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Cattaneo Rocco · Nationalrat · 2021-09-13

Cattaneo Rocco · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2021-09-13

Wortprotokoll

Quando si parla di armi e materiale bellico, di prodotti a doppio uso e della fornitura di servizi legati a sistemi di difesa, ecco che subito si accendono gli animi e si infiammano i dibattiti politici. Purtroppo è sempre più politicamente corretto gridare allo scandalo e all'indignazione e mettere sul tavolo della discussione solamente gli aspetti negativi.

Tuttavia, occorre prendere in considerazione o, meglio, soppesare l'insieme di molti aspetti:

1.[NB]La Svizzera vanta una lunghissima tradizione umanitaria riconosciuta e stimata anche a livello internazionale. Inoltre, quale paese neutrale l'esportazione di materiale bellico è severamente disciplinato e le norme sono tra le più restrittive a livello mondiale.

2.[NB]Le armi servono soprattutto per difendere popolazioni e territori, servono per mantenere equilibri di pace ed a volte per raggiungere la pace, come ci insegna la storia.

3.[NB]In Svizzera, le competenze e le attività tecnologiche, le capacità industriali legate alla difesa e in generale alla sicurezza della nostra popolazione, del territorio e delle infrastrutture critiche, utilizzate sia per scopi militari che civili, costituiscono un vero e proprio settore industriale. È un mondo fatto soprattutto di piccole e medie imprese con migliaia di posti di lavoro; è un mondo produttivo che investe molto nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie, in collaborazione con le nostre accademie. Si tratta di un settore che non potrebbe sopravvivere solamente con la domanda interna legata alle nostre forze di sicurezza. Per evolvere e rimanere concorrenziale deve giocoforza muoversi nelle sfere internazionali. Così facendo, riesce a garantire ai nostri settori nell'ambito della sicurezza prodotti e servizi sempre al passo coi tempi. Dunque, è un aspetto chiave per importanza economico-sociale e per garantire continuamente un livello di sicurezza adeguato alle nostre esigenze.

Fatte queste premesse, occorre dire che il dibattito su questo tema è partito nel 2018, allorquando il Consiglio federale volle modificare l'ordinanza sul materiale bellico, formulando un'eccezione per i paesi coinvolti da conflitti interni.

Da qui l'origine di questa iniziativa che a mio avviso ha avuto il merito di sollecitare il Consiglio federale, il quale ha reagito presentando un controprogetto indiretto che tiene conto dei punti principali sollevati nell'iniziativa. Così, i criteri decisivi per approvare o meno l'esportazione di armi verrebbero ancorati a livello di legge e non più a livello di ordinanza come ora. Penso sia un buon compromesso, una soluzione pragmatica, che va sostenuta. Grazie a questa soluzione ci sarebbe dunque più controllo da parte del Parlamento e, attraverso il referendum facoltativo, anche da parte del popolo. Che sia chiaro, è determinante che l'export di materiale bellico non vada in contrasto con i nostri principi umanitari di politica estera, il nostro impegno dettato dal diritto superiore e la nostra neutralità. [PAGE 1557]

Dunque, vi prego di respingere l'iniziativa, di approvare invece il controprogetto indiretto e seguire sempre la maggioranza della Commissione di politica estera.