10.2009.99
Strattonare e afferrare per un braccio un persona, facendola cadere a terra, minacciarla telefonicamente con le parole "ti rompo l'altra gamba, ti tiro sotto con l'auto" e "ti ammazzo"
8 giugno 2010Italiano24 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
10.2009.99
Data decisione, Autorità:
08.06.2010, PRPEN
Titolo:
Strattonare e afferrare per un braccio un persona, facendola cadere a terra, minacciarla telefonicamente con le parole "ti rompo l'altra gamba, ti tiro sotto con l'auto" e "ti ammazzo"
LESIONE SEMPLICE
MINACCIA
art. 123 cf. 1 CPS
art. 180 CPS
Incarto
n.
10.2009.99
DA
539/2009
Bellinzona
8
giugno 2010
Sentenza
con motivazione
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Giudice della Pretura penale
Damiano Stefani
sedente con Marco Agustoni in qualità di segretario per giudicare
ACCU 1 ,
difeso da: DUF
1
prevenuto colpevole di 1. lesioni semplici,
per avere, a __________ in
data 23 dicembre 2007, strattonandola e afferrandola per un braccio provocato a
CIVI 1, che cadde repentinamente a terra, le lesioni attestate dai certificati
medici 25 dicembre 2007, 15 gennaio 2008, 7 gennaio 2008, 23 aprile 2008, 11
giugno 2008 e 26 ottobre 2008 rilasciati dall’Ospedale Civico di __________ e
dalla Clinica di riabilitazione di __________, agli atti;
2. minaccia,
per avere, a __________,
nel giugno 2008, incusso spavento e timore a CIVI 1 minacciandola, durante una
telefonata, con le parole: “ti rompo l’altra gamba, ti tiro sotto con l’auto”,
“ti ammazzo”;
fatti avvenuti nelle riferite
circostanze di tempo e di luogo;
reati previsti dagli art. 123
cifra 1 e 180 CPS, richiamato l’art. 42 cpv. 1 e 4 CPS;
perseguito con decreto d’accusa del 5 febbraio
2009 n. 539/2009 del AINQ 1 che propone la condanna:
1. Alla pena pecuniaria di fr.
2’400.-- (duemilaquattrocento), corrispondente a 30 (trenta) aliquote da fr.
80.-- (ottanta) - (art. 34 e seg. CPS).
L’esecuzione della pena
viene sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni (art. 42
e seg. CPS).
2. Alla multa di fr. 500.--
(cinquecento), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa
sarà sostituita con una pena detentiva di 7 (sette) giorni (art. 106 cpv. 2
CPS).
3. Si rinvia la parte civile CIVI
1, __________, al competente foro per le pretese di natura civile (art. 94 cpv.
3 CPPT).
4. Al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 50.-- e delle spese giudiziarie di fr. 150.--.
5. La condanna verrà iscritta
a casellario giudiziale e sarà eliminata trascorso il periodo previsto dall’art.
369 CPS;
vista l’opposizione al decreto d’accusa
interposta tempestivamente in data 11 febbraio 2009 dall’accusato;
indetto il dibattimento 8 giugno 2010, al
quale hanno partecipato l’accusato, assistito dal suo difensore, ed il
patrocinatore della parte civile, mentre il Procuratore Pubblico ha rinunciato
a presenziare postulando la conferma del decreto d’accusa;
accertate le generalità dell’accusato, data
lettura del decreto d’accusa, proceduto all’interrogatorio dell’accusato;
accolta la richiesta della difesa,
nonostante l’opposizione della parte civile, di procedere all’audizione
testimoniale della signora __________;
proceduto all’audizione della teste;
sentito il patrocinatore della parte
civile, il quale si è limitato a chiedere genericamente la conferma del decreto
d’accusa, ritenuto che tutti gli elementi della fattispecie penale sono agli
atti;
sentito il difensore, il quale, per
quanto concerne il capo di imputazione di lesioni semplice ha osservato come la
versione fornita dal suo assistito non sia meno credibile di quella della parte
civile, ritenuto che la completa assenza di prove oggettive e certe circa lo
svolgimento dei fatti. Per quanto concerne il capo di imputazione di minaccia
egli ha rilevato innanzitutto come la frase “ti ammazzo” non risulti
minimamente dagli atti. Inoltre, a suo avviso, non essendo stato possibile
rintracciare il numero di telefono usato per proferire le asserite minacce e
soprattutto la data in cui sarebbero state pronunciate, è possibile che al
momento della denuncia fosse scaduto il termine di 3 mesi per sporgere querela.
