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Abate Fabio · Nationalrat · 2006-12-04

Abate Fabio · Nationalrat · Tessin · Freisinnig-demokratische Fraktion · 2006-12-04

Wortprotokoll

Dopo sei anni di deficit possiamo di nuovo dibattere un preventivo con cifre nere, un preventivo pubblicato per la prima volta anche in lingua italiana. Abbiamo così l'occasione di accertare un ulteriore passo nella direzione del risanamento delle finanze della Confederazione. Le previsioni di spesa per l'anno 2007 permettono innanzitutto di constatare che la ripresa economica si sta effettivamente concretizzando anche alle nostre latitudini; in verità, già i dati relativi a quest'anno consentono di sostenere questa opinione.

Tuttavia, occorre precisare che per il 2007 vi è da prevedere una crescita meno vigorosa. Infatti, il prodotto interno lordo dovrebbe aumentare nella misura dell'1,5 per cento ritrovando così un ritmo che si avvicina in buona sostanza a quella che potremmo definire una tendenza a lungo termine. [PAGE 1643] Perciò, ci apprestiamo ad esaminare e votare un preventivo conforme ai principi imposti dal freno all'indebitamento, così come è accaduto negli ultimi anni dall'entrata in vigore di questo strumento, ma con cifre ben diverse. Dobbiamo però evitare trionfalismi e facili entusiasmi poiché il risanamento delle finanze federali è un cantiere aperto, che nel preventivo 2007 riesce ad individuare un segnale positivo che permette di affermare che siamo sulla strada giusta.

Comunque, all'origine di questo preventivo non vi sono solamente l'effetto della congiuntura favorevole oppure le regole dettate dal freno all'indebitamento, vi è anche la politica: innanzitutto quella equilibrata del centro, in particolare del Partito liberale-radicale, che ha sempre propugnato un contenimento delle spese, senza tuttavia cadere in isterismi che paralizzassero l'assunzione dei compiti di interesse pubblico. Mi riferisco in particolare ai programmi di alleggerimento 2003 e 2004, che sono stati oggetto di un acceso dibattito in questa Camera, a dimostrazione del fatto che il momento dell'assunzione delle preannunciate responsabilità mette a nudo l'effettiva volontà di risolvere i problemi finanziari della Confederazione. Chi ha lavorato per condurre in porto questi due progetti oggi può a giusta ragione evidenziarne i risultati. Il capo del Dipartimento federale delle finanze dimostra così di aver lavorato in modo coraggioso ed intelligente privilegiando gli scopi di interesse pubblico rispetto alle esigenze di carattere mediatico.

Tuttavia, sempre dalla politica giungono segnali inequivocabili sull'impossibilità di dormire sogni tranquilli. Innanzitutto, tendiamo sempre a un progetto degno di questo nome che coincida con la revisione dei compiti dello Stato. Infatti, esercizi di risparmi percentuali ripartiti sui singoli dipartimenti sono un'azione eminentemente amministrativa, sottratta alla caratteristica del vero dibattito politico. I risultati di questo esercizio consentirebbero effettivamente di operare, quantomeno a medio termine, sicuri della portata delle basi legali che disciplinano il campo d'azione dello Stato.

Inoltre, spesso in questa Camera e nella nostra Commissione delle finanze si ripropongono in modo irriducibile le resistenze dinnanzi a spese che conseguono a decisioni di merito del Parlamento oppure addirittura del popolo. Coloro che qui nel medesimo Parlamento oppure in votazione popolare hanno semplicemente perso, ritrovandosi con la propria opinione in minoranza, tentano in modo sistematico di rimettere in discussione la portata delle decisioni di merito con proposte di politica finanziaria semplicemente inaccettabili. Si tratta di un atteggiamento ostruzionista, che purtroppo si ripete anche quest'anno e mette a nudo incoerenza e soprattutto difficoltà nell'integrarsi in un processo decisionale equilibrato nell'interesse del Paese. Servano da esempio la politica estera e i nostri rapporti con l'Europa, confermati nella loro via bilaterale ancora pochi giorni fa dal popolo.

Ebbene, esaminando le singole proposte di risparmio possiamo inequivocabilmente constatare questo fastidioso atteggiamento. Ed è ancora più fastidioso dover discutere il preventivo alla presenza di minacce di rifiuto, dal momento in cui non dovessero essere accettate le proposte dell'UDC, oppure della dichiarazione dei Verdi, i quali si lamentano che le proprie proposte di minoranza non sono state accettate in sede di commissione. Oramai, condizionati dalle elezioni dell'anno prossimo si è alla ricerca di vetrine mediatiche per marcare presenza, a prescindere dalla natura dell'argomento dibattuto. Quale segnale si vuole lanciare al Paese con queste dichiarazioni o queste minacce? Ecco la cultura della provocazione di coloro che non riescono a dibattere con l'intento di risolvere i problemi in modo congiunto, ecco la politica degli arrabbiati e degli scontenti anche dinnanzi ad un preventivo che permette quantomeno di guardare in avanti con fiducia.

Coloro che non voteranno questo preventivo purtroppo manifestano ancora una volta un atteggiamento di emarginazione dal processo decisionale di questa Camera.