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Decisione

10.2006.107

denuncia per un asserito utilizzo abusivo della propria carta di credito da parte di ignoti

26 ottobre 2006Italiano19 min

Source ti.ch

Fatti

2006 n. DA 749/2006 del AINQ 1 che propone la condanna:

1. Alla pena di 30 (trenta)

giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2

(due) anni.

Considerandi

2.

Al pagamento della tassa di

giustizia di fr. 300.-- e delle spese giudiziarie di fr. 200.--.

3.

La condanna verrà iscritta

a casellario giudiziale e sarà cancellata trascorso il periodo fissato

dall’art. 80 CPS, rispettivamente dall’art. 41 cifra 4 CPS;

vista l’opposizione al decreto

d’accusa interposta tempestivamente in data 6 marzo 2006 dall’accusato;

indetto il dibattimento 26 ottobre 2006,

al quale hanno partecipato l’imputato ed il suo difensore, mentre il

Procuratore pubblico ha rinunciato a presenziare postulano la conferma del

decreto d’accusa;

accertate le generalità dell'accusato, data

lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusato ed

all’audizione dei testi;

sentito il difensore, il quale osserva

come l’imputato al momento dell’inoltro della denuncia fosse convinto che ci

fossero stati dei prelevamenti indebiti e che pertanto la stessa non è falsa.

Egli chiede di conseguenza il proscioglimento integrale del proprio assistito,

per l’assenza completa sia dell’aspetto oggettivo che di quello soggettivo del

reato in questione. In effetti, agli atti non vi è alcuna prova che dimostra

che egli sapesse di fare una denuncia falsa. Protesta tasse, spese e ripetibili;

sentito da ultimo l'accusato;

posti a giudizio i seguenti quesiti:

1.

L’imputato è autore

colpevole di sviamento della giustizia per i fatti commessi nelle circostanze

descritte nel decreto d'accusa in questione?

2.

In caso

affermativo deve, e se sì in che misura, essere modificata la pena proposta?

3.

L'imputato può

beneficiare della sospensione condizionale dell'eventuale pena privativa della

libertà e, se sì, a quali condizioni?

4.

L'eventuale

condanna deve essere iscritta a casellario giudiziale e a quali condizioni

potrà avvenire la cancellazione?

5.

A chi vanno caricate la

tassa e le spese di giudizio e riconosciute ripetibili?

letti ed esaminati gli atti;

considerato in fatto ed in diritto:

1.

In data 19 luglio 2004 ACCU 1

ha inoltrato presso il Ministero pubblico di Lugano, per il tramite del suo

patrocinatore legale, una denuncia contro ignoti per i reati di furto, art. 139

CPS, e abuso di impianto per l’elaborazione dati, art. 147 CPS.

In effetti, da un’analisi degli

estratti bancari, egli si sarebbe accorto di alcuni prelevamenti effettuati a

suo dire da qualcun altro con la sua carta di credito Mastercard n. __________,

direttamente connessa ad un suo conto presso la CIVI 1.

In modo particolare egli ha

indicato nelle seguenti operazioni quelle da lui contestate e dunque da

considerarsi frutto di atto illecito:

- 23 agosto 2003 ore 06:06:

prelievo di fr. 500.-- dal Bancomat della Banca __________ di __________, via __________;

- 5 settembre 2003, ore

06:47: prelievo di fr. 700.-- dal Bancomat della Banca __________ presso il

distributore __________ di __________;

- 19 settembre 2003, ore

04:56: prelievo di fr. 500.-- dal Bancomat della Banca __________ presso il

distributore __________ di __________;

- 08 ottobre 2003, ore

05:57: prelievo di fr. 600.-- dal Bancomat della Banca __________ presso il

distributore __________ di __________;

- 17 ottobre 2003, ore

05:11: prelievo di fr. 900.-- dal Bancomat della Banca __________ presso il

distributore __________ di __________;

- 26 ottobre 2003, ore

02:58: prelievo di fr. 900.-- dal Bancomat della Banca __________ presso il

distributore __________ di __________;

- 15 marzo 2004, ore 00:14:

prelievo di fr. 400.-- dal Bancomat della Banca __________ di __________;

- 18 marzo 2004, ore 03:45:

prelievo di fr. 1'000.-- dal Bancomat della Banca __________ di __________, via

__________;

- 2 aprile 2004: prelievo di

fr. 1'000.-- dal Bancomat della Banca __________ di __________, via __________.

