11.2014.14
Protezione della personalità: provvedimenti cautelari nei confronti di mass media
25 luglio 2016Italiano16 min
Source ti.ch
Incarto n.
11.2014.14
Lugano,
25 luglio 2016/rn
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La prima Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
G.
A. Bernasconi, presidente,
Giani
e Grisanti
vicecancelliera:
Chietti
Soldati
sedente
per statuire nella causa CA.2013.351 (protezione della personalità: provvedimenti
cautelari) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1, promossa con istanza del 7 ottobre 2013 dal
AO 1
(patrocinato
dall'avv. PA 2)
contro
AP 2
AP
3, e
AP 1
(patrocinati dall'avv. PA 1),
giudicando sull'appello
del 24 febbraio 2014 presentato da AP 2, dalla AP 3 e da AP 1 contro il decreto
cautelare emesso dal Pretore il 13 febbraio 2014;
Ritenuto
in fatto: A. Il settimanale __________ ha pubblicato, tra il 1° maggio
2005 e il 1° settembre 2013, 19 articoli sul __________ di __________, di cui AO
1 è direttore. Sentitosi leso nella sua personalità dal contenuto di talune
affermazioni, il 7 settembre 2013 AO 1 si è rivolto al Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 1, perché ordinasse in via cautelare a AP 2, direttore
responsabile del settimanale, alla AP 3, editrice del medesimo, e a AP 1,
direttore del sito __________, di rimuovere dal sito appena citato e dall'archivio
del __________ l'articolo __________, apparso il 1° settembre 2013, come
pure la frase __________ figurante in una rubrica di spigolature (“Agudezas”) del
22 settembre successivo, pubblicazioni reperibili all'indirizzo __________
L'istante ha chiesto inoltre al
Pretore che fosse vietato a AP 2 e alla AP 3 sempre in via cautelare, “di
scrivere e/o far divulgare mediante il settimanale __________, così come attraverso
altre pubblicazioni e media correlati al giornale e/o da loro controllati, in
specie tramite il sito __________ in forma cartacea o elettronica, articoli,
notizie, commenti, contributi, fotografie, disegni, immagini e simili,
veritiere o alterate, e simili in qualsivoglia modo lesivi della [sua]
personalità”. Infine egli ha chiesto di munire tutti i divieti cautelari della
comminatoria prevista dall'art. 292 CP per disobbedienza a decisioni
dell'autorità, oltre che di una multa disciplinare di fr. 5000.– per ogni
violazione, e di far pubblicare il dispositivo del decreto sul __________ a
spese dei convenuti.
B. All'udienza dell'8 novembre
2013, indetta per il contraddittorio, i convenuti hanno proposto di respingere
l'istanza cautelare. AO 1 ha replicato e i convenuti hanno duplicato, ognuno ribadendo
il proprio punto di vista. L'istruttoria è consistita nel richiamo di un fascicolo
processuale della medesima Pretura e si è chiusa il 26 novembre 2013, quando il
Pretore ha fissato alle parti un termine per formulare conclusioni scritte.
L'istante non ha reagito, mentre i convenuti hanno presentato un memoriale del
4 dicembre 2013 in cui hanno proposto una volta ancora di respingere l'istanza.
C. Statuendo il 13 febbraio
2014, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza cautelare, nel senso che:
– ha
vietato a AP 2 e alla AP 3 di usare nei confronti dell'istante le espressioni “clientelare
direttore” o “a vantaggio dei suoi intrallazzi”, rispettivamente una forma
linguisticamente comparabile nei contenuti, come pure di scrivere o far
divulgare mediante __________ o attraverso altre pubblicazioni e media
correlati al giornale o da loro controllati, in specie tramite il sito __________
in forma cartacea o elettronica, articoli, notizie, commenti, contributi, contenenti
le menzionate espressioni (dispositivo n. 1);
–
ha ordinato a tutti e tre i convenuti di rimuovere tali espressioni dal sito __________
e dall'archivio del settimanale nella misura in cui fossero ancora reperibili
all'indirizzo __________ e __________ (dispositivo n. 2);
–
ha comminato per ogni violazione dei suoi ordini l'applicazione dell'art. 292
CP e una multa disciplinare di fr. 5000.– (dispositivo n. 3);
–
ha ordinato ai tre convenuti di pubblicare a loro spese il dispositivo del
decreto cautelare, ad avvenuto passaggio in giudicato, sul __________ e sul
sito __________ (dispositivo n. 4) e
–
ha fissato all'istante un termine di 30 giorni per promuovere l'azione di
merito con l'avvertenza che, decorso infruttuoso il termine, il decreto
cautelare sarebbe decaduto (dispositivo n. 5).
