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Merlini Giovanni · Nationalrat · 2016-12-13

Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2016-12-13

Wortprotokoll

Il senso dell'iniziativa popolare di cui discutiamo oggi va contestualizzato storicamente. Essa è stata depositata nell'autunno 2014 ossia in un periodo in cui il segreto bancario sembrava seriamente minacciato anche a livello interno, sull'onda delle svariate pressioni internazionali che avevano costretto la Confederazione ad adeguarsi agli standard internazionali per lo scambio automatico di informazioni fiscali e alle raccomandazioni del GAFI per un'efficace lotta contro il riciclaggio di denaro derivante da atti illeciti e contro il finanziamento delle organizzazioni criminali.

Ricorderete in particolare gli appelli pubblici dei direttori cantonali delle finanze, i quali invocavano - e invocano tuttora - la parità di trattamento delle autorità fiscali dei singoli cantoni con quelle degli altri Stati, che a partire dall'anno prossimo potranno giovarsi della collaborazione dell'Amministrazione federale delle contribuzioni in relazione, appunto, alla trasmissione dei dati bancari relativi ai loro contribuenti. Ricorderete anche le dichiarazioni della precedente direttrice del Dipartimento federale delle finanze in relazione al destino del segreto bancario e la sua richiesta al Consiglio federale di abrogarlo anche nell'ambito dell'accertamento fiscale concernente i cittadini residenti in Svizzera.

Lo scopo dei promotori dell'iniziativa popolare era e resta dunque quello di blindare il principio, che è fondamentale in uno Stato di diritto liberale, della protezione della sfera privata finanziaria, ancorandolo all'articolo 13 della Costituzione [PAGE 2191] federale, per impedire preventivamente qualsiasi scambio automatico di informazioni in materia fiscale nel nostro Paese. L'iniziativa ha dunque il merito di aver innescato un dibattito importante sulla necessità, che io condivido, di preservare un sano rapporto tra cittadino e Stato, improntato alla reciproca fiducia e alla lealtà.

Del resto, l'esperienza ci insegna che in tutti gli Stati ficcanaso che hanno promosso la sottocultura del sospetto, facendo capo a metodi polizieschi nell'accertamento del reddito e della sostanza dei loro cittadini, la lealtà dei contribuenti e quindi il gettito fiscale sono diminuiti a causa della diffusione inquietante dell'evasione fiscale - gli esempi delle nazioni a noi confinanti sono assai eloquenti.

Bene ha fatto quindi la nostra commissione preparatoria ad elaborare un controprogetto diretto che raccoglie il messaggio politico degli autori dell'iniziativa e fa propri i loro obiettivi, le loro giustificate preoccupazioni, precisando tuttavia alcune nozioni giuridiche contenute nel testo dell'iniziativa. Va rammentato che il controprogetto disciplina unicamente il settore delle imposte dirette e, a differenza dell'iniziativa, rinuncia opportunamente ad un elenco esaustivo dei gravi reati fiscali, che giustificano sempre l'accesso ai dati bancari da parte delle autorità, come la frode fiscale, l'evasione fiscale continuata di importi cospicui e l'appropriazione indebita di imposte alla fonte.

Questa scelta della maggioranza commissionale è preferibile all'iniziativa, perché rende meno rigida la disposizione costituzionale e consente al Parlamento di estendere a livello legislativo l'elenco dei gravi reati fiscali, in presenza dei quali non può essere invocato il segreto bancario - che non è concepito per assecondare chi sgarra bensì per proteggere un diritto fondamentale come, appunto, la protezione della sfera privata dell'individuo.

Inoltre, il controprogetto diretto non prevede il requisito di una decisione giudiziaria preliminare che accerti l'esistenza di un sospetto fondato circa l'avvenuta commissione di un grave reato fiscale. È infatti sufficiente l'avvio di un procedimento penale a seguito di un fondato sospetto, come avviene già attualmente, secondo le disposizioni di legge in vigore. A questo proposito, il controprogetto conferma espressamente la facoltà attribuita al direttore o alla direttrice del DFF di autorizzare l'Amministrazione federale delle contribuzioni ad aprire un'inchiesta di collaborazione con le autorità fiscali cantonali in presenza di fondati sospetti di gravi reati fiscali.

Per queste considerazioni - e per una volta tanto che possiamo decidere autonomamente, senza condizionamenti dall'estero - vi invito a rafforzare con la garanzia costituzionale la tutela della sfera privata finanziaria dei cittadini, senza per altro pregiudicare minimamente né l'assistenza amministrativa internazionale né lo scambio automatico di informazioni secondo i trattati sottoscritti dalla Svizzera. Vi invito quindi a raccomandare al popolo e ai cantoni l'approvazione dell'iniziativa ed ad entrare in materia del progetto 2, elaborato dalla commissione.