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Decisione

11.2013.61

Protezione dell'unione coniugale: modifica del contributo alimentare per la moglie; trattenuta di stipendio; legittimazione a ricorrere del terzo debitore

31 agosto 2015Italiano18 min

Source ti.ch

Fatti

i fatti allegati dalla moglie con la risposta.

4. L'appellante sostiene di

avere reso verosimili i propri redditi, i quali risultano dal contratto di

lavoro con la AP 2 e costituiscono la sua unica entrata, come attesterebbe

anche la documentazione bancaria del __________ versata agli atti (doc. F). Egli

ribadisce che la diminuzione del suo salario a fr. 60 000.– lordi annui è da ricondurre alla perdita di numerosi

clienti causata dalla crisi nel settore finanziario e alla marcata contrazione

degli utili generati dalla sua attività per conto dell'azienda, la quale non

sarebbe più disposta a versargli il salario precedente (memoriale, pag. 3). E i

motivi di tale riduzione – egli afferma – si sarebbero potuti verificare con

l'edizione dei documenti da lui sollecitata il 12 giugno 2013, quando ha

chiesto al Pretore che la AP 2 producesse i verbali e i rapporti del consiglio

di amministrazione e della direzione relativi al suo rendimento. Il Pretore tuttavia

ha omesso di assumere la prova senza neppure pronunciarsi sull'ammissibilità

della medesima (memoriale, pag. 3 seg.).

a) Da

quest'ultima censura va subito sgombrato il campo. Nella decisione impugnata infatti

il Pretore ha spiegato che la postulata edizione di documenti dalla AP 2 non

avrebbe verosimilmente recato elementi di rilievo ai fini del giudizio (sentenza

impugnata, pag. 5). A mente sua, quei documenti non avrebbero chiarito la situazione

finanziaria complessiva dell'istante, le cui entrate non si limitano – come

detto – allo stipendio percepito da quella società, ma comprendevano anche

altre fonti di reddito accertate nella sentenza a tutela dell'unione coniugale,

al cui riguardo tuttavia l'interessato nulla aveva allegato né tanto meno reso

verosimile. Con tale motivazione l'appellante non si confronta, sicché al

proposito l'appello cade finanche nel vuoto.

b) L'appello

non appare meglio motivato quando l'istante ripete che lo stipendio percepito

dalla AP 2 costituisce il suo unico introito. Il Pretore ha rilevato in effetti

– come si è appena visto – che le entrate di lui non si limitavano allo

stipendio percepito dalla nota società, ma comprendevano anche altre fonti di

reddito accertate nella sentenza a tutela dell'unione coniugale. Su tali altre

fonti di reddito l'appellante non si esprime, ciò che rende l'appello una volta

ancora irricevibile per difetto di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1

CPC). Per di più, l'appellante sorvola sulla circostanza di non avere

riscontrato in sede di replica orale le numerose allegazioni addotte dalla

moglie con la risposta, come gli ha rimproverato il Pretore. Invano si

cercherebbe quindi di sapere perché, nelle condizioni descritte, il Pretore

avrebbe concluso a torto che i fatti della risposta andrebbero considerati come

ammessi.

5. Si volesse nondimeno

prescindere dalle carenze formali appena rilevate, l'appello non sarebbe destinato

a miglior sorte. Intanto non manca di destare

serie perplessità (se non pesanti sospetti) la decurtazione dello stipendio

percepito dall'appellante, ridotto dalla AP 2 da fr. 144 000.– a

fr. 60 000.– lordi annui per la retribuzione di base e

addirittura congelato per quel che è dello stipendio variabile, appena pochi

giorni dopo l'emanazione della sentenza 7 febbraio 2013 di questa Camera. Per

tacere del fatto che l'appellante si è impegnato altresì a rimborsare alla AP 2,

come vicepresidente della __________ (doc. 5), la quale fa parte dello stesso

gruppo societario (verbale di udienza del 12 giugno 2013, pag. 2), ben fr. 180 000.– per la perdita di clienti (doc. I dell'appello

presentato dalla AP 2). Che provvedimenti tanto draconiani si giustificassero con

una generica emorragia di clienti causata dalla crisi nel settore finanziario o

con la contrazione degli utili generati dal­l'attività per conto dell'azienda

non appare di grande verosimiglianza.

Oltre a quanto precede,

l'appellante nulla ha addotto – come si è accennato – in merito alle altre

entrate che il Pretore aveva accertato nella sentenza a protezione dell'unione

coniugale, quando aveva avuto modo di constatare che AP 1 non era solo operatore

finanziario per conto della AP 2, ma anche direttore della T__________ e mem­bro

del consiglio d'amministrazione della E__________. Può darsi che la sua

ulteriore funzione di liquidatore della Q__________ e della C__________ (radiate

dal registro di commercio alla fine 2014) sia terminata nel frattempo. Può

darsi che la V__________ (radiata nell'aprile del 2013), dalla quale egli

percepiva regolari retribuzioni, più non sussista. Tuttavia egli era rimunerato

anche dalla M__________, dalla A__________ e dalla D__________ (doc. C, pag. 3).

