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Chiesa Marco · Ständerat · 2023-03-16

Chiesa Marco · Ständerat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2023-03-16

Wortprotokoll

Noi tutti condanniamo il ricorso alla violenza in risposta a qualsiasi manifestazione della società civile. Riferendoci più specificamente alla società civile iraniana, nell'ambito delle nostre odierne riflessioni dobbiamo chiederci se siamo stati veramente con le mani in mano. La risposta, evidentemente, è no. La Svizzera ha reagito ai recenti sviluppi in Iran con diversi interventi diplomatici a più livelli, sul piano bilaterale così come sul piano multilaterale.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha ripetutamente denunciato l'uso sproporzionato della forza da parte delle autorità iraniane. Ha inoltre lanciato vari appelli a Teheran affinché rispetti i diritti umani e in particolare i diritti delle donne e delle ragazze, come pure il diritto alla vita e alla libertà di espressione.

A tale riguardo, potrei citare gli interventi dell'allora presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, presso il presidente Raisi, e la risoluzione adottata dal Consiglio dei diritti umani sostenuta dal nostro paese durante la sessione speciale sull'Iran tenutasi lo scorso 24 novembre. Questa risoluzione prevede la creazione di una missione di accertamento dei fatti al fine di documentare e preservare le prove di tali violazioni. Il DFAE intrattiene dunque un dialogo aperto con l'Iran sulle questioni relative ai diritti umani, un accesso privilegiato che pochi possono vantare, ed esprime chiaramente il suo punto di vista.

Però la questione posta nella mozione che stiamo esaminando è un'altra. L'atto parlamentare intende incaricare il Consiglio federale di sostenere la società civile iraniana nella lotta per i diritti delle donne e i diritti umani. Ciò comporta il chiaro rischio di avere come effetto collaterale la chiusura dei canali diplomatici e di giocarsi il già citato accesso privilegiato alle autorità iraniane di cui gode la Svizzera.

Un effetto controproducente che, a mio avviso, non vale tutte le buone intenzioni.

Invito a non cedere a questa politica delle buone azioni, ma a continuare a dare fiducia alla capacità di dialogo della nostra [PAGE 253] diplomazia. Un sostegno generico alla società civile iraniana, così com'è richiesto in questa mozione, deciso per di più dal nostro Parlamento, non porterebbe alcun giovamento alla causa che noi tutti sosteniamo. Al contrario, non è escluso che erigerebbe un muro insormontabile nelle nostre relazioni bilaterali coll'Iran, danneggiando irreversibilmente qualsiasi sforzo per una giusta causa.

È altresì evidente che nel contesto attuale, qualsiasi forma di sostegno diretto a organizzazioni della società civile che s'impegnano per tutelare i diritti umani espone queste ultime a considerevoli rischi di rappresaglia. E questo non è e non deve certo essere il nostro obiettivo. È proprio per questo motivo che, nel rispetto del principio di precauzione, la Svizzera basa il suo operato in materia di diritti umani in Iran su collaborazioni con organizzazioni internazionali.

Atteniamoci quindi al nostro ruolo di costruttore di ponti. È con questo obiettivo che vi invito a sostenere la proposta della minoranza.