AB 359230
Pamini Paolo · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-06-17
Wortprotokoll
Prendo posizione sull'oggetto 24.096 a nome del gruppo UDC ma anche come deputato ticinese, proveniente da un Cantone che conosce una di queste legislazioni in materia di salari minimi, coerente tuttavia con la proposta che stiamo discutendo oggi. In Ticino, infatti, il salario minimo cantonale non si applica laddove i contratti collettivi di lavoro con clausola di valenza generale fissano un salario minimo inferiore a quello cantonale. Noi siamo dell'idea che questa sia una buona soluzione e ve ne parlo appunto da una regione che l'ha applicata.
Per il gruppo UDC in generale i salari minimi sono problematici perché si inseriscono nella libera contrattazione tra le parti. Il nostro partito sostiene il libero mercato, la libera economia e nel mercato del lavoro la libera contrattazione tra le parti. Per dirla con una metafora: il salario minimo non è nient'altro che un ostacolo che tutti i lavoratori che hanno una sufficiente produttività riescono a superare; chi non ha una produttività sufficiente, tipicamente i giovani o le persone con poca formazione, purtroppo si scontra con la realtà e rimane disoccupato. C'è molta letteratura economica che dimostra questi effetti soprattutto sulle fasce più giovani della popolazione. Spesso chi percepisce un salario basso non lo fa per tutta la vita, ma lo fa in una fase della sua vita per acquisire delle conoscenze. Pensiamo ai casi più estremi, gli stage per esempio, nemmeno remunerati, quindi con un salario minimo zero, che servono tuttavia alla persona per raccogliere esperienza.
Posto che i salari minimi sono un problema, dobbiamo essere molto in chiaro sull'origine del tema in Svizzera - e qui vi parlo veramente da ticinese proveniente da una zona di frontiera, ma lo stesso potrebbe riguardare molte altre zone di frontiera della Confederazione. I salari minimi hanno in primo luogo a che fare con un problema di immigrazione da Paesi a noi confinanti dove il livello della produttività del lavoro, il livello salariale in generale e il livello dei prezzi è più basso che da noi.
Il Canton Ticino come cuneo nel tessuto economico lombardo lo vede molto bene. Abbiamo delle differenze di prezzo e di salario sistematiche tra il territorio italiano, tra l'altro tra i più produttivi di tutta l'Italia, e quello svizzero, che originano in decenni di politiche catastrofiche della Nazione a noi confinante che ha deprezzato e ha messo pressione sulla capacità reddituale dei lavoratori italiani: e ne paghiamo le conseguenze, perché questo tende ad abbassare i livelli salariali anche dei nostri residenti, non parlo solo dei nostri connazionali bensì anche dei nostri residenti. Non possiamo risolvere il problema dell'immigrazione e soprattutto di persone con una bassa capacità professionale con una statalizzazione progressiva dell'economia, come lo sarebbe l'introduzione generalizzata di salari minimi, siano questi cantonali, come oramai hanno fatto cinque cantoni, o siano introdotti a livello della Confederazione, come prime tendenze purtroppo fanno temere. In questo senso, i contratti collettivi di lavoro li vediamo sì come istituzione problematica, ma rispetto a delle leggi che vanno a infilarsi nella libera contrattazione delle persone, sono un male minore.
Perché i contratti collettivi di lavoro, soprattutto quelli con clausola di valenza generale, sono problematici? Avremo modo di discuterne in occasione del dibattito sull'oggetto 24.097, ma lasciatemi solo dare una risposta a questa domanda: il problema è che spesso non vengono neanche raggiunti i quorum minimi di datori di lavoro e di persone assoggettate, di dipendenti, per garantire la normale generalizzazione del contratto collettivo di lavoro. Poi il Consiglio federale può comunque eccezionalmente approvarli. I contratti collettivi di lavoro si infilano nella libera contrattazione tra le parti che noi vorremmo difendere. Va tuttavia riconosciuto che il partenariato sociale in Svizzera, nel corso degli ultimi decenni e nell'ultimo secolo, ha garantito delle condizioni di pace del lavoro che hanno favorito comunque la crescita di questa Nazione e della nostra economia. Per cui, come detto, i contratti collettivi con clausola generale sono veramente il male minore rispetto a delle leggi sui salari minimi.
