11.2013.101
Azione collettiva a protezione della personalità divenuta senza interesse
19 ottobre 2015Italiano19 min
Source ti.ch
Incarto n.
11.2013.101
Lugano,
19 ottobre 2015/jh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
G.
A. Bernasconi, presidente,
Giani
e Grisanti
vicecancelliere:
Fasola
sedente
per statuire nella causa OR.2012.184 (protezione
della personalità) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione del 17 settembre 2012 dall'
AO
1
(patrocinata
dall'avv. PA 2)
contro
AP 1
(patrocinata
dall'avv. PA 1),
giudicando sull'appello presentato
il 18 novembre 2013 dall'AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il 22 ottobre 2013;
Ritenuto
in fatto: A. L'AO 1 si è rivolta il
7 maggio 2012 alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, per essere
autorizzata a promuovere causa contro tutti i presidenti delle Commissioni tutorie
regionali del Cantone Ticino (partitamente nominati) e far accertare una lesione
della sua personalità ogni qual volta uno di quei presidenti svolgesse mandati
di patrocinio come avvocato davanti alla Commissione tutoria regionale da lui
presieduta o davanti a un'altra Commissione tutoria regionale. L'associazione
annunciava inoltre di voler chiedere che il Pretore vietasse a quei presidenti
di assumere mandati del genere e imponesse loro di rescindere gli analoghi
mandati in corso. La relativa decisione sarebbe stata infine da pubblicare sul
Foglio ufficiale del Cantone Ticino a spese dei convenuti. Il tentativo di
conciliazione è decaduto infruttuoso il 19 giugno 2012 e al termine dell'udienza
il Segretario assessore ha rilasciato all'istante l'autorizzazione ad agire.
B. Il 17 settembre 2012 l'AO 1
ha convenuto davanti al Pretore l'AP 1, presidente della Commissione tutoria
regionale __________ a __________, avanzando nei confronti di lei le richieste formulate
al tentativo di conciliazione, con particolare divieto di patrocinare una certa
__________ dinanzi alla Commissione tutoria regionale da lei presieduta. Nella
sua risposta del 28 novembre 2012 l'AP 1 ha proposto di respingere la
petizione. L'associazione ha replicato il 14 gennaio 2013, confermando le
proprie richieste di giudizio. La convenuta ha duplicato l'8 febbraio
2013, proponendo una volta ancora di respingere l'azione.
C. Nel frattempo, il 26
settembre 2012, il Gran Consiglio ha approvato una modifica della legge
cantonale sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, ridenominata
legge sull'organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell'adulto (RL 4.1.2.2), il cui nuovo art. 9 cpv. 1 prevede:
Il presidente dell'autorità regionale di protezione [già
Commissione tutoria regionale] deve essere licenziato in diritto e il suo grado
di occupazione non potrà essere inferiore all'80%. La funzione è
incompatibile con quella di patrocinatore in procedure nell'ambito del diritto
di protezione. Il membro permanente deve avere una formazione, definita dal
regolamento, quale operatore sociale, sanitario o pedagogico.
La modifica di legge è stata
pubblicata nel Bollettino ufficiale
delle leggi e degli atti
esecutivi n. 16/2013 del 15 marzo 2013 (pag. 127 segg.). Inizialmente
prevista per il 1° gennaio 2013, la sua entrata in vigore è stata rinviata al
1° luglio 2013 per intervenuto referendum (Foglio
ufficiale n. 81/2012 del 9 ottobre 2012, pag. 7831) e in seguito
nuovamente prorogata al 1° novembre 2013 (sull'iter legislativo: Paglia, Diritto cantonale: un adeguamento
fra sostanziali riforme, in: Dal diritto tutorio al diritto della protezione
degli adulti, CFPG, collana rossa, vol. 49, Lugano 2014, pag. 85). L'AP 1 si è
dimessa dall'Autorità regionale di protezione __________ il 1° luglio 2013.
