11.2007.193
Divorzio: coniuge affiliato a un istituto di previdenza estero. Contributo di mantenimento dopo il divorzio.
8 febbraio 2010Italiano37 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
11.2007.193
Data decisione, Autorità:
08.02.2010, ICCA
Ricorso:
TF,5A_197/2010, 23.11.2010
Titolo:
Divorzio: coniuge affiliato a un istituto di previdenza estero. Contributo di mantenimento dopo il divorzio.
MANTENIMENTO DELLA FAMIGLIA
PREVIDENZA PROFESSIONALE
art. 122 cpv. 1 CC
art. 124 CC
art. 125 CC
Incarto n.
11.2007.193
Lugano
8 febbraio
2010/rs
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
La prima Camera civile del Tribunale
d'appello
composta dei giudici:
G. A. Bernasconi, presidente,
Giani ed Ermotti
segretario:
Pontarolo, vicecancelliere
sedente per statuire nella causa OA.2005.47 (divorzio su richiesta
unilaterale, poi su richiesta comune con accordo parziale) della Pretura della
giurisdizione di Locarno Campagna promossa con petizione del 31 marzo 2005 da
AO 1
(patrocinato dall' PA 2 )
contro
AP 1
(patrocinata dall' PA 1 );
esaminati gli atti,
posti i seguenti
punti
di questione: 1. Se dev'essere accolto
l'appello del 17 dicembre 2007 presentato da AP 1contro la sentenza emessa il
20 novembre 2007 dal Pretore della
giurisdizione di Locarno Campagna;
2. Se
dev'essere accolto l'appello adesivo presentato il 6 febbraio 2008 da AO 1
contro la medesima sentenza;
3. Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. AO 1 (1967) e AP 1 (1963), divorziata, si sono sposati a __________
il 25 agosto 2000. A quel momento essi avevano già una figlia, J__________,
nata il 10 giugno 2000. I coniugi vivono separati dall'ottobre del 2001, quando
su ordine del Tribunale distrettuale di Sargans il marito ha lasciato l'abitazione
coniugale di __________per trasferirsi a __________. AO 1, già alle dipendenze
della __________ Bank di __________, lavora per la __________ AG di __________
come gestore patrimoniale. La moglie si è trasferita in Ticino nel giugno del 2003.
Prima ha lavorato a metà tempo per la __________ SA di __________, poi è
passata alla __________ SA di __________ come impiegata d'ufficio.
B. In seguito
a un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale
presentata da AP 1 il 31
ottobre 2001, con sentenza del 22 febbraio 2002 il Tribunale distrettuale di Sargans
ha condannato AO 1 a versare un contributo alimentare per la moglie di fr.
2773.– mensili fino al 31 maggio 2002 e
di fr. 2610.– mensili in seguito, oltre a uno per la figlia J__________
di fr. 1000.– mensili più gli assegni familiari. Adito da AP 1, con
sentenza del 13 agosto 2002 il Tribunale cantonale di San Gallo ha
aumentato il contributo alimentare in favore di lei a
fr.
3500.– mensili dal 1° ottobre 2001.
C. Il
31 marzo 2005 AO 1 ha introdotto azione di divorzio unilaterale davanti al
Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna, proponendo in esito allo
scioglimento del matrimonio l'affidamento della figlia alla madre (riservato il
diritto di visita paterno) e offrendo per J__________ un contributo alimentare
scalare in dipendenza delle fasce d'età. Nella sua risposta del 25 maggio 2005 AP
1 ha aderito al principio del divorzio, all'affidamento della figlia e al
diritto di visita paterno, ma ha postulato un contributo alimentare per sé di
fr. 3000.– mensili fino al 31 luglio 2016 e uno per la figlia di fr. 1750.–
mensili (assegno familiare compreso), come pure la condanna del marito a versarle
fr. 801.50 in liquidazione del regime dei beni e la metà della prestazione
di libero passaggio accumulata in costanza di matrimonio.
D. Il
Segretario assessore ha ordinato il 27 maggio 2005, in luogo e vece del
Pretore, la trattazione della causa nelle forme del divorzio su richiesta
comune con accordo parziale e il 23 settembre 2005 ha sentito i coniugi,
accertando la loro volontà di sciogliere il matrimonio. Avendo demandato al giudice la decisione sugli effetti del divorzio
rimasti litigiosi, costoro si sono visti assegnare il periodo bimestrale di riflessione
sull'intesa raggiunta. All'attore è poi stato fissato un termine di 20 giorni
per esprimersi sulle conclusioni della convenuta. Con “replica” del 3 ottobre 2005 AO 1 ha
riaffermato le sue domande, opponendosi a quelle della moglie. Nella sua “duplica” del 26 ottobre 2005, AP 1 ha ribadito la propria posizione,
aumentando la richiesta di contributo alimentare per sé a fr. 5000.– mensili.
E. Il
14 novembre e il 6 dicembre 2005 i coniugi hanno
confermato la volontà di divorziare e di demandare al giudice la decisione
sugli effetti del divorzio rimasti litigiosi. L'udienza sui punti contestati si
è tenuta il 22 marzo 2006 e l'istruttoria, iniziata quello stesso giorno, si è
chiusa il 31 maggio 2007. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato,
limitandosi a conclusioni scritte. Nel proprio memoriale, del 31 agosto 2007, AA
1 ha ribadito la sua posizione, non opponendosi al riparto degli averi pensionistici,
ma chiedendo che nel caso in cui un fosse obbligato a versare un contributo
alimentare per la moglie, quello per la figlia fosse ridotto a fr. 1000.–
mensili e non si procedesse al riparto degli averi pensionistici. Nel suo
allegato del 31 agosto 2007 AO 2 ha riaffermato le proprie domande.
F. Statuendo
con sentenza del 20 novembre 2007, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha
affidato la figlia alla madre (riservato il diritto di visita paterno), ha
obbligato AO 1 a versare un contributo alimentare indicizzato per la moglie di
fr. 1880.– mensili fino al 30 giugno 2016, oltre a uno per la figlia di
fr. 1655.– mensili fino al 30 giugno 2012, di fr. 1890.– mensili fino al
30 giugno 2016 e di fr. 2050.– mensili fino al 30 giugno 2018 (assegni
familiari compresi), ordinando il trasferimento dalla cassa pensione del marito
a quella della moglie di fr. 55
988.90. Le altre richieste sono state respinte. La
tassa di giustizia e le spese, di complessivi di fr. 4050.–, sono state
addebitate alle parti in ragione di un mezzo ciascuno, compensate le ripetibili.
G. Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorta con un appello del 17
dicembre 2007 per ottenere l'aumento del contributo alimentare in suo favore a
fr. 2790.– mensili fino al pensionamento e del capitale da trasferire alla sua
cassa pensione a fr. 153 493.15, riformando in tal senso il giudizio impugnato. Nelle sue
osservazioni del 6 febbraio 2008 AO 1 conclude per la reiezione dell'appello e con appello adesivo chiede di sopprimere il contributo di mantenimento per la moglie, come pure di ridurre quello per la figlia a fr. 827.50 mensili fino al 13° compleanno, a fr. 945.– mensili fino al 16°
compleanno e a fr. 1025.–
mensili fino alla maggiore età. Con osservazioni dell'11 aprile 2008 AP 1 postula
il rigetto dell'appello adesivo.
H. Accertato
che la documentazione sull'avere previdenziale di AP 1 era ambigua, con
ordinanza del 12 ottobre 2009 il giudice delegato di questa Camera ha assegnato
all'assicurata un termine di 10 giorni per presentare una dichiarazione di __________
con l'indicazione esatta della prestazione calcolata per la durata del
matrimonio secondo le disposizioni della legge 17 dicembre 1993 sul libero passaggio,
precisando inoltre perché sulle attestazioni presentate figurassero due importi
diversi. Sulla documentazione presentata AO 1 ha avuto modo di esprimersi.
in diritto: 1. Litigiosi
rimangono, in appello, il riparto degli averi pensionistici, il contributo
alimentare per la moglie e il contributo alimentare per la figlia. Il resto è
passato in giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD
II-2004 pag. 576 consid. 1).
Fatti
I. Sull'appello
principale
2. Le
questioni legate al riparto delle prestazioni d'uscita in materia di “secondo pilastro”, come quelle relative alla liquidazione del regime dei beni, vanno
esaminate prima delle eventuali controversie sui contributi di mantenimento
(DTF 129 III 9 consid. 3.1.2; RtiD II-2004 pag. 577 consid. 4). Per quanto
riguarda
l'eventuale verificarsi di un caso di previdenza e l'ammontare delle
prestazioni d'uscita, il diritto federale prevede l'applicazione del principio
inquisitorio (DTF 129 III 486 consid. 3.3).
a) Il
Pretore ha suddiviso a metà gli averi pensionistici maturati dai coniugi
durante il matrimonio, non ravvisando motivi che inducessero a una diversa
chiave di riparto (art. 123 cpv. 2 CC). Ciò posto, egli ha accertato la
prestazione d'uscita del marito in fr. 158 133.40
e quella della moglie in fr. 46 155.65. Ne
ha desunto che a quest'ultima spettasse, in definitiva, un mezzo di fr. 111 977.75 (fr. 158 133.40
./. fr. 46 155.65), ovvero fr. 55 988.90. L'interessata
eccepisce nell'appello che, contrariamente all'opinione del primo giudice, la
sua prestazione d'uscita non eccede fr. 9280.50, sicché l'importo che la cassa
pensioni del marito deve versare al suo istituto di previdenza ammonta a
fr. 153 493.15.
b) Il
Pretore ha ritenuto, nella fattispecie, di poter ordinare il trasferimento di una cifra da una cassa
pensione all'altra nonostante il disaccordo degli assicurati. A torto. Per quel che riguarda l'ammontare dei crediti reciproci (art. 122
cpv. 2 CC) l'art. 142 cpv. 1 CC prevede che, dandosi mancata intesa, il giudice si limita a fissare la percentuale
della prestazione d'uscita spettante a ogni coniuge (RtiD II-2004 pag. 580 consid.
3c). In concreto il marito contestava finanche la
possibilità di suddividere le prestazioni. Il primo giudice avrebbe dovuto, dunque, limitarsi a fissare la percentuale del vicendevole riparto e trasmettere gli atti “al giudice competente secondo la legge del 17
dicembre 1993 sul libero passaggio” (art. 142 cpv. 2 CC), ovvero – nel Ticino –
al Tribunale cantonale delle assicurazioni (art. 25a
cpv. 1 LFLP combinato con l'art. 73 cpv. 1 LPP, art. 8 cpv. 1 LALPP), solo
competente per stabilire gli importi vincolanti nei confronti degli istituti di
previdenza (cfr. RtiD II-2004 pag. 580 consid. 3c; DTF 133 V 150 consid.
5.3.3).
c) Resta
il fatto che la legge federale sul libero passaggio si applica solo a istituti
svizzeri, mentre la fondazione per la previdenza del personale del __________ (Liechtenstein)
ha sede a __________. In simili circostanze la suddivisione delle prestazioni
d'uscita non poteva essere decisa sulla base dell'art. 122 CC, ma occorreva
fissare un'indennità in conformità all'art. 124 CC (sentenze del Tribunale
federale 5A_623/2007 del 4 febbraio 2008, consid. 2 con riferimenti in:
FamPra.ch 2008 pag. 387;5A_83/2008 del 28 aprile 2008, consid. 3.3; cfr. anche Sutter/Freiburghaus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 25 alle note introduttive
degli art. 122-124/141-142 CC; Geiser,
Berufliche Vorsorge im neuen Scheidungsrecht, in: Hausheer [curatore], Vom alten
zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 92 n. 2.99; Schneider/Bruchez, La prévoyance
professionnelle et le divorce in: Paquier/Jaquier [curatori], Le nouveau droit
du divorce, Losanna 2000, pag. 217 e 241). Trasmettere gli atti al
Tribunale cantonale delle assicurazioni sarebbe quindi inutile. Anzi, in casi
del genere quel Tribunale rifiuterebbe il riparto delle prestazioni d'uscita e
rinvierebbe l'incarto al giudice civile (TCAss, sentenza inc. 34.2008.19 del 9
giugno 2008, consid. 6.2 e 7.2). E siccome nemmeno l'attore assevera
che in concreto il riparto delle prestazioni sarebbe ingiustificato (nel senso
dell'art. 123 cpv. 2 CC), la convenuta ha diritto a un'“indennità adeguata” secondo
l'art. 124 cpv. 1 CC.