2.

Dopo aver esperito le proprie

indagini, il Procuratore pubblico è giunto alla conclusione che non solo la

denuncia era infondata, ma addirittura che ad aver effettuato i prelevamenti

contestati sia stato lo stesso ACCU 1, che avrebbe utilizzato l’espediente

dell’azione penale per depistare eventuali indagini nei suoi confronti.

Sulla scorta di queste risultanze,

il Procuratore pubblico ha quindi emanato, in data 21 febbraio 2006, il decreto

d’accusa in oggetto reputando il prevenuto autore colpevole del reato di

sviamento della giustizia ai sensi dell’art. 304 CPS.

Con scritto di data 6 marzo

2006, il difensore dell’imputato ha interposto opposizione al citato decreto

d’accusa.

3.

Da quanto è emerso

dall’istruttoria di causa, i fatti possono essere riassunti come segue.

Il signor ACCU 1 era possessore

di due carte di credito presso la CIVI 1: una Mastercard n. __________ ed una

carta Maestro EC n. __________. Entrambe erano collegate al suo conto salario

n. __________ (__________), sul quale venivano automaticamente effettuati gli

addebiti.

Il 31 ottobre 2003 il prevenuto

ha trasmesso alla Viseca Card Service SA, Glattbrugg (in seguito: Viseca), una

lettera con la quale ha sporto le proprie rimostranze per delle fatture della

sua carta Mastercard contenenti degli importi dedotti che, a suo dire, non

risultavano essere compresi tra i prelievi da lui effettuati, e meglio quelli

di fr. 500.-- del 23 agosto 2003, quello di fr. 700.-- del 5 settembre 2003,

quello di fr. 500.-- del 19 settembre 2003, quello di fr. 600.-- dell’8

ottobre 2003 e quello di fr. 900.-- del 17 ottobre 2003, tutti effettuati

presso la Banca __________ di __________ (cfr. doc. 2 allegato alla denuncia,

atto istruttorio n. 1).

Il 19 novembre 2003 la Viseca

ha risposto comunicando che l’importo complessivo di fr. 3'280.-- gli sarebbe

stato accreditato con riserva sulla sua prossima fattura mensile (cfr. doc. 6

allegato alla denuncia, atto istruttorio n. 1).

In data 25 ottobre 2003/25

novembre 2003 l’imputato ha inviato alla CIVI 1 uno scritto con il quale ha

contestato 17 prelevamenti effettuati tramite la sua carta EC dal suo conto nel

periodo dal 13 gennaio 2003 al 18 novembre 2003, invitando l’istituto ad

effettuare le dovute verifiche poiché, a suo dire: ”Da un primo controllo mi

sembra che alcuni pagamenti siano stati effettuati in orari assolutamente non

consoni alle mie abitudini” (cfr. doc. 1 allegato all’atto istruttorio n.

13).

Nel frattempo, il 26 novembre

2003, la CIVI 1 ha provveduto ad ordinare alla __________ AG, __________ (in

seguito: __________), il blocco della carta Maestro (cfr. doc. 3 allegato

all’atto istruttorio n. 13). Il 27 novembre 2003 è stata poi emessa una nuova

carta Maestro in sostituzione, facente sempre capo al conto salario del signor ACCU

1.

(cfr. atto istruttorio n. 6).

Dopo aver ricevuto una nuova

fatturazione dalla CIVI 1, datata 25 novembre 2003, il signor ACCU 1 ha

scritto, il 1 dicembre 2003, un’ulteriore missiva alla Viseca con la quale ha

confutato un nuovo prelievo di fr. 900.--, avvenuto il 26 ottobre 2003 al

Bancomat della Banca __________ di __________ presso il distributore __________

ed effettuato con la sua carta Mastercard (cfr. doc. 8 allegato alla denuncia,

atto istruttorio n. 1).

