Lexipedia

Decisione

12.2004.147

decisione sulle domande peritali - risarcimento danni a seguito del mancato adempimento di una transazione

29 settembre 2005Italiano12 min

Source ti.ch

Fatti

i quesiti essendo stati giudicati inammissibili, la prova peritale veniva a

cadere. Quand¿anche ciò costituisse - di fatto - una modifica dell¿ordinanza

sulle prove, la procedura era quella prevista dall¿art. 247 CPC e non quella stabilita

dall¿art. 182 cpv. 3 CPC, sicché non sono ravvisabili in concreto vizi

procedurali che possano rendere nulla la decisione, di cui l¿appellante neppure

potrebbe invocare l¿annullabilità poiché, avendo proceduto nel seguito della

causa senza nulla eccepire, vi osterebbe l'art. 143. cpv. 2 CPC. Di

conseguenza, la domanda intesa ad annullare il giudizio e rinviare l¿incarto al

primo giudice va respinta.

7. Nel

merito l¿appellante censura la decisione del pretore il quale, identificando il

costo dei documenti che egli si era impegnato a produrre con il valore delle

prestazioni dell¿architetto, avrebbe omesso di considerare che l¿esecuzione di

tali prestazioni era già stata accertata in modo vincolante da una precedente

sentenza e non poteva quindi più essere oggetto di contestazione. Inoltre, con l¿accordo

del 3 dicembre 1998 egli si sarebbe impegnato unicamente a consegnare i

documenti e non a eseguire le prestazioni d¿architetto, da lui già fatte e per

le quali gli era stato riconosciuto giudizialmente il diritto alla mercede. Il

valore dei documenti sarebbe di conseguenza pari al costo per la stampa e la

riproduzione dei documenti, di complessivi fr. 768,50, oggetto della domanda

riconvenzionale. Postula quindi che, in via subordinata la sentenza sia

modificata nel senso di accogliere la petizione limitatamente a tale importo.

8. Giusta

l¿art. 97 CO, il debitore che non adempie l¿obbligazione o non la adempie nel

debito modo, è tenuto al risarcimento del danno derivatone, a meno che non

provi che nessuna colpa gli è imputabile. In particolare, il creditore deve

dimostrare l¿esistenza di una violazione contrattuale, di un danno e di un

nesso di causalità adeguata tra la violazione contrattuale e il danno, mentre

il debitore può liberarsi dalla responsabilità provando che nessuna colpa gli è

imputabile (Schwenzer, Schweizerisches Obligationenrecht AT,

Berna 1998, n. 67.05 e 68.07; Wiegand,

Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 2. ed., n. 5 ss. e 61 ss. ad art. 97

CO). In applicazione dell¿art. 97 CO, il creditore ha il diritto di ottenere il

risarcimento dell¿interesse positivo, ossia egli deve essere posto di nuovo

nella situazione come se il contratto fosse stato adempiuto correttamente. Così

non solo deve essere tenuto in considerazione il minor valore della prestazione

effettuata, ma anche eventuali ulteriori danni conseguenti al manchevole

operato del debitore (Schwenzer, op. cit., n. 14.29, 64.22 e 68.06; Wiegand, op. cit., n. 46 e 53 ss. ad

art. 97 CO).

9. Le parti hanno concluso, il 3 dicembre 1998, un compromesso,

denominato ¿accordo transattivo¿ con il quale AO 1 doveva versare all¿AP 1 fr.

25'000.- a tacitazione delle sue pretese, mentre l¿AP 1 si obbligava a

consegnarle una serie di documenti. Pacifica essendo l¿inadempienza dell¿AP 1,

il quale non ha fatto fronte interamente ai propri obblighi - egli ha infatti omesso

di consegnare le copie tavole espositive scala 1:50, le copie delle analisi

delle soluzioni dei progetti attuabili, in scala 1:100 e il computo dei costi

di costruzione preventivabili, tanto che neppure contesta seriamente la propria

inadempienza, limitandosi a sollevare fumose quanto inconsistenti

giustificazioni per la mancata consegna dei documenti - AO 1 doveva ancora

dimostrare che dalla mancata consegna dei documenti di cui trattasi le è derivato

un danno. L¿attrice non ha però spiegato quale danno le sarebbe derivato dalla

mancata consegna dei piani. Anzi, essa stessa afferma che per lei la

prestazione effettiva è divenuta priva d¿interesse (replica pag. 4) sicché non

si intravede come possa sostenere che il fatto di non avere i piani costituisca

un danno.

