Romano Marco · Nationalrat · 2023-09-26
Romano Marco · Nationalrat · Tessin · Die Mitte-Fraktion. Die Mitte. EVP. · 2023-09-26
Wortprotokoll
La vostra Commissione delle istituzioni politiche ha esaminato l'iniziativa parlamentare lo scorso 22 giugno. L'iniziativa chiede di introdurre a livello federale un divieto di remunerazione per chi raccoglie firme per un'iniziativa popolare o un referendum. Gli autori dell'iniziativa chiedono eccezioni per le persone che esercitano un'attività dipendente presso organizzazioni facenti parte dei comitati di iniziativa o referendari.
Con 14 voti contro 8 e 2 astensioni, la maggioranza della commissione vi invita a non dare seguito all'iniziativa.
Il fenomeno della raccolta di firme a pagamento è purtroppo una realtà presente soprattutto in Romandia. È una realtà che purtroppo esiste e non va negata. Le pratiche osservate in alcuni cantoni sono irritanti e indeboliscono le istituzioni. Del fenomeno occorre parlare, ed è giusto che la popolazione sia informata.
La maggioranza della commissione non ritiene necessario e opportuno legiferare a livello federale. Gli articoli del Codice penale che puniscono la corruzione elettorale, l'articolo 281, e la frode elettorale, l'articolo 282, sono sufficienti per scongiurare le derive peggiori.
L'idea di fondo dell'iniziativa è interessante ma la concretizzazione di quanto proposto dagli autori dell'iniziativa creerebbe un divieto estremamente difficile da attuare, poiché risulta in primis complesso verificare la fattispecie nel concreto. La differenziazione tra la raccolta di firme a pagamento vietata e la raccolta di firme effettuata da persone che esercitano un'attività dipendente presso organizzazioni facenti parte dei comitati di iniziativa o referendari è solo teorica e si presta ad ampi abusi.
La raccolta delle firme in strada, anche se effettuata da persone retribuite dai comitati di iniziativa, offre il vantaggio della prossimità con la popolazione, contribuendo a una democrazia vivace e vissuta.
Un divieto di retribuzione non impedirebbe a chi raccoglie le firme di dare informazioni fantasiose, imprecise o addirittura false. Non conta l'essere pagati, di fondo, ma il conoscere e sostenere il tema per cui si stanno raccogliendo le[NB]firme;[NB]e[NB]questo[NB]è[NB]indipendente dal fattore della remunerazione.
La remunerazione non è quindi l'unico problema - il dispositivo legale odierno permette di perseguirla. Andrebbe evitata la situazione, per cui si raccontano menzogne e frottole e non si conosce a fondo il tema, per il quale si raccolgono le firme. Andare a vietare la remunerazione sarebbe affrontare solo una parte del problema e soprattutto significherebbe regolare la nostra democrazia diretta con ulteriori divieti e elementi, mentre sappiamo che per tradizione occorre essere estremamente prudenti in questo ambito.
Occorre fare in modo che la popolazione si informi e capisca cosa sta firmando e se vi è del personale remunerato ne prenda anche atto; questo, nella maggior parte dei casi, è il fatto. La popolazione è informata e matura, e la nostra democrazia diretta funziona. Perciò, la maggioranza della commissione non vede la necessità di regolamentare la metodologia di raccolta; questo sarebbe [PAGE 1966] un'ingerenza nel[NB]funzionamento[NB]del[NB]sistema[NB]e[NB]allora potremmo regolare vari altri aspetti.
È veramente un piacere prendere per l'ultima volta la parola in questa sala, parlando di democrazia e della genialità del nostro sistema che va coltivato e vissuto e che ci permette di avere qualcosa di cui tanti tanti paesi ci invidiano.