Il 9 dicembre 2003 egli si è

poi nuovamente rivolto alla CIVI 1 per contestare 5 prelievi effettuati con la

sua carta EC nel mese di novembre che egli ha sostenuto non aver mai

effettuato: uno di fr. 1'000.-- del 1 novembre 2003, uno di fr. 600.-- del 7

novembre 2003, uno di fr. 700.-- del 12 novembre 2003, uno di fr. 500.-- del 18

novembre 2003 e uno di fr. 200.-- del 21 novembre 2003 (cfr. doc. 4 allegato

all’atto istruttorio n. 13).

Il 16 dicembre 2003 la Viseca

ha informato il prevenuto che avrebbe accreditato pure l’importo di fr. 922.50

con riserva (cfr. doc. 5 allegato all’atto istruttorio n. 13).

4.

Il 6 gennaio 2004 ed il 20

gennaio 2004 la Viseca ha comunicato al signor ACCU 1 di aver effettuato le

proprie verifiche e di non aver riscontrato alcuna irregolarità nelle

operazioni controverse, per cui avrebbe riaddebitato al suo conto gli importi a

suo tempo accreditatigli (cfr. doc. 11 e 12 allegati alla denuncia, atto

istruttorio n. 1).

Nonostante ciò, il 29 marzo

2004, l’imputato ha scritto alla Viseca per contestare ulteriori due prelievi,

quello di fr. 400.-- del 15 marzo 2004 e quello di fr. 1'000.-- del 18 marzo

2004, effettuati con la nuova carta di credito Mastercard n. __________, questa

volta pretendendo nel contempo l’accredito di fr. 1'400.-- e minacciando di

annullare la carta di credito e far loro pubblicità negativa (cfr. doc. 11

allegato alla denuncia, atto istruttorio 13). Ne ha fatto seguito la solita

procedura con iniziale accredito e seguente verifica, conclusasi di nuovo con

la constatazione della correttezza delle operazioni in questione ed il riaddebito

della somma complessiva dibattuta (cfr. doc. 16 e 18 allegati alla denuncia,

atto istruttorio n. 1).

Dall’estratto conto del 24

aprile 2004 il prevenuto ha ancora una volta constatato l’effettuazione di un

prelievo che non poteva essere riconducibile a lui (cfr. doc. 17 allegato alla

denuncia, atto istruttorio n. 1).

Il 30 aprile 2004 ACCU 1 ha

comunicato alla Viseca la disdetta con effetto immediato della sua carta Mastercard,

accludendo allo scritto la relativa tessera, debitamente tagliata in due (cfr. doc.

15.

allegato all’atto istruttorio n. 13). Il 10 maggio seguente lo scioglimento

del rapporto contrattuale è stato confermato dalla società di Glattbrugg (cfr.

doc. 20 allegato alla denuncia, atto istruttorio n. 1).

5.

Il 6 ottobre 2004 l’imputato ha

trasmesso alla CIVI 1 una missiva con la quale ha formalizzato la sua contestazione

in relazione ad un prelievo di fr. 800.-- risalente al 25 settembre 2004 fatto

con la nuova carta EC, del quale egli ha recisamente negato essere l’autore,

minacciando nel contempo l’istituto di credito di chiudere il suo conto (cfr.

doc. 16 allegato all’atto istruttorio n. 13 e documento allegato al suo verbale

di interrogatorio 25 gennaio 2006, atto istruttorio n. 17).

6.

