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Quadri Lorenzo · Nationalrat · 2017-03-16

Quadri Lorenzo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2017-03-16

Wortprotokoll

Questa mozione torna a sollevare un tema particolarmente caldo e particolarmente sentito anche nel mio cantone, in Ticino, quello della libera circolazione delle persone e delle misure accompagnatorie. Sono passati quasi due anni da quando, nel maggio del 2015, è stata depositata questa mozione. Nel frattempo sono cambiate molte cose, a partire dalla concretizzazione o piuttosto la mancata concretizzazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa" del 9 febbraio 2014 tramite la cosiddetta "preferenza indigena light" - o ultra-light, come qualcuno l'ha chiamata. Proprio a seguito delle decisioni prese in occasione della sessione invernale dalla maggioranza del Parlamento, torna d'attualità questa mozione.

La situazione sul mercato del lavoro ticinese in regime di libera circolazione delle persone illimitata si degrada progressivamente. Gli indicatori ILO riguardo al mercato del lavoro non lasciano grande spazio a dubbi: ad esempio, il tasso di disoccupazione ILO in Ticino nel terzo trimestre del 2016 era del 6,9 per cento e addirittura superiore a quello della Lombardia che si attestava al 6,7 per cento, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione ILO in Svizzera era del 4,8 per cento. Il tasso di disoccupazione ticinese è quindi di oltre il 2 per cento superiore alla media nazionale.

In questo scenario si inserisce la questione del frontalierato, che ha infranto l'ennesimo record: secondo l'ultimo rilevamento, i frontalieri in Ticino sono quasi 65 000 e si è registrato un aumento di 2000 unità nel corso del 2016. Nel contempo, il numero dei residenti in assistenza è cresciuto di 1000 unità. Il numero dei frontalieri è aumentato in modo esponenziale soprattutto nel terziario. Sappiamo che 17 anni fa, nel 2000, erano circa 10 000, oggi sono quadruplicati a 40 000. Si potrebbe andare avanti a snocciolare cifre ma non è questo lo scopo dell'esercizio.

È però chiaro che la situazione sul mercato del lavoro ticinese non può certo essere considerata pacifica, come qualcuno vorrebbe far credere, poiché contrariamente a quanto votato l'immigrazione non è limitata. Nell'attesa di capire quali saranno i prossimi passi - ad esempio, chi lo sa, il lancio di un'iniziativa popolare contro la libera circolazione delle persone - bisogna lavorare con gli strumenti che si hanno a disposizione per tutelare il territorio.

Il 1° aprile del 2015 il Consiglio federale ha congelato il potenziamento delle misure accompagnatorie a seguito dell'esito negativo della consultazione sul tema ma soprattutto nell'attesa di conoscere cosa sarebbe successo sul fronte dell'applicazione del nuovo articolo costituzionale 121a. A tal proposito l'incertezza è stata dissipata, se mi è concesso dirlo, nel peggiore dei modi. Occorre quindi riprendere il discorso delle misure di diritto interno, perché una parte del paese sta soffrendo in modo importante e quanto deciso in occasione della sessione invernale non fornisce delle soluzioni su questo fronte - si può e si deve fare di più! Del resto, nei giorni scorsi abbiamo appreso da uno studio dell'Università di San Gallo come i paesi dell'Unione europea a seguito della crisi del 2008 non si siano fatti alcun problema nel prendere misure di tipo protezionistico a sostegno della propria economia danneggiando di riflesso la Svizzera.

Chiedo quindi di sostenere questa mozione perché sul fronte delle misure accompagnatorie si possa comunque tornare a lavorare in modo più intensivo, tendendo conto in particolare di realtà che - per questioni ovviamente geografiche - vivono sulla propria pelle una situazione che non esiste da nessun'altra parte della Svizzera. Queste realtà sono particolari e necessitano di soluzioni anche particolari.