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Simoneschi Chiara · Nationalrat · 2003-05-05

Simoneschi Chiara · Nationalrat · Tessin · Christlichdemokratische Fraktion · 2003-05-05

Wortprotokoll

Porto anch'io l'adesione del gruppo popolare-democratico a questo importante messaggio. Per il nostro partito la formazione, la ricerca e la tecnologia sono degli elementi chiave fondamentali per lo sviluppo dei singoli e della collettività. In una società basata sulla conoscenza, il sistema formativo e scientifico riveste una notevole importanza. Esso è considerato la fonte principale di nuove conoscenze e un elemento capitale della trasmissione e della valorizzazione del sapere. Esso funge da base allo sviluppo tecnologico e all'espansione in nuovi campi di sviluppo molto promettenti. Per questa ragione, l'analisi degli investimenti nella formazione, nella ricerca e nella tecnologia diviene un elemento importante di monitoraggio delle politiche di sviluppo e di raffronto internazionale. Ed è [PAGE 555] proprio questo uno dei punti dolenti da rilevare. Nell'ultimo decennio, vi è stata un'importante erosione degli investimenti della Confederazione in questi campi strategici, appena appena riequilibrata dal costante impegno dei cantoni. Così, per esempio, nella formazione, a parte l'investimento nelle scuole universitarie professionali e un piccolo passo avanti nell'ultimo anno nella formazione professionale, la Confederazione ha diminuito il suo impegno. La stessa cosa vale per le università e per i politecnici, che hanno dovuto accontentarsi di fare marcia sul posto, malgrado un notevole aumento degli studenti, soprattutto nelle facoltà di scienze umane, di scienze sociali, di diritto e di economia. In alcune università si deve addirittura parlare di una situazione di studio catastrofica.

Per quanto attiene alla ricerca, è di alcuni giorni fa un rapporto che conferma i dati già in nostro possesso. La Svizzera occupa ancora, per il momento, un buon posto nella graduatoria del concerto internazionale. Siamo al terzo posto nel 2001, con però un grosso rischio di peggiorare la situazione a causa proprio di quel disimpegno negli anni novanta, di cui parlavo prima. In effetti, ci sono dei segnali di stasi per quanto concerne il numero delle pubblicazioni nella ricerca fondamentale.

Da studi internazionali si sa che le ripercussioni di un mancato investimento in questo campo si sentono solo nel medio e nel lungo termine. Ne sa qualcosa la Gran Bretagna che a causa dei risparmi della Signora Thatcher ha perso il suo posto che aveva nella graduatoria.

Se guardiamo agli investimenti della Confederazione dal 1996 in avanti, le spese di ricerca e sviluppo sono diminuite per rapporto al PIL e la quota finanziata dalla Confederazione è passata dal 28 per cento al 23 per cento. La Svizzera rientra così tra i paesi OCSE con la proporzione di ricerca e sviluppo nazionale finanziata dal settore pubblico tra le più basse.

Un altro fenomeno inquietante è dato dalla difficoltà di tradurre i risultati della ricerca fondamentale in innovazioni tecnologiche. Vi è qui una debolezza strutturale, nel valorizzare i risultati della ricerca, nell'incentivo dello sviluppo, nella capacità di trasferimento del sapere e della tecnologia nelle aziende. La conseguenza è visibile: da anni la Svizzera conosce una crescita economica estremamente debole.

Un ulteriore fattore è fonte di preoccupazione: parecchi studi comparativi, mi riferisco ai rapporti OCSE, PISA, SIALS, ci dicono che abbiamo un sistema formativo molto costoso ma poco efficiente ed efficace, con dei deficit che vanno assolutamente colmati. Penso al fatto che nel 2000, la percentuale delle persone che hanno concluso una formazione di grado terziario è ancora molto bassa, soprattutto se confrontata ai paesi OCSE, essa è addirittura la metà: sono 13 per cento da noi, mentre la media OCSE è del 26 per cento. Penso anche alla percentuale relativamente alta di giovani con una bassa capacità nella lettura e nella scrittura - vedi lo studio PISA - e al fenomeno dell'analfabetismo di ritorno, che tocca ormai anche gli adulti del nostro paese. Il 9 per cento degli Svizzeri di origine svizzera non sa leggere oppure legge un articolo e non capisce. Anche nella formazione continua, che è un fattore importante per la competitività delle nostre aziende, ma anche per il grado di formazione della popolazione tutta, non siamo tra i paesi che brillano nella promozione sistematica delle pari opportunità di accesso per tutti.

Per tutte queste ragioni, sia la commissione che il Consiglio federale avevano pensato che in questo quadriennio bisognava veramente fare un grosso aumento negli investimenti. Nel contempo avevamo anche pensato di fare delle riforme strutturali, avevamo preparato anche un articolo costituzionale che, insieme a quello del Consiglio federale, avrebbe dovuto trovare nuove strade e nuove forme innovative di collaborazione tra la Confederazione e i cantoni per creare quel "Bildungsraum Schweiz" che tutti noi auspichiamo. Tutto lasciava presagire che finalmente si potesse investire e riformare.

Purtroppo, con la prima versione del messaggio, abbiamo già avuto una piccola doccia fredda: dal 6,5 per cento auspicato dai consiglieri federali Couchepin e Dreifuss siamo arrivati al 6 per cento del Consiglio federale e a gennaio, in commissione, ci hanno subito detto che avremmo dovuto accettare la prima "Kreditsperre". Dalla settimana scorsa si chiede addirittura di meno. E così non solo non investiamo, ma nemmeno riformiamo, considerato il fatto che i due articoli costituzionali sono stati messi nel congelatore.

Di fronte a questa situazione, il gruppo popolare-democratico in commissione ha assunto una posizione realista e costruttiva: fin dall'inizio abbiamo deciso di non operare dei cambiamenti nelle somme destinate ai vari settori e soprattutto di non operare travasi tra un settore e l'altro, con un'eccezione per le Scuole universitarie professionali; condividiamo, infatti, le priorità date dal messaggio al miglioramento della situazione nella ricerca fondamentale e nelle università. Considerata inoltre la situazione della Confederazione non ci siamo incaponiti a difendere a tutti i costi un aumento del 6 per cento annuo e abbiamo accettato un aumento del 5 per cento annuo.

Il gruppo PPD voterà a favore della mozione, che è stata votata in commissione all'unanimità. Diciamo però subito che non siamo disposti ad andare sotto il 5 per cento di aumento. In questo senso chiedo anche al consigliere federale Couchepin se non è possibile che il Consiglio federale faccia una promessa: "Signor Ministro, qualora le finanze dovessero migliorare, le chiedo se non è possibile tornare ad investire quello che lei desiderava e cioè il 6,5 per cento in più all'anno. Le chiediamo dunque se non è possibile andare in questa direzione."

Un'ultima osservazione: auspichiamo che il modello di Bologna venga implementato in modo coerente in tutto il settore universitario. Il modello di Bologna rappresenta in fondo l'unica innovazione importante per il settore universitario.