D. Nel frattempo, il 26 aprile
2013, ha avuto luogo l'udienza per le prime arringhe, nel corso della quale il
Pretore ha deciso di affrontare anzitutto (“scorporo ex art. 125 CPC”) la questione
di sapere se fosse conforme agli art. 30 Cost. e 6 CEDU che gli avvocati presidenti
di Autorità regionali di protezione (già Commissioni tutorie regionali) potessero
esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità
regionali di protezione. Il 22 maggio 2013 la convenuta si è rivolta al Pretore,
chiedendogli di statuire preliminarmente anche sulla legittimazione passiva di
lei. Invitata a esprimersi, l'attrice ha dichiarato il 6 giugno 2013 di
opporsi. Il 18 luglio 2013 la convenuta ha presentato un'altra istanza, invitando
il Pretore di verificare il sussistere di un interesse concreto e attuale al procedimento,
avendo lei lasciato definitivamente l'Autorità regionale di protezione __________
il 1° luglio 2013. L'attrice ha proposto il 24 luglio successivo di respingere
anche tale istanza. Sentiti quattro testimoni, il Pretore ha giudicato sulle
due richieste il 6 agosto 2013, respingendo la prima e accogliendo la
seconda limitatamente alla ricevibilità del fatto nuovo.
E. Alle arringhe finali le
parti hanno rinunciato, sostituendo il dibattimento con atti scritti. Nel
proprio allegato, del 31 luglio 2013, l'attrice ha invitato il Pretore a
constatare che gli avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione non
possono esercitare il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre
Autorità regionali di protezione senza ledere gli art. 30 Cost. e 6 CEDU. Nel
suo memoriale del 13 agosto 2013 la convenuta ha proposto di stralciare la
causa dal ruolo perché priva di ogni interesse degno di protezione, perché superata
dagli eventi e perché la fattispecie non denota alcuna violazione dell'art. 6
CEDU né dell'art. 30 Cost.
F. Statuendo il 22 ottobre
2013 sulla “conformità del sistema vigente con i parametri degli art. 6 CEDU e
30 Cost.”, il Pretore ha accertato in via pregiudiziale che “il regime (ancora
in vigore) di possibile doppia funzione del presidente di una CTR (ora ARP) quale
patrocinatore di parte dinanzi alla propria CTR (ora ARP), come pure dinanzi ad
ogni altra CTR (ora ARP) del Cantone Ticino, non è conforme ai principi dedotti
dagli art. 30 Cost. e
6 CEDU”. Egli ha precisato che, una volta passata in giudicato tale decisione, sarebbe
stata indetta l'udienza per le arringhe finali “relativamente alle ulteriori
richieste di giudizio, con successiva emanazione della decisione finale”. Le
spese processuali di fr. 500.– sono state poste a carico delle parti in
ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
G. Contro la decisione appena
citata l'AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del
18 novembre 2013 nel quale chiede di accertare quanto essa prospettava nel memoriale
conclusivo del 13 agosto 2013 sottoposto al Pretore, riformando di conseguenza
il giudizio impugnato. Invitata il 14 agosto 2015 a esprimersi sull'interesse
concreto e attuale all'emanazione del giudizio, l'attrice ha sostenuto il
28 settembre 2015 di avere “sicuramente un interesse degno di protezione a far
accertare dall'autorità giudiziaria la completa incompatibilità tra il ruolo di
autorità giudicante (presidente di ARP o Pretore di famiglia) e quello di
patrocinatore, affinché sia rispettato il principio dell'equo processo”.
in diritto: 1. L'art. 308 cpv. 1 CPC prescrive
che sono impugnabili mediante appello:
– le
decisioni finali e incidentali di prima istanza, come pure
– le
decisioni di prima istanza in materia di provvedimenti cautelari,
fermo
restando che “le decisioni pronunciate in controversie patrimoniali sono
appellabili unicamente se il valore litigioso secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione è di almeno 10 000
franchi” (art. 308 cpv. 2).