Le spese
processuali di fr. 500.– sono state poste per metà a carico dell'istate e per
l'altra metà a carico dei convenuti, compensate le ripetibili (dispositivo n.
6).
D. Contro la decisione appena
citata AP 2, la AP 3 e AP 1 sono insorti a questa Camera con un appello del 24
febbraio 2014 nel quale chiedono che il decreto cautelare sia riformato respingendo
l'istanza di AO 1. Nelle sue osservazioni del 7 aprile 2014 questi propone di
respingere l'appello.
in diritto: 1. La decisione impugnata è
un decreto cautelare emesso prima che l'istante promuovesse causa (art. 263
CPC). Ora, le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili
con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC), entro 10
giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni
meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello
è ammissibile soltanto se
il valore litigioso raggiunge almeno fr. 10 000.–
“secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale esigenza non si pone, un'azione volta alla
protezione della personalità non avendo – salvo casi
estranei alla fattispecie – natura patrimoniale (RtiD II-2015
pag. 785 consid. 1 con rinvii). Quanto alla tempestività del rimedio
giuridico, la decisione impugnata è stata notificata ai convenuti il 17
febbraio 2014 (timbro postale sulla busta d'intimazione). Introdotto il 24 febbraio
2014, l'appello è in esame è pertanto ricevibile.
2. Nel decreto cautelare il
Pretore ha ritenuto che le pubblicazioni censurate dall'istante adottano “un
vocabolario espressivo e colorito”, ma nel loro insieme non appaiono lesive della
personalità. Nella misura del resto in cui era stato qualificato come “sedicente
professore”, l'istante aveva già ottenuto protezione grazie all'esercizio di
un diritto di risposta e dopo di allora i convenuti non avevano più usato quella
locuzione. Il __________ poi – ha continuato il Pretore – è un istituto della
Città di __________, di modo che sussiste un interesse del contribuente (e del
pubblico in genere) a conoscere qual è lo stipendio del direttore, qual è la tipologia
del museo, qual è la funzione della struttura nel tessuto cittadino e qual è il
ruolo dell'istante. Posto ciò, il Pretore ha reputato nondimeno che l'uso
dell'epiteto “clientelare direttore” non fosse tollerabile, poiché evoca
pratiche disoneste, favoritismi e scambi di impieghi, come inaccettabile è l'espressione
“a vantaggio dei suoi intrallazzi” oltre confine, che richiama l'idea di
traffici illeciti, affari illegali e attività equivoche. Pur riconoscendo che
“le lesioni di cui trattasi sono ormai datate nel tempo”, egli ha ravvisato una
presunzione di reiterazione nel “corso ordinario delle cose” e nelle notorie
difficoltà finanziarie in cui versa la Città di __________, che mettono “sotto
pressione l'offerta culturale della stessa”. Onde il divieto a AP 2 e alla AP 3
di usare nuovamente quei termini nei confronti dell'istante e l'ordine a tutti
Fatti
i convenuti di rimuovere tali espressioni dai due siti internet, con obbligo di
pubblicare il dispositivo del decreto cautelare sul __________ e sul sito __________
3. Gli appellanti sostengono
anzitutto che chi accetta di svolgere una pubblica funzione, soprattutto se ben
retribuita, deve tollerare anche “maggiori ingerenze nella sua personalità”.
