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Gysin Greta · Nationalrat · 2021-05-04

Gysin Greta · Nationalrat · Tessin · Grüne Fraktion · 2021-05-04

Wortprotokoll

Ci sono due cose in particolare di cui mi sono persuasa, prima durante il mio studio di scienze politiche, e poi nella mia esperienza politica. La prima è che sbaglia chi crede che il nostro sistema politico sia sempre stato così come lo conosciamo, che sia perfetto così com'è oggi e che di principio non siano mai necessari correzioni, miglioramenti e adeguamenti. Le condizioni quadro cambiano, la società si evolve, l'esperienza insegna. Pensare che un sistema politico sia così per sempre è un'illusione. Bisogna essere pronti a cambiarlo quando è necessario, anche a costo di abbandonare tradizioni a cui siamo legati.

La seconda convinzione è però che ogni cambiamento dev'essere ben riflettuto, ponderato nelle sue conseguenze, nella sua dimensione e nelle sue implicazioni. Se non è sempre facile riconoscere un difetto nel sistema, è in ogni caso spesso difficile individuarne la soluzione, specialmente quando si va ad intervenire sulle fondamenta di un sistema. È il caso della complessa modifica costituzionale che discutiamo oggi: l'introduzione del referendum obbligatorio per i trattati internazionali che per il loro contenuto si trovano sullo stesso piano della nostra Costituzione federale. Più volte l'Assemblea federale si è chinata sulla questione, alla ricerca di una soluzione, fino ad oggi con magri risultati.

Ora discutiamo un progetto voluto dalla maggioranza del Consiglio nazionale coll'approvazione della mozione Caroni, concretizzato dal Consiglio federale, e che ha trovato una chiara maggioranza alla Camera dei cantoni. Eppure, nuovamente, la vostra Commissione delle istituzioni politiche vi invita a non entrare in materia.

Non lo fa a cuor leggero ma dopo lunghe e approfondite discussioni, convinta che una modifica costituzionale di tale portata e complessità meriti di più di una veloce discussione superficiale. A differenza della commissione del Consiglio degli Stati abbiamo sentito in audizione diversi esperti.

Siamo così giunti alla conclusione che per quanto avvincente sia la discussione nella teoria non sussista nella pratica una necessità di intervenire. Il nostro sistema conosce da tempo un diritto costituzionale non scritto, il cosiddetto referendum sui generis, che ci dà, come Assemblea federale, la possibilità di sottoporre un trattato internazionale all'approvazione di popolo e cantoni, qualora fossimo dell'opinione che la sua importanza lo elevi al rango costituzionale o che sia di importanza tale da giustificare il referendum obbligatorio. Uno degli obiettivi della modifica proposta è quello di sancire nella Costituzione questo diritto al referendum non scritto, migliorandone l'applicazione e aumentando la certezza del diritto.

La maggioranza della commissione si è convinta, anche grazie agli esperti consultati, che questo obiettivo non verrebbe centrato. In base all'elenco proposto andrebbero sottoposti al referendum obbligatorio impegni internazionali che modificano il catalogo dei diritti fondamentali, i compiti costituzionali della Confederazione e dei cantoni e i trattati che interessano aspetti essenziali dell'organizzazione dello Stato. Anche con questa nuova formulazione non esisterebbe però alcun automatismo, e la decisione se un trattato adempie o meno questi requisiti rimarrebbe una ponderazione di competenza dell'Assemblea federale e in definitiva un giudizio politico.

Dunque, al contrario delle intenzioni non si creerebbe nessun valore aggiunto rispetto alla situazione attuale e l'incertezza giuridica rimarrebbe. Ed è per altro inutile illudersi sulle conseguenze di questa modifica: le discussioni sul fatto se un trattato sia da sottoporre al referendum o meno non sarebbero confronti teorici di alto livello sulle implicazioni politiche e istituzionali di un trattato, bensì nuovamente discussioni politiche sul contenuto dello stesso, con gli oppositori che cercherebbero di portarlo in votazione popolare, atacciando coloro che vi si oppongono di essere dei nemici della democrazia e del popolo - e questo è uno dei cardini del problema.

La proposta in discussione non rafforza i diritti politici né la democrazia ma il principio della maggioranza dei cantoni rispetto a quello della maggioranza del popolo, come se una decisione presa a doppia maggioranza sia più democratica che una presa dalla maggioranza del popolo - un ragionamento sbagliato.

Anche alla luce di come è evoluto, negli ultimi 170 anni, il peso dei cantoni rispetto a quello del popolo, aumentare questo squilibrio che già oggi è consistente, è difficilmente giustificabile, a maggior ragione, se si considera che in ogni caso, se un trattato ha una portata costituzionale, esistono due possibilità per tenerne conto: nel primo caso il trattato è in sintonia con i principi sanciti dalla nostra Costituzione e allora i principi hanno già ricevuto in passato l'avvallo di popolo e cantoni; nel secondo caso il trattato non è in sintonia con la Costituzione e la sua notifica richiede quindi modifiche costituzionali che vanno sottoposte, come sappiamo, al referendum [PAGE 807] obbligatorio, il che significa che richiederanno, prima o poi, la doppia maggioranza di popolo e cantoni. Inoltre, rimane intatta la possibilità per l'Assemblea federale di sottoporre il trattato al referendum sui generis, come pure quella di lanciare un referendum facoltativo - sono considerazioni che dovrebbero placare gli animi e mitigare le preoccupazioni di chi sostiene il progetto.

Riassumendo, la chiara maggioranza commissionale, con 18 voti contro 7, dopo lunghe ed approfondite discussioni vi invita a non entrare in materia perché, uno, non sono date né urgenza né necessità di agire; due, se anche così fosse, la soluzione proposta non raggiunge i suoi scopi, perché non garantisce una maggiore certezza del diritto; tre, la decisione se sottoporre a referendum un trattato internazionale rimane il frutto di una discussione politica come già oggi è il caso; e, quattro, ad uscire rafforzati non sarebbero né la democrazia né i diritti politici ma il potere della maggioranza dei cantoni rispetto alla maggioranza del popolo. In conclusione, questo progetto è il classico esempio di "Verschlimmbesserung". Non esiste un termine equivalente in italiano ma il concetto è chiaro: con le migliori intenzioni si vuole migliorare il nostro sistema ma nei fatti lo si pasticcia, e noi non siamo stati eletti per pasticciare.

[VS]