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Decisione

10.2008.357

Lesioni semplici proscioglimento secondo il principio in dubio pro reo in assenza di una prova diretta dei fatti.Non costituisce coazione il fatto di bloccare l'auto della vittima tramite la propria,

4 febbraio 2009Italiano25 min

Source ti.ch

Fatti

i fatti noti ed altri fatti addizionali originariamente ignoti siano deducibili

dall’ipotesi provata... occorre anche che essa [cioè l’ipotesi accusatoria] non

sia contraddetta da nessuno dei dati virtualmente disponibili” (Ferrajoli, Diritto e ragione, Bari

1989/2004, pp. 129-130).

Non

solo. Nel caso specifico alla conferma dell’adempimento degli estremi oggettivi

del reato di vie di fatto si frappongono pure le ferme contestazioni del

prevenuto, l’assenza di un qualsipiaccia ulteriore indizio a conferma

dell’azione perpetrata dall’imputato (nessun altra persona ha visto e riferito dello

“scaraventare”), e la mancanza di un certificato medico preciso (privo

di relata refero), una fotografia o una testimonianza oculare

sufficientemente attendibile a suffragio di eventuali conseguenze patite dalla

vittima a seguito delle spinte asseritamente inferte alle parti civili. Conseguenze,

quelle ipotizzabili ai danni di CIVI 2, che in ultima analisi essa non ha

neanche allegato o lamentato in modo puntuale in sede di interrogatorio di Polizia.

In

considerazione di queste carenze espositive e probatorie e ritenuto che non si

può partire dal presupposto che l’accusato (incensurato) abbia inferto un colpo

di cancello ad una persona anziana, sfugge a questa Autorità giudiziaria la

possibilità considerare con valore probatorio pieno le versioni delle parti

civili, con riferimento sia alla descrizione della condotta addossata

all’accusato, sia all’intensità del pregiudizio sofferto dalla vittima.

Al

dibattimento l’accusato è apparso provato per i fatti addebitatigli e convincente

nella descrizione della sua versione, contrariamente alle parti civili, che

sono incorse nelle contraddizioni di cui si è detto sopra.

7. Qui giunti si

tratta ora di valutare se sono adempiuti i presupposti di cui al reato indicato

al punto 1 del decreto d’accusa (art. 181 CP). Secondo questa disposizione è

punito per coazione chiunque, usando violenza o minaccia di grave danno contro

una persona, o intralciando in altro modo la libertà di agire di lei, la

costringe a fare, omettere o tollerare un atto - presuppone, tra l'altro, che

il danno sia grave, ossia atto ad imporre alla vittima decisioni che

normalmente non avrebbe adottato (decisione TF 6S.343/2003 del 16.1.2004; BSK

StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, Basilea 2003, n. 25 ss. ad art. 181 CP; J.

REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, Strafrecht III, 8. ed., Zurigo 2003, p. 366

s.; G. STRATENWERTH / G. JENNY, Schweizerisches Strafrecht, BT I, 6. ed., Berna

2003, § 5 n. 9; B. CORBOZ, Les infractions en droit suisse, volume I, Berna

2002, n. 10 ss. ad art. 181 CP).

Per commettere questo reato la

minaccia incussa deve essere grave e la sua intensità deve essere valutata

secondo criteri oggettivi e non secondo la reazione che ha avuto il

destinatario specifico (BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 31 ad art.

181 CP; J. REHBERG / N. SCHMID / A. DONATSCH, op. cit., p. 366; G. STRATEN-WERTH

/ G. JENNY, op. cit., § 5 n. 9; B. CORBOZ, op. cit., n. 11 ad art. 181 CP; S.

TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar, 2. ed., Zurigo 1997,

n. 5 ad art. 181 CP). I presupposti oggettivi del

reato consistono nell’uso di un mezzo coercitivo (violenza o minaccia o

intralcio della libertà d’agire), nel carattere illecito della coazione, nel

comportamento della vittima indotto dalla coazione e nel nesso di causalità fra

la coazione e il comportamento della vittima (Corboz,

Les infractions en droit suisse, I, Berna 1002, nn. 2-36, pagg. 650-657).

La definizione di

“violenza” è fonte di discussione in dottrina e giurisprudenza (Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches

Strafrecht, BT I, 6. ed., Berna 2003, pag. 110; Delnon/Rüdy, Basler Kommentar, Schweizerisches

Strafgesetzbuch II, Basilea-Ginevra-Monaco 2003, n. 18 ad art. 181 CP, pag.

908). Unanimità vi è comunque sul fatto che tipo e intensità della violenza

vadano determinati in base a criteri relativi alla fattispecie (per tutti DTF

101 IV 44); essa non deve necessariamente essere di misura tale da rendere la

vittima incapace a resistere (Trechsel,

Schweizerisches Strafgesetzbuch, 2. ed., Zurigo 1997, n. 3 ad art. 181 CP, pag.