L'appellante obietta che quei proventi non figurano più – contrariamente al

passato – sul conto del __________ (doc. F; memoriale, pag. 4), ma a parte il

fatto che l'obiezione non è stata formulata dinanzi al Pretore (ed è pertanto

inammissibile in appello: art. 317 cpv. 1 CPC), ciò non basta a rendere

verosimile l'inesistenza di simili introiti. Tanto meno ove si consideri il

breve periodo cui si riferisce l'estratto bancario prodotto (neppure due mesi)

e i pochi addebiti registrati (fr. 1738.55).

6. Per quanto attiene alla situazione

della moglie, l'appellante reputa ingiustificato che essa continui a vivere

nell'abitazione di __________ e a usare la P__________ attribuitale dal Pretore

nella sentenza a tutela dell'unione coniugale (memoriale, pag. 4 seg.). Si tratta

di doglianze prive di motivazione, se non per un generico rinvio – come tale

infruttuoso – a quanto esposto circa la riduzione di stipendio. A prescindere

dal fatto che la questione legata all'occupazione dell'alloggio coniugale è ormai

superata, la moglie essendosi nel frattempo trasferita altrove.

7. L'appellante critica

altresì la trattenuta di stipendio (“avviso ai debitori”), la quale intaccherebbe

“in maniera drastica il suo fabbisogno” (memoriale, pag. 4). Il Pretore non ha

reputato verosimile una lesione del minimo esistenziale di lui già per

l'impossibilità di verificare la situazione finanziaria nel suo complesso e l'asserito

peggioramento della medesima (sentenza impugnata, pag. 7). Ora, un appello deve

indicare non solo per quali ragioni è impugnata la sentenza di primo grado, ma

anche in che misura ne sia chiesta la riforma (DTF 137 III 619 consid. 4.2.2).

Contestazioni pecuniarie vanno cifrate, alla stessa stregua delle pretese

pecuniarie, sotto pena di irricevibilità (DTF 137 III 617). In concreto AP 1

non quantifica nemmeno per ordine di grandezza il proprio fabbisogno minimo

invocato nell'appello, né indica a quanto andrebbe ridotta la trattenuta per

garantire tale minimo. Non sufficientemente motivato (nel senso dell'art. 311

cpv. 1 CPC), anche al riguardo l'appello si rivela per finire irricevibile.

Considerandi

II. Sull'appello della AP 2

8.

L'appellante censura la

sentenza del Pretore per quanto concerne la trattenuta di stipendio. La soglia

del valore litigioso è data (sopra, consid. 1). La tempestività dell'appello, presentato

una volta ancora l'ultimo giorno utile (la decisione impugnata è stata

notificata alla ditta il 1° luglio 2013), è pacifica (sopra, consid. 1). Il

problema è sapere se l'appellante sia legittimata a impugnare una sentenza in

un procedimento che le è estraneo. Certo, abilitati a impugnare una decisione

non sono solo le parti, ma anche terzi i cui diritti siano toccati direttamente dalla decisio­ne di primo grado (I

CCA, sentenza inc. 11.2012.114 del 9 no­vembre 2012, consid. 3; Sterchi in: Berner Kommentar, Schweizerische

ZPO, edizione 2012, n. 31 alle note preliminari dell'art. 308). Tra di essi rientra anche il datore di lavoro cui sia ordinata una

trattenuta di stipendio, se lamenta una lesione dei suoi propri interessi (Reetz in: Sutter-Somm/Hasen­böhler/ Leuenberger,

Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2ª

edizione, n. 35 alle note prelimi­nari degli art. 308–318, pag. 2058 in alto). In

concreto la AP 2 fa valere che la trattenuta ordinata dal

Pretore eccede manifestamente la retri­buzione di AP 1 concor­data il 15

febbraio 2013, quando lo stipendio di lui è stato ridotto a fr. 60 000.– annui lordi

fissi, esclusa ogni forma di retribuzione variabile. Si tratta di esaminare se

ciò tocchi i diritti del­l'appellante.

9.

Ove un coniuge non adempia

i propri obblighi di mantenimento nei confronti dell'altro, il giudice può

ordinare ai suoi debitori che facciano i loro pagamenti – in tutto o in parte –

all'altro (art. 177 CC). I pagamenti di quei debitori hanno effetto liberatorio

per i medesimi, in tal caso, solo se eseguiti alla persona indicata dal

giudice. I debitori in questione conservano però tutte le eccezioni derivanti

dal loro rapporto giuridico con il coniuge chiamato a versare il contributo di

mantenimento, tanto che la decisione del giudice a protezione dell'unione

coniugale non costituisce un titolo di rigetto definitivo dell'opposizione (art.