In ogni caso, visto il rapporto di confidenzialità ed i frequenti litigi fra le
parti, le frasi in questione non adempiono i requisiti di cui all’art. 180 CPS.
In conclusione egli ha pertanto postulato il proscioglimento del proprio
assistito. In via subordinata, egli ha rivendicato una riduzione sia del numero
delle aliquote sia del loro ammontare, in considerazione delle particolarità
del caso specifico e della situazione finanziaria dell’accusato;
sentito in replica il patrocinatore della
parte civile, il quale ha rilevato molto brevemente le incongruenze nella
versione fornita della difesa. A suo avviso, il complesso dei fatti dimostra
che qualcosa sia successo. Per quanto concerne l’accusa di minaccia le
argomentazioni del difensore sono ridicole ed insostenibili;
data in duplica la parola al
difensore, il quale non ha ritenuto necessario controbattere alle osservazioni
della parte civile;
sentito da ultimo l’accusato;
posti a giudizio i seguenti quesiti:
1. L’imputato è autore
colpevole di:
1.1. Lesioni semplici,
1.2. Minaccia,
per
Fatti
i fatti commessi nelle circostanze descritte nel decreto d’accusa in questione?
2. Quale
deve essere l’eventuale pena?
3. L’imputato può
beneficiare della sospensione condizionale dell’eventuale pena e, se sì, a
quali condizioni?
4. A chi vanno caricate la
tassa e le spese di giudizio?
letti ed esaminati gli atti;
considerato in fatto ed in diritto:
1. L’imputato, ACCU 1, nato a __________
il __________, è separato da 10 anni dalla moglie, non ha figli e vive da solo
a __________.
Egli è al beneficio della
pensione, dalla quale percepisce all’incirca fr. 1’808.-- mensili.
Dopo aver seguito la scuola di
elettronica e di tecnica industriale di Milano, ha esercitato nel settore per
innumerevoli anni.
L’accusato ha pure la passione
per la ricerca e le invenzioni ed ha al suo attivo alcune decine di brevetti.
Egli si definisce artista inventore.
La parte civile, CIVI 1, nata all’__________
(__________) __________, divorziata, è domiciliata a __________ ed è
pensionata.
Considerandi
2.
Con scritto 18 gennaio 2008
indirizzato al Ministero pubblico di Lugano (AI 2) CIVI 1 ha sporto denuncia nei confronti del prevenuto per i titoli di lesioni gravi, vie di fatto, omissione
di soccorso, esposizione a pericolo della vita altrui, aggressione,
diffamazione, ingiuria, minaccia, coazione ed ogni altra fattispecie penale
applicabile al caso concreto, asserendo di essere stata da lui aggredita e
strattonata presso il suo domicilio in data 23 dicembre 2007, ad un non
precisato orario, comunque situato tra le 22:15 e le 24:00.
Alla querela è stato allegato,
tra le altre cose, un certificato medico, datato 25 dicembre 2007, del servizio
di chirurgia dell’Ospedale Regionale di __________, attestante la presenza di
una frattura di lussazione bi malleolare esposta di 2° grado Gustillo alla
caviglia sinistra, causata da un trauma, a proposito del quale “la paziente
riferisce che sarebbe caduta dalle scale dopo esser stata spinta da un uomo.”
(AI2, doc. 2).
Il 17 giugno 2008 il legale
della parte civile ha comunicato al Ministero Pubblico che la sua assistita è
stata oggetto di ingiurie e minacce telefoniche da parte del prevenuto, che le
avrebbe detto “Ti spacco la faccia”, “Ti spacco le gambe”, “Ti
seguo con l’auto” e “Ti ammazzo” (AI 9).
3.
Sulla scorta dei risultati delle
indagini che hanno fatto seguito, il Procuratore Pubblico, in data 5 febbraio 2009, ha emanato il decreto d’accusa qui in esame, con il quale ha posto ACCU 1 in stato di accusa per il titolo di lesioni semplici e per quello di minaccia.
Con scritto di data 11 febbraio
2009, l’imputato ha interposto regolare opposizione allo stesso. Da qui la
presente procedura.
4.