a) Finali
sono decisioni che pongono termine al processo, per ragioni d'ordine o di
merito (art. 236 cpv. 1 CPC). Anche le decisioni parziali sono considerate finali
se pongono termine a una parte del processo, sebbene la causa continui sulle
questioni non ancora giudicate (Jeandin
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 8 ad art. 308; FF 2006 pag. 6716 a metà).
b) Incidentali
sono decisioni che non pongono termine al processo, ma che nel caso in cui fossero
sovvertite – su ricorso – dall'autorità giudiziaria
superiore potrebbero portare immediatamente all'emanazione di una
decisione finale “e con ciò si potrebbe conseguire un importante risparmio di
tempo o di spese” (art. 237 cpv. 1 CPC). L'importante risparmio di tempo
o di spese dovrebbe essere dato di regola (Kriech
in: Brunner/Gasser/Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, Zurigo/S. Gallo
2011, n. 9 ad art. 237; v. anche Tappy
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 8 ad art. 237). Le decisioni incidentali sono
impugnabili in modo indipendente, come le decisioni finali; una loro successiva
impugnazione con la decisione finale è esclusa (art. 237 cpv. 2 CPC).
2. Nella fattispecie il
Pretore ha deciso all'udienza per le prime arringhe, valendosi dell'art. 125
lett. a CPC, di circoscrivere il procedimento, in una prima fase, alla
questione di sapere se i presidenti delle Autorità regionali di protezione possano
esercitare il patrocinio dinanzi a tali autorità, ove siano avvocati, senza infrangere
gli art. 30 Cost. e 6 CEDU. Ora, le decisioni prese da un giudice dopo
avere limitato il processo “a singole questioni o conclusioni” in virtù dell'art. 125
lett. a CPC possono essere finali o incidentali.
a) Finali
sono – ad esempio – decisioni con cui il giudice accerti la mancanza di un
presupposto processuale o della legittimazione oppure accerti l'intervenuta prescrizione
o perenzione di una pretesa. Decisioni del genere infatti pongono termine al
processo. Incidentali sono – per converso – decisioni con cui il
giudice accerti l'esistenza di un presupposto processuale o della legittimazione
oppure respinga la prescrizione o la perenzione di una pretesa. Simili
decisioni invero non pongono termine al processo, ma potrebbero mettere fine al
medesimo nel caso in cui l'autorità giudiziaria superiore capovolgesse su ricorso
la decisione del primo giudice. Tanto le decisioni finali quanto le
incidentali, ad ogni modo, sono appellabili, sempre che sia data – in
controversie patrimoniali – la soglia del valore litigioso.
b) Possono
essere impugnate solo con la successiva decisione finale, per contro,
decisioni prese dal giudice su “singole questioni o conclusioni” in virtù dell'art. 125
lett. a CPC che non risultano essere finali né incidentali (e che non hanno
quindi carattere pregiudiziale). Si pensi – per esempio – all'ipotesi in cui
un giudice statuisca preliminarmente sulla natura di un contratto litigioso (Haldy in: CPC commenté, op. cit., n. 5
ad art. 125). Decisioni siffatte costituiscono “altre decisioni” nel senso
dell'art. 319 lett. b n. 2 CPC e sono impugnabili solo con reclamo, a condizione
che possano arrecare un pregiudizio difficilmente riparabile (Haldy, op. cit., n. 3 ad art. 125
CPC).
3. In concreto la decisione
con cui il Pretore ha ritenuto che gli avvocati presidenti di Autorità
regionali di protezione non possano esercitare il patrocinio forense dinanzi
alla propria o ad altre Autorità regionali di protezione non ha posto termine
al processo, poiché la lesione della personalità di cui si duole l'attrice nella
petizione deve ancora essere giudicata. La sentenza impugnata potrebbe
tuttavia mettere fine al processo nel caso in cui questa Camera giungesse a una
conclusione contraria e la riformasse. La lesione della personalità lamentata
dall'attrice si riferisce esclusivamente, infatti, alla circostanza che la
convenuta svolga mandati di patrocinio come avvocata dinanzi a un'Autorità regionale
di protezione. Ove tale patrocinio risultasse legittimo, l'attrice non
potrebbe censurare una lesione della propria personalità e la petizione
andrebbe respinta. La decisione emanata dal Pretore il 22 ottobre 2013 è
quindi incidentale e di conseguenza appellabile, un'azione in materia di
protezione della personalità non avendo per altro carattere pecuniario (DTF 127
III 483 consid. 1a con rinvio).