678; DTF 101 IV 69), ma è sufficiente che sia atta a far compiere o tollerare

un atto dalla vittima contro la di lei volontà (DTF 101 IV 44). In altre parole

non è richiesta la vis absoluta, è sufficiente la vis compulsiva,

cioè una forza che conduce la contraria volontà della vittima nella direzione

voluta dall’autore, con lo scopo di fare in modo che la prima faccia, ometta o

tolleri qualcosa che non avrebbe fatto, omesso o tollerato di propria sponte e

se non vi fosse stata costretta (Delnon/Rüdy,

op. cit., n. 22 ad art. 181 CP, pag. 909; Trechsel,

op. cit., n. 2 ad art. 181 CP, pag. 678).

Per

costante giurisprudenza vi è illiceità nella coazione allorquando il mezzo o lo

Considerandi

scopo è contrario al diritto o quando il mezzo è sproporzionato rispetto allo

scopo perseguito o ancora quando per raggiungere uno scopo legittimo viene

utilizzato un mezzo coercitivo in sé conforme al diritto, ma che costituisce,

per le circostanze, un mezzo di pressione abusiva o contraria ai buoni costumi

(DTF 106 IV 125 cons. 3a). Il mezzo illecito deve condurre il destinatario ad

adottare un comportamento che non avrebbe avuto se avesse avuto la propria

libertà di decisione (DTF 120 IV 19).

La coazione

è per finire un’infrazione di risultato, così che perché sia consumata è

necessario che la vittima cominci ad adottare il comportamento voluto

dall’autore (Corboz, op. cit., n.

34.

ad art. 181 CP, pag. 657; Stratenwerth/Jenny,

op. cit., pag. 110; Trechsel, op.

cit., n. 9 ad art. 181 CP, pag. 680; Rehberg/Schmid,

Strafrecht III, 7. ed., Zurigo 1997, pag. 347).

Dal profilo soggettivo è

richiesto il dolo; il dolo eventuale è sufficiente (Corboz, op. cit., nn. 37 seg., pagg. 657 seg.; Trechsel, op.

cit., n. 14 ad art. 181 CP, pag. 682; DTF 120 IV 22).

8.

Affinché sia realizzato

il reato descritto al punto 7 occorre dunque che il suo autore abbia messo in

atto eventi gravi e abbia provocato delle importanti limitazioni della libertà

altrui. Stando alla tesi dell’accusa, nel caso che ci occupa, detto reato si

sarebbe consumato quando l’accusato, posizionando il suo veicolo (__________)

dietro a quello della parte civile, avrebbe intralciato la sua libertà di agire

impedendogli d’allontanarsi e costringendolo in tal modo a restare presso il

suo domicilio.

Ciò che però è rimasto

ben lungi dall’essere comprovato. Agli atti di causa difetta la prova

dell’intensità dell’agire da parte dell’accusato, il quale, stando alle prove

raccolte, non merita di certo la qualifica di una sufficiente gravità al punto

da ossequiare quanto richiesto dall’art. 181 CP. Inoltre non è stato nemmeno

comprovata l’esatta posizione del veicolo dell’accusato durante l’intera discussione

con la parte civile: il __________ in questione, stando a quanto riportato

dalla moglie dell’accusato, dal punto indicato con “1” nella planimetria doc. 2, sarebbe stato ad un certo punto spostato al punto indicato con “2” quando il ACCU 1 e il CIVI 1 stavano ancora discutendo, liberando la parte civile da

qualsiasi impedimento fisico.

L’8 marzo 2006 ACCU 1 si

era inoltre recato al domicilio di CIVI 1 non di certo con l’intento d’impedirgli

d’allontanarsi, ma poiché espressamente invitato e con il preciso obiettivo di

riprendere possesso del trattorino. Ed è esattamente quanto l’accusato ha

fatto, presentandosi puntualmente alle 13:00 e facendosi accompagnare dalla

moglie, in modo che quest’ultima potesse guidare l’autoveicolo con il quale avevano

raggiunto __________. L’auto dell’accusato era stata per di più posizionata

nell’ubicazione più naturale possibile, ritenuto che il CIVI 1 abita lungo una

strada ad una corsia e senza posteggi pubblici e considerato poi che era in

quel luogo (davanti al cancello) che l’accusato doveva presentarsi per

incontrarlo.

In definitiva l’accusato

va quindi prosciolto anche dal reato di coazione.

Visti gli artt. 126 cpv. 1, 181 CP; 9

e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

rispondendo ai quesiti posti

proscioglie ACCU 1

dalle accuse di coazione e

ripetute vie di fatto per i fatti descritti nel decreto di accusa n. 3013/2008

del 25 agosto 2008.

Carica le tasse e le spese del procedimento

allo Stato e la tassa di giustizia di fr. 400.- relativa alla motivazione

scritta della presente sentenza alle parti civili in solido.

Le parti sono state avvertite del diritto

di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di

cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto

di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276

cpv. 2 CPP).

La motivazione del ricorso per

cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20

giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione

dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

Intimazione a:

e, alla crescita in giudicato

della sentenza,

intimazione a: Comando della Polizia cantonale,

Bellinzona,

Ufficio del Giudice

dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

Il giudice: La

segretaria:

Distinta spese a carico dello Stato

fr. 100.-- tassa di giustizia

fr. 50.-- spese giudiziarie

fr. 90.-- testi

fr. 240.-- totale

a carico delle parti civili in

solido

fr. 400.-- motivazione

scritta

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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