Innanzitutto va precisato che,
non potendo la parte civile impugnare una sentenza di condanna, art. 287 cpv. 2
CPP, il ricorso della signora CIVI 1 va inteso unicamente diretto solo contro l’assoluzione
del prevenuto dal reato di lesioni semplici, mentre la condanna per quello di
minaccia, e meglio per averle, a __________, nel giugno 2008, incusso timore
dicendole, durante una telefonata, “ti rompo l’altra gamba, ti tiro sotto
con l’auto”, è cresciuta in giudicato.
Non appare dunque necessario
approfondire i fatti in merito a questo reato, se non rilevando come le minacce
siano unicamente quelle summenzionate, mentre quella di “ti ammazzo” non
ha potuto essere tenuta in considerazione in quanto non sufficientemente
sostanziata.
5.
Su quanto avvenuto il 23
dicembre 2007 le versioni delle parti sono discordanti, soprattutto con
riferimento ai punti determinanti per il giudizio. Vale dunque la pena
riprenderle testualmente nei punti essenziali.
CIVI 1 dopo aver premesso di
aver conosciuto il prevenuto ad inizio anni ‘80, per poi rivederlo nel 1997,
anno a partire dal quale ha intensificato i rapporti con lui, ha così esposto le
premesse che hanno condotto ai fatti: “Conoscendolo ho capito che ACCU 1 era
un inventore capace e, dopo che grazie alle mie premure si è rimesso, ha
ricominciato a creare. Lo stesso ha quindi inventato diversi oggetti tra cui
alcuni brevettati presso l’ufficio brevetti di Berna. Di sua iniziativa ACCU 1 mi ha inserito al 50% in due brevetti e più precisamente la barra di traino e la sella ginnastica
che, per inciso, è stata creata su mia iniziativa. Preciso che come inventore ACCU
1.
ha fatto molto successo e quindi vi sono parecchie persone che hanno tentato
di appropriarsi delle invenzioni oppure di copiarle. Questo ha fatto sì che
negli anni ACCU 1 si sia sentito una vittima di queste manovre che lo hanno
messo in difficoltà anche finanziarie. Con delle manovre subdole queste persone
sono riuscite a convincerlo che la colpa di tutto sia esclusivamente mia quando
io, invece, l’ho aiutato a uscire dal momento difficile che ha attraversato
negli anni precedenti al 1997. Tutta questa vicenda ha probabilmente generato
gli eventi del 23 dicembre 2007 che sono l’oggetto della denuncia.” (cfr.
suo verbale di interrogatorio 13 giugno 2008, pag. 1 seg.).
Su quanto accaduto il 23 dicembre
2007.
ha spiegato: “Quel giorno, verso le ore 21:45, sono uscita di casa a
far fare una passeggiata con uno dei miei cani. Verso le ore 22:00, notando in
lontananza ACCU 1 e non volendo incontrarlo, ho deciso di entrare nel bar __________
che si trovava poco distante dalla mia posizione. Mi trovavo all’interno da
qualche minuto quando il denunciato è entrato come un “pallone gonfiato” e si è
seduto al bancone. Da parte mia ho capito immediatamente che ACCU 1 era in uno
stato psico-fisico alterato e quindi ho fatto segno alla cameriera che avrei
pagato la consumazione in un’altra occasione. Ho appena accennato di voler
andarmene quando ACCU 1 mi ha afferrata per un braccio e mi ha fatto sedere
nuovamente ma, al secondo tentativo, sono riuscita ad uscire dal bar. Appena
all’esterno mi sono messa a correre verso casa ma in pochi metri mi ha
raggiunta ed afferrato per i capelli, nella parte sinistra dove sono affetta da
ostemeolite, per fermarmi. In questo frangente ho incrociato alcune persone
che, nonostante il mio evidente stato d’animo, non mi hanno aiutata. Da quel
punto sino al mio domicilio lo stesso mi è rimasto praticamente appiccicato con
l’intento di farmi andare in un bar. Quanto siamo giunti sul parcheggio del mio
palazzo ho iniziato a gridare per attirare l’attenzione di un ragazzo, che
abita nel palazzo di fronte al mio, il quale si trovava in strada che per`non
ha saputo aiutarmi. Non vedendo arrivare nessuno ho comunque cercato, con molta
circospezione e dicendo che dovevo andare alla toilette, di avvicinarmi all’entrata