4. Ciò premesso, nell'appello
la convenuta allega un duplice argomento: anzitutto essa contesta che gli
avvocati presidenti di Autorità regionali di protezione non potessero esercitare
il patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali
di protezione senza violare gli art. 30 Cost. e 6 CEDU; in secondo luogo essa
ricorda di avere definitivamente lasciato l'Autorità regionale di protezione __________
il 1° luglio 2013, sicché l'attrice non ha più alcun interesse degno di
protezione a far valere una asserita lesione della personalità superata dagli
eventi. Questo seconda argomentazione va trattata con priorità, poiché qualora l'azione
di merito risultasse priva di interesse pratico e attuale non sarebbe più di
alcuna utilità interrogarsi sulla compatibilità degli art. 30 Cost. e 6
CEDU con il patrocinio professionale esercitato da presidenti delle Autorità
regionali di protezione.
a) L'attrice
ha promosso il 17 settembre 2012 un'azione collettiva giusta l'art. 89 cpv. 1
CPC, norma che abilita associazioni e altre organizzazioni di importanza nazionale
o regionale autorizzate dagli statuti a difendere gli interessi di determinati
gruppi di persone in proprio nome per lesione della personalità degli appartenenti
a tali gruppi. Con tale azione collettiva si può chiedere al giudice (art. 89
cpv. 2 CPC):
– di proibire una lesione imminente ("azione
inibitoria”: lett. a),
– di far
cessare una lesione attuale (“azione di rimozione”: lett. b),
– di far
accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre effetti molesti (“azione
di accertamento”: lett. c).
L'art.
89 cpv. 2 CPC corrisponde letteralmente all'art. 28a cpv. 1 CPC e ha
identica portata (Jeandin in: CPC
commenté, op. cit., n. 17 ad art. 89 con rinvii). L'azione inibitoria e quella
di rimozione hanno così carattere difensivo: l'una tende a prevenire una
lesione imminente, l'altra a mettere fine a una lesione in atto. L'azione di accertamento,
per contro, è sussidiaria (come questa Camera ha già avuto modo di ricordare:
RtiD I-2011 pag. 648 n. 9c): la lesione essendosi ormai consumata, tale azione
tende a eliminare i possibili effetti molesti che continuano a sussistere o a
eliminare l'insicurezza giuridica legata alla questione di sapere se il comportamento
della parte convenuta sia legittimo qualora la situazione dovesse ripresentarsi
(Steinauer/Fountoulakis, Droit des
personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 227 n.
594 seg.; Meier/de Luze, Droit des personnes, articles 11–89a CC, Ginevra/Zurigo/Basilea
2014, pag. 365 n. 766 e pag. 366 n. 769; Jeandin in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. n.
10 segg. ad art. 28a CC).