La documentazione agli atti ha

permesso di constatare come buona parte dei prelevamenti misconosciuti dal

prevenuto sia stato preceduto o seguito da uno effettuato allo stesso Bancomat

con la sua carta EC e non segnalato nella denuncia penale, e meglio:

- 23 agosto 2003: prelievo

denunciato di fr. 500.-- con Mastercard: ore 06:06

prelievo

non segnalato con EC di fr. 500.--: ore 06:07

- 5 settembre 2003: prelievo

denunciato di fr. 700.-- con Mastercard: ore 06:47

prelievo

non segnalato con EC di fr. 500.--: ore 06:48

- 19

settembre 2003: prelievo denunciato di fr. 500.-- con Mastercard: ore 04:56

prelievo

non segnalato con EC di fr. 500.--: ore 04:56

- 8 ottobre 2003: prelievo

denunciato di fr. 600.-- con Mastercard: ore 05:57

prelievo

non segnalato con EC di fr. 600.--: ore 05:56

- 17 ottobre 2003: prelievo

denunciato di fr. 900.-- con Mastercard: ore 05:11

prelievo

non segnalato con EC di fr. 400.--: ore 05:12

- 26 ottobre 2003: prelievo

denunciato di fr. 900.-- con Mastercard: ore 02:58

prelievo

non segnalato con EC di fr. 200.--: ore 02:59.

Un fatto analogo si è pure

verificato in occasione di una transazione contestata solo alla CIVI 1: quella

di fr. 800.-- del 25 settembre 2004, avvenuta alle 09:51, preceduta da un

prelievo EC di fr. 1'000.-- effettuato alle 09:50 e non messo in dubbio.

7.

L’accusato ha dichiarato a più

riprese di essere sempre stato in possesso delle carte con le quali sarebbero

state effettuate le operazioni in oggetto, di non averle mai date a nessuno, di

non averne fatto delle copie, di essere stato il solo a conoscerne i codici e

di non averli mai rivelati a terze persone (cfr. suo verbale di interrogatorio

16.

febbraio 2005, pag. 3, atto istruttorio n. 10 confermato in occasione

dell’audizione del 25 gennaio 2006, atto istruttorio n. 17, ed al

dibattimento).

Importante indizio che

interviene a far sorgere ulteriori grossi dubbi sull’attendibilità delle accuse

formulate dal signor ACCU 1 è il fatto che le transazioni da lui denunciate,

come visto poc’anzi, sono state accompagnate da altre avvenute quasi

contemporaneamente, a pochi secondi di distanza, e da lui non contestate.

Dovendone desumere che quest’ultime sono state effettuate da egli stesso o da

persona da lui autorizzata e debitamente istruita sui codici da digitare,

appare inverosimile che quelle controverse siano state effettuate da altri o

comunque a sua insaputa.

Tutte le indagini effettuate

dalla Telekurs, dalla CIVI 1 e dalla Viseca hanno condotto allo stesso

risultato, cioè che non vi era alcun elemento per ritenere che le carte fossero

state clonate (Skimming, cfr. ad es. doc. 12 allegato all’atto istruttorio n.

13).

Inoltre, come confermato dalla CIVI

1.

(cfr. documentazione richiamata d’ufficio dallo scrivente giudice ed

acquisita agli atti in occasione del dibattimento), l’uso di carte clonate nei

Bancomat svizzeri è impossibile, in quanto tutti gli apparecchi presenti nel

nostro Paese prima di concedere l’accesso ai conti, non effettuano solo un esame

dei dati contenuti nella banda magnetica, ma procedono parallelamente alla

lettura e verifica di quelli salvati sul microchip di ogni scheda. In tal modo

viene scongiurato qualsiasi uso illecito di copie delle tessere.

Questa situazione di fatto è

stata confortata indirettamente dalle dichiarazioni del teste __________, il

quale in occasione del processo, su esplicita richiesta del giudice, ha

affermato che in oltre 20 anni di carriera non ha mai sentito parlare di carte

clonate utilizzate nel Canton Ticino.

L’unico modo sino ad ora

utilizzato qui da noi dai malviventi per attingere ai conti delle vittime

tramite i distributori automatici di banconote è quello di far capo alla

tessera originale, sottratta loro con astuzia, dopo aver individuato con

espedienti di varia natura il relativo codice PIN (proprio in questa maniera

operava la “banda” cui l’imputato ha fatto riferimento in alcuni suoi scritti

per rendere più verosimile la propria versione dei fatti).