Essere “clientelare” – essi affermano – significa unicamente “concedere
vantaggi a chi può offrire un contraccambio”. Non è un complimento, ma non è
nemmeno una lesione della personalità. Quanto agli “intrallazzi” oltre confine, i convenuti ricordano di avere
rimproverato all'istante di avere acquistato a caro prezzo una mostra
“considerata fallimentare sul __________ dalla Città di __________, del cui
sindaco l'appellato sarebbe stato consulente”. Essi definiscono quindi la loro
critica “incisiva”, ma compatibile con la libertà di espressione e la libertà
di stampa. A prescindere da ciò, essi contestano che il decreto cautelare si
giustificasse sotto il profilo dell'urgenza, l'istante avendo “temporeggiato
parecchi mesi a partire da quando ha saputo del pregiudizio o del rischio di
pregiudizio” prima di adire il giudice. Il termine “clientelare direttore” è
stato usato infatti – essi adducono – sul __________ il 10 aprile 2011, mentre
Considerandi
quello di “intrallazzi fallitalici” il 18 novembre e il 2 dicembre 2012,
senza che l'istante reagisse. A distanza di anni – essi soggiungono – non
sussiste più alcun rischio di reiterazione. Il decreto impugnato va quindi riformato
nel senso di respingere interamente l'istanza cautelare di
4.
Nel decreto cautelare il
Pretore ha fissato all'istante un termine di 30 giorni per promuovere l'azione
di merito, con l'avvertenza che in caso contrario i provvedimenti cautelari sarebbero
decaduti (dispositivo n. 5). AO 1 ha tempestivamente intentato causa il 14
marzo 2014 (inc. SE.2014.116 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1),
ma solo contro AP 2 e la AP 1 non è stato convenuto in giudizio. Le ingiunzioni
cautelari nei confronti di lui sono quindi venute a cadere e per quanto lo concerne
l'appello è diventato senza oggetto. AO 1 inoltre non ha (più) chiesto di rimuovere
le espressioni litigiose dal sito __________ né dall'archivio del __________
(dispositivo n. 2). I relativi ordini sono decaduti così anche nei
confronti di AP 2 e della AP 3, il cui appello è divenuto al proposito senza
oggetto. L'appello di AP 2 e della AP 3 conserva invece la sua attualità per
quanto riguarda il divieto loro impartito di “scrivere e/o far divulgare” –
ossia di reiterare facendo capo a mass media periodici – le espressioni
“clientelare direttore” e “a vantaggio dei suoi intrallazzi” nei confronti
dell'istante (dispositivo n. 1), compresa la comminatoria di sanzioni in caso
di inosservanza (dispositivo n. 3) e l'ingiunzione di pubblicare il
Dispositivo
dispositivo del decreto cautelare, ad avvenuto passaggio in giudicato, sul __________ e sul sito __________ (dispositivo n. 4).
5. Secondo l'art. 266 CPC il
giudice può ordinare provvedimenti cautelari nei confronti dei “mass media
periodici” soltanto se l'incombente lesione dei diritti è tale da poter causare
dell'istante un pregiudizio particolarmente grave (lett. a), se manifestamente
non vi è alcun motivo che giustifichi la lesione (lett. b) e se il
provvedimento non appare sproporzionato (lett. c). Le tre condizioni sono
cumulative. La norma riprende la disciplina dell'abrogato art. 28c CC e
ha lo scopo di evitare che misure provvisionali, tra cui divieti di pubblicazione
e ordini intesi alla rimozione di articoli, si traducano in provvedimenti
censori, incompatibili con la libertà di stampa (Huber in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger [curatori],
Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 3ª edizione, n. 1 ad art. 266
con riferimenti; nel vecchio diritto: RtiD
II-2009 pag. 640 consid. 2).
Provvedimenti cautelari nei confronti di mass media periodici vanno emanati
perciò con grande riserbo (SJ 108/1986 pag. 223 in fondo; Steinauer/Fountoulakis, Droit des
personnes physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, pag. 254 n.
