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Decisione

11.2003.124

Indennità per ripetibili all'interveniente accessorio?

2 febbraio 2006Italiano34 min

Source ti.ch

Fatti

i rispettivi punti di vista.

D. Il

30 novembre 1999 AP 1 ha convenuto AO 1 davanti al medesimo Pretore per ottenere,

sotto la comminatoria dell'art. 292 CP, la consegna di tutte le 100 azioni al

portatore da fr. 1000.¿ l'una delle __________ (inc. OA.1999.849). In via cautelare

egli ha instato per­ché i titoli fossero depositati in Pretura, perché AO 1 o

le __________ producessero il conto perdite e profitti, il bilancio e il

rapporto di revisione dell'esercizio 1998, il verbale dell'assemblea generale

ordinaria del 1999, i documenti giustificativi, i verbali delle eventuali

assemblee straordinarie tenute dopo l'assem­blea generale ordinaria dal 1998 e

un rendiconto finanziario particolareggiato di quello stesso periodo. Sempre a

titolo cautelare AP 1 ha sollecitato la nomina di un commissario incaricato di

vigilare la gestione delle __________ e di informare le parti, chiedendo che

tutte le assem­blee generali ordinarie o straordinarie della società fossero vincolate

alla ratifica del giudice e che sulla particella n. 2129 RFD di __________

(intestata alla società) fosse iscritta una restrizione della facoltà di

disporre e di costituire aggravi ipotecari.

E. All'udienza

del 14 dicembre 1999, indetta per la discussione delle domande cautelari, AO 1 ha

avversato l'istanza e con risposta del 10 marzo 2000 ha postulato il rigetto

della petizione. Esperita l'istruttoria cautelare, AP 1 ha introdotto un

memoriale conclusivo del 6 luglio 2000 con cui ha chiesto, oltre alle misure

già note, che il convenuto o le __________ producessero il bilancio, il conto

perdite e profitti, come pure il rapporto di revisione dell'esercizio 1999.

Nelle sue conclusioni del 14 luglio 2000 AO 1 ha ribadito la sua opposizione a

qualsiasi provvedimento cautelare. Le parti hanno rinunciato alla discussione

finale. Statuendo sull'istanza in luogo e vece del Pretore, con decreto cautelare

del 1° settembre 2000 il Segretario assessore ha respinto ogni domanda. Un

appello presentato il 14 settembre 2000 da AP 1 contro tale decreto è stato

respinto da questa Camera con sentenza del 2 luglio 2001 (inc. 11.2000.96). Nel

frattempo, il 24 aprile 2001, il Pretore ha accol­to una domanda di ricusazione

presentata il 9 ottobre 2000 da AP 1 nei confronti del Segretario assessore in

entrambe le cause (inc. OA.1998.652 e OA.1999.849).

F. Con

ordinanza del 31 luglio 2002 il Pretore, riattivata la causa OA.1998.652 sospesa

per economia processuale il 3 maggio 2000, ha congiunto i due procedimenti per

l'istruttoria e il giudizio. Ultimata l'assunzione delle prove, le parti hanno

rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a produrre memoriali conclusivi.

Nel proprio, del 18 febbraio 2003, AP 1 ha ribadito appieno le domande di

entrambe le petizioni. Nel suo allegato del 20 febbraio 2003 AO 2 ha proposto

di respingere l'azione nei suoi confronti e altrettanto ha chiesto

l'interveniente AO 1 con un memoriale dello stesso giorno. Nelle sue

conclusioni del 21 febbraio 2003 lo stesso AO 1 ha chiesto poi di respingere

anche l'azione diretta contro di lui. Statuendo con sentenza del 28 agosto

2003, il Pretore ha respinto entrambe le petizioni. La tassa di giustizia complessiva

di fr. 4500.¿ e le spese di fr. 400.¿ sono state poste a carico dell'attore,

con obbligo di rifondere a AO 1 e a AO 2 fr. 7500.¿ ciascuno per ripetibili.

G. Contro

la sentenza appena citata AP 1 è insor­to con un appello del 23 settembre 2003

nel quale chiede che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di accogliere

entrambe le petizioni, di

ordinare sotto comminatoria dell'art. 292 CP a AO 1 di consegnargli

immediatamente il certificato azionario

n. 1 delle __________ (pari a 97 azioni al portatore da fr. 1000.¿ l'una) e di ordinare

a AO 2 di consegnargli senza indugio le altre 3 azioni al portatore da fr. 1000.¿ l'una da lui detenute a titolo fiduciario, così come il

contratto di compravendita fra la __________ e lui medesimo, il contratto put

and call con AO 1, la ricevuta dell'avvenuto pagamento alla __________

e ogni altra documentazione relativa alla pratica. Nelle loro osservazioni del

7 e 10 novem­bre 2003 AO 2 e AO 1 propongono di respingere l'appello.

Considerandi

in diritto: 1.

