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Decisione

11.2003.153

Decreto di stralcio per perenzione processuale.

11 dicembre 2006Italiano10 min

Source ti.ch

Fatti

G. A. Bernasconi, presidente,

Giani e Lardelli

segretaria:

Verda, vicecancelliera

sedente per statuire nella causa OA.1999.183

(separazione) della Pretura della giurisdi­zione di Locarno Città promossa con petizione

del 28 dicembre 1999 da

AP 1 nata

(patrocinata dall' RA

1 )

Contro

AO 1

(patrocinato dall' RA

2 );

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione: 1. Se dev'essere accolto l'appello del 27 novembre

2003 presenta­to da AP 1 contro il decreto di stralcio emesso il 29 aprile 2003

dal Pretore della giurisdizione di Locarno Città;

2. Se

dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante

il 28 febbraio 2006;

3. Il

giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

in fatto: A. AO 1 (1947) e AP 1 (1947) si sono sposati a __________ il 7 settembre 1990. Dal matrimonio non sono

nati figli. Il 10 settembre 1999 la moglie ha chiesto al Pretore della

giurisdizione di Locarno Città il tentativo di conciliazione, postulando quello

stesso giorno misure provvisionali. Con decreto cautelare del 6 dicembre 1999 il

Pretore ha condannato AO 1 a versare per la moglie un contributo alimentare di fr. 1900.–

mensili e ha ordinato la restrizione della facoltà di disporre su alcuni immobili di lui (inc. DI.1999.241).

Un appello (“denuncia”) dell'11 gennaio 2000 presentato da AO 1 contro

tale decreto è stato dichiarato irricevibile da questa Camera con sentenza del

17 gennaio 2000 (inc. 11.2000.7). Su richiesta del marito, con decreto cautelare

del 23 agosto 2002 il Pretore ha poi ridotto il contributo provvisionale a fr.

1430.– men­sili retroattiva­mente dall'8 maggio 2001 (inc. DI.2001.84). Contro tale decreto AO 1 ha

presentato appello, salvo ritirarlo il 7 ottobre 2002, sicché il 15 ottobre 2002 questa Camera ha

stralciato la causa dai ruoli (inc. 11.2002.99).

B. Nel frattempo, il 28 dicembre 1999, AP 1 ha intentato azione di separazione,

postulando – previo conferimento dell'assistenza giudiziaria – un contributo alimentare in suo favore di

fr. 1900.– mensili indicizzati e la liquidazione del regime matrimoniale,

nel senso di vedersi assegnare metà del ricavo derivante dalla vendita dei fondi appartenenti al marito (inc. OA.1999.183).

Il Pretore ha intimato la petizione al

convenuto, fissandogli un ter­mine di 30 giorni per presentare la risposta e assegnandogli inoltre, il 10

aprile 2000, un termine fino al 16 maggio 2000 per munirsi di un legale. Il 9

maggio 2000 l'avv. RA 2 ha comunicato

al Pretore di avere assunto il patrocinio del convenuto e ha chiesto che al suo

cliente non fosse impartito l'ultimo termine di 10 giorni per la risposta,

dovendo egli ancora conferire con il legale della controparte. Il Pretore ha poi ammesso il 14 febbraio 2001 AP 1 al beneficio

dell'assistenza giudiziaria con

il gratuito patrocinio dell'avv. __________ e il 26

marzo 2001 ha tassato la nota professionale di quest'ultimo. Accertata la biennale inattività delle parti nella causa di merito, con

decreto del 29 aprile 2003 il Pretore ha infine stralciato l'azione dai ruoli,

senza prelevare spese né attribuire ripetibili.

C. Contro

il decreto appena citato AP 1 è insorta con un appello del 27 novembre 2003 per

ottenere l'annullamento dello stralcio e il ripristino delle “procedure OA.1999.183 e DI.2001.84” nello stato in cui si trovavano prima del

decreto. Con osservazioni del 9 gennaio 2004 AO 1 propone di respingere l'appello. Il 28 febbraio 2006 AP 1 ha sollecitato

il beneficio dell'assistenza giudiziaria consistente nell'eso­nero dal pagamento

delle spese giudiziarie.

