12.2007.152
Appalto - rescissione del contratto - impossibilità della prestazione - carattere durevole o temporaneo
17 settembre 2008Italiano17 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
12.2007.152
Data decisione, Autorità:
17.09.2008, IICCA
Ricorso:
TF,4A_477/2008, 19.05.2009
Titolo:
Appalto - rescissione del contratto - impossibilità della prestazione - carattere durevole o temporaneo
IMPOSSIBILITÀ DELL'ESECUZIONE PER FATTI DEL COMMITTENTE
INADEMPIMENTO
art. 97 CO
art. 378 CO
Incarto n.
12.2007.152
Lugano
17 settembre
2008/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale
d'appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente,
Walser e Lardelli
segretario:
Bettelini, vicecancelliere
sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2003.115
della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna - promossa con petizione
30 ottobre 2003 da
AO 1
rappr. da RA 2
contro
AP 1
AP 2
entrambi rappr.
da RA 1
con cui
l’attrice ha chiesto la condanna dei convenuti al pagamento in solido di fr.
98'486.- oltre interessi, domanda avversata dai convenuti che hanno postulato
la reiezione della petizione e in via riconvenzionale hanno chiesto la condanna
dell’attrice al pagamento di fr. 332'329.40 oltre interessi;
sulle
quali il Pretore si è pronunciato, con sentenza 4 giugno 2007, con cui ha accolto
la petizione per fr. 90'657.30 oltre interessi e respinto la domanda
riconvenzionale;
appellanti
Fatti
i convenuti con atto di appello 25 giugno 2007, con cui chiedono la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere la petizione e di accogliere la
domanda riconvenzionale per fr. 290'440.40 oltre interessi, il tutto
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre
l'attrice con osservazioni 3 settembre 2007 postula la reiezione del gravame
pure con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti
ritenuto
in fatto e in diritto:
1. Il
7 luglio 1999 (cfr. estratto RF assunto d’ufficio dalla scrivente Camera) __________
ha venduto alla società semplice composta da AP 2 e AP 1, __________ e __________,
il fondo n. __________ di __________, sito fuori dalla zona edificabile, sul
quale sorgeva un rustico classificato dal Comune tra quelli “meritevoli di
conservazione” e con ciò atto ad essere riattato e ad essere destinato ad
abitazione secondaria. Il 23 gennaio 2001 (cfr. estratto RF citato), a seguito
dello scioglimento della proprietà comune, il fondo è stato intestato alla sola
AP 1.
2. L’acquisto
del fondo era stato a suo tempo deciso a seguito dell’accoglimento da parte
delle competenti autorità comunali e cantonali, il 18 maggio 1999 (doc. 3), di
una domanda di costruzione volta alla riattazione e trasformazione del rustico,
inoltrata il 9 marzo 1999 (cfr. doc. IV° rich.) da AP 2 e AP 1 sulla base di un
progetto dell’arch. __________. Il progetto approvato prevedeva in sostanza la pressoché
integrale conservazione dei muri perimetrali, ad eccezione di una parziale
demolizione di quello ad est, necessaria per far spazio ad un nuovo locale,
realizzato in calcestruzzo e rifinito con vecchio pietrame a facciavista, in
cui avrebbero trovato spazio una nuova cucina e un deposito, quest’ultimo -
contrariamente a quanto previsto in un primo tempo (cfr. doc. III° rich.) -
accessibile solo dall’esterno. Con notifica del 22 marzo 2000 (cfr. doc. IV°
rich.) AP 2 e AP 1 hanno in seguito chiesto di essere autorizzati a sostituire
la copertura del tetto, con la posa di tegole in cemento grigio al posto delle
piode ancora presenti in loco. La richiesta, che per altro era stata elaborata
sugli atti della prima proposta e non del progetto approvato, è stata accettata
dal Comune il 2 maggio 2000 (doc. 4), dopo aver ottenuto il benestare dalla
Commissione delle bellezze naturali e del paesaggio (CBN). Con domanda di
costruzione in variante del 28 ottobre 2000 (cfr. doc. IV° rich.) AP 2 e AP 1 hanno
quindi chiesto di essere autorizzati a demolire l’intero rustico e a
ricostruirlo in calcestruzzo con vecchio pietrame in facciavista, il tutto per mantenerne
le caratteristiche (cfr. lettera 28 ottobre 2000 doc. III° rich.). Preso atto
del preavviso negativo del Dipartimento del territorio, la nuova domanda, che era
stata pure allestita sugli atti della prima proposta e che oltretutto prevedeva
lo spostamento della doccia laddove era previsto il deposito, ora eliminato, è
stata respinta dal Municipio l’11 gennaio 2001(cfr. doc. IV° rich.).
