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Romano Marco · Nationalrat · 2020-03-12

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2020-03-12

Wortprotokoll

La tematica del coinvolgimento del Parlamento nei processi decisionali relativi a "soft law" e raccomandazioni internazionali non è nuova. Negli ultimi anni questi strumenti hanno acquisito un'importanza sempre maggiore. Già da qualche anno dal Parlamento il segnale all'indirizzo dell'esecutivo è chiaro - vi sono anche stati parecchi atti parlamentari in merito -: i meccanismi vanno cambiati e il coinvolgimento dell'Assemblea federale è essenziale quando la natura di questi disposti è politica e genera modifiche del diritto interno. Il Consiglio federale prende tempo e, malgrado il manifesto impegno politico, non vi è una reale volontà, soprattutto da parte dell'amministrazione e della diplomazia, di modificare e applicare correttamente le regole vigenti. I correttivi adottati a livello di ordinanza sono risultati insufficienti perché di fatto aggirati e non rispettati. Quanto prodotto ad oggi - gruppi di lavoro e rapporti - non è soddisfacente.

Il Consiglio federale ha ripetutamente approvato a nome della Svizzera diverse norme di "soft law" e raccomandazioni internazionali, creando così un impegno politico ad attuarle nel diritto interno. Non vi è tuttavia stata una consultazione preventiva delle competenti commissioni del Parlamento prima di istruire il proprio rappresentante di approvare tali norme. Di fatto l'Assemblea federale viene privata del diritto di partecipare all'elaborazione della politica estera - articolo 166 capoverso 1 della Costituzione - e alla formazione della volontà in merito alle decisioni importanti di politica estera, articolo 24 capoverso 1 della legge sul Parlamento. Nei gremi internazionali il governo prende impegni e noi ci ritroviamo qui de facto ad adattare, con scarsissimi margini di discussione e di manovra, il diritto interno a nuovi standard sui quali non siamo preventivamente stati consultati.

Approvando questa mozione il mandato sarà chiaro: va modificato l'articolo 152 della legge sul Parlamento precisando che il Consiglio federale deve, di regola, prima che il suo rappresentante nei consessi internazionali si esprima, coinvolgere il Parlamento nel processo decisionale e di approvazione di "soft law" o raccomandazioni internazionali.

Fanno eccezioni gli atti internazionali tecnici privi di valore politico. Si potrà soprassedere, in maniera rapida e priva di eccessiva burocrazia, quando i disposti internazionali previsti non generano a priori una modifica del diritto svizzero vigente. Ricordiamoci poi che, per definizione, non essendo giuridicamente vincolante, non c'è mai un'urgenza di accettare "soft law" internazionale. I processi politici che ne stanno alla base sono lunghi, coinvolgono molti paesi e danno il tempo necessario per rispettare il nostro sistema politico. Non si agisce mai dall'oggi al domani e dunque l'argomento secondo cui si rallentano i processi in questo caso non è corretto.

Considerato che il Consiglio federale, l'amministrazione e la diplomazia non rispettano l'obbligo di previa consultazione che già esiste oggi, serve una disposizione che sia estremamente chiara, semplice e netta: per ogni "soft law" esiste di principio, di regola, l'obbligo preventivo di consultazione. Quando gli sviluppi sono politici, il Parlamento va coinvolto. Non si tratta di passare tutto dal Parlamento e non si vuole rallentare i processi, ma le competenti commissioni della politica estera vanno di regola coinvolte per un giudizio politico.

Una sottocommissione composta da membri delle Commissioni della politica estera di entrambe le Camere è al lavoro per trovare una soluzione unitaria. L'approvazione di questa mozione potrà solo dare loro maggiore chiarezza nel mandato, rafforzando la posizione contro l'attuale gestione di questa problematica da parte del Consiglio federale e della diplomazia.

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