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Pantani Roberta · Nationalrat · 2019-09-16

Pantani Roberta · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2019-09-16

Wortprotokoll

Die Erläuterungen des Bundesrates, die wir in der Botschaft finden, welche beantragt, diese Initiative abzulehnen, zeigen ein ideales Land, in dem alles perfekt ist. Die Realität ist aber anders. Seit der Einführung der Personenfreizügigkeit im Jahre 2002 sind mehr als 700[NB]000 Personen in die Schweiz eingewandert. Zur Erinnerung: Im Abstimmungsbüchlein schätzte damals der Bundesrat, mit der Einführung der Personenfreizügigkeit würden jährlich 8000 bis 10[NB]000 Personen in die Schweiz einwandern, doch bereits im ersten Jahr waren es doppelt so viele. Im Jahr 2002 - das war vor siebzehn Jahren - war die Situation in Europa ganz anders: Die EU bestand aus fünfzehn Ländern, und auch die wirtschaftliche Situation war nicht mit der heutigen vergleichbar. In den siebzehn Jahren hat sich Europa stark verändert. Einige EU-Länder würden heute - wenn sie es nur könnten - das Freizügigkeitsabkommen kündigen.

Die Regelungen des Abkommens sind heute für 28 Länder gültig. Diese befinden sich in unterschiedlichen wirtschaftlichen Situationen, durchlaufen unterschiedliche Entwicklungen, haben andere Kulturen, und leider herrscht in jedem Land eine unterschiedlich hohe Arbeitslosigkeit. Arbeitslosigkeit in der EU hat zur Folge, dass viele EU-Bürger in die Schweiz eingewandert sind - mehr, als wir nötig hatten. Das hatte einen Substitutionseffekt zur Folge. Viele Ansässige wurden und werden durch fremde Arbeitskräfte substituiert, und viele Arbeitslose sind bei der Sozialhilfe gelandet. Gemeinden und Kantone tragen leider die finanziellen Folgen dieses Effekts. Die flankierenden Massnahmen reichen nicht aus, und die Situation wird sich mit der Übernahme der Unionsbürgerrichtlinie bei einem Rahmenabkommen sicher noch verschlechtern.

Was bleibt uns nun? Dal 2002 le conseguenze della libera circolazione nel nostro paese hanno portato ad un lento e costante declino e peggioramento della situazione del mercato del lavoro in Svizzera - dumping salariale e effetto sostituzione sono alcune delle conseguenze. Per compensare questi squilibri abbiamo dovuto introdurre misure fiancheggiatrici, contratti normali di lavoro, un aumento dei limiti di imposizione IVA, controllo di salari, rispetto dei contratti e delle condizioni di lavoro. A chi giova tutto ciò? A sud della Svizzera, in canton Ticino, la situazione è peggiorata nel corso di questo decennio, complice anche la situazione economica al di là del confine, con una disoccupazione che raggiunge i numeri a due cifre.

Nell'annuario statistico del canton Ticino 2017 si legge che i frontalieri nel nostro cantone sono quasi 70[NB]000, su una popolazione di oltre 353[NB]000 persone. E cito: "Nel complesso, quindi, più di 4 occupati su 10 sono stranieri, un rapporto che a livello nazionale è più contenuto ... a causa essenzialmente del minor peso dei frontalieri. I frontalieri rappresentano il 27,1 per cento degli occupati su suolo cantonale." Il loro numero dal 1999 ad oggi non ha quasi mai cessato di crescere - 63[NB]500 il dato del secondo trimestre 2018. "Parallelamente si è pure esteso l'ambito d'impiego a rami economici non tradizionalmente legati al lavoro frontaliero, anche se industria, commercio, costruzioni, alberghi e ristoranti, sanità e assistenza sociale rimangono i datori di lavoro nettamente maggioritari."

Gravi sono le conseguenze sociali che questo tipo di migrazione sta portando alle nostre latitudini. I giovani formati nelle nostre scuole non trovano un posto di lavoro e le persone oltre 50 anni rischiano di essere lasciate a casa da un momento all'altro, ritrovandosi poi, una volta esaurita l'indennità di disoccupazione, a carico dell'aiuto sociale. Rendere flessibile fino a 70 anni l'età pensionabile, come propone ad esempio il PLR, ha il sapore di una barzelletta.

Dal 2007 al 2017 il numero di beneficiari in assistenza di origine europea in Svizzera è aumentato in media del 45 per cento, toccando la punta con i cittadini provenienti dalla Bulgaria che hanno fatto registrare un aumento del 253 per cento. Non si può più tollerare che la Svizzera sia il serbatoio dei senza lavoro d'Europa.

È giunto il momento di rinegoziare la libera circolazione delle persone e se è del caso disdirla. Se l'iniziativa popolare venisse accettato dal popolo, il Consiglio federale sarebbe incaricato di riaprire le trattative con l'Unione europea per trovare un accordo a vantaggio della Svizzera. Nel caso non ci riuscisse, ecco che l'accordo andrebbe disdetto entro 30 giorni.

L'accordo di libera circolazione è legato agli altri accordi del pacchetto dei Bilaterali I con una clausola ghigliottina. Ecco la paura del Consiglio federale: disdetto un accordo, anche gli altri verrebbero a cadere. Ma quali potrebbero essere davvero le conseguenze di tale clausola ghigliottina? Davvero l'Europa rischierebbe di perdere la Svizzera quale partner serio e affidabile lasciando perdere tutto? Non credo!

Alle souveränen Länder, auch jene, die allein schon aufgrund ihrer geografischen Lage ... (Interruzione della presidente: Signora Pantani, dovrebbe concludere!) Per tutte queste ragioni - la signora presidente mi interrompe - vi chiedo di voler sostenere la mia minoranza e raccomandare l'accettazione dell'iniziativa popolare. Dire di sì significa fare un grande passo per il futuro del nostro paese.

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