Gianini Simone · Nationalrat · 2025-03-19
Gianini Simone · Nationalrat · Tessin · FDP-Liberale Fraktion · 2025-03-19
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare "per una Svizzera che si impegna (Iniziativa Servizio civico)" tocca un tema nobile e, sotto un certo punto di vista, nella nostra società sempre più individualista ed egoista, anche necessario. È infatti vero che, a fronte delle tante e dei tanti che si impegnano volontariamente nella società civile per la collettività, rispettivamente dei tanti e sempre di più delle tante che prestano il servizio previsto dalla Costituzione nell'esercito o nella protezione civile, vi sono persone che quel contributo non lo danno. Anche per una sorta di parità di trattamento capisco quindi, ed ho anche una certa simpatia, per chi sostiene che quel contributo alla collettività tutti lo dovrebbero dare.
Nondimeno, in questo particolare momento storico, l'iniziativa va respinta, in particolare per un motivo che vado brevemente ad illustrare. Non si tratta in prima linea del fatto, anch'esso comunque problematico, di astringere al servizio, in base ai dati forniti dal Consiglio federale, oltre 70[NB]000 persone all'anno garantendo loro una congrua indennità di perdita di guadagno che qualcuno - oggi dipendenti e datori di lavoro - dovrà pure pagare. Non si tratta neanche del fatto che quelle 70[NB]000 persone all'anno dovranno essere impiegate in modo sensato, quindi con il rischio di sovvertire l'equilibrio entrando in concorrenza diretta con il mondo del lavoro e delle imprese in Svizzera.
Si tratta invece, in particolare in questo momento di forte instabilità geopolitica internazionale in cui l'intenzione di questo Parlamento e del Governo è quella di riportare la difesa nazionale - sia militare sia di protezione della popolazione - nelle priorità del nostro Paese, di riconoscere che lo sforzo principale va appunto orientato alla garanzia dei necessari effettivi per l'esercito e la protezione civile. Obbligare altrimenti tutte le cittadine e i cittadini svizzeri a svolgere compiti a favore della collettività e dell'ambiente, lasciando intendere che vi sarà - ma sarebbe fatale pensare di averla - una sorta di libera scelta nel compito da assolvere, indebolirebbe ulteriormente questo aspetto centrale della difesa della nostra Nazione e della nostra popolazione.
Soprattutto da sinistra di solito si obietta a tale proposito che è colpa dell'esercito - che taluni vorrebbero addirittura vedere abolito - se non è sufficientemente attrattivo. Ma lo si può rendere attrattivo finché si vuole, e ad esempio con il riconoscimento della formazione militare nella professione civile è anche ciò che si sta facendo da anni. Però il servizio militare sarà sempre un'attività che necessariamente prepara alla guerra, in condizioni spesso spiacevoli, senza che si possa scegliere quando e dove assolverla, rispettivamente senza, solo per fare un esempio banale ma significativo che tutti capiscono, che si possa tornare tutte le sere a casa nel proprio letto confortevole.
Lo stesso vale per la protezione civile. Un recente progetto pilota svolto nel Cantone dei Grigioni ha dimostrato che, data la libertà di scelta rispettivamente l'alternativa, i membri del servizio civile che hanno avuto la possibilità di entrare a far parte della sezione sanitaria di pronto intervento della protezione civile lo hanno fatto in misura insufficiente. Spesso, hanno constatato le autorità, è stato dato più peso alla libertà di pianificare autonomamente gli impegni nel servizio civile rispetto all'utilità degli interventi di protezione civile. E così varrebbe anche per il servizio militare, invocando la parità di trattamento a fronte di altra ampia possibilità di servizio per la collettività.
Proprio in questo momento è qualcosa che non possiamo permetterci, e chiedo pertanto, com'è ben espresso anche nel messaggio del Consiglio federale, di raccomandare il rigetto dell'iniziativa.
Al Consiglio federale, postilla finale, è poi richiesto di provvedere alle necessarie riforme per garantire gli effettivi della protezione civile, ciò che ci ha occupati proprio la scorsa settimana qui in Consiglio nazionale, e dell'esercito.