Considerandi

in diritto: 1. L'appellante si duole

anzitutto che il Pretore abbia notificato il decreto di stralcio a lei direttamente,

anziché al proprio patrocinatore, sebbene il rapporto di rappresentanza fosse

noto. Essa sostiene di non avere capito la portata di simile decisione e reputa

che l'appello sia tempestivo, essendo stato introdotto dal suo avvocato nel termine

di venti giorni dal momento in cui questi ne è giunto a conoscenza.

a) A

ragione l'attrice lamenta che il decreto di stralcio è stato notificato

direttamente a lei e non al suo legale, quantunque noto al Pretore (si veda

anche l'indicazione sulla copertina dell'inc. OA.1999.183). L'art. 120 cpv. 4 CPC prevede in effetti che

se il destinatario ha un rappresentante, la notificazione dev'essere fatta a quest'ultimo (sul tema: Chiesa, Notificazione

di un atto di causa alla parte o al patrocinatore?, in: NRCP 2003 pag. 223

segg.). Contrariamente a quanto sembra evincersi dall'art. 124 cpv. 7 CPC,

tuttavia, una notifica irregolare non è di per sé nulla. Basta che non rechi

pregiudizio al destinatario (DTF 122 I 99 consid. 3a/aa, 113 Ib 298 consid. 2; Cocchi/Trezzini, CPC ticinese

massimato e commen­tato, Lugano 2000, pag. 360 nota 427), il quale deve poter impugnare

la decisione anche dopo la scadenza del termine, purché non differisca il ricorso a piacimento (DTF 129 II 234 consid.

3.

, 127 II 205 consid. 2c; FamPra.ch 2001 pag. 336). Il

precetto della buona fede e la sicurezza del diritto

esigono che egli agisca con tempestività, non appena otte­nute le

informazioni necessarie (DTF 119 IV 334 consid. 1c). Il termine per impugnare

una decisione notificata irregolarmente comincia a decorrere, in altre parole, al

momento in cui il destinatario ha potuto rendersi conto dell'irregolarità e presentare

ricorso, dando prova della diligenza richiesta dalle circostanze.

b) Nel

caso specifico l'avvocato dell'appellante dichiara di essere giunto a conoscenza

del decreto il 17 novembre 2003, allorché il legale della controparte gliene ha

trasmesso copia, e ha interposto appello il 27 novembre successivo. Stessero

così le cose, egli avrebbe reagito con tempestività. Resta il fatto però che il

decreto risale al 29 aprile 2003 e che il comportamento dell'attrice

non può certo definirsi solerte. Per di più, il convenuto pretende di avere

avuto un colloquio con il legale di lei proprio sul decreto di stralcio già

nell'estate del 2003 (osservazioni all'appello, pag. 2 in alto). Ciò premesso,

la tempestività dell'impugnazione desta seri dubbi. Dato nondimeno che, come si

vedrà in seguito, l'appello è destinato all'insuccesso, sul problema non giova

attardarsi oltre. Conviene dunque procedere senza indugio all'esame del rimedio

giuridico.

2.

Nel

Cantone Ticino un decreto di stralcio ha portata meramente dichiarativa. Non

può pertanto essere impugnato, tranne che sia litigiosa l'esistenza stessa del

motivo che ha posto ter­mine alla lite (RtiD I-2004 pag. 486 consid. 1 con

richiami). Nella fattispecie l'appellante ribadisce – appunto – che la

perenzione biennale non si è compiuta, sicché il Pretore non avrebbe dovuto

togliere la causa dai ruoli. La lite verte dunque sul motivo che avrebbe dovuto

porre fine al litigio. Ne segue che l'appello risulta ammissibile.

a) Il

giudice, udite le parti, stralcia la causa se una lite diventa senza oggetto o

priva di interesse giuridico (art. 351 cpv. 1 CPC). La mancanza d'interesse è

presunta se, nel corso di due anni consecutivi, nessuna delle parti ha compiuto

un atto processuale (art. 351 cpv. 2 CPC). La decorrenza dei due anni crea una

presunzione assoluta, irrefragabile (Cocchi/

Trezzini, op. cit., n. 12 ad art. 351), sicché il giudice procede allo

stralcio della causa d'ufficio. Il termine non decorre, per converso, ove il

processo rimanga sospeso giusta l'art. 107 CPC o le parti siano in attesa

dell'emanazione della sentenza (art. 351 cpv. 3 CPC).

b) Sostiene

l'appellante che in concreto la

causa di merito (separazione) era sospesa, poiché il Pretore doveva ancora decidere

la domanda del convenuto, il quale chiedeva di non vedersi assegnare il termine

dell'art. 169 cpv. 1 CPC per la presentazione della risposta. E siccome tale “atto andava compiuto d'ufficio dal giudice, l'omissione equivale a una sospensione

implicita del processo ai sensi dell'art. 107 CPC”.