del palazzo e senza farmi scorgere ho sfilato dalla tasca la chiave della
porta. Preciso che per arrivare alla porta d’entrata del palazzo in cui abito
bisogna passare dal livello del piazzale sino a quello della porta salendo due
gradini e inoltre che il mio cane è sempre stato con me. Quando ACCU 1 si è
accorto che stavo tentando di aprire la porta ha persona ancora di più il
controllo e mi ha afferrata per il braccio sinistro strattonandomi in dietro
con forza. A seguito del suo strattone ho perso l’equilibrio girando su me
stessa e indietreggiando sono caduta dagli scalini procurandomi una frattura
esposta alla caviglia sinistra e una contusione alla testa che, nella caduta,
ha urtato il muro all’altezza degli scalini (…). Naturalmente la caduta dagli
scalini è stata provocata dalla strattonata del denunciato e non da altri
fattori. Dopo essere caduta, per il forte dolore, ho avuto un attimo di
smarrimento e subito dopo ho iniziato a lamentarmi per i dolori. Nel frattempo
alcune persone sono giunte in mio soccorso e qualcuno, forse un inquilino del
terzo piano, ha avvisato i soccorritori. Nonostante la mia ferita il ACCU 1 non
ha smesso di importunarmi e anzi, anche all’arrivo dell’ambulanza, ha cercato
di ostacolare il lavoro dei soccorritori afferrandomi il braccio quando mi
stavano caricando con la barella e provocando la reazione delle persone
presenti. Inoltre nonostante di certo fosse in possesso del suo cellulare, non
ha avvisato i soccorsi.” (cfr. suo verbale di interrogatorio 13 giugno
2008, pag. 2 seg.).
6.
Da parte sua il prevenuto ha
sempre negato di aver strattonato la donna e di averla fatta cadere, pur
ammettendo di avere avuto una vivace discussione con lei quella sera: “In
pratica quella sera avevo incontrato la signora CIVI 1 in un bar di __________ e, dopo un po’, siamo usciti dallo stesso e ci siamo recati verso il suo
domicilio di via __________. Ricordo che CIVI 1 aveva con sé uno dei suoi cani
di piccola taglia che teneva al guinzaglio. Giunti sul piazzale antistante il
palazzo ricordo che stavamo discutendo sempre per questioni legate al brevetto
della mia invenzione della barra di traino. Nel dettaglio ho chiesto alla
signora di consegnarmi i miei documenti che, a mio modo di vedere, la stessa
aveva trafugato dal mio appartamento. La stessa ha atteso che un altro
inquilino uscisse dall’entrata principale e quindi si è messa a correre in
direzione della stessa. Come già dichiarato la signora ha difficoltà motorie e,
nel salire gli scalini prima della porta principale, ha inciampato ed è caduta.
Questo anche a causa del cane che era legato al guinzaglio che ha ostacolato la
sua corsa. Ho notato subito che dalla gamba fuoriusciva del sangue e, a un paio
di persone che erano presenti, (ho detto, ndr) di chiamare i soccorsi. Poco
dopo, sapendo che un signore aveva chiamato l’ambulanza, ho detto a questi che
mi recavo al mio domicilio a prendere i miei documenti. (cfr. suo verbale
di interrogatorio 10 luglio 2008, pag. 1 seg.). Nello stesso verbale egli ha
curiosamente dichiarato: “D4- I testimoni hanno entrambi dichiarato che lei
non ha fatto nulla per soccorrere la signora che stava sanguinando. Cosa ha da
dire? R4- Dico che è falso, io ho soccorso la signora invitando un uomo a
chiamare l’ambulanza.”. Egli ha poi tenuto a precisare di non aver toccato
la donna e di essersi trovato a circa due metri dai gradini quando ella è
caduta. Secondo la sua versione la signora CIVI 1 sarebbe inciampata da sola
negli scalini. La stessa versione era stata illustrata in occasione della prima
verbalizzazione da parte della polizia, il 24 dicembre 2007.
7.
__________ è una delle persone
che sono intervenute in soccorso della parte civile. Egli ha dichiarato: “(…) ho
notato che a terra, sugli scalini di fronte all’entrata, vi era una donna
ferita. Uscendo ho visto che a una distanza di 1-2 metri dalla signora, sulla destra rispetto alla mia direzione di marcia, vi era un uomo in piedi.
