federale, con costi di produzione dell'energia elettrica che aumenterebbero di circa 33 centesimi per chilowattora.
A causa dell'imposizione dei combustibili nucleari tutte le centrali nucleari svizzere dovrebbero immediatamente chiudere, ritenuto che non sarebbero più in condizione di produrre elettricità in modo concorrenziale. Con ciò si ridurrebbe ulteriormente il substrato in positivo della tassa energetica e quindi crescerebbe ancora di più la sua aliquota. I costi di produzione della nostra economia nazionale subirebbero un incremento massiccio e di conseguenza i prezzi stessi dei prodotti e dei servizi. Verrebbero fortemente penalizzate le assicurazioni sociali, che non beneficerebbero più del punto percentuale dell'IVA vincolato all'AVS dal 1999. Il nostro modello concorrenziale verrebbe quindi esposto a [PAGE 1801] gravi distorsioni, con conseguenze pesanti sul nostro benessere, sulla crescita e anche sull'occupazione. Colpite in modo sproporzionato risulterebbero essere le economie domestiche con reddito modesto che consumano energie fossili. E la pressione sulle imprese si rivelerebbe particolarmente pregiudizievole.
Per tutte queste ragioni, vi chiedo di sostenere la maggioranza commissionale e quindi di non entrare nel merito di un controprogetto.