3. Nell’aprile
2001, dopo aver sottoposto ad AP 2 e AP 1 i preventivi per le opere necessarie
alla ristrutturazione del rustico (doc. A) e per l’interramento della linea elettrica
(doc. B), l’impresa di costruzioni AO 1 ha dato avvio ai lavori. In corso
d’opera, il 9 maggio 2001 (doc. M), essa ha notificato al Comune il crollo del
timpano nord durante la rimozione della trave del colmo del tetto, l’intenzione
di procedere al rifacimento in calcestruzzo del muro sul lato ovest, a causa
delle sue pessime condizioni, per una lunghezza di circa 2 metri e la
necessità, per eseguire le nuove finestre al pianterreno ed al primo piano sui
lati sud e est, di rimuovere parzialmente le relative murature e il timpano
sud. Il Comune, il 17 maggio 2001 (doc. N), ha concesso il nulla osta alla ricostruzione
delle parti crollate ed in particolare di parte del muro sul lato ovest per una
lunghezza di 2 metri, del timpano e del muro sul lato nord nonché degli
interventi parziali sulla facciata sud ed est, a condizione che il tutto fosse
ricostruito nel pieno rispetto della costruzione originale per quanto attiene
alla struttura e per le dimensioni per quanto attiene ai piani approvati. In
forza di tale autorizzazione, l’impresa ha pertanto ricostruito in calcestruzzo
2.80 metri di muro crollato sul lato ovest (doc. R), rivestendolo poi con
vecchio pietrame a facciavista, ha rimosso il timpano sud e la muratura su
questo lato e sul lato est fino all’altezza di 1.60 metri ed ha costruito completamente
in calcestruzzo il muro sul lato nord, ivi compresa la parte relativa al nuovo
locale. Preso atto in particolare dell’effettuazione di demolizioni e
ampliamenti non conformi ai piani approvati, il 3 luglio 2001 (doc. O) il
Comune ha ordinato il blocco dei lavori e, oltre ad aver avviato una procedura
di contravvenzione nei confronti di AP 2 e AP 1, li ha invitati a presentare
una domanda di costruzione a posteriori. Una prima domanda di costruzione in
sanatoria, da loro inoltrata il 29 settembre 2001, è stata respinta per motivi
formali già il successivo 9 ottobre. La successiva domanda, presentata il 14
novembre 2001, è stata respinta dal Comune l’8 aprile 2002 (doc. 6), a seguito
del preavviso sfavorevole del Dipartimento del territorio, il quale aveva
evidenziato che gli elementi caratteristici del rustico, degni di protezione,
erano stati in gran parte eliminati con la sua demolizione (doc. 6 p. 3). La
decisione comunale è stata confermata il 3 settembre 2002 (doc. Y) dal
Consiglio di Stato, che ha nel contempo pure accertato la nullità della licenza
edilizia rilasciata il 2 maggio 2000, siccome non preventivamente sottoposta al
Dipartimento del territorio. La procedura ricorsuale avviata innanzi al
Tribunale Cantonale amministrativo con gravame 25 settembre 2002 (doc. 7), tuttora
in corso, risulta attualmente sospesa (cfr. doc. II° rich.).
4. Con
la petizione in rassegna AO 1 ha chiesto la condanna di AP 2 e AP 1 in solido al
pagamento di fr. 98'486.- oltre interessi, rilevando che per le opere
effettuate, la cui conclusione non era a quel momento possibile, le spettavano ancora
fr. 88'486.-, somma a cui andavano aggiunti fr. 10'000.- per le spese legali
(preprocessuali e per l’allestimento della perizia a futura memoria) da lei anticipate.