Ne consegue che non è nemmeno

astrattamente ipotizzabile, sulla scorta di questi rilevamenti e rivelazioni, un

abuso da parte di terze persone delle carte del prevenuto, a sua insaputa. Questo

vale a maggior ragione se si considera che le operazioni contestate

dall’accusato al Ministero pubblico ed alla CIVI 1 sono state effettuate con

almeno tre carte differenti, per cui le possibilità che qualcuno abbia

effettivamente clonato le tessere all’insaputa del detentore per ben tre volte

sono, giudiziosamente valutate le prove prodotte, ridotte a zero.

8.

A rendere ancor meno credibile

la versione dei fatti raccontata dal signor ACCU 1 contribuisce pure il suo

atteggiamento assunto di fronte all’autorità inquirente, verso la quale ha

palesato una chiara reticenza nell’ammettere di aver denunciato molti più

prelievi alla banca di quelli indicati nella querela penale. In effetti egli ha

riconosciuto tali fatti solo dopo essere stato confrontato con le prove documentali

esibitegli dal Procuratore pubblico (cfr. suo verbale di interrogatorio

del 25 gennaio 2006, atto istruttorio n. 17) e giustificando il suo agire con

motivazioni generiche e poco credibili.

Nemmeno le spiegazioni fornite

per suffragare la sua teoria secondo la quale qualcuno avrebbe prelevato il

denaro a sua insaputa sono atte a far per lo meno sorgere in questo giudice il

dubbio che egli possa essere stato realmente vittima di un reato. In effetti

sostenere che già solo per gli orari in cui i prelevamenti sono avvenuti e per

il fatto che gli importi non corrispondono, a suo dire, a quelli usualmente da

lui prelevati, sia possibile escludere che egli ne sia l’autore, appare poco

sostenibile. Anzi, di norma in fattispecie come quella in esame, l’autore cerca

degli accorgimenti per fare in modo che le modalità di ritiro del denaro

divergano da quelle da lui solitamente usate.

Non si deve a questo proposito

dimenticare che gran parte delle operazioni denunciate è stata seguita o

preceduta, a distanza di un minuto al massimo, da operazioni mai contestate,

effettuate con l’altra carta di proprietà del signor ACCU 1 e da lui approvate.

Pure da non perdere di vista è

il fatto che le transazioni siano avvenute sempre agli stessi Bancomat ed a

breve distanza dal domicilio dell’accusato.

Infine va rilevato che, come

indicato dalla Viseca stessa, le prassi di prelievo, non lasciano spazi ad

interventi di terze persone: “Gli acquisti relativi agli importi contestati

potevano essere unicamente effettuati mediante l’inserimento della sua carta

nel lettore e l’immissione del PIN corretto. Al momento del pagamento di

prodotti o servizi e/o del prelievo di denaro contante, lei quale titolare

della carta è tenuto a verificare i giustificativi di vendita allestiti

manualmente o elettronicamente, apponendovi la sua firma in segno di

approvazione. In caso di prelievo di denaro contante, alla stregua della sua

firma vale la digitazione del suo codice di sicurezza (PIN).” (cfr. doc. 23

allegato all’atto istruttorio n. 11).

Non essendo dunque ragionevole

dubitare che i prelievi indicati nella denuncia penale del 19 luglio 2004 siano

stati eseguiti da altre persone o all’insaputa del signor ACCU 1, se ne deve

dedurre che al momento in cui egli si è rivolto alla magistratura, sapeva che

ad aver agito non erano stati ignoti, ma era stato lui o comunque qualcuno che

lui conosceva ed al quale aveva dato sia le tessere che i codici.

9.

Per l’art. 304 cifra 1 prima

frase CPS, chiunque fa all’autorità una falsa denuncia per un atto punibile,

che egli sa non commesso è punito con la detenzione o la multa.

Nei casi di esigua gravità il

giudice può prescindere da ogni pena (cifra 2).

ACCU 1 ha indubbiamente

segnalato alla magistratura come illecite delle operazioni con le sue carte di

credito che egli sapeva essere per contro avvenute in maniera regolare.