Avvicinandomi alla signora che era seduta sull’ultimo scalino con le gambe
verso il basso, ho notato che il suo piede era “staccato” dal resto della gamba
a causa di una brutta frattura (frattura esposta). Da parte sua l’uomo, che non
conosco assolutamente, mi ha invece mostrato un documento che teneva in mano ed
ha parlato in modo confuso di un brevetto. Io, che non sapevo cosa centrasse il
brevetto, sono rimasto molto sorpreso che l’uomo non era minimamente
preoccupato della frattura della donna che stava abbondantemente sanguinando.
Visto che l’uomo non accennava a voler aiutare la donna e visto che la signora
lo aveva indicato mi sono rivolto a lui e gli ho chiesto di allontanarsi che la
priorità non era il suo brevetto ma era soccorrere la donna. Nel frattempo un altro inquilino, di cui non so il nome ma ricordo che aveva capelli
sino al collo e probabilmente era spagnolo o portoghese, è giunto anche lui all’esterno
e io gli ho chiesto di chiamare l’ambulanza poiché non avevo il telefono con
me.” (cfr. suo verbale di interrogatorio 8 luglio 2008, pag. 1 seg.). A
richiesta egli ha poi precisato che il signor ACCU 1 “mi è sembrato confuso
e agitato ma nei miei confronti non è stato aggressivo.”.
__________, pure intervenuto in
aiuto della vittima, è arrivato sul luogo dell’incidente solo a fatti avvenuti.
Egli ha avuto comunque modo di chiarire che: “Da quel punto ho visto una
signora che era seduta sugli scalini con una gamba rotta che sanguinava
vistosamente. Vicino a lei, a meno di un metro, c’era un uomo in piedi che
parlava alla signora dicendo: “non sono stato io ma sei caduta da sola”. La signora
da parte sua rispondeva che non era vero e di avvisare l’ambulanza che aveva
male alla gamba. A questo punto mi sono recato velocemente sul luogo del fatto
all’esterno del palazzo portando con me il telefono cellulare. Una volta uscito
dalla porta principale la donna mi ha chiesto di chiamare subito l’ambulanza
mentre l’uomo continuava a dire che non era stato lui ma che la donna era
scivolata e nessun altro. (…) D4- Come le è sembrato lo stato d’animo dell’uomo?
R4- Era nervoso ma non posso essere più preciso. D5- Lei ha chiamato di sua
iniziativa o gliel’ha chiesto un altro inquilino? R5- Mi ricordo che è stata la
donna a chiedermi di chiamare e ricordo che vi era un altro inquilino, giunto
dopo di me, che diceva all’uomo di stare lontano dalla donna altrimenti lo
denunciava. D6- A suo modo di vedere l’uomo ha cercato di soccorrere la donna?
R6- No, guardava la donna gridando che non era stato lui ma non ha fatto nulla
per aiutare la donna e, tanto meno, ha fatto qualcosa per far giungere i
soccorsi.” (cfr. suo verbale di interrogatorio 9 luglio 2008, pag. 1
segg.).
Un altro teste interrogato, __________,
ha solo potuto dire di aver visto le due parti litigare per strada
animatamente, ma senza che tra loro vi fosse alcun contatto fisico. La signora CIVI
1.
gli ha pure chiesto di aiutarla e di chiamare la polizia ma lui, ritenendo la
richiesta esagerata visto quanto stava accadendo, ha preferito continuare per
la sua strada. Le due persone litigavano ma “senza degenerare” e tra
loro due vi era almeno un metro di distanza. A lui era sembrato un normale
litigio (cfr. suo verbale di interrogatorio 22 luglio 2008).
8.
Al dibattimento è poi stata
sentita, accogliendo la richiesta della difesa, nonostante l’opposizione del
legale di parte civile, la signora __________. Il suo interrogatorio si è in
effetti rilevato indispensabile in base alle dichiarazioni dell’accusato, che
ha pure prodotto uno scritto della signora che in sostanza lasciava intendere
che la parte civile le avesse chiesto di confermare alla polizia la sua
versione anche se questa nulla aveva visto. In effetti la teste ha poi
asserito: “La signora CIVI 1 mi ha chiesto, una volta sola, se potevo
dichiarare di aver visto quanto successo il 23 dicembre 2007. La signora CIVI 1 mi ha chiesto di dichiarare di aver visto l’imputato strattonarla. Quella sera io ero a casa con
mio marito per cui ho risposto alla signora CIVI 1 che non potevo raccontare
bugie. La signora CIVI 1 è rimasta un po’ delusa e non ha più detto niente.