634).
6. Ciò premesso, perché il divieto
impartito a AP 2 e alla AP 3 di “scrivere e/o far divulgare” (ossia di reiterare
facendo capo al __________ o ad altre pubblicazioni e media correlati al
giornale o da loro controllati, in specie tramite il sito __________) le
espressioni “clientelare direttore” e “a vantaggio dei suo intrallazzi” nei
confronti dell'istante si giustificasse occorreva – in primo luogo – che a un
esame di verosimiglianza (come quello che presiede all'emanazione di
provvedimenti cautelari: Bohnet
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 4 e 5 ad art. 261 CPC) la reiterazione
di quei termini apparisse incombente e suscettiva di causare alla personalità
all'istante un pregiudizio particolarmente grave (art. 266 lett. a CPC). La
reiterazione doveva denotare in altri termini un'offesa qualificata, più incisiva
di una lesione che giustificasse l'adozione di provvedimenti cautelari in casi ordinari
(RtiD II-2009 pag. 640 consid. 4; Bohnet,
op. cit., n. 14 ad art. 266 CPC). Accertato ciò, occorreva verificare che manifestamente
non vi fosse alcun valido motivo a sostegno della lesione (art. 266 lett. b
CPC) e che il divieto giudiziale non apparisse sproporzionato (art. 266 lett. c
CPC).
7. Nella fattispecie il primo
requisito da verificare è pertanto, dopo quanto si è spiegato, quello di accertare
se la lesione alla personalità di AO 1 apparisse “incombente” (imminente,
drohend). Tale è il caso in particolare, secondo giurisprudenza, quando
il convenuto ha già commesso lesioni della personalità e sta per ripeterle o
quando si ravvisano indizi concreti di un'imminente lesione. A tal fine non
basta che sull'argomento siano già stati pubblicati articoli cui abbia fatto
seguito un diritto di risposta dell'interessato. Occorre che il convenuto
appaia in procinto di rinnovare la lesione originaria (Steinauer/ Fountoulakis, op. cit., pag. 254 n. 634a con richiamo
a SJ 108/ 1986 pag. 223 nel mezzo; Bohnet,
op. cit., n. 13 ad art. 266), o perché ponga in atto preparativi in
vista di ripetere la pubblicazione lesiva o perché contesti l'illiceità della precedente
lesione (sentenze del Tribunale federale 5A_92/2010 del 16 ottobre 2010,
consid. 6.1 e 5A_228/2009 dell'8 luglio 2009, consid. 4.1, in sic! 12/2009
pag. 888 con rinvii a DTF 124 III 74 consid. 2a e DTF 97 II 97 consid.
5b).
a) Il
Pretore è partito dall'idea, nel decreto cautelare, che qualora un convenuto
abbia già offeso una volta la personalità dell'istante il rischio di
reiterazione si presume, sicché tocca poi al convenuto smentirlo (pag. 4 in fondo).
V'è da domandarsi se un automatismo del genere sia condivisibile, in particolare
ove la lesione risalga a molto tempo addietro. Sta di fatto che prima di risolvere
l'interrogativo occorre esaminare, nel caso specifico, se il rischio di
lesione per la personalità dell'istante apparisse “incombente”, poiché solo a
tale condizione è lecita l'emanazione di provvedimenti cautelari a tutela della
personalità nei confronti di mass media periodici. Un pericolo di reiterazione che
non incombe non basta per sorreggere misure d'urgenza in virtù dell'art. 266
CPC. A maggior ragione ove si consideri che persino nel merito l'art. 28a
cpv. 1 n. 1 CC assoggetta un'azione inibitoria al presupposto di una lesione
“imminente”.
