Marchesi Piero · Nationalrat · 2025-09-24
Marchesi Piero · Nationalrat · Tessin · Fraktion der Schweizerischen Volkspartei · 2025-09-24
Wortprotokoll
Questa mozione del gruppo dell'UDC è chiara e piena di buon senso. Il Consiglio federale deve sospendere il programma di reinsediamento finché il numero totale delle persone in procedura d'asilo, esclusi i rifugiati riconosciuti e respinti con l'aiuto al ritorno, non sarà sceso sotto le 50[NB]000 unità. Oggi siamo molto lontani da questo obiettivo. A fine 2024 il settore dell'asilo contava 226 706 persone, di cui 133[NB]133 in procedura. Un numero, a nostro avviso, insostenibile, che mette sotto pressione le strutture di accoglienza, i Comuni, i Cantoni e le finanze pubbliche.
In questo contesto il Consiglio federale ha deciso, il 30 aprile 2025, di riattivare il programma di reinsediamento e di accogliere direttamente in Svizzera 1600 persone. Persone che nella maggior parte dei casi non parlano le nostre lingue nazionali e spesso non hanno alcuna formazione e rischiano di dipendere per anni dall'assistenza sociale. Ciò significa costi supplementari, ulteriore pressione sul mercato degli alloggi e maggiori difficoltà di integrazione. Questa decisione ignora completamente la realtà del nostro Paese e i problemi concreti della nostra popolazione.
Il governo giustifica la propria decisione richiamandosi a una strategia adottata nel 2019 che ha reso permanente la partecipazione svizzera al programma di reinsediamento dell'ONU. Ma una strategia definita in un contesto diverso non può essere applicata come un dogma, soprattutto quando la situazione è radicalmente cambiata. Il settore dell'asilo è in crisi permanente, con cifre record e un sistema vicino al collasso. Nonostante ciò, il Consiglio federale rifiuta di legare il reinsediamento alla situazione reale, sostenendo che non sarebbe "né necessario né opportuno". A nostro avviso è una posizione cieca e poco responsabile. Il programma di reinsediamento invia anche un segnale sbagliato, perché anche senza riuscire ad arrivare con i propri mezzi, i migranti possono sperare di essere trasportati in Svizzera in aereo. Invece di lottare contro le cause della migrazione o di portare aiuto sul posto, il governo incoraggia i movimenti migratori, indebolendo la credibilità e la sostenibilità del nostro sistema d'asilo.
La Svizzera contribuisce già oggi in maniera importante a livello internazionale. Lo fa con aiuti finanziari a sostegno dei Paesi di primo accoglimento. A nostro avviso è questa la via da seguire invece di spalancare le porte del nostro piccolo Paese. La decisione di prolungare fino al 2027 il programma di reinsediamento con un massimo di 400 persone all'anno non cambia nulla alla sostanza. Non è il numero limitato che rende la misura accettabile, ma è il principio stesso che, in tempi di crisi, non è sostenibile. Le priorità devono essere altre: ridurre fortemente le cifre dell'asilo, accelerare le espulsioni, ristabilire l'ordine e la credibilità del sistema. Solo allora potremo discutere di eventuali eccezioni umanitarie.
Dalle risposte fornite dal Consiglio federale alla recente domanda Schmid Pascal 25.7905, costatiamo che questa politica lassista costa già molto ai contribuenti. Nella risposta relativa ai dati 2025 il Consiglio federale conferma che fino ad ora i costi legati alla preparazione dell'arrivo ammontano a circa 70[NB]000 franchi.
Per tutte queste ragioni la mozione dell'UDC deve essere accolta. Essa non è in alcun modo contraria alle tradizioni umanitarie della Svizzera, ma chiede semplicemente che il reinsediamento venga sospeso finché la pressione sul nostro sistema d'asilo non sarà ridotta in modo duraturo. È una misura di pragmatismo, di responsabilità verso i cittadini e di rispetto per le nostre istituzioni che oggi sono sopraffatte dall'ondata migratoria.
Accogliere questa mozione significa difendere la sostenibilità del nostro Paese e reintrodurre un po' di buonsenso in una politica d'asilo ormai fuori controllo.