L'assunto è infondato. Che il Pretore dovesse ancora impartire al convenuto il

termine di grazia per l'introduzione della risposta non fa dubbio. L'attesa di

una mera ordinanza non

inibiva però il decorso della perenzione

(Rep. 1994 pag. 252 consid. 2c; I CCA, sentenza inc. 11.2005.14

dell'11 febbraio 2005, consid. 3; Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 32 ad

art. 351 CPC). L'appellante invoca una sentenza emanata

il 14 ottobre 1997 da questa Camera (inc. 11.1997.142: massima in: Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 31 ad

art. 351 CPC), ma a torto. In quel caso il Pretore, pur non avendo sospeso la

causa, aveva nondimeno garantito alle parti che avrebbe

assegnato al convenuto il termine per la risposta non appena fosse stato

confezionato l'inventario della successione. Stralciando la causa dai ruoli, egli

aveva deluso così il legittimo affidamento dell'attore in tale assicurazione. Simile

eventualità è del tutto

estranea

alla fattispecie.

c) L'appellante

censura altresì che il Pretore abbia ritenuto quale ultimo atto di causa la tassazione

26.

marzo 2001 della nota professionale emessa dell'avv. __________, dimentican­do

che fra le parti pendeva anche il procedimento cautelare (inc. DI.2001.84), il

cui ultimo atto consiste nel decreto di stralcio emanato il 15 ottobre 2002 da

questa Camera. La critica è sprovvista di buon diritto.

Gli atti processuali eseguiti in sede cautelare non impediscono per vero la decorrenza

della perenzione della causa di

merito, i due procedimenti essendo del tutto distinti, non semplici fasi di una medesima causa (RtiD I-2005 pag. 736 n. 19c; I CCA, sentenza inc. 11.2005.14 dell'11

febbraio 2005, consid. 2a;

Cocchi/Trez­zini, op. cit., n. 10 ad art. 351 CPC; appendice

2000/2004, n. 40 ad art. 351 CPC). Poco importano dunque, nella fattispecie,

gli atti compiuti in sede cautelare, mentre il verbale del 7 novembre 1991 citato dall'appellante attestava solo l'intenzione dei coniugi di giungere a

una convenzione in vista di chiedere il divorzio

sulla base di un accordo completo. Non influiva, di conseguenza, sulla causa di

merito.

3.

Se ne

conclude che la sorte dell'appello, senza possibilità di esito favorevole, riesce

segnata. Gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1

CPC). Quanto alla richiesta dell'attrice intesa a ottenere l'esenzione dagli oneri processuali, essa andrebbe respinta, all'appello difettando sin dall'inizio ogni parvenza di buon

diritto (art. 14 cpv. 1 lett. a Lag). Si può comprendere ad ogni modo che, in

un estremo tentativo di salvare la litispendenza della causa di separazione (da

lei avviata), l'appellante abbia tentato la via del rimedio giuridico.

Considerate le ristrettezze finanziarie in cui versa, si può quindi prescindere

– eccezionalmente – dal prelevare tasse o spese (art. 148 cpv. 2 CPC). Al convenuto, che ha presentato osservazioni per il tramite di un

avvocato, si giustifica di riconoscere un'adeguata indennità per ripetibili,

commisurata alla stringatezza del memoriale.

Dispositivo

Per questi motivi,

pronuncia: 1. L'appello

è respinto e il decreto impugnato è confermato.

2. Non si riscuotono

tasse né spese. L'appellante

rifonderà alla controparte fr. 800.– per ripetibili.

3. La

richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

4. Intimazione

a:

– ;

– .

Comunicazione

alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

terzi implicati

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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