Nelle cause ordinarie, come quella in esame, il termine per appellare è di 20

giorni (art. 308 cpv. 1 CPC). La sentenza impugnata è pervenuta all'attore il 4

settembre 2003 (timbro sul retro della busta d'intimazione della sentenza,

acclusa all'appello). Introdotto il 23 settembre 2003 (data del timbro postale:

art. 131 cpv. 4 CPC), l'appello è dunque tempestivo. Circa il valore litigioso,

il Pretore l'ha fissato in fr. 100 000.¿, pari al valore nominale complessivo

delle 100 azioni rivendicate (sentenza impugnata, pag. 11 in basso e 12 in

alto). Al riguardo le parti non muovono obiezioni. Anche sotto questo profilo l'appello

è pertanto ricevibile.

2.

Giusta

l'art. 641 cpv. 2 CC il proprietario di una cosa può rivendicarla contro chiunque

la ritenga senza diritto e respingere qualsiasi indebita ingerenza. Il

possessore della cosa è nondimeno al beneficio della presunzione di proprietà derivante

dall'art. 930 cpv. 1 CC, anche ove si tratti di titoli al portatore (Stark in: Berner Kommentar, 3ª

edizione, n. 32 ad art. 930 CC). Incombe dunque al rivendicante sovvertire tale

presunzione e dimostrare la sua proprietà. In tale evenienza tocca poi al

convenuto addurre la prova di essere divenuto legittimo proprietario della cosa

o di avere il diritto di possederla (RtiD I-2005 pag. 792 n. 70c con rinviii di

dottrina).

3.

Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto che la predetta dichiarazio­ne senza data firmata

dall'attore e da AO 1 (sopra, lett. B) attesti la proprietà delle azioni da parte

dello stesso AO 1, non risultando credibile che ¿ come asseriva l'attore ¿ il

documento fosse stato redatto prima del 30 agosto 1995. Inoltre, ha continuato

il Pretore, dallo scritto del 20 giugno 1996 inviato da AO 2 all'attore (sopra,

lett. B) si evince che lo stesso AO 2 teneva sì in deposito i documenti

ricevuti da AP 1, ma per conto di un terzo. Quanto all'azione nei confronti del

fiduciario, il Pretore ha respinto la petizione anche perché l'appellante non

aveva dimostrato l'esistenza di un contratto di mandato e perché il certificato

azionario era stato consegnato a AO 1 già prima dell'introduzione della causa.

Per il Pretore, poi, gli atti, e in particolare le modalità dei pagamenti,

confortano la natura fiduciaria del­l'operazione, la quale perseguiva lo scopo

di non rendere visibile l'identità di AO 1 nella nuova azienda, destinata a

concorrere con le __________ nell'ambito dei pubblici appalti per la fornitura

di barriere autostradali. Infine il Pretore ha reputato insufficienti per

dimostrare la proprietà riven­dicata dell'attore la documentazione fiscale e la

dichiarazione indirizzata alle autorità LAFE annessa al rogito di compravendita

riguardante la particella n. 2129 RFD di __________, per altro non contrarie alla

natura fiduciaria dell'operazione. Donde, in definitiva, il rigetto di entrambe

le petizioni.

4.

L'appellante

si duole anzitutto che il Pretore abbia fondato il giudizio su una deposizione del

convenuto AO 2, il che giustificherebbe l'annullamento della sentenza (memoriale

punti 7 e 15 in principio). Ora, una parte non può evidentemente testimoniare

in causa propria, come non può testimoniare l'interve­niente accessorio a suo

sostegno (Cocchi/Trezzini, CPC

ticinese com­mentato e massimato, Lugano 2000, n. 10 ad art. 228). In concreto

tuttavia il fiduciario è stato escusso nell'istruttoria provvisio­nale della

causa OA.1999.849 intentata dall'attore contro il solo AO 1, e ciò prima che i

due procedimenti fossero congiunti (act. VI nell'inc. OA.1999.849). Un'altra

questione sarà valutare, secondo libero convincimento (art. 90 CPC), la

credibilità di tale de­posizione. Accertato che il testimone aveva un interesse

proprio nella lite, del resto, il Pretore ha proceduto all'interrogatorio giusta

l'art. 229 n. 3 CPC senza delazione di giuramento (loc. cit., pag. 1 in fondo).

5.

Adduce l'appellante di avere messo personalmente a disposizione

il capitale per la costituzione delle __________, ciò che ¿solo una persona

gravemente disturbata a livello mentale¿ avrebbe fatto senza diventare azionista

della società (memoriale, punti 4 e 15). Il Pretore non ha creduto all'affermazione

che l'attore avesse fornito

quella somma, il prelevamento di fr. 120 600.¿ da lui eseguito il

12.

settembre 1989 da un suo con­to presso __________ di __________ (doc. O

nell'inc. OA.1998.652) essendo posteriore alla dichiarazione dell'11 settembre

1989.

(inserita nel rogito costitutivo della società) con cui la __________ confermava l'avvenuta liberazione del

capitale sociale di fr. 100 000.¿ (doc. 16 nell'inc. OA.1998.652; sentenza impugnata, pag. 5). Secondo

l'appellante la data che figura in quest'ultima dichiarazione si riconduce a un

errore di scrittura da parte della banca. Il che non è esclu­so, agli atti figurando

una ricevuta di versamento, controfirmata dall'attore, la quale attesta che le __________

hanno versato il 12 settembre 1989 alla __________ la somma di fr. 100 000.¿ per

costituire il capitale sociale della ditta (doc. P nell'inc. OA.1998.652). Resta

il fatto però che l'11 settembre 1989 sono stati addebitati su due conti delle __________

anche due assegni di fr. 50 000.¿ ciascuno (doc. VI a VIII nell'inc. OA.1998.652). E che

l'importo depositato per la costituzione della ditta fosse proprio quello

proveniente dal suo conto l'appellante non ha dimostrato.

