Pedrina Fabio · Nationalrat · 2003-12-17
Pedrina Fabio · Nationalrat · Tessin · Sozialdemokratische Fraktion · 2003-12-17
Wortprotokoll
L'iniziativa popolare e le firme raccolte in poco tempo evidenziano un malessere generale nella popolazione rispetto alla trasformazione in atto del nostro gigante giallo, come pure riguardo all'evoluzione delle offerte sul mercato postale. L'ordinanza sulla Posta viene spacciata quale controprogetto indiretto di questa iniziativa. Questa ordinanza codifica, sì, alcune premesse volte ad assicurare un servizio pubblico adeguato, ma, proprio se si pensa alle pressioni impresse sul settore postale dal processo di deregolamentazione in atto, si capisce che in particolare due problemi non trovano la necessaria soluzione: in primo luogo non è predisposta una sufficiente garanzia finanziaria nella copertura delle prestazioni che assicurino il servizio universale su tutto il territorio nazionale, quindi in particolare nelle regioni periferiche. In secondo luogo la tendenza all'estensione della rete d'offerta tramite agenzie ha quali conseguenze una privatizzazione strisciante dei servizi e un ridimensionamento degli stessi.
È evidente che il futuro del servizio pubblico postale dipenderà essenzialmente dall'attuazione delle nuove regolamentazioni introdotte in questi ultimi anni e convalidate nella citata ordinanza. Così la direzione della Posta ha ricevuto e vede qui confermato un mandato non privo di ambiguità: da un lato il mantenimento e addirittura il miglioramento di un servizio postale che dovrebbe essere completo ed offerto su tutto il territorio nazionale, dall'altro lato il raggiungimento di maggior efficienza economica, il che significa razionalizzare ma anche ridurre in termini qualitativi e quantitativi l'offerta. Ne è testimone l'esperienza di questi anni che ha proprio portato alla raccolta di così tante firme in poco tempo.
Il Ticino, come altre regioni della Svizzera particolarmente colpite, ha subito questo impoverimento della rete degli sportelli postali e anche in buona parte dell'offerta. È significativa la reazione del nostro Gran Consiglio che con l'iniziativa cantonale del novembre 2002 chiede pure un nuovo indirizzo per la politica della Posta. Questo processo di repulisti - lo definisco così - dovrebbe essere completato nei [PAGE 2088] prossimi due anni, ma all'orizzonte si stagliano ulteriori cupe nubi sulla rete degli sportelli postali, vista la scelta a mio avviso errata della maggioranza di questo Parlamento di abbassare il limite del monopolio sul traffico lettere già dal 2004. Fra poco tempo ci si dirà nuovamente - con il dovuto rammarico di facciata - che purtroppo l'evoluzione del mercato impone nuovi tagli nella rete e rinunce nell'offerta. Questa è la musica che ci aspetta. Ma la riduzione della rete degli sportelli postali è grave non solo in relazione all'offerta postale ma anche alla componente sociale e regionale che la Posta rappresenta. La Posta è un importante veicolo di coesione nazionale in cui la popolazione svizzera di tutte le regioni si identifica. Questo capitale essenziale sta per essere smontato pezzo per pezzo. Se si prosegue su questa via non mancherà molto che si oltrepassi il punto di non ritorno e allora saranno dolori.
In questo contesto va stigmatizzato apertamente l'atteggiamento schizofrenico della Posta che fuori da questa sala, a più riprese e ancora di recente, si è opposta attivamente all'ottenimento dei debiti strumenti e supporti per svolgere il proprio mandato come legge comanda - ma tant'è!
L'iniziativa popolare "Servizi postali per tutti" chiede semplicemente che la Confederazione garantisca un servizio postale universale conforme ai bisogni della popolazione e dell'economia. Quest'iniziativa indica una prospettiva alternativa rispetto alla via imboccata sin qui, una prospettiva che mira a riconsolidare la presenza e l'offerta della Posta nelle sue diverse componenti di servizio diretto e indiretto alla comunità nazionale.
Da qui il mio invito a sostenere questa iniziativa popolare.