Gli esempi cantonali sono calzanti. Il fatto che Neuchâtel e Ginevra obblighino a implementare un salario minimo che vince su quello contrattato dalle parti sociali, mentre, dall'altra parte, Giura, Basilea Città e il Ticino, da cui vi parlo, tollerino la possibilità per il partenariato sociale di concludere dei salari minimi più bassi, ci permette un confronto fra queste soluzioni.
Per l'UDC si pone un grandissimo dilemma. L'UDC è un partito, lo sapete bene tutte e tutti, che ha sempre difeso la democrazia. La domanda che è giustamente stata posta in questa sala è se, a fronte di votazioni popolari, dobbiamo o no dare preminenza a un salario minimo fissato dal sovrano, dalla popolazione cantonale, oppure dal partenariato sociale. La risposta è molto semplice, la troviamo nella Costituzione, all'articolo 5a, che recita il principio della sussidiarietà. È nella nostra Costituzione ed è in questo principio che noi ci ritroviamo pienamente. All'articolo 5a la Costituzione dice: "Nell'assegnazione e nell'adempimento dei compiti statali va osservato il principio della sussidiarietà."
Cosa vuol dire "sussidiarietà"? Significa che un tema è da risolvere, laddove possibile, al livello gerarchico più basso possibile. Pertanto, è preferibile una soluzione cantonale rispetto a una federale, è preferibile una soluzione comunale rispetto a una cantonale, ma ancora di più è preferibile una soluzione nel libero mercato e nella società civile rispetto a una soluzione cantonale. Ed è proprio questo che il partenariato sociale fa. È per questo che la soluzione attuale è più compatibile [PAGE 1129] con la Costituzione che la pretesa di invocare i diritti popolari in questo ambito - diritti popolari che, come Unione Democratica di Centro, difendiamo naturalmente a spada tratta anche nei confronti dell'Unione europea, ma questi sono temi che avremo modo di discutere nei prossimi mesi, anche in merito alla legislazione sul lavoro.
Anche la sinistra ha detto in questi minuti di dibattito una cosa molto interessante: un salario minimo nazionale sarebbe sbagliato perché non terrebbe conto delle differenze regionali. Ha ragione, tant'è vero che i salari minimi cantonali sono preferibili a un ipotetico salario minimo federale che grazie al cielo non c'è. Ma con lo stesso argomento si potrebbe dire che anche localmente, a livello cittadino, sarebbe meglio preferire dei salari minimi cittadini anziché cantonali, o meglio ancora, dei salari minimi a livello di settore. Guardate caso, è proprio quello che il partenariato sociale fa. Perché? Perché ci sono delle differenze regionali, ma ci sono anche delle differenze settoriali, e il ragionamento, se lo sposate, dovete portarlo coerentemente fino a termine. Ci sono delle[NB]differenze[NB]individuali, per cui capite che anche il salario minimo in quanto tale non è coerente con un ordinamento liberale basato sui diritti naturali e sulla libera contrattazione, proprio perché i singoli lavoratori e datori di lavoro non sono uguali.
Se siamo d'accordo che bisogna tenere conto delle specificità, delle particolarità, della diversità di ognuno, allora in realtà dovremmo essere contro i salari minimi. Ma se non lo vogliamo, il male minore, ancora una volta, sono i salari liberamente contrattati da chi veramente è toccato da quel settore: le parti sociali, quindi i rappresentanti di categoria e i sindacati. Da ticinese ci tengo a dire ancora una volta, che il Canton Ticino ha un maggior numero di contratti normali di lavoro, quindi basati sul Codice delle obbligazioni. La pressione salariale che abbiamo, soprattutto nelle nostre terre, ha un'origine univoca: è chiaramente l'immigrazione dovuta alla libera circolazione. Per cui è strano che la sinistra da una parte si dica di essere vicina ai movimenti sindacali, ma dall'altra voglia calcare la mano contro il partenariato sociale volendo imporre dei salari minimi attraverso l'arma della pressione democratica. Ma è ancora più strano che la sinistra si ostini a difendere la libera circolazione delle persone, che è la madre di tutti questi problemi.