Di
diverso parere i convenuti, i quali hanno evidenziato che l’attrice non poteva
pretendere alcunché ed anzi era debitrice nei loro confronti, sia perché non
aveva portato a termine l’opera appaltata, sia perché aveva causato la perdita totale
della stessa, essendo all’origine dei crolli ed avendo effettuato, di sua
iniziativa o comunque senza avvisare la committenza dell’erroneità del modo di
procedere posto in atto, ampliamenti e demolizioni non previsti dai piani approvati,
ciò che li legittimava a risolvere il contratto. Di qui, oltre ad essersi
opposti alla petizione, la loro domanda di condannare la controparte in via riconvenzionale
al pagamento di fr. 332'329.40 oltre interessi, somma poi ridotta in sede
conclusionale a fr. 290'440.40, importo corrispondente all’acconto versato per
l’esecuzione delle opere (fr. 40'000.-), al prezzo pagato per l’acquisto del
rustico (fr. 160'000.-), alle spese connesse a quell’acquisto (fr. 7'300.-),
alle spese di progettazione (fr. 17'514.-), ai costi per la seconda licenza
edilizia (fr. 463.-), alle spese accessorie di progettazione (fr. 1'922.15),
alle tasse e spese occasionate dai lavori (fr. 998.05), alle spese di traduzione
(fr. 2’881.30), alle imposte pagate in relazione all’immobile (fr. 5'453.10),
alle ulteriori tasse comunali (fr. 797.80), ai costi di sistemazione del fondo
(fr. 8'111.-), ai costi per la necessaria assistenza legale non comprese nelle
ripetibili (fr. 15'000.-), nonché agli inconvenienti e ai danni riferiti al
tempo impiegato per l’intera operazione ed al mancato guadagno (fr. 30'000.-).
Nelle more della causa AP 2 ha rinunciato a far valere le pretese nei confronti
dell’attrice e, con decreto 6 maggio 2005, è stato estromesso dall’azione
riconvenzionale.
5. Con
la sentenza qui impugnata il Pretore, dopo aver rilevato che i convenuti
avevano sostenuto da una parte di essere receduti dal contratto e dall’altra che
l’esecuzione dell’opera era divenuta impossibile, ha osservato che l’attrice
avrebbe senz’altro avuto diritto al pagamento della mercede nella prima
evenienza (art. 377 CO), mentre nella seconda ciò sarebbe pure stato il caso (art.
378 CO) a meno che essa fosse stata responsabile della situazione venutasi a
creare (art. 97 CO), concludendo poi, a prescindere dalla questione
dell’esistenza di un caso di impossibilità, per l’infondatezza di quest’ultima
eventualità siccome non era vero che il blocco dei lavori sarebbe stato imputabile
all’attrice, la quale, con il suo agire anticontrattuale, avrebbe determinato
la perdita della facoltà di riattare il rustico. Innanzitutto nulla permetteva
di ritenere che essa avesse deciso autonomamente il modo di esecuzione dei
lavori, distanziandosi dai piani approvati. Essa non poteva inoltre essere resa
responsabile per non aver verificato che i piani a lei consegnati non
corrispondevano a quelli approvati, visto che i convenuti, oltre ad essere a
conoscenza di quella circostanza e del pericolo di crollo, avevano insistito
per la realizzazione dell’opera secondo quei nuovi piani, assumendosene il
rischio, tanto più che non era stato provato che essa avesse motivo di dubitare
che i piani consegnati non fossero al beneficio delle necessarie autorizzazioni.
Nessuna responsabilità poteva infine essere ascritta all’attrice per la
circostanza che il Comune, arrogandosi una competenza che in realtà non aveva,
il 17 maggio 2001 avesse autorizzato l’effettuazione di alcune demolizioni, non
risultando che il socio maggioritario della stessa, membro della Commissione
edilizia comunale, avesse preso parte a quella decisione. In tali circostanze all’attrice
andava riconosciuta la mercede per le opere eseguite, pari a fr. 115'135.80,
somma alla quale, dedotti gli acconti già ricevuti di fr. 40'000.-, dovevano
essere aggiunti fr. 6’000.- per il fermo cantiere e fr. 9'521.50 per i costi preprocessuali
e per le spese della prova a futura memoria. Di qui il parziale accoglimento
della petizione, per fr. 90'657.30 oltre interessi, e, in assenza di colpe
imputabili all’attrice, l’integrale reiezione della domanda riconvenzionale.
