Merlini Giovanni · Nationalrat · 2018-12-12
Merlini Giovanni · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2018-12-12
Wortprotokoll
L'iniziativa affronta un problema importante rimettendo radicalmente in discussione la politica dell'alloggio della Confederazione - peccato che lo faccia con proposte illiberali e illusorie.
Un mandato costituzionale che incarica la Confederazione di provvedere affinché a livello nazionale almeno il 10 per cento delle abitazioni di nuova edificazione sia di proprietà dei committenti di utilità pubblica non è il rimedio idoneo. Questo non solo perché non è realistico ma anche perché gli strumenti previsti sono di una tale rigidità da entrare in conflitto con l'idea di concorrenza, tipica dell'economia di mercato a cui si orientano gli investitori e i proprietari di alloggi.
La competenza che l'iniziativa vorrebbe assegnare ai comuni e ai cantoni di introdurre a loro favore un diritto di prelazione su fondi idonei nonché di concedere loro un diritto di prelazione in caso di vendita di fondi appartenenti alla Confederazione o ad aziende vicine alla stessa cozzerebbe anch'essa contro il principio della libertà economica.
I provvedimenti previsti per impedire che i programmi degli enti pubblici tesi alla promozione di risanamenti comportino la perdita di abitazioni a pigione moderata sarebbero controproducenti. La promozione della costruzione di abitazioni di utilità pubblica è già oggi un mandato costituzionale che interessa il 4 per cento del parco immobiliare, garantendo l'offerta di alloggi per le economie domestiche meno abbienti e per il ceto medio.
Ma il compito di provvedere a un sufficiente approvvigionamento di alloggi spetta agli investitori privati e non allo Stato. Questo settore continuerà ad essere sostenuto anche in futuro in modo complementare al mercato, secondo la legislazione vigente. Qui si inserisce il disegno di legge riguardante un credito quadro di 250 milioni di franchi per 10 anni con cui alimentare il fondo di rotazione per la concessione di mutui ai committenti di utilità pubblica; è un credito che personalmente sostengo.
Come riconosce lo stesso Consiglio federale, la popolazione, in media, abita in alloggi di buona qualità e di dimensioni confacenti. Dal 2000 molte più famiglie hanno fortunatamente potuto permettersi l'acquisto di un appartamento o di una casa. La percentuale di proprietari di immobili è salita dal 34,6 per cento del 2000 al 38,4 per cento del 2015, mentre non pochi locatari che vivono da tempo nella stessa abitazione hanno potuto beneficiare di riduzioni di canone a seguito della diminuzione del tasso d'interesse di riferimento.
D'altra parte, il mercato degli alloggi locativi non è più così teso come negli scorsi anni. I dati statistici ci dicono che in Svizzera al 1° giugno 2017 vi erano già ben 64[NB]800 appartamenti da locare, vuoti, ossia l'1,47 per cento, il che equivale [PAGE 2139] alla percentuale più alta di sfitti a partire dal 1999. Inoltre occorre tener presente che il mercato dell'alloggio conosce notevoli differenze regionali e le situazioni tese sono limitate alle città, dove peraltro è già attiva la promozione di alloggi a pigione moderata. Pertanto non si giustifica una normativa nazionale indifferenziata e vincolante per l'intero territorio svizzero.
Inoltre va scongiurato il rischio di un'eccessiva offerta di alloggi che comporterebbe un crollo dei prezzi del mercato immobiliare. L'esperienza degli anni tra il 1975 e il 1995, quando furono costruiti 130[NB]000 appartamenti con la promozione della Confederazione, dovrebbe pur averci insegnato qualcosa. Un elevato numero di alloggi pubblici non poté essere locato, e a partire dal 1995 la Confederazione cominciò ad accumulare perdite per oltre 700 milioni di franchi a causa delle sue fideiussioni.
Per garantire ai committenti di utilità pubblica la proprietà del 10 per cento delle abitazioni di nuova edificazione sarebbe inoltre necessario triplicare il loro volume di costruzioni odierno, il che significherebbe mobilitare risorse finanziarie ingenti della Confederazione e dei cantoni. Sarebbero poi indispensabili nuove disposizioni legali restrittive per impedire la perdita di abitazioni a pigione moderata in relazione ai programmi pubblici volti a promuovere un miglior isolamento degli stabili privati, come per esempio l'introduzione di divieti di disdetta o di limitazioni delle pigioni nel caso di ristrutturazioni sovvenzionate oppure un aumento delle sovvenzioni. Un simile inasprimento normativo produrrebbe un irrigidimento del mercato dell'alloggio pericoloso. Un simile scenario va decisamente evitato.
Vi invito intanto a seguire la maggioranza raccomandando il rifiuto dell'iniziativa popolare "Più abitazioni a prezzi accessibili" e sostenendo il decreto federale 2, sempre nella versione della maggioranza.