Storni Bruno · Nationalrat · 2026-06-15
Storni Bruno · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2026-06-15
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare "Energia elettrica in ogni tempo per tutti" e il controprogetto indiretto - fotocopia del Consiglio federale - hanno in comune il medesimo grande difetto di ignorare chiare decisioni popolari. La strategia energetica 2050 proposta dal Consiglio federale, adottata dalle Camere e approvata dal popolo nel 2017, è stata riconfermata nella legge federale su un approvvigionamento elettrico sicuro con le energie rinnovabili, approvata dal popolo solo due anni fa. Qui si fa e si disfa a piacimento in un settore, quello dell'approvvigionamento energetico, dove le trasformazioni si implementano in tempi lunghi. Le trasformazioni richiedono continuità, garanzia del diritto e garanzia degli investimenti, quando, oltretutto, si svolgono in un contesto ampiamente liberalizzato.
L'iniziativa e il controprogetto mirano ad autorizzare nuovamente la costruzione di centrali nucleari di generazione attuale. Il Consiglio federale respinge l'iniziativa nella forma, ritenendo che quella che definisce un'apertura tecnologica possa essere ottenuta anche mediante una semplice modifica di legge. Il diritto all'iniziativa popolare non si discute, ma che il Consiglio federale arrivi a proporre un controprogetto praticamente fotocopia, che compromette importanti recenti decisioni popolari, lascia esterrefatti e non è accettabile.
In questo senso vorrei sottolineare il problematico aspetto politico-istituzionale del controprogetto del Consiglio federale che riprende in toto il punto centrale dell'iniziativa. Oltretutto, la posizione del Consiglio federale è incompleta. Perché se proprio vuole un ritorno al nucleare adesso, che presenti un piano concreto e completo, e non si limiti semplicemente ad abolire il divieto per poi vedere come andare avanti. O per dirla con le parole del cantautore Enzo Jannacci, è come andare allo zoo comunale e "gridare 'Aiuto, aiuto, è scappato il leone' per vedere di nascosto l'effetto che fa".
Ufficialmente si giustifica con un'apertura tecnologica, ma sappiamo che il Consiglio federale, ben sapendo che economicamente il nuovo vecchio nucleare non si regge da solo, ha già espresso disponibilità a concedere sovvenzioni, cioè disponibilità ad un'apertura finanziaria. A ciò si aggiunge il fatto che la Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia non ha potuto discutere seriamente del finanziamento e della redditività di nuove centrali nucleari. Lo dice anche un rapporto della Commissione delle finanze del nostro consiglio che riporta gli enormi sorpassi dei tempi di costruzione e dei costi dei pochi reattori realizzati recentemente.
Se proprio vogliamo parlare di apertura tecnologica, sappiamo che la politica energetica è fortemente condizionata dallo sviluppo tecnologico che corre sempre più velocemente. Lo vediamo bene nel fotovoltaico, nell'eolico, nelle batterie e nell'efficienza energetica, con progressi che regolarmente obbligano la politica a rivedere gli scenari di consumo e le ipotesi di imminenti penurie. In Svizzera, in questi mesi il fotovoltaico è ormai la prima fonte di generazione di elettricità. In maggio, l'energia solare ha fornito 1,3 terawattora, superando l'energia nucleare, l'energia idroelettrica ad acqua fluente e quella ad accumulazione. Il parco nucleare svizzero, per il quinto inverno su undici, ha avuto un reattore fuori esercizio per tutto l'inverno.
L'iniziativa e il controprogetto, pur non accrescendo di molto la fattibilità di nuove centrali nucleari in Svizzera, stanno destabilizzando un impegnativo processo di transizione energetica avviato con successo, al quale va invece garantita continuità, non incertezza.
Concludo ribadendo che la Svizzera ha bisogno di una politica energetica stabile ed affidabile che garantisca la sicurezza dell'approvvigionamento. Continuando sulla strada intrapresa nella transizione energetica, potenziando il rinnovabile come deciso dal popolo due anni fa, promuovendo l'innovazione e le nuove tecnologie, la Svizzera può fare a meno di nuove centrali nucleari che comunque non sono realizzabili nei tempi e costi appropriati.
L'iniziativa e il controprogetto, come detto, non forniscono prospettive concrete per la costruzione di nuove centrali nucleari, ma destabilizzano un processo di transizione energetica avviato con successo, al quale va invece garantita continuità e non incertezza. Quindi invito a dire no all'iniziativa e no all'approssimativo controprogetto del Consiglio federale.