3. Ove
le pretese in materia di previdenza professionale acquisite durante il matrimonio
non possano essere divise, l'art. 124 cpv. 1 CC dispone che il titolare delle
pretese deve al coniuge “un'adeguata indennità”. Questa va determinata secondo
criteri equitativi (art. 4 CC) in base alla prestazione d'uscita acquisita
durante il matrimonio, tenuto conto della situazione economica complessiva dei
coniugi e dei loro bisogni previdenziali, segnatamente dopo lo scioglimento del
regime dei beni (DTF 133 III 404 consid. 3.2 con riferimenti). Nulla osta a
che, così facendo, il tribunale proceda in due tempi, prima calcolando
l'ammontare delle prestazioni d'uscita e poi valutando le effettive esigenze
previdenziali delle parti (sentenza del Tribunale federale 5C_725/2008 del 6
agosto 2009, consid. 5.3.1). Fra i criteri da ponderare si annovera, in specie,
la durata del matrimonio, l'età, le condizioni economiche e i bisogni
previdenziali delle parti, come pure l'ammontare della liquidazione del regime
dei beni, mentre l'eventuale colpa nella disunione non ha alcuna importanza
(FF 1996 I 115 in fondo; SJ 2003 pag. 63).
a) In
concreto la prestazione d'uscita maturata dall'attore durante il matrimonio
ammonta pacificamente a fr. 158 133.40.
Per quanto concerne l'avere della convenuta, depositato al momento in cui ha
statuito il Pretore su un conto di libero passaggio presso la Banca __________
di __________, il primo giudice si è fondato sulla documentazione fornita da __________,
dalla quale risulta che il 1° marzo 2007 quella prestazione ammontava a fr. 82 618.20 (doc. 26). Da tale importo il
Pretore ha dedotto complessivi fr. 30 441.40 accumulati prima del matrimonio, gli interessi prodotti da
quest'ultimo capitale fino al divorzio (fr. 6801.15 complessivi) e ulteriori
fr. 780.–, onde una prestazione
d'uscita di fr. 46 155.65. L'appellante obietta che in realtà la sua
prestazione d'uscita è di soli fr. 9280.50, poiché il suo avere previdenziale
complessivo assommava non a fr. 82 618.20, bensì a soli fr. 41 309.10,
ovvero la metà di quello considerato dal primo giudice.
b) Dall'istruttoria
condotta in appello risulta che, in effetti, dal 31 dicembre 2006 la __________
ha conteggiato due volte, per un errore del suo sistema informatico, l'avere
pensionistico di AP 1, dichiarando per finire complessivi fr. 82 532.30 (interessi compresi). Sollecitato da questa Camera, l'istituto ha
confermato che il reale avere di cassa pensione acquisito dall'interessata
ammontava il 1° marzo 2007 a fr. 41 309.10
(dichiarazione del 7 dicembre 2009), non a
fr.
82 618.20. Il grossolano sbaglio dell'istituto non manca invero di lasciare perplessi,
ma ai fini del giudizio non rimane che fondarsi sul
dato rettificato (fr. 41 223.20, più interessi per fr. 85.90). Tenuto conto che l'avere
accumulato prima del matrimonio (complessivi fr. 30 441.40) e che gli interessi prodotti da quel
capitale fino al divorzio (complessivi fr. 6801.15) non sono contestati, la prestazione d'uscita da
suddividere con il marito ammonta così a fr. 4067.30, cui occorre aggiungere
l'importo (anch'esso pacifico) di fr. 780.– maturati presso la __________, per
complessivi fr. 4847.30.
c) Per
quanto concerne la situazione dei coniugi, nella fattispecie la
vita in comune è stata breve: sposatisi nell'agosto del
2000, essi si sono separati di fatto già nell'ottobre del 2001. In merito alla
loro situazione economica, come si vedrà in appresso il
reddito del marito ascende a fr. 10 510.– mensili a fronte di un fabbisogno minimo
di fr. 6245.10 mensili. Non consta – né è preteso – che egli disponga di
apprezzabile sostanza. Quanto alla convenuta, dopo la separazione di fatto essa
ha quasi sempre lavorato al 50%, guadagnando fr. 2210.– mensili. Essa
possiede la proprietà per piani n. 6182 (particella n. 99 RFD di __________),
la particella n. 1984 di __________ e due terreni nel __________. Come si dirà oltre,
tale sostanza può fruttarle fr. 695.– mensili. Nessun
capitale è stato assegnato all'uno o all'altro in liquidazione del regime dei
beni e nulla è dato di sapere sulla situazione dei coniugi dopo il pensionamento
ordinario.
d) Ciò
premesso, rispetto all'attore, i cui bisogni di previdenza appaiono assicurati,
la convenuta avrà probabilmente lacune pensionistiche quand'anche nel 2016 (al momento in cui la
figlia J__________ avrà compiuto 16 anni: DTF 110 II 10
consid. 3c e 11 consid. 5a; SJ 116/1994 pag. 91)
estendesse l'attività lucrativa al 100% fino al pensionamento ordinario (2025).
Certo, essa è proprietaria di immobili, ma a supporre che il futuro
economico le sia assicurato dal reddito di tale sostanza,
ciò non basterebbe per escludere una suddivisione delle prestazioni d'uscita (sentenza
del Tribunale federale 5C.49/2006 del 24 agosto 2006, consid. 3.3). Tutto sommato,
in ultima analisi non sussistono ragioni per scostarsi da una chiave di riparto
a metà. L'adeguata indennità sulla base dell'art. 124 cpv. 1 CC va fissata
quindi in fr. 76 643.05 (fr. 158 133.40 ./. fr. 4847.30 : 2).
e) Quanto
alle modalità di versamento, AO 1 non possiede sostanza apprezzabile. La Personalvorsorgestiftung __________ (Liechtenstein) di __________ ha
espressamente confermato tuttavia di essere disponibile a trasmettere una determinata
somma di denaro all'istituto previdenziale svizzero di AP 1 (doc. DD). Conviene prevedere pertanto che l'“indennità adeguata”
dell'art. 124 CC sia corrisposta da AO 1 sotto forma di pagamento da parte del
suo istituto previdenziale estero in favore dell'istituto previdenziale
svizzero della moglie (modalità esplicitamente evocata da Schneider/Bruchez, op. cit., pag. 217 in fine).
