Marchesi Piero · Nationalrat · 2025-03-06
Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-03-06
Wortprotokoll
A nome del gruppo UDC sostengo la non entrata in materia sulla revisione della legge sul personale federale, non perché contrario ai principi proposti, ma perché questa riforma non affronta il problema fondamentale, ossia il divario tra le condizioni di lavoro nel settore pubblico e quelle del settore privato. Poi, riconoscendo alcuni miglioramenti, come la facilitazione della digitalizzazione, la semplificazione delle procedure disciplinari, riteniamo che sia necessaria una riforma più profonda e strutturale. Il principio guida dovrebbe essere la progressiva armonizzazione delle condizioni di impiego del personale federale con quelle del settore privato, affinché si elimini una disparità ingiustificata che oggi penalizza il mercato del lavoro e grava sulle finanze pubbliche. Il nostro obiettivo è che il codice delle obbligazioni diventi riferimento per i contratti di lavoro anche nel settore pubblico. Il Consiglio federale stesso ha riconosciuto e sostiene che l'attuale normativa sul personale federale sia già avvicinata al diritto privato e che le differenze residue siano ormai minime.
Per questo motivo riteniamo che non vi sia più alcuna giustificazione per mantenere un regime speciale per i dipendenti della Confederazione. Questa disparità si manifesta in diversi aspetti. Per esempio nella protezione del posto di lavoro: nel settore privato purtroppo si assiste anche a frequenti licenziamenti, invece nel settore pubblico è un'eccezione, perché i licenziamenti sono regolati da vincoli eccessivamente rigidi, garantendo ai collaboratori una sicurezza lavorativa quasi assoluta.
O ancora, nelle condizioni previdenziali: il personale della Confederazione gode di privilegi evidenti rispetto a quelli offerti dai fondi privati, creando un vantaggio ingiustificato rispetto agli altri lavoratori.
Infine, nella flessibilità contrattuale: nel privato le aziende devono poter adattare la propria forza lavoro alle esigenze economiche, mentre nel pubblico la rigidità del sistema impedisce una gestione più efficiente delle risorse umane. [PAGE 149]
Di fronte a questa realtà riteniamo che il Parlamento debba affrontare prima la questione di fondo e chiedersi perché il personale federale dovrebbe godere di privilegi rispetto agli altri lavoratori del Paese. Se si vuole davvero modernizzare l'amministrazione, la soluzione non è una revisione parziale ma una riforma coraggiosa che elimini le differenze col settore privato e renda dunque la gestione del personale pubblico più efficiente, equa e sostenibile.
Vi cito alcuni dati estratti da un'analisi del professor Schaltegger dell'Università di Lucerna: sostiene che il salario medio nell'economia privata si attesta a circa 90[NB]000 franchi all'anno, nell'amministrazione federale si attesta a 120[NB]000 franchi. A parità di funzione e di curricula, il funzionario della Confederazione percepisce mediamente 14[NB]000 franchi all'anno in più, il che equivale al 12 per cento di salario in più rispetto a chi lavora nell'economia privata. Il dipendente della Confederazione percepisce pertanto una quattordicesima.
E ancora: il numero di impiegati nell'amministrazione pubblica e società affigliate allo Stato nel 1995 era del 20 per cento rispetto all'80 per cento che lavorava nell'economia privata. Nel 2015 questa proporzione è salita al 25 per cento contro il 75 per cento degli impiegati nell'economia privata, e nel 2025 è aumentata al 30 per cento contro il 70 per cento che opera nell'economia privata. Siamo dunque di fronte a un pericoloso aumento del numero di dipendenti pubblici per rapporto a quelli del settore privato. Se nel 1995 il rapporto era di 1 a 4, oggi siamo oltre l'1 a 3, con tendenza a eguagliare presto il numero di dipendenti pubblici con quelli del privato.
L'UDC rileva che questi dati siano un campanello d'allarme e che il Parlamento dovrebbe dare una risposta e prendere i giusti provvedimenti. Per questa ragione invitiamo il Consiglio nazionale a non entrare in materia su questa revisione. Se invece decidesse comunque di entrare in materia, chiediamo che il progetto venga rinviato al Consiglio federale con il chiaro mandato di abolire la legge sul personale federale e di applicare il Codice delle obbligazioni ai contratti di lavoro della Confederazione. Rifiutiamo anche tutte le minoranze presentate.
Riteniamo dunque che così si potrà garantire un'amministrazione più moderna, efficiente e allineata alle reali esigenze del mercato del lavoro; così si potrà arrivare ad un'amministrazione equa verso i contribuenti che sono chiamati a sostenere, con le loro imposte, i costi del personale.