Si

aggiunga che, avesse pur messo a disposizione personalmente il denaro per la

costituzione della società, l'attore ancora non avrebbe dimostrato di esserne stato

davvero il proprietario. Il notaio __________, che ha rogato l'atto di fondazione

della ditta, ha dichiarato che la __________ ha sottoscritto le azioni delle __________

per conto del convenuto AO 1 o delle __________ (act. VII, pag. 1 in basso;

doc. IV e 18 nell'inc. OA.1998.652). AO 1 ha prodotto inoltre l'originale di un

contratto fiduciario tra la __________ e ¿un client de M. __________ ¿ in virtù del

quale la prima avrebbe sottoscritto in proprio nome, ma per conto del cliente,

98.

azioni delle __________ con obbligo di consegnarle poi al cliente a

iscrizione avvenuta. E il contratto è stato firmato dall'avv. __________ ¿per

conto del portatore del presente esemplare originale¿ (doc. 4 nell'inc. OA.1999.849).

L'appellante

obietta che il notaio non ha saputo indicare chi fosse il fiduciante della

società, ma non spiega come mai il contratto fiduciario fosse nelle mani della

controparte (me­moriale, pag. 17) e nemmeno in che modo le azioni siano finite

alla __________, dalla quale egli le ha acquistate il 30 agosto 1995 (doc. 5

nell'inc. OA.1998.652). Agli atti figura invece un contratto del

28.

luglio

1995.

in virtù del quale AO 1 ha ceduto fiduciariamente il pacchetto azionario

delle __________ alla __________ (doc. 3 nell'inc. OA.1998.652), che gli appartiene

(doc. IX nell'inc. OA.1998.652; doc. 7 nell'inc. OA.1999.849). Oltre a ciò, non

è dato a divedere, né l'appellante illustra, perché egli avrebbe poi acquistato

dalla __________ il pacchetto azionario di una società che già gli apparteneva

fin dalla costituzione. Ne segue che la tesi dell'attore non solo manca di

prove, ma contrasta perfino con le argomentazioni dell'attore stesso.

6.

L'attore fa valere di avere realmente pagato il 21 settembre 1995 fr.

350.

000.¿ alla __________ per l'acquisto del pacchetto

azionario delle __________, come risulterebbe dalla lettera inviatagli

da AO 2 il 20 giugno 1996. Ribadisce che, contrariamente all'opinione del

Pretore, gli averi da lui prelevati dal suo conto presso la __________ erano fondi

propri, per quanto il conto fosse garantito dalle __________ (memoriale, punto

3, 9 e 16). I convenuti, da parte loro, negano ogni movimentazione di denaro o

titoli. Quanto al Pretore, egli ha ritenuto superfluo esprimersi sul pagamento,

rilevando che in ogni modo l'attore ha poi retrocesso il pacchetto azionario a AO

1, come attesta la nota dichiarazione senza data (doc. 9 nell'inc. OA.1998.652),

e che l'attore non ha dimostrato la provenienza dei fondi depositati sul suo

conto, mentre la circostanza che il conto fosse garantito mediante fideiussione

solidale dalle __________ conferma una volta di più la natura fiduciaria dell'operazione

(sen­tenza impugnata, pag. 8 verso il basso).

Dagli

atti risulta che l'attore ha effettivamente ritirato il 21 settem­bre 1995 da

un conto a suo nome garantito da fideiussione solidale delle __________ presso la __________ la som­ma di fr. 350 000.¿ (doc. X e XI nell'inc. OA.1998.652),

indicando alla banca come riferimento ¿pag. a __________, __________¿ (doc. R

nell'inc. OA.1999.652), e che l'indomani egli ha dichiarato l'acquisto delle

azioni all'Ufficio circondariale di tassazione di __________ (doc. G e H

nell'inc. OA.1999.849). Che la __________ abbia ricevuto l'importo non risulta

da prove dirette. La lettera scritta il 20 giugno 1996 da AO 2 prova tuttavia

che questi custodiva una ¿di­chia­razione di ricevuta dell'importo di fr. 350 000.¿ relativa

all'acquisto del pacchetto azionario¿ (doc. D nell'inc. OA.1998.652). E nel

fascicolo processuale si trova infatti una ricevuta senza data nella quale la __________

dichiarava di avere ricevuto dall'attore fr. 350 000.¿ per l'acquisto del

pacchetto azionario delle __________ (doc. 6a nell'inc. OA.1998.652).

Non è

chiaro invece perché l'attore abbia assunto il rischio di prelevare una tale

cifra in contanti anziché far eseguire direttamente il versamento dall'istituto

bancario. Non per ragioni di urgenza, il pagamento dovendo avvenire entro il 31

ottobre 1995 (doc. 5 punto 3 nell'inc. OA.1998.652), né per motivi fiscali, l'operazione

essendo stata regolarmente dichiarata (doc. 5 nell'inc. OA.1998.652, doc. G e H

nell'inc. OA.1999.849). Quanto alla fideiussione del conto da parte delle __________,

essa conferma gli stretti rapporti che intercorrevano fra l'appellante e le

società facenti capo a AO 1 e ai di lui familiari (doc. DD nell'inc. OA.1999.849).