4. L'appellante
chiede che il contributo alimentare per sé sia aumentato a fr. 2790.– mensili fino
al pensionamento. Nella sentenza impugnata il Pretore, stimato il tenore di
vita raggiunto dalla moglie prima del matrimonio in fr. 5000.– mensili (pari
allo stipendio da lei percepito prima della nascita della figlia), ha imposto
al marito di garantirle tale reddito. Egli ha accertato inoltre le entrate di
lei in fr. 2210.– mensili, escludendo la possibilità di aumentare il grado di
occupazione del 50%, la figlia non avendo ancora 16 anni. A tale introito il
primo giudice ha aggiunto il reddito della sostanza, di fr. 910.– mensili (fr.
695.– come reddito ipotetico dalla locazione dell'appartamento
a __________ e fr. 215.– mensili come reddito ipotetico dalla locazione del
rustico a __________), per complessivi fr. 3120.–
mensili. Egli ha quindi posto a carico di AO 1 un contributo alimentare di fr.
1880.– mensili fino al 30 giugno 2016.
Secondo
l'appellante per determinare il tenore di vita da lei raggiunto prima del matrimonio
occorre considerare non solo il reddito di fr. 5000.– mensili, ma anche il
reddito ipotetico della sostanza da lei posseduta prima di sposarsi, sicché il suo livello di vita ascende a complessivi
fr. 5910.– mensili. E siccome essa guadagna solo fr. 2210.– mensili, ai quali
si aggiungono fr. 910.– mensili quale reddito della sostanza, le va
riconosciuto un contributo alimentare di fr. 2790.– mensili. A suo avviso poi “il calcolo del reddito della sostanza
è inutile, poiché esso esisteva già al momento del matrimonio e quindi si
annulla perché va aggiunto alla capacità di reddito”. Ove ciò non fosse il caso, essa contesta la possibilità di
appigionare l'appartamento di __________ siccome gravato da un diritto di
abitazione in favore del suo primo marito, mentre per le sue caratteristiche il
rustico di __________ non può essere locato tutto l'anno. Essa rileva infine
che l'eventuale reddito non è superiore al 5% della locazione.
a) I
criteri per la fissazione di un contributo alimentare sulla base dell'art. 125
CC sono già stati riassunti dal Pretore (sentenza impugnata, consid. 8) e
diffusamente illustrati da questa Camera (RtiD II-2004 pag. 580 consid. 4a e 4b
con riferimenti). Non giova di conseguenza ripetersi. Quanto alla durata del
matrimonio, ove esso sia stato di breve durata (meno di cinque anni) fa stato
il tenore di vita avuto dal coniuge richiedente prima di sposarsi. Se dal
matrimonio sono nati figli, nondimeno, il coniuge richiedente ha diritto
di conservare – per principio – il tenore di vita raggiunto
durante la comunione domestica (DTF 135 III 61 consid.
4.1 con riferimenti; v. anche DTF 134 III 146 consid. 4).
b) In
concreto il Pretore si è dipartito da un tenore di vita raggiunto dalla moglie
prima del matrimonio di fr. 5000.– mensili, “pari al salario da lei percepito prima della nascita della figlia”. Se non che, il reddito è solo una componente della situazione
economica da considerare per accertare il livello di vita dei coniugi (l'altra
è il loro fabbisogno). Come si è appena detto, l'appellante avrebbe diritto altresì
di conservare il tenore di vita raggiunto durante la comunione domestica. Nel
caso specifico tutto si ignora in proposito, l'interessata nulla avendo addotto
al riguardo, né gli atti sono
più eloquenti. Sta di fatto che dalla sentenza emessa il 14 agosto 2002 dal Tribunale
cantonale di San Gallo risulta, in sintesi, che per essere reintegrata nella
situazione in cui si trovava prima del matrimonio alla moglie, che guadagnava
allora fr. 1550.– mensili, mancavano fr. 3500.– mensili, sicché il marito è stato
condannato a versarle un contributo alimentare di tale entità (doc. C, pag. 5
segg.). Ciò posto, non vi sono ragioni per scostarsi da tale accertamento, né AO
1 pretende che il tenore di vita dell'appellante durante la vita in comune
fosse inferiore, né spetta al giudice del divorzio
indagare d'ufficio, in materia di pretese patrimoniali fra i coniugi non
applicandosi il principio inquisitorio (DTF 129 III 420 consid. 2.1.2, v. anche
FamPra.ch 2/2001 pag. 129 consid. 2 con richiami).
5. Per
quel che concerne l'ammontare del contributo di mantenimento, l'appellante non
contesta il suo reddito da attività lucrativa di fr. 2210.– mensili, ma si
duole che le si imputi un reddito della sostanza e ne critica l'ammontare.
a) Dopo
il divorzio ogni coniuge deve provvedere a sé medesimo, nella misura in cui ciò
possa ragionevolmente pretendersi da lui (cfr. DTF 135 III 66). Solo ove non si
possa ragionevolmente esigere che egli sopperisca autonomamente al proprio
debito mantenimento, inclusa un'adeguata previdenza per la vecchiaia, l'art.
125 cpv. 1 CC prevede che l'altro coniuge può essere tenuto a versare un
contributo. Tale norma concreta due principi: quello secondo cui, per quanto
possibile, dopo il divorzio ogni coniuge deve sovvenire a sé stesso, e quello secondo
cui ogni coniuge va incoraggiato ad acquisire o a riacquistare la propria
indipendenza economica. Così com'è concepito, l'obbligo dell'art. 125 cpv. 1 CC
si fonda soprattutto sulle necessità del coniuge richiedente e dipende dal
grado di autonomia che si può pretendere da lui (DTF 129 III 8 consid. 3.1).
b) Per
decidere circa l'erogazione di un contributo alimentare, per
ammontare e durata, il giudice deve far capo ai criteri dell'art. 125 cpv. 2
CC, tenendo calcolo anche del patrimonio dei coniugi (DTF 134 III 145 consid. 4; 132 III 598 consid. 9.1;
sentenza del Tribunale federale 5A_132/2007 del 21 agosto 2007, consid.