Attualmente la signora CIVI 1 non è più amica, ma non ne conosco i motivi.”.
9.
Ulteriori riscontri oggettivi
agli atti sono innanzitutto i risultati delle analisi del tasso alcolemico dei
campioni di sangue prelevati alla parte civile dalla polizia immediatamente
dopo i fatti del 23 dicembre 2007, che attestano la presenza di una percentuale
irrilevante di alcool, inferiore allo 0.1 per mille.
I certificati medici prodotti
agli atti parlano unicamente delle gravi lesioni alla caviglia e di ematomi in
zona occipitale sinistra con importante soffusione ematica.
10.
Giusta l’art. 123 cifra 1 CPS,
chiunque intenzionalmente cagiona un danno al corpo o alla salute di una
persona che non raggiunga gli estremi di una lesione grave ai sensi dell’art.
122.
CPS, è punito, a querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o
con un pena pecuniaria.
L’imputato non ha contestato
che la parte civile abbia subìto le lesioni documentate dai certificati medici.
Pure incontestato è che le stesse siano da qualificare come lesioni semplici ai
sensi del predetto disposto di legge.
Il signor ACCU 1 ha tuttavia chiesto il proscioglimento per non aver commesso il fatto.
11.
Ben ponderate le risultanze dell’istruttoria
dibattimentale non sussistono, a mente dello scrivente giudice, sufficienti
elementi probatori per poter concludere che la dinamica dell’incidente sia
quella descritta al punto n. 1 del decreto d’accusa. Non è in effetti stato
dimostrato che il signor ACCU 1 abbia realmente fatto cadere la signora CIVI 1
afferrandola per un braccio e strattonandola.
Nel ambito del diritto penale
la presunzione di innocenza rappresenta un punto fermo che si fonda sugli art.
32.
cpv. 1 Cost., art. 6 n. 2 CEDU e 14 n. 2 Patto ONU II. Il suo corollario è
il principio “in dubio pro reo”, in base al quale nella valutazione delle prove
il giudice non può dichiararsi convinto di una ricostruzione dei fatti
sfavorevole all’imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del
materiale probatorio, sussistono ragionevoli dubbi che i fatti si siano verificati
in quel modo.
Incombe alla pubblica accusa l’onere
di provare la colpevolezza dell’imputato, non a questi dimostrare la sua
innocenza.
Nella fattispecie ci troviamo
di fronte a due versioni dei fatti completamente opposte per quanto concerne la
dinamica e le cause della caduta a seguito della quale la donna ha subito la
lussazione esposta e le contusioni al capo. Se da un lato ella sostiene di aver
perso l’equilibrio dopo che l’imputato l’ha ghermita al braccio sinistro e l’ha
tirata bruscamente verso di sé, quest’ultimo ha negato di averle messo le mani
addosso ed ha asserito che la vittima è inciampata da sola nel tentativo di
correre verso la porta di casa.
Nessuno ha assistito
direttamente all’evento. I testi sentiti hanno confermato unicamente che quando
loro hanno visto i due contendenti, non vi era alcun contatto fisico tra di
essi. Il litigio tra le parti era stato sino a quel momento un normale
diverbio, senza che indizi che facessero ritenere necessario un intervento da
parte di tersi, come dichiarato dal signor __________.
Le lesioni riportate dalla
parte civile sono compatibili con una caduta, mentre non vi sono segni (ad
esempio sul braccio sinistro) di lotta, o quantomeno del fatto che la donna sia
stata afferrata con violenza all’arto.
A destare qualche sospetto
circa la credibilità della versione della signora CIVI 1 contribuisce poi il
tentativo da lei effettuato con l’ex amica, sentita in aula, di farle
dichiarare, contrariamente al vero, di aver visto l’accusato strattonarla.
A fronte di simili elementi non
è possibile giungere alla convinzione, oltre ogni ragionevole dubbio, che la
versione della vittima sia più credibile di quella dell’imputato. Quest’ultima,
tra l’altro, potrebbe essere verosimile, poiché una caduta nel tentativo di
correre verso la porta d’entrata per una persona che ha già dei problemi di
deambulazione è facilmente ipotizzabile. Non è un evento impossibile.