Ad ogni modo, si volesse pur concludere che l'importo di fr. 350 000.¿ sia

davvero giunto alla __________, rimane la circostanza che secondo il Pretore l'appellante

ha poi retrocesso l'intero pacchetto azionario a AO 1. Tale accertamento, che

come si vedrà oltre resiste alla critica, rende inutile dilungarsi sulla

questione.

7.

A

dire dell'appellante la dichiarazione senza data (doc. 9a nell'inc. OA.1998.652)

è stata probabilmente confezionata dopo l'avvio delle cause usando un foglio da

lui firmato in bianco nel 1990 ¿per l'iscrizione a Registro fondiario del

diritto di prelazione a favore di AO 1¿ (memoriale, punto 8). Tant'è ¿ egli

soggiunge ¿ che di quel documento non v'è cenno nella nota lettera del 20

giugno 1996 scritta da AO 2, per tacere del fatto che esso non indica il prezzo

della presunta retrocessione, per la quale del resto AO 1 ha ammesso di non

avere versato nulla.

Che la

firma sul predetto documento senza data sia autentica è riconosciuto dall'attore

(interrogatorio formale: act. XVII, risposta n. 2 nell'inc. OA.1999.849). Che

l'atto sia stato abusivamente confezionato adoperando un foglio da lui firmato

in bianco nel 1990 per l'iscrizione nel registro fondiario di un diritto di

prelazione in favore di AO 1 non risulta invece plausibile. Certo, l'attore ricorda

che il 22 novembre 1990 è stato iscritto sulla particella n. 2129 RFD di __________

un diritto di prelazione in favore di AO 1, ma in realtà a beneficio di lui poiché

allora egli non adempiva i requisiti della LAFE (act. XVIII, conclusioni pag. 8

in alto). Che la firma in bianco sia stata rilasciata in quel contesto non è

tuttavia verosimile. Come ha rilevato il Pretore, nel 1990 le __________ non erano

ancora proprietà di AO 1 né delle __________ (v. anche sopra, consid. 5),

diretti interessati all'acquisto della particella sulla quale si trovava lo

stabilimento aziendale. Per di più, sarebbe toccato se mai a AO 1 rilasciare

una ¿firma in bianco¿ per garantire una cessione del diritto di prelazione

all'attore. Senza dimenticare che il patto di prelazione prevede unicamente la cessione

del diritto a __________, madre del beneficiario (doc. 5, punto 4 nell'inc. OA.1999.849),

clausola che non si spiegherebbe se il diritto fosse stato pattuito per conto

dell'attore.

Quanto

alla lettera del 20 giugno 1996 inviata all'attore da AO 2, essa in realtà

allude a una ¿dichiarazione di ricevuta del pacchetto azionario¿ (doc. 10

nell'inc. OA.1998.652). E l'unico documento agli atti che risponda a tali

caratteristiche è la nota dichiarazione senza data (doc. 9a nell'inc. OA.1998.652).

L'assunto dei convenuti, secondo cui la dichiarazione è stata redatta in concomitanza

con la firma del contratto di compravendita da parte della __________, con la

firma della convenzione put and call da parte di AO 1 e con la firma della

ricevuta di pagamento rilasciata dalla stessa __________, senza movimentazione effettiva

di titoli o denaro (cfr. anche deposizione AO 2, act. VI nell'inc. OA.1999.849,

pag. 2 nel mezzo), è stato confermato inoltre dall'avv. __________, nel cui

ufficio sono stati siglati i documenti (act. VII nell'inc. OA.1999.849, pag. 4 a

metà). E l'aspetto della dichiarazione è simile a quello della ricevuta di pagamento rilasciata

dalla __________, anch'essa senza data (doc. 6 e 9a nell'inc. OA.1998.652). Che quella dichiarazione sia stata confezionata abusivamente,

approfittando di un foglio firmato in bianco dall'attore per altri scopi,

risulta quindi

un'asserzione

destituita di prove.

8.

Nell'appello

l'attore critica anche l'interpretazione che il Pretore ha dato alla lettera scritta

il 20 giugno 1996 da AO 2 (memoriale, punto 6). Per il primo giudice, fosse

stato realmente l'attore il proprietario delle azioni, il fiduciario gli avrebbe

comunicato in quella lettera di avere depositato i vari documenti ¿a suo favore¿,

non ¿a favore del cliente¿, e avrebbe designato il contratto put and

call come tale, non come contratto ¿fiduciario¿ (doc. 10 nell'inc. OA.1998.652).