4.1 con citazioni). Il reddito della sostanza è preso in considerazione come il
reddito da attività lucrativa. Ove la sostanza non produca frutti o abbia un
rendimento limitato, dandosene le condizioni si può stimare un reddito ipotetico (cfr. DTF 117 II 16 consid. 1b; Sutter/Freiburghaus, op. cit., n. 50 segg.
ad art. 125 CC). Al limite, nel caso in cui i redditi dei coniugi non bastino a
soddisfare le relative necessità, il principio della solidarietà impone al
debitore alimentare – come al creditore – di intaccare la propria sostanza, indipendentemente
dalla sua origine (sentenza del Tribunale federale 5A_14/2008 del 28 maggio
2008, consid. 5 con riferimenti).
c) Per
quanto attiene nella fattispecie all'appartamento di __________, l'appellante
ribadisce di non poter ricavare nulla, poiché l'immobile è gravato da un
diritto di abitazione a vita in favore del primo marito. Il che è vero (doc.
12). L'interessata non si confronta però con la motivazione del Pretore,
secondo cui dal 1° novembre 2000 al 31 ottobre 2005 essa aveva locato il bene a
terzi. Perché ciò non sarebbe più possibile essa non spiega, né essa rende
verosimile i “frequenti” rientri di __________ dal __________
o il mancato accordo di lui a una locazione, come in passato. Insufficientemente motivato, al proposito l'appello risulta finanche
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5).
Quanto
al reddito che l'interessata potrebbe ricavare dalla locazione dell'appartamento,
il Pretore si è dipartito da una pigione di fr. 1100.– mensili e, dopo avere
dedotto gli oneri ipotecari di fr. 405.– mensili, l'ha fissato in fr. 695.–
mensili. L'appellante definisce inverosimile un provento del genere,
sottolineando che occorre tenere conto di tutte le spese, di modo che il ricavo
netto non può essere superiore al 5–10%, del canone. Per tacere del fatto
nondimeno che nulla è dato di sapere sugli altri oneri, l'interessata non
spiega perché l'apprezzamento del Pretore sarebbe criticabile
o finanche erroneo. Per di più, una pigione di fr.
1100.– mensili per un appartamento di due locali e mezzo, non contestata dall'appellante,
appare ragionevole a __________, ove appena si pensi
che fino al 2005 l'interessata chiedeva un canone (comprensivo dell'acconto
spese) di fr. 980.– mensili. Nuovamente sprovvisto di
adeguata motivazione, l'appello sfugge dunque a ulteriore disamina.
d) In
merito al “rustico” di __________, non consta invece che prima o durante il
matrimonio esso fruttasse reddito. Tutto si
ignora inoltre sulle sue caratteristiche abitative, sulla sua ubicazione
esatta e sulle usuali pigioni nella zona, che incombeva all'attore precisare.
Ne discende che su questo punto l'appello risulta provvisto di buon diritto. Il
reddito ipotetico della sostanza va stabilito così in fr. 695.– mensili e
quello complessivo dell'appellante a fr. 2905.– mensili. Di principio, quindi,
per garantire all'appellante il tenore di vita pregresso (reddito di fr. 5000.–
mensili), mancano fr. 2095.– mensili. Sulle
possibilità di AO 1 di far fronte a un contributo di mantenimento si tornerà nell'ambito
dell'appello adesivo.
6. Relativamente
infine alla durata del contributo alimentare, il Pretore ha ritenuto che AP 1
fosse in grado di estendere il proprio grado d'occupazione al 100% dopo il
16° compleanno della figlia, sicché ha limitato al 30 giugno 2016 l'obbligo
contributivo di AO 1. L'appellante sostiene che nel 2016 essa avrà 53 anni e
che le sue possibilità di ritrovare un'occupazione a tempo pieno saranno praticamente
nulle.
a) Di
regola un contributo di mantenimento non è vitalizio ed è
dovuto per il tempo necessario affinché il coniuge creditore ritrovi la propria
autonomia finanziaria, compresa un'adeguata previdenza professionale (Hausheer/Spycher, Unterhalt
nach neuem Scheidungsrecht, Ergänzungsband, Berna 2001, pag. 100 n. 05.163). La
durata del contributo dipende quindi dalle prospettive date al beneficiario di garantire
il proprio mantenimento con redditi propri (DTF 132 III 595 consid. 7; sentenza del Tribunale federale 5A_346/2008 del 28 agosto 2008,
consid. 4.2).
b) Come
ha ricordato il Pretore, secondo giurisprudenza una donna divorziata può essere
tenuta a cominciare – o a ricuperare – un'attività lucrativa a tempo parziale
allorché il figlio minore a lei affidato compirà i 10 anni, mentre un'attività
a tempo pieno le può essere imposta dal momento in cui tale figlio avrà
raggiunto i 16 anni (sopra, consid. 3d; v. anche Schwenzer in:
FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 59 ad art.
125 CC). La prassi relativa al vecchio diritto del
divorzio si dipartiva dal principio che dopo i 45 anni d'età non potesse più pretendersi
da una moglie divorziata la ricerca di un'attività lucrativa (Rep. 1997 pag. 59
consid. 2c con rinvii). Dopo l'entrata in vigore del nuovo diritto tale limite
è stato relativizzato, il Tribunale federale rilevando come per determinati
posti di lavoro l'offerta fissi generalmente il limite d'assunzione a 50 anni
(DTF 127 III 140 consid. 2c). Successivamente la giurisprudenza ha precisato,
ad ogni modo, che qualora un coniuge sia rimasto lontano dal mondo del lavoro
in seguito a un matrimonio di lunga durata per occuparsi dei figli e della
casa, sussiste la presunzione – refragabile – che dopo i 45 anni egli non possa
più reinserirsi in un comparto professionale (sentenza del Tribunale federale 5C.66/2002 del 15 maggio
2003, consid. 4.2 con rimando).
c) Nella
fattispecie risulta che l'appellante ha sì smesso di esercitare un'attività lucrativa
in concomitanza con la nascita della figlia, ma che cinque mesi dopo ha ripreso
a lavorare al 30% per la __________ a __________ e in seguito, dopo il trasferimento
nel Ticino, al 50% per la __________ di __________ e dal 1° gennaio 2006 per la
__________ di __________ come impiegata d'ufficio (interrogatorio formale della
moglie: verbale del 18 agosto 2006, risposta n. 4). Il caso in rassegna non è
pertanto quello di una donna che in seguito a un matrimonio di lunga durata sia
rimasta lontana dal mondo del lavoro. Già consulente alla clientela in un primario
istituto bancario svizzero, inoltre, l'appellante ha accumulato una solida esperienza
di impiegata.
