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Decisione

11.2011.95

Domanda di revisione contro una sentenza della Camera in materia tutelare

2 agosto 2011Italiano9 min

Source ti.ch

Fatti

G. A. Bernasconi, presidente,

Giani e Celio

vicecancelliera:

Rossi Tonelli

sedente per statuire nella causa n. 236.1990/R.96.2010

(tutela: diritto di consultare gli atti) della Divisione degli interni, Sezione

degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

IS 1

alla

CO 1,

per

quanto riguarda l'acquisto a trattative private di un fondo appartenente a

CO 3

(rappresentato

dalla tutrice CO 2),

giudicando

sulla domanda di revisione presentata il 24 giugno 2011 da IS 1 contro la

decisione emessa il 20 giugno 2011 da questa Camera (inc. 11.2010.151);

Ritenuto

in fatto: A. Nel 1990 la Delegazione tutoria di __________ ha istituito in favore

di CO 3 (1948) una tutela volontaria, che la CO 1 – subentrata alla Delegazione

tutoria – ha confermato il 3 ottobre 2002, designando in qualità di tutriceCO 2.

CO 3 è proprietario per un quarto della particella n.

506 RFD di __________ (“grotto”, 17 m²). I rimanenti tre quarti appartengono a AP 1.

B. Il

28 agosto 2007 la Commissione tutoria regionale ha

deciso la vendita a AP 1 per fr. 8000.– della quota in comproprietà di PI 1. L'Autorità di vigilanza sulle tutele ha approvato l'alienazione

a trattative private il 13 settembre 2007 (art. 404 cpv. 3 CC). Un

appello (”ricorso”) presentato il 12 novembre 2007 da AP 1, che chiedeva di ridurre il prezzo di vendita a fr. 2500.–, è stato

dichiarato irricevibile da questa Camera con sentenza del 22 febbraio 2008

(inc. 11.2007.178). Una domanda di revisione introdotta da AP 1 quello stesso

12 novembre 2007 all'Autorità di vigilanza sulle tutele è stata dichiarata

a sua volta irricevibile con decisione del 10 dicembre 2007.

C. PI 1

è tuttora comproprietario della particella n. 506. AP 1 ha chiesto ripetutamente alla Commissione tutoria regionale di poter consultare, negli atti della

tutela, un referto ordinato a suo tempo alla ditta __________ di __________,

dal quale si evince che la quota in comproprietà di PI 1 vale fr. 8000.–. La

Commissione tutoria regionale ha risposto il 19 luglio 2010 che l'atto non è a

disposizione di terzi. Un ricorso esperito da AP 1 contro tale rifiuto è stato

dichiarato irricevibile dall'Autorità di vigilanza sulle tutele con decisione

del 29 novembre 2010. Statuendo su appello di IS 1, con sentenza del 20 giugno

2011 questa Camera ha confermato la decisione dell'Autorità di vigilanza (inc.

11.2010.151).

D. Il

24 giugno 2011 IS 1 ha introdotto una domanda di revisione a questa Camera con

la quale chiede di essere autorizzata a esaminare, negli atti del procedimento

tutelare in favore di PI 1, “una perizia che valutava l'intero mappale

n. 506 RFD di __________ in fr. 5000.–”, come pure una “perizia dell'Ufficio

cantonale di stima” che attribuirebbe alla particella un valore venale di

fr. 9000.–, e che sia annullata la tassa di giustizia applicata il 20

giugno 2011 da questa Camera. La richiesta non ha formato oggetto di notifica

per osservazioni.

Considerandi

in diritto: 1. La decisione di questa Camera è stata emanata ancora sotto l'egida

del Codice di procedura civile ticinese, l'Autorità di vigilanza sulle tutele avendo

statuito il 29 novembre 2010 (sentenza del 20 giugno 2010, consid. 1). Agli

appelli contro le decisioni dell'Autorità di vigilanza sulle tutele si

applicava allora la procedura ordinaria degli art. 307 segg. CPC, con le

particolarità dell'art. 424a CPC (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). La

revisione di decisioni comunicate secondo il vecchio diritto di procedura è disciplinata

nondimeno dal diritto nuovo (l'art. 405 cpv. 2 del nuovo CPC fissa un principio

identico). E secondo il nuovo diritto questa Camera non applica più, in materia

di tutele, la procedura civile, bensì il nuovo art. 74b LPAmm, che richiama

– nella misura in cui non disponga altrimenti – la procedura davanti al Tribunale

cantonale amministrativo. La domanda di revisione in esame è retta pertanto

dagli art. 35 segg. LPAmm.

2.

L'art.

35.

LPAmm prevede che il rimedio della revisione è dato:

a) se

l'autorità ha aggiudicato a una parte più di quanto essa ha domandato o meno di

quanto la controparte ha riconosciuto o altra cosa senza che una speciale norma

lo consenta;

b) se

essa non ha apprezzato, per inavvertenza, fatti rilevanti che risultano dagli

atti o se la decisione contiene disposizioni fra di loro contraddittorie;

c) se

da un procedimento penale risulta che un crimine o un delitto ha influito sulla

decisione a pregiudizio dell'istante;

d) se

l'istante, dopo la decisione, è venuto a conoscenza di fatti nuovi rilevanti o

ha scoperto prove decisive che non aveva potuto fornire, senza sua colpa, nella

procedura precedente.