b) Invano
si cercherebbe nel decreto impugnato un accenno al carattere imminente della
lesione. Il Pretore si è limitato a presumere il rischio di reiterazione
dell'offesa, corroborata a suo parere dalle notorie difficoltà finanziarie in
cui versa il Comune di __________, le quali aumentano la pressione critica
sull'offerta culturale cittadina. Nell'istanza AO 1 motivava l'urgenza cautelare,
da parte sua, con l'argomento che la campagna stampa nei suoi confronti era
“divenuta virulenta riguardo alla futura destinazione di __________, oggetto di
un articolo pubblicato dal __________ il 1° settembre 2013 (doc. V1), ragione per cui la
denigrazione nei suoi confronti sarebbe continuata “anche a causa dell'attualità
di questo tema politico” (istanza del 7 ottobre 2013, pag. 15, punto 37). Che
il __________ intendesse continuare l'invettiva contro “l'inutile museo delle
carabattole africane”, il quale “costa al contribuente luganese 1.2 milioni di
franchi” annui (doc. F), è senz'altro verosimile. Che così facendo il
settimanale intendesse reiterare anche l'uso dei termini “clientelare
direttore” e “a vantaggio dei suoi intrallazzi” nei riguardi dell'istante è
già meno verosimile, tali espressioni essendo state usate dal periodico
una
sola volta, rispettivamente il 10 aprile 2011 (doc. F) e il 18 novembre
2012 (doc. R). Che poi la reiterazione apparisse “incombente” non risulta da
indizi concreti. Certo, la campagna stampa contro il museo del “ciarpame
extraeuropeo” e contro il “direttore italiano strapagato” (doc. V1) proseguiva, ma che la
destinazione di __________ facesse apparire imminente, al momento in cui
ha statuito il Pretore (febbraio del 2014), la ripetizione di epiteti risalenti
a quasi tre anni addietro (il primo) e a oltre un anno (il secondo) non poteva
dirsi per ciò solo verosimile.
c) Tanto
meno il decreto impugnato può trovare conferma ove si rammenti che – come detto
(consid. 5) – provvedimenti cautelari nei confronti di mass media periodici
vanno emanati con grande riserbo, non dovendo costituire una forma di censura
preventiva. L'esistenza di una lesione “incombente” (e non solo possibile o
fors'anche probabile), che giustificasse misure d'urgenza, andava vagliata
perciò con debito rigore e non solo presunta in astratto. Nel caso precipuo
mancavano indizi sufficienti che sostanziassero l'imminenza delle reiterazione in
concreto. Ciò rende superfluo esaminare se, a un giudizio di verosimiglianza,
la paventata lesione fosse suscettibile di causare alla personalità all'istante
un pregiudizio particolarmente grave, se manifestamente non vi fosse alcun valido
motivo a sostegno della lesione e se il divieto giudiziale non apparisse
sproporzionato. La reiezione dell'istanza cautelare rende senza oggetto anche
la comminatoria di sanzioni in caso di inosservanza e l'ingiunzione di pubblicare
il dispositivo del decreto cautelare sul __________ e sul sito __________.
8. Le spese del giudizio
odierno seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), tanto in
prima quanto in seconda sede. Gli appellanti postulano per il primo grado di
giurisdizione un'indennità di fr. 1500.– a titolo di ripetibili, somma che
appare sicuramente congrua all'entità delle prestazioni svolte dal patrocinatore
nel caso in rassegna.
9. Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), un eventuale ricorso in materia civile è ammissibile senza riguardo
a questioni di valore (sopra, consid. 1).
Per questi motivi,
decide: I. Nella
misura in cui non è divenuto privo d'oggetto, l'appello è accolto e il decreto
cautelare impugnato è così riformato:
1. L'istanza cautelare è respinta.
2. Le
spese processuali di fr. 500.– complessivi sono poste a carico dell'istante,
che rifonderà ai convenuti fr. 1500.– complessivi per ripetibili.
II. Le spese di
appello, di fr. 1000.– complessivi, da anticipare dagli appellanti, sono poste a
carico dell'istante, che rifonderà ai convenuti fr. 1500.– complessivi per
ripetibili.
III. Notificazione:
–;
–.
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello
Il
presidente La vicecancelliera
Rimedi
giuridici
Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è ammissibile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per
i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).