b) Nel
caso specifico l'attrice ha promosso un'azione di accertamento (richiesta di
giudizio 1: accertare l'illiceità di una lesione che continua a produrre
effetti molesti ogni qual volta la presidente della CTR __________ […] assuma
mandati di patrocinio dinanzi a una CTR del Cantone Ticino), come pure un'azione
inibitoria combinata con un'azione di rimozione (richiesta di giudizio n. 2:
vietare alla convenuta di assumere nuovi mandati di patrocinio e obbligare la
convenuta a rescindere i mandati in corso). Le azioni difensive della richiesta
n. 2 sono senz'altro proponibili. L'azione di accertamento, così com'è
formulata (richiesta di giudizio n. 1), non ha invece portata propria ed è
“assorbita” dalle altre due. L'accertamento cui si riferisce l'art. 89 cpv. 2
lett. c CPC (e l'art. 28a cpv. 1 n. 3 CC) riguarda infatti lesioni della
personalità ormai concluse, ma di cui sussistono strascichi molesti oppure
di cui occorra chiarire la liceità qualora la situazione dovesse ripetersi, benché
il rischio non appaia imminente. Nella fattispecie l'attrice chiede di vietare
alla convenuta l'assunzione di nuovi mandati e di ordinare la rescissione di quelli
in corso, ma non pretende che sussistano effetti molesti legati a mandati di
patrocinio ormai conclusi. Quanto alla necessità di chiarire la liceità dei
mandati di patrocinio nell'eventualità in cui la situazione dovesse ripetersi, essa
è già compresa nella richiesta inibitoria, l'attrice dando il rischio di
reiterazione della convenuta per imminente. Nelle circostanze descritte la
domanda n. 1 non ha, come detto, portata propria. Rimarrebbe da statuire sulle
azioni difensive della domanda n. 2.
c) Sapere
se, ai fini di un'azione difensiva, una lesione della personalità sia imminente
o attuale va deciso in base al momento in cui il giudice statuisce. Se poi il
rischio di lesione viene meno o la lesione si consuma in pendenza di causa,
il
giudice respinge l'azione (Jeandin,
op. cit., n. 5 e 9 ad art. 28a CC), ma suddivide equitativamente le
spese del processo fra le parti (Steinauer/Fountoulakis,
op. cit., pag. 220 n. 580a; Meier/de
Luze, op. cit., pag. 360 n. 757 con richiami). Nel caso in esame il Pretore
non ha ancora avuto modo di statuire sulle richieste formanti oggetto delle
azioni difensive. Sta di fatto che la convenuta ha lasciato definitivamente
l'Autorità regionale di protezione il 1° luglio 2013 e che da quel momento essa
non può più materialmente assumere né gestire mandati di patrocinio vestendo
simultaneamente la carica di presidente dell'Autorità regionale di protezione.
Può agire solo come avvocata, di fiducia o commissionata d'ufficio. E in condizioni
del genere l'attrice non può più lamentare una lesione della personalità
fondata sulla pretesa situazione di incompatibilità in cui la legale versava.
d) Nella
sentenza impugnata il Pretore reputa che le dimissioni della convenuta
dall'Autorità regionale di protezione nulla mutino all'interesse giuridicamente
protetto invocato dall'attrice (art. 59 lett. a CPC), poiché quest'ultima “agisce
in applicazione dell'art. 89 CPC” (pag. 6 a metà). In realtà non è dato di
comprendere perché mai un'azione collettiva a tutela della personalità dovrebbe
distinguersi, sotto il profilo dell'interesse degno di protezione, da un'azione
individuale. Tanto l'una quanto l'altra devono essere sorrette, al momento del
giudizio, da un interesse pratico e attuale, fosse solo di fatto (FF 2006 pag. 6647 in alto; sulla nozione: Zingg in: Berner Kommentar,
ZPO, edizione 2012, n. 45 segg. ad art. 59 con richiami). In nessun caso
una sentenza è destinata ad accertamenti astratti o teorici. Diverso sarebbe il
caso qualora occorresse accertare l'illiceità di una lesione della personalità pregressa,
ma che continua a generare effetti molesti
(art. 89 cpv. 2 lett. c CPC, corrispondente all'art. 28a cpv.
1 n. 3 CC: sopra, consid. a). Nella fattispecie tuttavia l'attrice non chiede nulla
di ciò. Il Pretore opina che in concreto un interesse degno di protezione
sussista, comunque sia, perché “la causa famigliare tra i coniugi __________ è
ancora pendente e attiva” (sentenza impugnata, pag. 6 verso il basso).