La revisione

è ammissibile unicamente, per principio, nei confronti di decisioni passate in

giudicato (Borghi/Corti, Compendio

di procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, n. 1 ad art. 35 LPAmm), il

suo scopo essendo quello di perseguire la verità materiale correggendo –

per titoli precisi – una decisione erronea avente carattere definitivo. Decisioni che non hanno ancora acquisito forza di giudicato vanno

impugnate invece, di regola, con i normali rimedi di diritto offerti dall'ordinamento

giuridico. Trattandosi di tutele, le sentenze emanate da questa Camera sono impugnabili

al Tribunale federale o con ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2

lett. b n. 6 LTF) oppure, ove questo non fosse proponibile, con ricorso

sussidiario in materia costituzionale (art. 113 segg. LTF).

3.

Nella fattispecie la

sentenza emessa da questa Camera il 20 giugno 2011 non era ancora passata in

giudicato allorché IS 1 ha introdotto la domanda di revisione, quattro giorni

dopo l'intimazione del giudizio. In sé la richiesta potrebbe quindi essere dichiarata

irricevibile già per tale motivo. Si volesse da ciò prescindere, l'esito del

giudizio non muterebbe. L'interessata non allega in effetti alcun titolo di

revisione: non asserisce che questa Camera abbia aggiudicato a una parte più di

quanto essa avesse domandato o meno di quanto la controparte avesse riconosciuto

o abbia attribuito altra cosa senza che una speciale norma lo consenta, né che

questa Camera abbia trascurato per inavvertenza fatti rilevanti che risultavano

dagli atti o che la decisione contenga disposizioni fra loro contraddittorie,

né che da un procedimento penale sia risultato un crimine o un delitto avente inciso

sulla decisione a pregiudizio dell'istante, né – tanto meno – che dopo la

decisione di questa camera siano emersi fatti nuovi rilevanti o si siano

scoperte prove decisive. Quanto essa chiede è, in definitiva, un riesame della

sentenza. Tale non è tuttavia la finalità di una domanda di revisione. Ne segue

che, inoltrata non senza leggerezza, la richiesta va dichiarata già di primo

acchito irricevibile.

4.

Si aggiunga, per

mera abbondanza, come la richiedente insista nel non capire che nella

fattispecie le fa difetto ogni interesse legitti­mo a consultare gli atti della

tutela in favore di PI 1. Essa crede di poter contestare l'offerta di fr.

8000.

– a lei rivolta dalla tutrice (e approvata dall'Autorità di vigilanza

sulle tutele) per comperare il quarto in comproprietà della particella n. 506 RFD di __________, sostenendo che i referti

specialistici assunti dalla Commissione tutoria regionale dimostrerebbero un

valore venale inferiore. In realtà essa non può vantare alcun diritto all'acquisto

e non può quindi contestare l'offerta. Può – evidentemente – respingerla, al

limite può finanche rivolgersi al giudice per chiedere lo scioglimento della

comproprietà immobiliare (art. 650 cpv. 1 CC), ma non può pretendere di

intromettersi negli atti della tutela per sapere su quali elementi la Commissione

tutoria regionale abbia fondato la proposta né, men che meno, per esigerne una più

vantaggiosa. Certo, essa sembra voler consultare i referti anche per farsi

un'idea propria del valore che la quota di comproprietà può avere. Neppure tale

proposito assurge però a interesse legittimo, l'interessata potendo interpellare

essa medesima uno specialista di fiducia per fugare i suoi dubbi, senza ingerirsi

per ciò negli atti della tutela.

5.

La

richiedente chiede altresì che sia annullata la tassa di giustizia applicata da

questa Camera alla sentenza del 20 giugno 2011. La domanda di revisione essendo

destinata all'insuccesso, la rivendicazione cade nel vuoto.

6.

La

tassa di giustizia e le spese dell'attuale giudizio seguono la soccombenza

(art. 31 LPAmm, cui rinvia l'art. 74b cpv. 4), non giustificandosi di

derogare a tale precetto in procedure di eminente carattere pecuniario.

7.

Circa i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale

(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore della quota di comproprietà in rassegna

non raggiunge la soglia di fr. 30

000.

– posta dall'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF nel caso di

un ricorso in materia civile.

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. La

domanda di revisione è irricevibile.

2. Le spese

giudiziarie di fr. 500.– sono poste a carico della richiedente.

3. Intimazione:

–;

–.

Comunicazione:

– __________

__________;

Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle

tutele.

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente La

vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause senza

carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000

Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv.

1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso

in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno

30 000 franchi; quando il

valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è

ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza

fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art.

76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro

lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al

Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La

legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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