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Romano Marco · Nationalrat · 2022-05-31

Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2022-05-31

Wortprotokoll

Da vent'anni i premi di cassa malati hanno una sola tendenza e cioè quella di salire incessantemente. Un cittadino su quattro, quindi oltre 2,2 milioni di persone, nel nostro paese oggi non riesce più a fare fronte da solo a questa spesa. Il ceto medio è schiacciato, i salari stagnano e ora l'inflazione fa aumentare questa sofferenza. Oggi, costi per i premi di cassa malati che si aggirano intorno ai 15[NB]000 franchi all'anno sono la realtà per tante famiglie composte da quattro persone.

La risposta della sinistra consiste a voler statalizzare il sistema, con un'economia pianificata e un aumento delle imposte. La destra ha da tempo rinunciato a sostenere ogni proposta di risparmio e fomenta solo il malcontento. L'Alleanza del Centro assume coraggio e responsabilità e, con questa iniziativa popolare, propone di introdurre un freno ai costi nella Costituzione. Non è nulla di nuovo, un meccanismo già noto nel nostro Stato, che ferma la crescita dei costi quando questi aumentano più del livello salariale medio. Con il freno all'indebitamento, ad esempio, abbiamo gestito in maniera ottimale i conti pubblici negli ultimi decenni, e ci siamo trovati pronti per affrontare la crisi legata alla pandemia.

Ma cosa sta succedendo in generale? I costi della salute aumentano di anno in anno, consumiamo su vari fronti, abbiamo uno dei migliori e più moderni sistemi sanitari del mondo, la popolazione invecchia, le possibilità mediche si moltiplicano. Tutti vogliamo il massimo e subito, quando ne abbiamo bisogno, il più vicino a casa possibile. Nessuno ha però interesse a risparmiare, né i medici, né l'industria farmaceutica, né gli ospedali, né il cittadino individualmente.

Tutti esigono di più, tutti vogliono trarre di più da questo sistema, tanto è la collettività che paga. In realtà sono i singoli cittadini che pagano le tasse e i premi di cassa malati. A pagarne le conseguenze è l'intero sistema che costa sempre di più.

Ecco quindi la nostra iniziativa, il cui obiettivo finale è andare al cuore del problema. Serve un meccanismo chiaro e rigido che scatta appena i costi sanitari aumentano di più del livello salariale. In questo caso la Confederazione, coi cantoni e con tutti gli attori del sistema, deve intervenire in maniera imperativa, sancendo delle misure che riducono i costi sanitari, obbligano a risparmiare ed eliminano sacche di inefficienza. Non si tratta di razionamento, non si tratta di medicina a due velocità - queste asserzioni sono totalmente fuori luogo -, ma si tratta invece di concretizzare misure di efficienza, ridurre qua e là i guadagni che crescono su tutti i fronti e rinunciare al superfluo, magari avere qualche studio medico o qualche macchinario in meno. Una minore capillarità è possibile, anche perché oggi ci si muove sempre di più.

La situazione odierna è veramente raccapricciante. Tutti aspettano che sia l'altro a fare il primo passo e nessuno vuole realmente risparmiare: trattamenti in eccesso, doppioni, falsi incentivi, strutture inefficienti - le distorsioni sono veramente troppe. Ci sono esperti che hanno calcolato tra il 10 e il 40 per cento il potenziale di risparmio dei costi a corto termine, senza dover scendere a compromessi sulla qualità delle prestazioni. Il medesimo Ufficio federale della sanità ha valutato un potenziale di aumento dell'efficienza, senza perdita di qualità, pari al 20 per cento; quindi sarebbero 6 miliardi di franchi all'anno che potremmo risparmiare.

Il fatto che il Consiglio federale proponga un controprogetto indiretto dimostra come la richiesta della nostra iniziativa popolare sia corretta e urgente. Disgraziatamente, il controprogetto è troppo debole, perché si basa su un approccio volontario. E abbiamo visto che puntando sulla volontarietà non succede niente. Nessuno ha un reale interesse a risparmiare, a non generare costi inutili e ad eliminare inefficienze, tanto il cittadino-paziente paga comunque sempre, direttamente e indirettamente.

Oggi tutti i fornitori, tutti gli operatori del sistema hanno troppa libertà e poco interesse a ridurre i costi. Il fatto che tutti siano contro la nostra iniziativa è la dimostrazione di come questa centri appieno la problematica. Serve un'azione collettiva, gestita da Berna, con i cantoni e gli attori del sistema. Tutti insieme devono fare un passo indietro, perché solo facendo un passo indietro si risparmia e solo risparmiando possono ridursi i premi e i costi per la collettività.