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Decisione

11.2017.75

Protezione della personalità: provvedimenti cautelari

16 ottobre 2018Italiano20 min

Source ti.ch

Fatti

i fatti che pubblicano quanto per gli apprezzamenti che ne traggono. In linea

di principio la diffusione di fatti veri è garantita dalla missione che compete

alla stampa, tranne che i fatti riportati siano coperti dalla sfera segreta o

privata oppure servano solo a denigrare qualcuno in maniera inammissibile con

forme e modi inutilmente lesivi. La missione informativa della stampa non è un

motivo assoluto di giustificazione e una ponderazione degli interessi si impone

in ogni singolo caso. Di regola, una giustificazione è data quando il fatto

riferito è vero ed è in relazione con l'attività o con la funzione pubblica

esercitata dalla persona. Per contro, la pubblicazione di fatti inveritieri,

illecita già di per sé, è sorretta da ragioni sufficienti solo in circostanze

rare, particolari ed eccezionali. Non che ogni

scorrettezza, approssimazione, generalizzazione o omissione renda – come detto

– un'infor­mazione falsa nel suo insieme. Un articolo o un servizio

giornalistico inesatto non è globalmente inveritiero e lede i diritti della

personalità soltanto se non risponde alla realtà su punti essenziali e presenta

la persona in una prospettiva tanto erronea o ne dà un'immagine tanto falsata

da screditare sensibilmente tale persona agli occhi del pubblico (sentenza del

Tribunale federale 5A_267/2017 del 14 dicembre 2017, consid. 4.2.1 con numerosi

rimandi, in particolare a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I 290; analogamente: I

CCA, sentenza inc. 11.2012.95 del 29 dicembre 2014, consid. 8).

c) Ove

si tratti di opinioni, commenti e giudizi di valore, essi non sono soggetti

alla prova della verità e sono ammissibili se appaiono sostenibili alla luce

dello stato di fatto cui si riferiscono. Nella misura in cui contengano anche

affermazioni di fatto, come nel caso di giudizi di valore misti, il loro fulcro

soggiace nondimeno agli stessi principi cui sono sottoposte le affermazioni di

fatto. Quand'anche poggino su fatti veri, quindi, giudizi di valore e opinioni

personali possono ledere la personalità se sviliscono inutilmente, per la forma

o il modo in cui sono espressi, la persona dell'interessato. Siccome la

pubblicazione di giudizi di valore beneficia della libertà

d'espressione,

tuttavia, occorre dar prova di un certo riserbo qualora il pubblico sia in

grado di riconoscere i fatti su cui si fonda il giudizio. Opinioni caustiche,

compresa la satira, la caricatura, l'irriverenza, lo sberleffo o la derisione,

sono di per sé lecite. Un giudizio di valore offende la personalità solo quando

lascia intendere uno stato di fatto che non corrisponde alla realtà o nega alla

persona ogni onorabilità umana o personale (sentenza del Tribunale federale

5A_267/2017 del 14 dicembre 2017, consid. 4.2.1 con numerosi rimandi, segnatamente

a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I 290).

d) La giurisprudenza ha già avuto modo di stabilire,

per esempio, che la qualifica di escroc (imbroglione,

truffatore), arnaqueur (truffatore), filou (truffatore, furfante,

imbroglione, lestofante, baro) o di aigrefin (imbroglione, truffatore) messa

in relazione con il determinato operato di un soggetto in seno a una società

anonima o a un'associazione costituiscono giudizi di valore misti. In tal caso

il fulcro del giudizio di valore si analizza in funzione degli stessi criteri

che governano le allegazioni di fatto. Se il fatto su cui si fonda il giudizio

di valore è inveritiero, il giudizio stesso è per principio illecito. Se il

fatto su cui si fonda il giudizio di valore è vero, invece, il giudizio in questio­ne

lede la personalità del soggetto solo se è inutilmente offensivo (sopra,

consid. c). Di conseguenza, i termini escroc, arnaqueur, filou

o aigrefin sono stati ritenuti ammissibili nella misura in cui appaiono

Considerandi

plausibili in relazione ai fatti cui si riferiscono. Non sarebbero ammissibili,

invece, se fossero usati al solo scopo di esercitare pressioni sulle persone interessate,

poiché in tal caso risultano inutilmente

offensivi (sentenza del Tribunale federale 5A_267/2017 del 14 dicem­bre

2017, consid. 4.3 con rinvii, segnatamente a DTF 138 III 641, in: SJ 2018 I

291).