Il Pretore ha rilevato inoltre che in una sua lettera del 28 agosto 1998 a AO 2

l'attore definiva AO 1 come

¿il suo cliente¿ (doc. G nell'inc. OA.1998.652), dimostrando

di sapere che il cliente era proprio AO 1, mentre non risulta che l'attore abbia

reagito alla lettera del 20 giugno 1996 (sentenza impugnata, pag. 7). L'appellante

contesta che alla sua lettera del 28 agosto 1998 possa essere attribuito un

simile significato, lo scritto essendo destinato unicamente a ottenere la

restituzione del pacchetto azionario detenuto dal fiduciario. Sta di fatto però

che in un'altra lettera del 28 agosto 1998 a AO 2 egli ha designato AO 1 una

volta di più come ¿il suo cliente¿ (doc. F nell'inc. OA.1998.652). A prescindere

da ciò, poi, la lettera scritta da AO 2 il 20 giugno 1996 lascia intendere

senza equivoco che le azioni e i documenti erano sì depositati presso il

fiduciario, ma non per conto dell'attore. Anche su questo punto l'appello manca

perciò di consistenza.

9.

A

sostegno del suo diritto di proprietà l'appellante rammenta poi di essere stato

convocato e di avere partecipato ¿ contrariamente a AO 1 ¿ alle assemblee generali

delle __________, in particolare di avere presenziato a quella del 18 ottobre

1995.

durante la quale è stato deliberato l'acquisto della particella n. 2129

RFD di __________. Addirittura, egli sottolinea, lo stesso presidente del consiglio

di amministrazione AO 2 si è rivolto a lui per sapere come procedere in vista

della compravendita (memoriale, punti 10 e 11 lett. a¿d). Il Pretore, da parte

sua, ha reputato impossibile determinare in che veste l'attore abbia

partecipato alle assemblee, mancando i relativi verbali e non potendosi

escludere che l'attore ricevesse le convocazioni ¿c/o __________¿ per conto di AO

1, di cui era l'uomo di fiducia e per cui aveva curato le trattative riguardanti

l'acquisto dell'immobile a __________. Quanto al fatto che l'attore portasse

personalmente le azioni alle assemblee generali per esibirle, ciò non risultava

provato (sentenza impugnata, pag. 9).

L'appellante

rimprovera al Pretore di avere respinto la sua domanda di edizione volta a far

produrre i verbali delle assemblee generali, salvo rilevare poi la mancanza di

tali documenti ai fini del giudizio (sentenza impugnata, pag. 9 lett. b). Nell'appello

però egli non chiede l'assunzione dei documenti rifiutati dal Pretore (art. 322

lett. b CPC), di modo che la doglianza cade nel vuoto. Quanto ai ripetuti addebiti

di parzialità mossi al primo giudice, essi si esauriscono in vana polemica e

non meritano riscontro. È vero invece che l'attore contesta di essere stato

l'uomo di fiducia di AO 1, ma dal fascicolo processuale emerge che i rapporti tra

i due erano di particolare intensità. Non erano circoscritti alle normali

relazioni di fiducia che intercorrono fra un dipendente e un datore di lavoro.

Basti pensare che l'attore si occupava dei contatti con il legale della società

non solo per le vertenze della ditta, ma anche per quelle che riguardavano AO 1

personalmente (deposizione dell'avv. __________, act. VII, nell'inc. OA.1999.849,

pag. 2 verso l'alto), mentre le __________ avevano garantito fino a concorrenza

di fr. 330 000.¿, mediante fideiussione, qualsiasi debito personale dell'attore

verso la __________ (doc. X e XI nell'inc. OA.1998.652). In circostanze

siffatte non si può seriamente negare che l'attore fosse, per AO 1, un uomo di fiducia.

10.

Per

l'attore non è provato che le __________ e le __________ fossero nelle mani

degli stessi azionisti, tanto meno pensando al fatto che nelle __________ il

convenuto AO 1 è solo un ¿nudo azionista di minoranza¿ (memoriale, punto 12 con

richiamo al punto 5). Ora, che AO 1 non detenga più di 297 azioni delle __________

da fr. 1000.¿ l'una, per di più gravate da usufrutto in favore della madre, è

pacifico. Non si deve dimenticare tuttavia che altre 700 azioni da fr. 1000.¿

l'una (su un totale di 1000) sono nelle mani di suoi familiari (doc. DD

nell'inc. OA.1999.849). Delle __________ inoltre AO 1 era ¿ ed è tuttora ¿ presidente

del consiglio di amministrazione. Non può quindi essere definito ¿nudo azionista

di minoranza¿. Se si considera poi che, come ha sottolineato il Pretore (sentenza

impugnata, pag. 11), le due società si occupano entrambe ¿ per scopo statutario

¿ della fabbricazione e del commercio

di costruzioni metalliche (doc. M nell'inc. OA.1998.652

e doc. C nell'inc. OA.1999.849), che la revisione della contabilità delle __________

avveniva negli uffici delle __________ sotto gli occhi di AO 1 e che le due

ditte intrattenevano un intenso scambio di attività (deposizione __________, act.

VII, nell'inc. OA.1999.849, pag. 7; doc. 6 nell'inc. OA.1999.849), si può

legittimamente dedurre che almeno per l'essenziale gli azionisti di una ditta

dovessero identificarsi con quelli dell'altra, né altrimenti si spiegherebbe il

contrario. Nemmeno l'appellante, per altro, tenta di adombrare una spiegazione

diversa.

11.