Il reato è dunque adempito sia

dal punto di vista oggettivo, che da quello soggettivo, ritenuto che egli ha

agito intenzionalmente, con il chiaro intento di sviare eventuali sospetti

dalla sua persona.

10.

Giusta l'art. 63 CPS il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei

motivi a delinquere, della vita anteriore e delle sue condizioni personali.

Nella scelta

del tipo di pena - qui la detenzione o la multa- e nella sua quantificazione,

il giudice gode di un ampio margine di apprezzamento (Hans Wiprächtiger, in Marcel

Niggli/Hans Wiprächtiger, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch I, n. 16 ad art.

63): egli deve valutare le singole circostanze del caso concreto alla luce

degli atti e delle risultanze dibattimentali, prendendo quindi in globale

considerazione tutto quanto emerso. Il giudice arriva così - pur ovviamente

entro precisi limiti - a prescrivere la pena in una certa entità, sulla base dei

fatti oggettivi da un lato, ma anche sulle proprie sensazioni soggettive.

ACCU 1, pur

essendo praticamente incensurato (ad eccezione di una condanna per guida in

stato di ebrietà), ha dimostrato sino alla fine scaltrezza nella commissione

del reato ascrittogli, collaborando con i magistrati solo in base alle sue

convenienze ed ammettendo solo lo stretto necessario, se confrontato con prove

concrete.

A suo sfavore

gioca pure il fatto che dall’indagine è emerso come egli abbia tentato a più

riprese con le stesse procedure della querela di ottenere dalla CIVI 1

l’accredito di tutta una serie di importi che superano in larga misura quelli

segnalati al Procuratore pubblico.

A favore del

prevenuto gioca il fatto che egli non ha precedenti specifici ed ha una

situazione professionale, familiare e sociale stabile.

Appare dunque

equo confermare la pena detentiva di 30 giorni proposta con il decreto d’accusa

in oggetto.

D’altro

canto sono adempiti i requisiti oggettivi e soggettivi per ammettere il condannato

al beneficio della sospensione condizionale della pena, fissando il periodo di

prova al minimo legale di 2 anni.

11.

La tassa

e le spese di giustizia sono poste a carico dell’imputato (art. 9 cpv. 1 CPP).

In occasione del dibattimento

il difensore ha protestato l’assegnazione di ripetibili. L’esito dello stesso

non permette tuttavia di accogliere tale richiesta.

visti gli art. 304 cifra 1 CPS; 9 e segg.,

273.

e segg. CPP; 39 LTG;

rispondendo ai quesiti posti;

dichiara ACCU 1

autore colpevole di:

sviamento della giustizia, art.

304.

cifra 1 CPS,

per i fatti compiuti a __________

il 19 luglio 2004 nelle circostanze descritte nel decreto di accusa n. DA

749/2006 del 21 febbraio 2006;

condanna ACCU 1

1.

alla pena di 30 (trenta) giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2

(due) anni;

2.

al pagamento delle tasse e

spese giudiziarie di complessivi fr. 1’220.--;

ordina l'iscrizione della condanna

a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli

art. 80 e 41 cifra 4 CPS;

respinge la richiesta di ripetibili;

le parti sono state avvertite del diritto

di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione

e revisione penale entro il termine di cinque giorni dal dibattimento e del

diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza

(art. 276 cpv. 2 CPP).

La motivazione del ricorso per

cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20

giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione

dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

Intimazione a:

,

Ministero pubblico della

Confederazione, Berna,

e, alla crescita in giudicato

della sentenza,

intimazione a: Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

Sezione esecuzione pene e

misure, Torricella,

Servizio di coordinamento

cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

Sezione dei permessi e

dell’immigrazione, Ufficio giuridico, Bellinzona,

Ufficio del Giudice

dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

Il giudice: Il

segretario:

Distinta spese a carico di ACCU 1

fr. 800.00 tassa

di giustizia

fr. 350.00 spese

giudiziarie

fr. 70.00 testi

fr. 1220.00 totale

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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