Chiesa Marco · Nationalrat · 2019-09-16
Chiesa Marco · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2019-09-16
Wortprotokoll
L'accordo sulla libera circolazione delle persone con l'Unione europea ha distrutto la fiducia nel futuro delle ticinesi e dei ticinesi. E anch'io, come genitore e rappresentante del mio cantone, temo per le prospettive dei miei figli e del Ticino. Per questo mi batto per far sì che sul mercato del lavoro i lavoratori residenti abbiano la precedenza rispetto ai lavoratori stranieri - niente di più e niente di meno di quello che garantivamo fino ad una decina di anni fa.
Lasciamo un attimo da parte le statistiche. Oggi vi sto parlando di famiglie ticinesi e dei loro figli che cercando un'attività professionale per continuare o cominciare a costruire la loro vita lavorativa e la loro storia personale che si scontrano quotidianamente contro delle porte chiuse. E queste porte gliele state sbattendo in faccia voi, schiacciandoli sotto il peso della concorrenza dei lavoratori di tutt'Europa, pronti a trasferirsi nel nostro paese.
Questo è l'accordo che ha portato, a sud delle Alpi, un'enorme pressione sui salari, della sottooccupazione, della sostituzione della manodopera, del dumping salariale. Non dimenticate che nel mio cantone per la prima volta nella sua storia i lavoratori stranieri hanno superato il numero di quelli residenti. L'impatto di questa crescita malsana e a dir poco catastrofico: più precarietà, più rischio povertà, più inquinamento, più concorrenza sleale, più code sulle strade e meno benessere per tutti, in primis per quel ceto medio che dovrebbe essere tutelato e non essere messo in ginocchio.
Oggi noi abbiamo il dovere istituzionale e morale di fare gli interessi dei nostri cittadini. Io non prendo ordini dai grandi conglomerati, dalle élites internazionalistiche e dai partiti a loro serviti che premono per avvicinarci all'Unione europea. Ricordatevelo, quando dovrete schiacciare quel pulsante che avete sui vostri banchi!
In commissione, a fronte delle mie critiche, mi è sempre stato risposto, come un disco rotto, che a Berna si ha una certa comprensione per la situazione del Ticino.
Noi ticinesi non chiediamo comprensione, chiediamo soluzioni - e quelle finora applicate sono fallimentari. È inutile parlare di misure di accompagnamento e illudere la gente di fermare un'emorragia con un'aspirina. Questa è una truffa - non trovo altre parole per definire un tale maldestro tentativo di sviare l'attenzione dalle vere cause di questa deriva.
Io voterò con convinzione sì alla disdetta della libera circolazione e sì al ritorno di una gestione intelligente della nostra [PAGE 1573] immigrazione. Voglio ritornare ad avere le chiavi di casa della mia Svizzera. Oggi, senza regole e senza alcuna protezione efficace, mi sento come un ospite e per giunta neanche troppo benvenuto. Mi auguro che questo Parlamento sappia prendere sul serio anche la voce del canton Ticino.