e) Nella

fattispecie il termine “squalo” si rivela, dopo quanto pre­cede, un giudizio di

valore misto. Se i fatti su cui si fonda sono veri, pertanto, esso lede la

personalità dell'istante solo se si rivela inutilmente offensivo. E i fatti su

cui esso si fonda in concreto non sono inveritieri. Come si desume dal comunicato

stampa diramato dalla FINMA (sopra, lett. A), cui si rifà il servizio

giornalistico, la filiale B__________ di S__________ ha violato gravemente le

disposizioni contro il riciclaggio di denaro, eseguendo per anni molteplici

transazioni finanziarie nonostante sospetti manifesti e un richiamo della

stessa FINMA alla sede centrale intervenuto già alla fine del 2013. Inoltre le

relazioni d'affari correlate al fondo __________ erano state ripetutamente

discusse dai vertici dirigenziali, i quali avevano consapevolmente e

reiteratamente deciso di continuare a intrattenere simili relazioni, molto

attrattive dal punto di vista economico. Così la banca aveva eseguito in favore

di fondi sovrani esteri transazioni di centinaia di milioni di franchi riscuotendo

commissioni molto elevate rispetto alla media e non usuali sul mercato.

Qualificare di “squalo” l'ex CEO della B__________ a S__________ per essersi,

dopo quanto si è visto, comportato avidamente per sete di denaro e per conqui­stare

posizioni di prestigio in modo spregiudicato e privo di scrupoli non può quindi

ritenersi, a un sommario esame, un giudizio di valore misto lesivo della

personalità, che svilisce inutilmente la figura del­l'istante giusta l'art. 266

lett. a CPC. Anche al proposito l'appello manca di consistenza.

f)

Si aggiunga che nel caso specifico l'istante non appare essere stato trattato

di “squalo” in modo denigratorio o inutilmente lesivo nemmeno per la forma.

Intanto egli è stato descritto nel servizio gior­nalistico come “top manager”,

considerato il meglio nella ricerca di clientela asiatica nel settore bancario (dal

minuto 16.00), tant'è che sotto la sua guida la B__________ di S__________ ha

ottenuto ottimi risultati grazie a una strategia di mercato aggressiva (minuto

49:45). Inoltre la dicitura sotto la fotografia che lo ritrae è mostrata per

pochi secondi (minuti 16:26 e 51:26) ed è subito sfocata. Infine il narratore

del servizio non ha mai parlato di “shark” né di “squalo”, né ha pronunciato

quel termine. Può darsi che la trasmissione si sia rivelata d'impatto sulla

pubblica opinione, ma a prescindere dalla circostanza che tale è la finalità di

ogni servizio giornalistico, a un sommario esame AP 1 non può dirsi

gratuitamente screditato dalla dicitura “The Shark” che si intravede di

sfuggita sotto l'istantanea del suo ritratto. Se egli si ritiene oggetto di una

“sentenza finale di condanna” per la sua attività in campo bancario, ciò si

deve non al servizio giornalistico diffuso dal canale __________, bensì ai suoi

stessi trascorsi nella filiale B__________ di S__________.

6.

Non ravvisandosi

nella fattispecie, per lo meno a un sommario esame, una lesione dei diritti dell'istante,

è superfluo interrogarsi se la violazione prospettata da AP 1 appaia “particolarmente

grave” nell'accezione del­l'art. 266 lett. a CPC, come non giova passare in

rassegna gli altri requisiti cumulativi consistenti nella mancanza di ogni

giustificativo atto a legittimare la lesione (art. 266 lett. b CPC) e nella

proporzionalità del provvedimento cautelare richiesto (art. 266 lett. c CPC). Altrettanto

inutile è vagliare la pertinenza della risposta che l'istante chiede alla

convenuta di leggere nel corso di una successiva puntata di “__________”.

7.

Le spese del

giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'istante

rifonderà inoltre alla controparte, che ha presentato osservazioni all'appello tramite

un patrocinatore, un'adeguata indennità per ripetibili.

8.

Quanto ai rimedi

giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112

cpv. 1 lett. d LTF), un eventuale ricorso in materia civile è ammissibile senza

riguardo a questioni di valore (sopra, consid. 1), fermo restando che contro

decisioni in materia di provvedimenti cautelari può essere fatta valere soltanto

la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).

Dispositivo

Per questi motivi,

decide: 1. L'appello è respinto e il decreto cautelare impugnato

è confermato.

2. Le spese processuali

di fr. 1000.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte

fr. 2000.– per ripetibili.

3. Notificazione:

avv. ;

avvocati e .

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il

presidente La

vicecancelliera

Rimedi

giuridici

Nelle

cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale

federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,

pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi

enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della

decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso

in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad

almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il

ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una

questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia

ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia

costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116

LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso

durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto

sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).