L'appellante

contesta che con la fondazione delle __________ si intendesse ¿creare una

società parallela alle __________, (¿) nelle mani di AO 1 ma non a lui esteriormente

riconducibile, così da poter partecipare con due società agli appalti delle

commesse per lavori di carpenteria ecc.¿ (sentenza impugnata, pag. 5 verso

l'alto). Egli argomenta che in ogni modo il suo nome era agevolmente riferibile

alle __________, di cui era direttore amministrativo e membro del consiglio di

amministrazione (memoriale, punto 13). Quest'ultimo rilievo sarà anche

pertinente, tuttavia l'accertamento del Pretore trova conforto nella

testimonianza dall'avv. __________, che è stato legale e membro del consiglio

di amministrazione delle __________ (act. XVI nell'inc. OA.1999.849, pag. 2). Certo,

l'avvocato __________ ha sentito parlare di società parallele, seppure in ¿tempi

non sospetti¿, dallo stesso AO 1, che è parte in causa (loc. cit.). Se non che,

l'avv. __________, il quale ha ro­gato l'atto di costituzione delle __________,

ha dichiarato a sua volta che lo scopo dell'operazione era quello ¿di favorire (¿)

le possibilità di ottenere degli appalti pubblici nel __________ agendo in

consorzio con le __________¿, senza far sapere chi stesse dietro la nuova

società (act. VII nell'inc. OA.1999.849 pag. 2 in basso e 3 in alto), come gli

era stato confidato anche dall'attore (loc. cit.). L'accertamento del primo

giudice è quindi in sintonia con gli atti.

Obietta

l'appellante che l'opinione del Pretore contraddice quanto ha affermato AO 2, ovvero

che ¿l'operazione è stata eseguita in un unico momento affinché si potesse

procedere all'acquisto della particella sulla quale sorgeva l'officina delle __________

perché l'Ufficio dei registri aveva fatto dei problemi nel senso che volevano

sapere chi era l'azionista che stava dietro la __________¿ (act. VI nell'inc.

OA.1999.849 pag. 3 verso l'alto). Così argomentando, l'appellante trascura nondimeno

che in quella testimonianza il fiduciario si riferiva all'operazione intervenuta

nel 1995 dopo la costituzione della società, consistente nella cessione del

pacchetto azionario dal convenuto AO 1 alla __________ e dalla medesima

all'attore, con simultanea firma della convenzione put and call e della

nota dichiarazione senza data (loc. cit., pag. 2 verso l'alto). Nel citato accertamento

del Pretore non si ravvisa dunque incongruenza di sorta, tanto meno ove si

consideri che l'operazione evocata da AO 2 mirava anch'essa a serbare anonimo

l'azionariato della nuova ditta.

12.

L'appellante

assevera che la deposizione dell'avv. __________ circa la natura fiduciaria

della compravendita intercorsa fra l'attore stesso e la __________, come pure della

convenzione put and call e della dichiarazione senza data

siglata da lui e AO 1 non è attendibile, poiché contraddice quanto lo stesso notaio

ha attestato, ossia che nell'ottobre del 1995 le azioni erano sue (memoriale,

punto 14). In realtà le cose stanno diversamente. Il notaio dott. __________ ha

rogato il 18 ottobre 1995 un atto di compraven­dita mediante il quale le __________

hanno acquistato la particella n. 2129 RFD di __________, sulla quale si trova

lo stabilimento della ditta. All'istanza di iscrizione nel registro fondiario

il notaio ha annesso una dichiarazione del 22 settembre 1995 in cui l'attore confermava di avere

acquistato con effetto dal 30 agosto 1995 ¿l'intero

pacchetto azionario¿ della società, consistente in 100 azioni al portatore da fr.

1000.

¿ l'una interamente liberate (doc. II richiamato nell'inc. OA.1999.849). Sentito

come testimone sotto giuramento, il notaio ha dichiarato nondimeno (act. VII

nell'inc. OA.1999.849, pag. 5 in alto):

(¿)

A mia scienza le azioni di __________

appartenevano a AO 1, questo mi è stato detto del dott. AO 2 a più riprese, il

quale mi ha anche mostrato una specie di libro dei soci tenuto ancorché le azioni

fossero al portatore. Tanto AP 1 quanto AO 2 mi dissero però che, per ragioni

di politica aziendale, non era opportuno che venisse reso pubblico che __________

e __________ si riconducessero allo stesso tipo di azionariato. Fu così che nacque

l'idea di intestare fiduciariamente a AP 1, che all'epoca era direttore di __________

e godeva di permesso di domicilio, il pacchetto azionario di __________. Io non

ebbi obiezioni da opporre a questa proposta che mi sembrò legittima. Come ho

già detto, si trattava infatti di acquisire dal profilo materiale una sede di impresa

per una società, il cui pacchetto era sicuramente e totalmente in mani

svizzere. Con queste premesse, mi parve irrilevante che le azioni potessero

ricondursi da un profilo formale a AP 1 invece che a AO 1 e viceversa. I documenti

di cui sopra erano appunto correlati con l'indicata operazione.