6. Con
l’appello che qui ci occupa i convenuti chiedono di riformare il querelato
giudizio nel senso di respingere la petizione e di accogliere la domanda
riconvenzionale per fr. 290'440.40 più interessi. Premesso che la continuazione
dell’opera era ormai da ritenersi impossibile, essi ribadiscono che l’attrice
non poteva pretendere il pagamento del saldo della mercede già per il fatto che
l’opera non era stata portata a termine. Quanto alle pretese fatte valere in
via riconvenzionale, le stesse erano perfettamente fondate, ritenuto che
all’attrice andava rimproverato di non aver rispettato, autonomamente e senza
averli informati o resi attenti dell’erroneità del modo di procedere adottato, i
piani approvati; visto che il suo socio maggioritario era membro della
Commissione edilizia comunale e con ciò cognito in materia, la controparte era
pure responsabile per non essersi accorta dell’erroneità della decisione con
cui il Comune il 17 maggio 2001 aveva autorizzato tutta una serie di demolizioni.
7. Delle
osservazioni con cui l’attrice postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.
8. L’argomentazione
giuridica che ha indotto il Pretore ad accogliere la petizione non convince. Da
un lato egli aveva evidenziato che i convenuti avevano sostenuto di aver
rescisso il contratto ai sensi dell’art. 377 CO (risposta e domanda
riconvenzionale p. 12 seg.), concludendo implicitamente che l’avessero
effettivamente fatto, nonostante tale circostanza fosse stata a suo tempo contestata
dall’attrice (replica e risposta riconvenzionale p. 8 seg., duplica riconvenzionale
p. 5) e non sia poi stata assolutamente dimostrata in sede istruttoria, tant’è
che la stessa parte convenuta non aveva più ritenuto di prevalersene in sede
conclusionale. D’altro canto aveva evidenziato che i convenuti avevano sostenuto
che l’esecuzione dell’opera era divenuta impossibile, quando in realtà negli
allegati preliminari tale tesi, con però contestuale attribuzione della colpa a
costoro, era stata semmai proposta dall’attrice (replica e risposta
riconvenzionale p. 7, conclusioni p. 6), mentre i convenuti, che prima
l’avevano sempre contestata (duplica e replica riconvenzionale p. 7),
sembravano forse averla fatta propria solo in sede conclusionale (p. 2). Oltretutto
il giudice di prime cure, quand’anche si ritenesse che i convenuti avessero validamente
sollevato quell’argomento, aveva concluso per l’applicazione dell’art. 378 CO,
ovvero per l’esistenza di un caso di impossibilità della continuazione dei
lavori non imputabile all’attrice, pur avendo espressamente rinunciato a
chiarire se ci si trovasse confrontati o meno con un caso di impossibilità
(sentenza p. 8): in realtà, però, l’applicazione della norma presuppone necessariamente
che tale condizione sia adempiuta.
9. A
questo stadio della lite nessuno pretende (più) che il contratto d’appalto pacificamente
venuto in essere tra le parti sia stato rescisso. I convenuti ritengono che
alla luce della sentenza del Consiglio di Stato (doc. Y) la continuazione
dell’opera sarebbe ormai da considerarsi impossibile in modo durevole, per
colpa dell’attrice (art. 97 CO; cfr. Gauch, Der Werkvertrag, 4ª ed., Zurigo 1996, n. 740; Zindel/Pulver, Basler Kommentar, 3ª ed., n. 4 ad art. 378 CO), e ciò in quanto il diritto federale
escluderebbe, in un caso del genere, la possibilità di ricostruire il rustico o
di trasformarlo (appello p. 8). Non così l’attrice, la quale obietta che
l’impossibilità della continuazione dei lavori, che per altro a suo dire sarebbe
imputabile alla controparte (art. 378 CO), non è ancora stata stabilita in modo
definitivo, atteso che il Tribunale Cantonale amministrativo deve ancora
pronunciarsi sulla domanda di costruzione in sanatoria (osservazioni p. 6). Il
rilievo è pertinente. La dottrina ha in effetti già avuto modo di precisare che
l’applicazione degli art. 97 e 378 CO presuppone che l’impossibilità della
prestazione del debitore - che può verificarsi a seguito dell’emanazione di un
divieto edilizio (Gauch, op. cit., n. 725; Zindel/Pulver, op. cit., n. 14 ad art. 378
CO; Bühler, Zürcher Kommentar, n. 15 ad art. 378 CO; Pichonnaz,
Impossibilité et exorbitance, Friborgo 1997, n. 1185; Koller, Der “Untergang
des Werkes” nach Art. 376 OR, Winterthur 1983, p. 66; SJZ 1954 p. 360) - sia
durevole (per l’art. 97 CO: Wiegand, Basler Kommentar, 3ª ed., n. 16 ad art. 97 CO; per l’art. 378 CO: Gauch, op.