Certo,

dall¿inadempienza dell¿AP 1 essa ha dedotto che le prestazioni da questi a suo

tempo fatturatele non erano state eseguite, contestando quindi che egli avesse diritto

alla relativa mercede. Così facendo, l¿attrice non ha tuttavia sostenuto

l¿esistenza di un danno conseguente all¿inadempienza della convenzione, ma ha

rimesso in discussione il diritto dell¿AP 1 a percepire la mercede per il lavoro

svolto in esecuzione del contratto d¿architetto. Questo diritto era però già

stato accertato dal Pretore con la sentenza 30 ottobre 1995, cresciuta in

giudicato, sicché non era ammissibile rimetterlo in discussione, ostandovi il

principio della res iudicata.

Solo con

le osservazioni all¿appello l¿appellata rileva, in fine, che per ottenere la

stessa prestazione promessa ma non eseguita dall¿AP 1 un terzo incaricato avrebbe

dovuto rifare il medesimo lavoro, ma con una spesa superiore perché non in

possesso degli studi già fatti dallo stesso AP 1. Trattasi di fatti mai

allegati in prima sede, la cui adduzione in sede di appello è pertanto inammissibile

(art. 321 cpv. 1 lett. b CPC).

Di

conseguenza, in mancanza di un danno, la petizione andava respinta. Ritenuto

comunque che il convenuto in questa sede ammette la pretesa della convenuta per

l¿importo di fr. 768,50, la sentenza del Pretore va modificata accogliendo la

petizione in questa misura.

10. L¿appellata

eccepisce ancora che il convenuto avrebbe omesso di contestare in prima istanza

l¿ammontare del risarcimento. A torto. Già si è detto che la pretesa

dell¿attrice è stata fondata sulla pretesa inadempienza del convenuto

nell¿ambito del contratto d¿architetto, fondamento contestato dal convenuto, il

quale ha sostenuto che il corretto adempimento del contratto d¿architetto ed il

suo diritto alla mercede erano già stati accertati in modo vincolante dal

Pretore nell¿ambito di un¿altra procedura.

Di

conseguenza l¿appello dev¿essere accolto nella sua domanda subordinata e la

sentenza impugnata riformata in tal senso. La tassa di giustizia e le spese di

entrambe le istanze seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

Per i quali motivi,

pronuncia: I. L'appello 7 settembre 2004 di AP 1 è parzialmente accolto. Di

conseguenza la sentenza 16 agosto 2004 della Pretura del Distretto di Lugano,

sezione 2, è così riformata:

1. La petizione è parzialmente accolta e di

conseguenza l¿arch. AP 1 è condannato a pagare a AO 1 la somma di fr. 768,50

oltre interessi al 5% dal 13 dicembre 1999.

2. Limitatamente

a questo importo è rigettata in via definitiva l¿opposizione interposta al PE

n. 781218 dell¿UE di Lugano.

3. La

tassa di giustizia dell¿azione principale in complessivi fr. 800.- e le spese ,

da anticipare come di rito, sono a carico del convenuto per 1/16 e

dell¿attrice per 15/16. Quest¿ultima rifonderà inoltre al convenuto fr. 1'125.-

a titolo di ripetibili parziali.

Considerandi

II. Le

spese della procedura d¿appello consistenti in:

a)

tassa di giustizia fr. 400.-

b)

spese fr. 50.-

totale fr. 450.-

già

anticipati dall¿appellante, restano a suo carico per 1/10 e per il resto sono

poste a carico dell¿appellata, con l¿obbligo di rifondere alle controparte fr. 700.-

per ripetibili di appello.

III. Intimazione:

- ;

- .

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

terzi implicati

Per la seconda Camera civile del Tribunale d¿appello

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

|

Informazioni legali |

Requisiti minimi |

Contatta il webmaster