80.

cpv. 1 LEF) in un'eventuale esecuzione promossa dal coniuge beneficiario contro

il terzo cui è ordinata la trattenuta della somma (Hausheer/ Reusser/Geiser

in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 14 segg. ad art. 177 CC; Bräm in: Zürcher Kommentar, 2ª edizione,

n. 42 segg. ad art. 177; v. anche Chaix

in: Commentaire romand, CC I, Basilea 2010, n. 13 ad art. 177).

10.

Che la AP 2 possa vedere

toccati i suoi diritti per il solo fatto di dover riversare a AO 1 l'importo di

fr. 8293.40 mensili trattenuto dallo stipendio di AP 1 è a dir poco dubbio. Per

il lasso di tempo successivo al 31 luglio 2014 l'obbligo è finanche senza oggetto,

AP 1 essendo stato licenziato in pendenza di appello. Per il lasso di tempo compreso

tra il 27 giugno 2013 (data del­l'ordine di trattenuta) e il 31 luglio 2014, mal si intravede come la AP 2 potrebbe

vedere lesi i suoi diritti. Gli obblighi derivanti dal contratto di lavoro con AP

1.

non sono toccati. È vero che l'ammontare della trattenuta eccede la retribuzio­ne concordata il 15 febbraio 2013 con il dipendente.

È altrettanto vero però che l'azienda non poteva essere costretta a

versare di tasca propria la differenza. La stessa AO 1 riconosce che qualora lo

stipendio del marito fosse davvero inferiore a quello indicato nell'ordine di

trattenuta, la AP 2 poteva essere tenuta a rispettare l'ingiunzione “solo fino

a concorrenza dell'importo di spettanza di AP 1” (osservazioni all'appello, pag.

5). Del resto l'ordine di trattenuta non prevedeva alcuna sanzione o

provvedimento coercitivo nei confronti del datore

di lavoro in caso di disobbedienza (Hausheer/

Reusser/Geiser, op. cit., n. 16d ad art. 277 CC; cfr. anche ZR 90/1991

pag. 276 n. 85). Non si intravede di conseguenza quali diritti

dell'appellante esso potrebbe ledere.

11.

Si volesse in ogni modo

transigere sulla carente legittimazione, l'appello sarebbe destinato ugualmente

all'insuccesso. L'appellante si duole infatti di una violazione del suo diritto

di essere sentita per non avere potuto prendere posizione “sulle prove addotte

alfine di stabilire entità dell'importo da trattenere” (memoriale, pag. 5).

Nessuna norma impone tuttavia al giudice di sentire dapprima il datore di

lavoro, che non è parte in causa, nel caso in cui intenda ordinare una trattenuta

di stipendio. Il giudice può procedere in tal senso, ma non vi è tenuto, né ciò

costituisce la regola (Schwander

in: Basler Kommentar, ZGB I, 5ª edizione, n. 19 ad art. 177). Ne segue che,

comunque lo si esamini, l'appello in rassegna vede la sua sorte segnata.

III. Sulle spese processuali e le

ripetibili

12.

Le spese seguono il precetto

della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). AO 1, che ha presentato

osservazioni a entrambi gli appelli, ha diritto a un'equa indennità per

ripetibili.

IV. Sui rimedi giuridici a livello

federale

13.

Quanto ai rimedi esperibili

contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il

valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b

LTF. Nei ricorsi in materia di protezione dell'unione coniugale – comprese le diffide

ai debitori (DTF 134 III 668 consid. 1.1) – un ricorrente può invocare

tuttavia, davanti al Tribunale federale, soltanto la violazione di diritti

costituzionali (art. 98 LTF; DTF 133 III 397 consid. 5.2).

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. Nella misura in cui è

ricevibile, l'appello di AP 1 è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

2. Le spese di tale appello, di fr.

1000.–, sono poste a carico di AP 1, che rifonderà a AO 1 fr. 1500.– per ripetibili.

3. Nella misura in cui è ricevibile e

non è diventato privo d'oggetto, l'appello della AP 2 è respinto e la sentenza impugnata

è confermata.

4. Le spese di tale appello, di fr.

1000.–, sono poste a carico della AP 2, che rifonderà a AO 1 fr. 1500.– per ripetibili.

5. Notificazione:

avv.;

avv.;

avv..

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il

presidente La vicecancelliera

Rimedi

giuridici

Nelle

cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,

pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della

decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in

materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad

almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il

ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il

ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per

i

motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al

Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei

procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali

(art. 46 cpv. 2 LTF).