Il

notaio ha confermato altresì che nel suo studio erano stati firmati in sua

presenza la compravendita delle azioni fra la __________ e l'attore, la

ricevuta rilasciata dalla venditrice, la convenzione put and call e la

nota dichiarazione non datata. Da parte sua egli non ¿ebbe obiezioni da

opporre¿, ritenendo che ¿questa indicazione sulla proprietà del pacchetto

azionario delle __________ fosse irrilevante dal punto di vista

dell'autorizzazione o dell'obbligo di autorizzazione ai fini LAFE¿ (loc. cit.,

pag. 4 in basso).

Ciò

posto, non si può dire che l'operato del notaio sia un esempio di trasparenza.

Sta di fatto che come pubblico ufficiale egli non ha mai attestato la proprietà

dell'attore sul pacchetto azionario delle __________. Ha lasciato che lo stesso

attore affermasse tale circostanza ¿ come si è visto ¿ nella dichiarazione del

22.

settembre 1995 allegata all'istanza di iscrizione nel registro fondiario. Ai

fini dell'attuale giudizio poco giova sapere se la predetta compravendita fosse

soggetta all'obbligo di autorizzazione LAFE per la circostanza che il pacchetto

azionario delle __________ era fiduciariamente nelle mani di un cittadino italiano

domiciliato. Importa che, come ha affermato senza ambagi il testimone, le

azioni appartenevano in realtà a AO 1. L'appellante afferma apoditticamente che

il notaio è ¿stato costretto a raccontare queste bugie¿ da AO 2, ma non si

capisce ¿ né l'appellante spiega ¿ perché il legale avrebbe dovuto affrontare

il rischio di una falsa testimonianza (per di più sotto giuramento), con tutte

le conseguenze che ne sarebbero derivate sul piano professionale. Anche al proposito

l'appello denota perciò la sua inconsistenza.

13.

Soggiunge

l'appellante che AO 1 non ha dimostrato di avere esercitato il suo diritto di

opzione previsto nella convenzione put and call, né di

avere pagato il relativo prezzo, tant'è che il contratto non è mai stato

sottoposto all'Ufficio del bollo (memoriale, punti 17 e 18). I convenuti fanno

valere invece che la retrocessione del pacchetto azionario è attestata dalla

nota convenzione senza data, nella quale AO 1 ha dichiarato ¿di avere

ricevuto da AP 1 la totalità del pacchetto azionario di __________¿ e l'attore

¿di avere ricevuto da AO 1 la totalità del prezzo di cessione pattuito¿ (doc.

9a nell'inc. OA.1998.652). Che tale dichiarazione sia stata abusivamen­te confezionata

all'insaputa dell'attore non risulta (sopra, consid. 7). Certo, a parte tale dichiarazione

nulla comprova che AO 1 abbia davvero versato all'attore il corrispettivo per

la retrocessione dei titoli. Attenendosi ai soli dati fiscali, ci si potrebbe

finanche domandare dove egli abbia reperito i fondi necessari (doc. I

richiamato nell'inc. OA.1999.849). D'altro lato, però, anche il pagamento del

prezzo delle azioni da parte dell'attore era attestato unicamente da una

ricevuta senza data sottoscritta dalla __________ (doc. 6a nell'inc. OA.1998.652;

sopra, consid. 6). Che poi la retrocessione dei titoli, contrariamente all'acquisto

dei medesimi da parte dell'attore, non sia stata dichiarata all'Ufficio del

bollo si spiega con lo scopo dell'operazione, volta a celare lo stretto legame che

intercorreva tra le __________ e AO 1 o la di lui famiglia (sopra, consid. 11).

14.

L'attore

sottolinea infine di avere ¿ contrariamente a AO 1 ¿ regolarmente dichiarato al

fisco il pacchetto azionario delle __________, ciò che non avrebbe fatto se non

ne fosse stato proprietario (memoriale, punto 18). La

questione è che, come detto (consid. 6 e 12), scopo dell'operazione intervenuta

nel luglio-ottobre 1995 era di far sì che le __________ potessero operare senza

rendere noto il legame dell'azienda con AO 1 e la di lui famiglia. Sin dall'inizio,

ovvero sin dall'acquisto della particella n. 2129 RFD di __________, AO 1 ha

sottaciuto perciò la proprietà delle azioni, non rivelandola nemmeno alle

autorità tributarie (doc. I richiamato nell'inc. OA.1999.849). Che l'attore

abbia continuato a dichiarare al fisco la proprietà delle azioni anche dopo avere

promosso le due attuali cause (doc. H nell'inc. OA.1999.849) non è decisivo,

poco giovando il personale convincimento di lui. AO 1 però non ha mai dichiarato

alle autorità tributarie le azioni delle __________, neppure in tempi recenti

(doc. I richiamato nell'inc. OA.1999.849: elenco titoli 1999/2000 e 2001/2002).

Il caso va segnalato dunque alla Divisione delle contribuzioni giusta l'art. 185

cpv. 1 LT per accertamenti.

15.

Se ne

conclude che, in definitiva, l'attore non è riuscito a sovvertire la

presunzione di proprietà di cui beneficia AO 1 come possessore dei titoli (art.