cit., n. 719; Zindel/Pulver, op. cit., n. 11 ad art. 378 CO; Pichonnaz, op. cit.,
ibidem), ritenuto che per impossibilità durevole s’intende quella che non può
più essere tolta (Wiegand, op. cit., ibidem; Pichonnaz, op. cit., n. 699; Aepli,
Zürcher Kommentar, n. 44 ad art. 119 CO) o di cui non si può prevedere la fine
(Pichonnaz, op. cit., n. 700 e 703; Aepli, op. cit., ibidem). Nel caso di
specie, fintanto che il Tribunale Cantonale amministrativo non si sarà espresso
sul ricorso 25 settembre 2002, la cui procedura è al momento sospesa - senza
per altro che la sospensione, di cui non risulta l’attrice abbia chiesto alla
controparte la revoca, risulti abusiva giusta l’art. 2 cpv. 2 CC - non si può
ancora affermare che la continuazione dei lavori sia divenuta impossibile,
oltretutto in modo duraturo, e ciò anche se nel frattempo è ormai trascorso parecchio
tempo. Ora, in presenza di una semplice impossibilità temporanea, com’è quella
che si è qui verificata, si deve ritenere che le prestazioni delle parti
rimangono sospese (Wiegand, op. cit., ibidem; Pichonnaz, op. cit., n. 1053 e 1055; Von Tuhr/Escher, Allgemeiner Teil des Schweizerischen Obligationenrechts, 3ª ed., Zurigo 1974, Vol. II, p. 96). Per
quanto qui interessa, ciò ha come conseguenza da una parte che l’attrice non
può ancora pretendere il saldo della mercede per le opere da lei eseguite, tale
pagamento, in assenza di accordi in merito a pagamenti parziali, qui non
dimostrati, potendo in effetti avvenire solo al momento della consegna
dell’opera (art. 372 cpv. 1 CO), e dall’altra che i convenuti, già per il fatto
che attualmente non risultano aver patito alcun danno, non possono far valere
nei suoi confronti alcuna pretesa risarcitoria. In definitiva, anche perché
nessuna delle parti ha chiesto l’annullamento della decisione impugnata affinché
il Pretore avesse a sospendere la causa ai sensi dell’art. 107 CPC prima di
pronunciarsi o ha instato per la sospensione della causa in appello prima della
decisione, sospensione che per altro sarebbe soltanto facoltativa, si ha che
sia la petizione sia la domanda riconvenzionale, in assenza delle condizioni fattuali
per un loro accoglimento, devono per il momento essere respinte, ritenuto che le
stesse potranno essere riproposte in futuro nel caso in cui dovesse risultare
che l’impossibilità è divenuta effettivamente tale o in presenza di altre nuove
circostanze che abbiano portato alla fine del contratto.
10. Ne
discende il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi che
precedono, ritenuto che la tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di
entrambe le sedi, calcolate su un valore litigioso di fr. 381'097.70, seguono
la soccombenza (art. 148 CPC).
Per i quali motivi,
richiamati l’art. 148 CPC e la TG
dichiara e pronuncia
I. L’appello
25 giugno 2007 di AP 1 e AP 2 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
sentenza 4 giugno 2007 della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna,
invariati gli altri dispositivi, è così riformata:
1. La petizione è respinta.
§ La
tassa di giustizia di fr. 3’000.- e le spese di fr. 3'310.- (di cui fr. 3'125.-
per le spese peritali), da anticipare dall’attrice, restano a suo carico, con
l’obbligo di rifondere ai convenuti fr. 7'000.- a titolo di ripetibili.
2. Invariato.
Considerandi
II. Le
spese della procedura d’appello consistenti in:
a)
tassa di giustizia fr. 3’450.-
b)
spese fr. 50.-
T
o t a l e fr. 3’500.-
da
anticiparsi dagli appellanti in solido, sono a carico di AP 1 per 3/4 e per 1/4
sono a carico dell’appellata. AP 1 rifonderà fr. 5'000.- per ripetibili di
appello all’appellata, che a sua volta verserà per quel medesimo titolo fr. 2'000.-
a AP 2.
III. Intimazione:
-
-
Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente Il
segretario
Rimedi
giuridici
Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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