L’atteggiamento vaneggiante del
prevenuto negli istanti che hanno fatto seguito alla lesione e prima che
arrivassero i soccorsi attesta unicamente che egli si è trovato in uno stato
simile a quello di shock. Questo potrebbe essere stato cagionato anche solo
alla vista della ferita aperta della donna e non è un indizio che permette di
concludere che sia stato lui a cagionarla. In effetti la visione del sangue e
di un “piede staccato dal resto della gamba” (come lo ha descritto il
teste __________) è in grado di destabilizzare chiunque, a maggior ragione una
persona come il signor ACCU 1.
In definitiva, dunque, non si
può che prosciogliere il prevenuto dall’accusa di lesioni semplici.
12.
Il signor ACCU 1 deve pertanto
venire condannato solo per la fattispecie di cui all’art. 180 CPS, che sanziona
il reato di minaccia con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria.
Giusta l’art. 47 cpv. 1 CPS, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore, tenendo conto
della sua vita anteriore e dei suoi motivi personali, nonché dell’effetto che
la stessa avrà sulla sua vita.
La colpa è
determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene
giuridico violato, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti, nonché in considerazione delle circostanze interne ed
esterne, ritenuta la possibilità che il reo aveva di evitare l’esposizione a
pericolo o la lesione, art. 47 cpv. 2 CPS.
A carico del
prevenuto gioca la gravità delle minacce, soprattutto se si tiene conto che
sono riferite alle serie lesioni riportate in precedenza dalla vittima, e la
situazione conflittuale tra le parti.
A suo favore
si deve tener conto dell’incensuratezza e della normale situazione socio
famigliare.
Una pena di
tre aliquote giornaliere da fr. 40.-- l’una, sospesa per un periodo di due anni
appare quindi equa.
Ad essa va
aggiunta una multa, art. 42 cpv. 3 CPS, che in proporzione non può che essere di
fr. 50.--.
13.
Preso atto dell’esito della
procedura, che vede parzialmente vincente il prevenuto, gli oneri della stessa
vanno posti a suo carico in forma ridotta.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli art. 42 cpv. 1 e 4, 123
cifra 1 e 180 CPS; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;
rispondendo ai quesiti posti;
dichiara ACCU 1
autore colpevole di:
minaccia, art. 180 CPS,
per avere, a __________, nel
giugno 2008, incusso spavento e timore a CIVI 1 minacciandola, durante una
telefonata, con le parole: “ti rompo l’altra gamba, ti tiro sotto con l’auto”;
e lo proscioglie dall’accusa di:
lesioni semplici, art.
123 cifra 1 CPS,
per i fatti descritti al punto
n. 1 del decreto di accusa n. 539/2009 del 5 febbraio 2009;
condanna ACCU 1
1. alla pena pecuniaria di 3
(tre) aliquote giornaliere di fr. 40.-- (quaranta), per un totale di fr. 120.--
(centoventi);
1.1. l’esecuzione
della pena è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni;
2. alla multa di fr. 50.--
(cinquanta);
2.1. in caso
di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata in 2 (due) giorni
(art. 106 cpv. 2 CPS);
3. al pagamento delle tasse e
spese giudiziarie di complessivi fr. 270.--.
comunica che la condanna sarà iscritta a
casellario giudiziale e cancellata trascorso il periodo fissato dall’art. 369
CPS;
prende atto che nel decreto d’accusa la
parte civile è stata rinviata al competente foro civile per il giudizio sulle
sue eventuali pretese di risarcimento e che contro questo dispositivo non è
stata interposta opposizione;
le parti sono state avvertite del diritto
di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni dal
dibattimento e del diritto di richiedere entro lo stesso termine la motivazione
della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).
La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).
Intimazione a:
e, alla crescita in giudicato
della sentenza,
intimazione a: Comando della Polizia cantonale,
Bellinzona,
Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,
Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,
Sezione della popolazione,
Ufficio della migrazione, Bellinzona,
Ufficio del Giudice dell’istruzione
e dell’arresto, Lugano.
Il giudice: Il
segretario:
Distinta spese a carico di ACCU 1
fr. 50.00 multa
fr. 50.00 tassa
di giustizia
fr. 220.00 spese
giudiziarie
fr. 320.00 totale
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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