Non
si disconosce che nel 2016 l'appellante avrà 53 anni. A quel momento tuttavia
non le si chiederà di entrare nel mondo del lavoro, ma solo di estendere la sua
attività lucrativa. E continuando a lavorare si può ragionevolmente presumere
che essa abbia la possibilità di ritrovare una piena occupazione, il mercato
del lavoro nel settore non potendo ritenersi precario. È possibile che
l'attuale datore di lavoro non la assumerà a tempo pieno, ma non si può dire – come l'appellante pretende – che le possibilità di reperire un'attività
al 100% siano praticamente nulle. Per di più, a breve termine l'interessata potrà
perfezionare la sua esperienza professionale, il tempo dedicato alle cure di J__________
riducendosi progressivamente. Anche dando prova di cautela non appare quindi
fuori luogo aspettarsi da lei un ragionevole sforzo perché porti il suo grado
di occupazione a tempo pieno, trovando lavoro in un comparto qualsiasi
dell'amministrazione privata. Problemi di salute che limitino la capacità
lucrativa dell'interessata, del resto, non constano. Su questo punto l'appello è
destinato perciò all'insuccesso.
Considerandi
II. Sull'appello
adesivo
7.
AO 1 chiede di sopprimere il contributo alimentare per la moglie e di ridurre
quello per la figlia a fr. 827.50
mensili fino al 13° compleanno, a fr. 945.– mensili fino al 16° compleanno e a
fr. 1025.– mensili fino alla maggiore età. Fa valere che il suo stipendio ha
subìto una drastica diminuzione e che in seguito a problemi di salute (gli è
stata diagnosticata una sindrome di Bornout) egli è ormai inabile al lavoro
nella misura del 25%. Soggiunge che il suo stipendio ammonta a fr. 4962.95
mensili netti e che egli non percepisce altre prestazioni dal datore di lavoro,
il quale nel 2007 ha registrato un disavanzo di fr. 56 091.– non
elargirà più bonus fino a colmare la perdita. Egli soggiunge che il
suo fabbisogno minimo non è di soli fr. 6116.70 mensili, come ha accertato il
Pretore, bensì di fr. 8086.30 mensili. Quanto a AP 1, l'appellante sostiene che
essa ha incassato almeno fr. 525
000.
– con l'alienazione di immobili a __________ e ha
venduto un fondo nel Canton Lucerna sotto costo. Tale provento dovrebbe rendere
almeno fr. 3927.– mensili. A parere dell'appellante, quindi, la moglie è in
grado di far fronte da sé alle proprie necessità e con il suo margine
disponibile deve contribuire anch'essa al mantenimento della figlia, il che
giustifica la soppressione del contributo alimentare per lei e la riduzione di
quello per la figlia.
8.
Al
memoriale AO 1 acclude un certificato medico del dott. __________ di __________,
una modifica del contratto di lavoro con la __________ del 26 aprile 2007, una Erfolgsrechnung
del 31 dicembre 2007, copia di un ordine di pagamento permanente della __________
Bank di __________, due polizze dell'assicurazione malattia, copia di tre
ordini di pagamento permanenti della __________, copia di un bollettino di
versamento alla __________, fotocopia di un modulo allegato alla dichiarazione
fiscale e varia documentazione riguardante l'accensione di un credito con Banca
__________. Ora, fatti e mezzi di prova nuovi sono ammissibili in appello giusta
l'art. 138 cpv. 1 prima frase CC, purché siano addotti “al più tardi con la
presentazione dell'appello, rispettivamente della risposta” (art. 423b
cpv. 2 CPC), ciò che è il caso in concreto. Circa la rilevanza di tali elementi
nuovi sull'esito del giudizio, si vedrà – dandosi il caso – in appresso.
9.
Nella sentenza impugnata il Pretore ha accertato il reddito del
marito in fr. 10 510.50 mensili e il relativo fabbisogno minimo in fr. 6116.70 mensili (minimo esistenziale del
diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione fr. 1690.–, premio della cassa
malati fr. 230.50, leasing fr. 816.20, costi di trasferta fr. 690.–, spese per l'esercizio del diritto di visita fr. 1000.–, imposte
fr. 590.–). Quanto alla moglie, egli ne ha calcolato il reddito di fr. 3120.– mensili
senza appurare il fabbisogno minimo. Infine il fabbisogno in denaro di J__________ è
stato stimato in fr. 1655.– mensili fino al 30 giugno
2012, in fr. 1890.– mensili fino al 30 giugno 2016 e in fr. 2050.– mensili
fino alla maggiore età. Sulla base di tali risultanze il Pretore ha fissato così il contributo alimentare per la moglie in fr. 1880.– mensili fino al 30
giugno 2016 e quello per la figlia in fr. 1655.– mensili fino al 30 giugno 2012,
rispettivamente in fr. 1890.– e in fr. 2050.– mensili secondo le fasce d'età
della beneficiaria.
10.