L'assunto non ha consistenza ove appena si consideri che tale causa nemmeno
pende dinanzi all'Autorità regionale di protezione. Mal si intravede di
conseguenza come potrebbe giustificare un interesse pratico e attuale al
giudizio.
e) Nelle
sue osservazioni del 28 settembre 2015 l'attrice invoca la circostanza che il
Consiglio di Stato propone entro il 2018 “l'implementazione delle ARP nelle
Preture” e che ciò non esclude l'occupazione a tempo parziale di un “Pretore di
famiglia”. Simili speculazioni non sorreggono minimamente un qualsivoglia interesse
pratico e attuale a vietare all'AP 1 l'assunzione di nuovi mandati di
patrocinio davanti alle Autorità regionali di protezione, per lei ormai impossibile
in veste di presidente, né a obbligare la medesima a rescindere gli analoghi mandati
in corso perché trattati in tale veste.
5. Se ne conclude che la
decisione impugnata, quantunque appellabile, non è di alcuna incidenza per il
giudizio finale. Anzi, la questione di sapere se come presidente di un'Autorità
regionale di protezione la convenuta potesse o non potesse esercitare il
patrocinio professionale dinanzi alla propria o ad altre Autorità regionali di
protezione senza violare gli art. 30 Cost. e 6 CEDU non è più di alcun
interesse degno di protezione dal 1° luglio 2013. La sentenza appellata si
rivela così, come fa valere la convenuta, superata dagli eventi. E superate
dagli eventi in pendenza di causa risultano altresì le azioni difensive
promosse dall'AO 1, fondate sul presupposto che la convenuta avesse ancora modo
di assumere o di condurre mandati di patrocinio conservando la carica di presidente
dell'Autorità regionale di protezione __________. Che poi la convenuta accetti
ora o continui ora a gestire simili mandati, di fiducia o d'ufficio, come qualsiasi
professionista al libero esercizio dell'avvocatura non è manifestamente una
circostanza che può ledere la personalità dell'attrice né dei suoi affiliati.
6. Le spese e le ripetibili
del presente giudizio seguono la soccombenza dell'attrice, l'appello della
convenuta meritando accoglimento (art. 106 cpv. 1 CPC). Quanto agli oneri processuali
di primo grado, la petizione è divenuta priva d'interesse concreto e attuale già
davanti al Pretore, onde – secondo dottrina (sopra, consid. 4c) – la sua
reiezione e la necessità di suddividere le spese processuali fra le parti (sopra,
loc. cit.). Ora, se da un lato l'attrice poteva avere buone ragioni per agire
in giudizio, lo stesso legislatore cantonale avendo modificato l'art. 9 cpv. 1
della legge cantonale sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e
curatele nel senso auspicato dall'associazione, dall'altro ciò ancora non
significa che la prassi invalsa fino ad allora, la quale consentiva ai presidenti
delle Commissioni tutorie regionali il patrocinio forense davanti alla propria
o a un'altra Commissione tutoria regionale, offendesse necessariamente la personalità
di genitori non affidatari. Equitativamente si giustifica perciò di suddividere
gli oneri a metà e di compensare le ripetibili
(art. 107 cpv. 1 lett. f CPC).
7. Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro l'odierna decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett.
d LTF), una controversia sulla protezione della personalità non ha – come detto
(sopra, consid. 3 in fine) – carattere pecuniario e può formare oggetto di
ricorso in materia civile senza riguardo a questioni di valore.
Per questi motivi,
decide: I. L'appello è accolto, nel senso
che la sentenza impugnata è così riformata:
1. La
causa è dichiarata senza interesse e la petizione è respinta.
2. Le
spese processuali, di fr. 500.– complessivi, da anticipare dall'attrice, sono
poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.
II. Le spese di appello di fr. 1000.–
complessivi, da anticipare dall'appellante, sono poste a carico dell'AO 1, che
rifonderà all'appellante fr. 2000.– per ripetibili.
III. Notificazione:
–
avv.;
–
avv..
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello
Il
presidente Il vicecancelliere
Rimedi giuridici
Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è ammissibile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per
Fatti
i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Considerandi
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).