930.

cpv. 1 CC). Quanto agli oneri del giudizio odierno, essi seguono la soccomben­za

(art. 148

cpv. 1

CPC), con obbligo per l'attore di rifondere a AO 2 e AO 1, che hanno formulato

osservazioni all'appello,

un'equa

indennità per ripetibili. A tal fine occorre far capo ¿ indicativamente ¿ alla

tariffa dell'Ordine degli avvocati (art. 150 CPC), la quale prevede che ¿in

qualsiasi pratica avente un valore determinato o determinabile¿ la retribuzione

del patrocinatore va calcolata in base al valore litigioso (art. 9 cpv. 1 e,

per i rimedi di diritto, art. 17 TOA).

a) Da

AO 2 l'attore esigeva la consegna di tre azioni detenute a titolo fiduciario

(le stesse rivendicate con l'ultimo atto di causa davanti al Pretore: art. 15

CPC), oltre che di documentazione ritenuta dal Pretore senza valore particolare.

Il valore litigioso complessivo stimato dal Pretore in fr. 100 000.¿ per 100

azioni non essendo contestato (sopra, consid. 1), il contenzioso nei confronti

di AO 2 aveva un valore litigioso di fr. 3000.¿. Il problema è che, applicando

a tale ammontare i soli art. 9 cpv. 1 e 17 TOA, si otterrebbe un risultato manifestamente

irrisorio per rapporto al lavoro svolto dalla legale (17 pagine di osservazioni

all'appello), anche applican­do

le aliquo­te massime previste dalle due norme (fr. 525.¿). L'indennità per ripetibili va determinata perciò tenendo conto anche

del criterio orario (art. 11 cpv. 1 con richiamo all'art. 10 TOA). Se poi si

considerano le spese presumibili e l'IVA, al convenuto non può ragionevolmente

assegnarsi un'indennità per ripetibili inferiore a fr. 1500.¿.

b) AO

1.

ha dovuto difendersi dalla rivendicazione di 97 azioni (le stesse formanti

oggetto dell'ultimo atto di causa da­vanti al Pretore: art. 15 CPC), per un

valore complessivo di fr. 97 000.¿. Applicando a quest'ultima somma, indicativamente, il

combinato disposto degli art. 9 cpv. 1 e 17 TOA (art. 150 CPC) sulla base di

aliquote medie si ottiene un risultato di fr. 3880.¿. Se poi si considerano le

spese presumibili e l'IVA, l'indennità spettante all'appellato può equamente

fissarsi in fr. 4400.¿. Con il suo memoriale di osservazioni AO 1 ha sostenuto

altresì, in qualità di interveniente accessorio, la posizione di AO 2. Per

principio tuttavia un interveniente accessorio non vince né soccombe, sicché

non può essere tenuto a corrispondere ripetibili, ma nemmeno può ricevere

indennità a tal fine (Rep. 1989 pag. 171 consid. 1.2, 1990 pag. 267; identico

principio vige sul piano federale: DTF 130 III 578 consid. 6). Nella

fattispecie, del resto, non si scorgono eccezioni che giustifichino una deroga

a tale principio: l'interveniente accessorio non ha assunto la causa in luogo

della parte assistita (Rep. 1989 pag. 171 in fondo), né invoca il principio

della causalità (Rep. 1990 pag. 268 in alto) o ragioni di equità (DTF 130 III

578.

consid. 6 in fine). A AO 1 vanno quindi attribuite ripetibili solo per la

sua veste di convenuto.

c) Per

quanto riguarda le ripetibili attribuite a AO 2 dal primo giudice (fr. 7500.¿),

l'attore fa notare che ancora nella sua lettera del 9 settembre 1998 lo stesso AO

2.

gli aveva sottaciuto di avere consegnato le azioni a AO 1 il 7 settembre

1998, inducendolo così a promuovere causa contro di lui. Se non che, dopo avere

appreso la circostanza dal memoriale di risposta avversario, l'attore ha mantenuto

invariate le sue richieste di giudizio. Per di più, la causa oggetto

dell'attuale giudizio non è un'azione possessoria, come egli pretende, bensì un'azione

civile ordinaria (art. 13 TOA). E ai fini delle ripetibili il Pretore si è

tenuto agevolmente nei limiti di retribuzione stabili dalla tariffa dell'Ordine

degli avvocati (art. 9 cpv. 1 TOA: dal 6 al 10% per un valore litigioso di fr. 100 000.¿: consid. 1), senza nemmeno

considerare l'IVA e le presumibili spese. Al riguardo non si scorge quindi

alcun abuso o eccesso del potere d'apprezzamento che compete al primo giudice

in tale materia (Rep. 1996 pag. 171).

Dispositivo

Per questi motivi,

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

pronuncia: 1. L'appello

è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

2. Gli oneri

processuali, consistenti in:

a)

tassa di giustizia unica fr. 2000.¿

b) spese fr.

50.¿

fr.

2050.¿

sono

posti a carico dell'appellante, che rifonderà a AO 1 fr. 4400.¿ e a AO 2 fr. 1500.¿

per ripetibili.

3. Intimazione:

¿ ;

¿ ;

¿ .

Comunicazione:

¿ Pretura

del Distretto di Lugano, sezione 1;

¿

Divisione delle contribuzioni, Ufficio procedure speciali, Bellinzona (consid.

14, dopo il passaggio in giudicato).

terzi implicati

Per la prima Camera civile del Tribunale d¿appello

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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