L'appellante
contesta il proprio reddito accertato dal Pretore in fr. 10 510.50 mensili,
rilevando di essere inabile al lavoro al 25%, sicché il suo stipendio si è
ridotto ormai a fr. 4962.95 mensili netti, e di non percepire alcun bonus, il
datore di lavoro non avendo conseguito utili. In realtà gli atti non consentono
di riscontrare con sufficiente sicurezza un'inabilità definitiva. Dal
certificato medico del 4 febbraio 2008 prodotto in appello risulta che l'interessato
soffre di una sindrome da Bornout, che il dott. __________ ha prospettato
un'inabilità lavorativa provvisoria del 25% per un mese e che solo dopo un
trattamento psicologico il medico si sarebbe potuto esprimere in maniera
definitiva. L'accertamento di patologie che comportino un'inabilità lucrativa
permanente presuppone tuttavia, per principio, una valutazione specialistica (I
CCA, sentenza inc. 11.2005.128 del 22 febbraio 2008, consid. 4c), in difetto di
che non è seriamente possibile prevedere con sufficiente affidabilità
l'evolvere della situazione (Gloor/Spycher in: Basler
Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 22 ad art. 125 CC). Fondate su eventi successivi alla sentenza di divorzio, le argomentazione
dell'interessato circa il suo stato di salute a medio-lungo termine richiedrebbero
un'istruttoria specifica intesa ad accertare gli elementi per formulare una
prognosi. Ciò non è compatibile con un'accettabile durata della causa, che
pende ormai dal marzo del 2005. Nulla impedisce all'interessato, evidentemente,
di avviare un'azione di modifica (art. 129 e 134 CC), nell'ambito della quale
si potranno compiere i relativi accertamenti specialistici. Quanto al fatto che
l'appellante non percepisca più alcun bonus, la questione cade nel vuoto, il
Pretore non avendo calcolato alcun bonus nel reddito dell'interessato.
11.
In
merito al proprio fabbisogno minimo, l'appellante chiede di portarlo da fr. 6116.70 a fr. 8086.– mensili. Le varie voci
di spesa vanno esaminate singolarmente.
a) Il
Pretore si è scostato dalla locazione effettiva di fr. 2230.– mensili (doc. E),
facendo carico all'attore di non avere chiarito perché, rispetto alle
decisioni a tutela dell'unione coniugale prese dai tribunali di San Gallo, si
giustificherebbe un aumento della pigione da fr. 1690.– a fr. 2230.– mensili. Nemmeno
in questa sede l'appellante spiega alcunché. Perché la motivazione del primo
giudice sarebbe erronea non è dato di sapere. Insufficientemente motivato, al
riguardo l'appello si rivela irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato
con il cpv. 5).
b)
Per quanto attiene al premio della cassa malati,
è possibile che dopo il cambiamento del posto di lavoro l'appellante non
benefici più dello sconto concesso alla __________ Bank, ancorché le modifiche
manoscritte delle polizze assicurative siano poco chiare. Resta il fatto che, seppure
si rivalutasse il premio in questione a complessivi fr. 358.90 mensili, la situazione
per l'appellante – come si vedrà – non muterebbe. Al proposito non giova dunque
attardarsi.
c)
Per quel che è delle spese mediche non coperte
dalla cassa malati, l'appellante produce in questa sede una fotocopia della sua
dichiarazione fiscale, dalla quale risulta che nel 2006 egli ha sborsato fr.
1588.
–. Che tale costo vada inserito per principio nel fabbisogno minimo
dell'interessato non fa dubbio (DTF 112 II 404 consid. 6). Esso però deve apparire ricorrente (JdT 2003 I 203 consid. 4.2). In concreto, per tacere del fatto che
non è dato di sapere se l'autorità fiscale di __________ abbia ammesso la deduzione
e che neppure con le conclusioni del 31 agosto 2007 l'interessato pretendeva di
assumere costi del genere per le sue precarie condizioni di salute, nulla
dimostra la necessità di seguire terapie costanti con spese eccedenti i costi
di partecipazione e di franchigia. Tanto meno ove si pensi che l'interessato nemmeno
ha presentato un estratto della propria assicurazione che permetta di verificare
l'esborso di fr. 466.50 mensili da lui preteso. Ciò posto, non possono
riconoscersi spese per questo titolo.
d)
L'appellante chiede di aumentare le sue spese di
trasferta da fr. 690.– a fr. 1550.– mensili. Il Pretore gli ha rimproverato di
non avere indicato perché davanti ai tribunali sangallesi egli, già domiciliato
a __________, avesse rivendicato spese di trasferta per soli fr. 690.– mensili.
In questa sede l'interessato si limita a ripetere di dover affrontare il tragitto da __________ a __________, ma non
spiega perché l'importo ammesso dal Pretore sarebbe insufficiente né accenna in
che modo la situazione sarebbe mutata al punto da imporre un aumento dei costi
di trasferta. Insufficientemente motivato, in proposito l'appello riesce una
volta ancora irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il
cpv. 5).
e) AO
1.
espone nel suo fabbisogno minimo una rata di leasing pari a fr. 1300.90
mensili. Non si confronta tuttavia con l'argomentazione del Pretore, secondo
cui egli avrebbe dovuto spiegare come mai nella petizione avesse indicato una
spesa di fr. 816.20, mentre nelle conclusioni scritte la spesa era lievitata a
fr. 1300.90, non bastando a giustificare tale aumento la necessità di usare un'automobile
di categoria medio-superiore. Perché poi alla scadenza del contratto di leasing
egli abbia sostituito l'Audi “S3
quattro” (doc. H) con un'Audi “A3 B8” (doc. II) non si sa.
f)
Quanto alla rata di fr. 490.– mensili riferita
al rimborso di un credito acceso il 6 novembre 2007 presso la Banca __________ (fr.
20.
000.–),
nulla dimostra che esso sia stato contratto per far fronte al pagamento di contributi
alimentari in favore di moglie e figlia, come l'appellante sostiene. Per di più,
il sostentamento della famiglia è prioritario
rispetto al pagamento di debiti verso terzi (DTF 127 III 292 in alto).
g) In
definitiva il fabbisogno minimo di AO 1 va accertato in fr. 6245.10 mensili: minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione fr. 1690.–, premio della
cassa malati fr. 358.90,
rata di leasing fr. 816.20, costi di trasferta fr. 690.–, spese per l'esercizio
del diritto di visita fr. 1000.–, imposte fr. 590.–.
12.
L'appellante
afferma che la moglie potrebbe ricavare dalla propria sostanza almeno fr.
3927.
– mensili. Rileva, in sintesi, che costei ha venduto due appartamenti e 14
posteggi a __________, ricavando fr. 525 000.–, come pure un immobile nel Canton Lucerna a un prezzo inferiore a quello che
avrebbe potuto pretendere. Ora, che la
convenuta abbia incassato quel denaro è possibile, non avendo essa dimostrato
che il provento sia stato intascato dall'ex marito __________
a estinzione dei diritti di abitazione iscritti sui due appartamenti. Il
problema è che una volta di più l'interessato
elude la motivazione del Pretore, secondo cui dalla documentazione fiscale non
risulta che AP 1 disponga di tale capitale e non si può dunque presumere un
reddito di quest'ultimo. Certo, dall'incarto fiscale richiamato si evince che
nell'agosto del 2005 è stata aperta nei confronti di lei una procedura per il
recupero d'imposta, non avendo essa dichiarato il capitale di fr. 100 000.– ricevuto
in seguito alla vendita di posteggi a __________. A parte il fatto però che non
si conosce l'esito della procedura, ciò non basta per desumere che essa abbia
sottaciuto al fisco anche il provento della vendita degli stabili, né risultano
altri indizi in tal senso.
Quanto
all'immobile di __________, venduto dalla convenuta nel dicembre del 2000 per
fr. 200 000.–, il Pretore ha escluso che da tale operazione essa
abbia tratto profitto. È vero che la transazione sembra essere stata impugnata
davanti a un'autorità giudiziaria lucernese, ma nulla si deduce dagli atti al
proposito, né ciò è sufficiente per concludere che l'interessata avrebbe potuto
esigere un prezzo maggiore. Per di più, l'appellante non indica neppure per
ordine di grandezza quanto concretamente la convenuta avrebbe potuto ricavare. Anche
su questo punto l'appello adesivo manca perciò di consistenza.
13.
Riassumendo, con un reddito complessivo di fr. 2905.– mensili AP 1 non è in grado di far
fronte alle proprie necessità di fr. 5000.– mensili fino al giugno del 2016, sicché
le occorrono altri fr. 2095.– mensili. Con un reddito di fr. 10 510.– mensili e
un fabbisogno minimo di fr. 6245.10 mensili il marito ha, da parte sua, un
margine disponibile di fr. 3905.– mensili, sufficiente per coprire il
mantenimento della moglie e versare il contributo alimentare per la figlia. Ne
discende che l'appello principale dev'essere accolto entro tali limiti, mentre l'appello
adesivo deve essere respinto.
III. Sugli
oneri processuali e le ripetibili
14.
Gli oneri dell'appello principale seguono il vicendevole grado di soccombenza
(art. 148 cpv. 2 CPC). AP 1 ottiene l'aumento dell'indennità fondata sull'art.
124.
CC (da fr. 55 988.90 a fr. 76 643.05),
ma non nella misura richiesta (fr. 153 493.15).
Essa vede aumentare inoltre da fr.
1880.
– a fr. 2095.– mensili il contributo alimentare per sé
fino al giugno del 2016. Anche a tale proposito,
nondimeno, il suo grado di vittoria è parziale, giacché essa chiedeva un
contributo di fr. 2790.– mensili vita natural durante.
Tutto ponderato, si giustifica dunque che essa sopporti equitativamente tre
quarti degli oneri relativi al suo appello, con obbligo di rifondere alla
controparte un'indennità per ripetibili ridotte. Quanto all'appello adesivo,
gli oneri processuali e le ripetibili, commisurate alla stringatezza delle
osservazioni, seguono la soccombenza di AO 1 (art. 148 cpv. 1 CPC).
Sempre in
materia di spese e ripetibili l'appellante principale postula l'addebito degli
oneri di prima sede all'attore, con obbligo per quest'ultimo di rifonderle fr.
15.
000.–
a titolo di ripetibili. Tale domanda non ha tuttavia portata autonoma, ma è subordinata
all'integrale accoglimento dell'appello. L'ipotesi non verificandosi in concreto,
la richiesta si rivela senza oggetto. Per il resto, l'esito dell'attuale
giudizio non incide in maniera apprezzabile sulle spese (suddivise a metà) e le
ripetibili di prima sede (compensate), che possono rimanere invariate.
IV. Sui
rimedi giuridici a livello federale
15.
Relativamente ai mezzi d'impugnazione esperibili contro l'attuale
sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), una lite che
riguarda unicamente effetti patrimoniali del divorzio ha natura pecuniaria. E nella
fattispecie il valore litigioso supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art.
74.
cpv. 1 lett. b LTF, ove
appena si capitalizzi il contributo alimentare (interamente litigioso) dovuto
alla moglie.
Dispositivo
Per questi motivi,
vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,
pronuncia: I. L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:
4.
AO 1 è tenuto a versare a AP 1,
anticipatamente entro il 5° giorno di ogni mese, un contributo
alimentare di fr. 2095.– fino al 30
giugno 2016;
(La
clausola di adeguamento al rincaro rimane invariata).
6. AO
1 è tenuto a corrispondere a AP
1, un'adeguata indennità (art. 124 cpv. 1 CC) di fr. 76 643.05
ordinando alla Personalvorsorgestiftung __________
__________ (__________), __________, di versare il citato importo sul conto di libero passaggio
intestato a AP 1 presso la Pensionskasse __________, __________.
Per il resto l'appello è
respinto e la sentenza impugnata è confermata.
II. Gli oneri
dell'appello principale, consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 2000.–
b) spese fr.
50.–
fr.
2050.–
da
anticipare dall'appellante principale, sono posti per tre quarti a carico di quest'ultima
e per il resto a carico di AA 1, al quale l'appellante principale rifonderà fr.
2500.– per ripetibili ridotte.
III. L'appello
adesivo è respinto.
IV. Gli oneri
dell'appello adesivo, consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 2000.–
b) spese fr.
50.–
fr.
2050.–
sono
posti a carico dell'appellante adesivo, che rifonderà alla controparte fr.
1500.– per ripetibili.
V. Intimazione
a:
; .
Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.
Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello
Il presidente Il
segretario
Rimedi
giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art.
100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster