12.2010.114
Mandato
29 marzo 2012Italiano26 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
12.2010.114
Data decisione, Autorità:
29.03.2012, IICCA
Titolo:
Mandato
MERCEDE
REMUNERAZIONE
art. 394 CO
Incarto n.
12.2010.114
Lugano
27 marzo 2012/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale
d'appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente,
Bozzini e Fiscalini
segretaria:
Verda Chiocchetti, vicecancelliera
sedente per statuire nella causa – inc. n. OA.2003.801
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 – promossa con petizione 2
dicembre 2003 da
AO 1
patr. dall’ RA
2
contro
AP 1
ora: AP 1,
patr. dall’ RA
1
con cui
ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 22'546.- oltre interessi;
domanda
avversata dalla controparte, che con domanda riconvenzionale 12 marzo 2004 ha postulato la condanna di controparte al versamento di fr. 100'000.-, in
via subordinata a un importo non quantificato, aumentato in sede di conclusioni
a fr. 109'760.-;
sulle
quali il Pretore ha statuito con sentenza 25 maggio
2010, accogliendo la petizione limitatamente a fr. 7'471.-
oltre interessi e respingendo la domanda riconvenzionale;
appellante
la convenuta che con appello 15 giugno 2010 chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione e di accogliere
invece l’azione riconvenzionale, nel senso di condannare la controparte al pagamento
di fr. 109'760.- oltre interessi;
mentre
l’attrice con osservazioni 23 agosto 2010 postula la reiezione del gravame;
letti ed esaminati gli atti e i documenti di
causa,
ritenuto
in fatto: A. AO 1, __________, si occupa di consulenze e servizi nel campo economico,
commerciale e finanziario, nonché fiscale, così come di costituzione e
amministrazione di società, di esecuzione di operazioni fiduciarie, di
contabilità per terzi, di amministrazione di immobili e partecipazione ad altre
società (cfr. estratto Registro di commercio). AP 1 è invece una società
anonima di diritto lussemburghese che ha quale scopo segnatamente l’“attività
di organizzazione, controllo, strategie finanziarie, di mercato e di
innovazione prodotti relativa alla gestione delle società collegate e
controllate”. Essa è proprietaria del 99.9% delle azioni della società AP 1, __________
(ora: AP 1) e della sua filiale italiana __________ (sentenza impugnata, pag. 2 in alto).
Fatti
B. Con petizione 2 dicembre 2003 AO 1, __________, ha adito la
Pretura del Distretto di Lugano chiedendo la condanna di AP 1, __________ (ora:
AP 1__________), al pagamento di complessivi fr. 22'546.-
oltre interessi. A suo dire la convenuta non le avrebbe corrisposto fr. 17'756.25,
salvo un acconto di fr. 6'956.30, relativo alla sua fattura n. __________ del
15 maggio 2001 (doc. B), nonché fr. 11'746.90 di cui alla fattura n. __________
del 31 dicembre 2001 (doc. C). Con la risposta la convenuta si è opposta alla
petizione, chiedendo la sua reiezione anzitutto per carenza di legittimazione
passiva e, in ogni caso, perché infondata. Con domanda riconvenzionale di
medesima data essa ha a sua volta postulato la condanna della controparte al versamento
di fr. 100'000.- a titolo di “risarcimento del danno patito e di rifusione
delle somme da lei direttamente incassate”, in via subordinata a un importo non
quantificato. Con risposta 26 ottobre 2004 alla domanda riconvenzionale
l’attrice si è opposta alla medesima. Nell’ulteriore scambio di allegati, le
parti hanno confermato i loro antitetici punti di vista. Esperita l’istruttoria
le parti hanno rinunciato a presenziare al dibattimento finale, producendo
conclusioni scritte 30 dicembre 2008 rispettivamente 30 gennaio 2009. Dalla
lettura dell’allegato conclusivo si deduce che l’attrice ha confermato quanto
già richiesto negli allegati preliminari, sebbene nelle richieste di giudizio
abbia postulato la reiezione della “petizione presentata dalla spett. __________,
__________, __________” e l’accoglimento dell’azione riconvenzionale
“presentata dalla spett. AO 1”, con la condanna di “__________” al pagamento di
fr. 27'995.10 in suo favore. La convenuta ha invece aumentato l’importo
richiesto con la propria domanda riconvenzionale a fr. 109'760.- oltre interessi,
in via subordinata a un importo non quantificato. Statuendo con sentenza 25
maggio 2010 il Pretore ha accolto la petizione
limitatamente a fr. 7'471.- oltre interessi, mentre ha
respinto l’azione riconvenzionale.
C. Con
appello 15 giugno 2010 la convenuta è insorta contro il giudizio testé citato,
chiedendone la riforma nel senso di respingere integralmente la petizione e di
accogliere invece la domanda riconvenzionale per fr. 109'760.- oltre interessi.
Con osservazioni 23 agosto 2010
l’attrice postula invece la reiezione del gravame.
considerato
in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto
processuale civile svizzero del 19 dicembre 2008 (CPC). Per l’art. 405 cpv. 1 CPC
alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della
comunicazione della decisione. L’appello in questione è datato 15 giugno 2010,
sicché la sentenza pretorile è stata comunicata alle parti prima dell’entrata
in vigore del CPC. Di conseguenza, al procedimento di impugnazione si applica
la procedura civile cantonale.
2. Giusta l’art. 15 CPC-TI quando l’appellabilità dipende dal valore
delle domande, questo è determinato dalle conclusioni prese dall’appellante
nell’ultimo atto di causa davanti al giudice di prima istanza. Ne consegue che
il valore di causa supera, nella fattispecie, la soglia dei fr. 8'000.- (cfr. Cocchi/Trezzini, CPC-TI,
App. 2000/2004, Lugano 2005, n. 4 ad art. 12). Quanto
agli eventuali rimedi giuridici esperibili contro il presente giudizio sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso è determinato
dalle conclusioni rimaste controverse dinanzi a questa sede (art. 51 cpv. 1
lett. a LTF). Questa Camera ha già spiegato (II CCA, sentenza inc. 12.2007.84
del 7 febbraio 2008, consid. 15) che secondo l’art. 53 LTF l’importo della
domanda riconvenzionale non è sommato con quello della domanda principale (cpv.
1). Qualora le pretese della domanda principale e quelle della domanda
riconvenzionale si escludano a vicenda e una della due domande non raggiunga il
valore litigioso minimo, tale valore è reputato
raggiunto anche per quest’ultima se il ricorso verte su entrambe le domande
(cpv. 1). Nella fattispecie il valore litigioso della domanda principale è di
fr. 7'471.- (importo stabilito dal Pretore), mentre quello della domanda
riconvenzionale è di fr. 109'760.- (fr. 109'760.- richiesti in appello ./. fr. 0.-
stabiliti dal primo giudice).
3. Nella sentenza impugnata il Pretore ha indicato che nel memoriale
conclusivo l’attrice aveva ribadito le proprie richieste (sentenza impugnata,
pag. 3 in mezzo). Come detto (sopra, lett. B), nelle richieste di giudizio essa
aveva postulato la reiezione della “petizione
presentata dalla spett. __________, __________, __________” e l’accoglimento
dell’azione riconvenzionale “presentata dalla spet. AO 1”, con la condanna di “__________” al pagamento di fr. 27'995.10 in suo favore. L’appellante non biasima l’accertamento pretorile, sicché nulla osta a reputare la richiesta
dell’attrice frutto di una mera svista redazionale.
4.L’appellante afferma di aver “affidato
mandato” all’attrice “per la sua costituzione, per la tenuta della contabilità
(limitatamente a un periodo) e per alcune consulenze di diversa natura”
(memoriale, pag. 3 in alto). Essa ribadisce, tuttavia, che le pretese vantate dalla
controparte concernono prestazioni svolte a favore di altre società del Gruppo __________,
in particolare di __________ e __________. Il Pretore ha spiegato che
l’eccezione di carenza di legittimazione passiva non poteva essere accolta già
per il fatto che dalla testimonianza di __________ __________ – amministratore
delegato di __________, __________, e quindi della partecipante (praticamente)
esclusiva della convenuta – era emerso che le prestazioni in questione erano
state eseguite (tranne quelle relative alla contabilità del 2000 e del 2001,
per le quali era dubitativo), che l’attrice si occupava a 360 gradi di dare un
supporto amministrativo fiscale e di consulenza a tutto il gruppo facente capo
alla __________/__________ e che era egli a indicare all’attrice a chi inviare
le fatture, che prescindevano da una perfetta aderenza con la società che aveva
beneficato delle relative prestazioni (sentenza impugnata, pag. 4 in alto).
5.Giova da subito ricordare che compete
a colui che procede in causa per ottenere la
remunerazione delle sue prestazioni – nella fattispecie, quindi, all’attrice –
dimostrare l’esistenza dell’asserito mandato nonché la congruità della sua
pretesa (art. 8 CC; da ultimo: II
CCA 5 aprile 2011, inc. n. 12.2008.171).
6.L’appellante non
contesta di essere detenuta nella misura del 99.9% dalla società __________, __________,
ma reputa che il suo “organo di riferimento neutrale” era il dott. __________ __________
__________.
6.1 Questi ha
lavorato dal 1996 “per conto della __________ __________, __________ che allora
era alle __________ e __________”, anche se non ricorda se per quest’ultima
aveva una posizione in Consiglio di amministrazione (verbale 5 dicembre 2005, risposta
n. 1, pag. 2 in alto). Egli ha poi affermato di possedere “il 63.5% della __________,
__________ (azioni al portatore) [di
essere il suo] Presidente (…) e direttore della __________ (…) nonché
presidente di __________” (loc. cit., risposta n. 2, pag. 2). A suffragio della
propria tesi la convenuta rinvia al passaggio dell’interrogatorio formale ove __________
__________ __________ afferma: “non vi erano disposizioni particolari di questa
natura [disposizioni di addebitare a singole società del Gruppo servizi offerti
ad altre]. Infatti come già detto l’utile veniva generato dalla __________
mentre le altre erano dormienti per cui non vi erano ragioni di dare disposizioni
diverse rispetto a quelle naturali” (loc. cit., risposta n. 7, pag. 5). Nella
prima parte della risposta in questione, sulla questione di sapere chi dava
indicazioni circa la fatturazione delle prestazioni l’interrogato ha dichiarato:
“vi era un amministratore delegato, dott. __________, che aveva il compito di
amministrare le aziende e questo lavoro lo ha svolto sempre in un ruolo di
totale autonomia. Pertanto era lui che dava le disposizioni di cui alla
domanda, salvo per quanto riguarda gli addebiti di __________ visto che non
aveva nessun ruolo in questa società”. Su questo aspetto il Pretore ha reputato
che la testimonianza di __________ __________ non poteva essere surclassata
dall’interrogatorio formale di __________ __________ __________, che
“ovviamente non ha l’equidistanza che ha invece il teste __________” (sentenza
impugnata, pag. 4 in mezzo).
6.2 Il
teste __________ __________ ha affermato che “per quanto riguarda le cariche
all’interno delle parti qui in causa preciso che io ero amministratore delegato
della __________ con sede in __________. Inoltre ero amministratore delegato
della Holding che deteneva questa società al 99.99%, che prima era una società
delle __________ e poi è stata trasferita in __________. Infine sono diventato direttore
della sua succursale di __________. Oltre a queste società esisteva già anche
la AP 1 di cui io però non ho mai fatto parte del CdA, ancorché io ne conoscevo
l’esistenza e l’attività, già che apparteneva al Gruppo” (verbale 28 ottobre
2005, pag. 2 in alto). Egli ha poi soggiunto: “(…) quando fu spostata la
Holding dalle __________ in __________ l’idea era quella di avere una proprietà
unica, che incidesse in modo importante a livello di coordinamento e di
direzione di tutte le partecipate. Lo dimostra il fatto che i due direttori
della succursale di __________ (che era il braccio operativo della Holding)
erano nello stesso tempo amministratore delegato della Holding (il
sottoscritto) e presidente della Holding (il dott. __________)” (verbale 28
ottobre 2005, pag. 3 in alto). Egli ha altresì dichiarato che “per quanto
riguarda i ruoli mio e di __________ posso dire che il mio era un ruolo prettamente
di natura operativa; avevo sì un potere decisionale ma era limitato al CdA
ragione per cui non avevo una delega illimitata. Per quanto riguarda invece __________
egli influiva sugli indirizzi ancorché non avesse un potere operativo. In
sintesi l’ultima decisione spettava a lui” (loc. cit., pag. 3 in mezzo). Sul ruolo dell’attrice, egli ha riferito che “in sintesi (…) si occupava a 360 gradi di
dare un supporto amministrativo fiscale e di consulenza a tutto il gruppo
facente capo alla __________/__________” (loc. cit., pag. 4 in mezzo). Sulla questione delle fatture, egli ha riferito: “Io vedevo soltanto le fatture
destinate alla __________ e quelle di competenza della succursale di __________”
(verbale 28 ottobre 2005, pag. 5) e ancora: “le fatture indirizzate alla AP 1
io non le controllavo e le rimettevo a __________” (verbale 28 ottobre 2005,
pag. 6)”. Non vi è quindi alcun accenno a una sua direttiva sul fatto di
imputare le prestazioni qui contestate alla convenuta. Se così fosse stato,
inoltre, mal si intravvede come egli potesse semplicemente “rimettere” le
fatture a __________ __________ __________ senza controllare se la destinataria
delle fatture fosse corretta o meno. Come rilevato dal Pretore, egli ha sì
affermato che “le voci esposte in queste fatture sono tutte esatte e questa attività
è stata svolta” (con la riserva della contabilità per gli anni 2000 e 2001), ma
non vi è alcun accenno sulla conformità del destinatario delle fatture (loc.
cit., pag. 5 in mezzo). Con riferimento al doc. 11.2 [inc. OA.2002.392] egli ha
altresì affermato che “il fatto che l’onorario di __________ per prestazioni
offerte alla SpA o alla GmbH fossero state fatturate alla Holding nel __________
è corretto. Si tratta di una disposizione che avevamo dato noi, penso il dott. __________
ed il sottoscritto: di me sono sicuro di aver dato queste disposizioni. Queste
disposizioni avevano quale idea soggiacente dei vantaggi fiscali. Naturalmente
se le fatture non fossero state indirizzate correttamente da parte della AO 1
io non le avrei accettate, le avrei rimandate indietro chiedendo la
fatturazione all’esatto destinatario” (loc. cit., pag. 5 in fondo). Sennonché, egli non si è espresso sulla fatturazione nei confronti della convenuta,
nemmeno si può ritenere che l’ultima frase testé menzionata concerna le
fatturazioni a carico di AP 1, dato che, come evidenziato, egli non “vedeva” le
fatture di tale società, non le “controllava” ma le “rimetteva” a __________.
6.3 L’appellata
sostiene che l’accertamento pretorile sarebbe confermato dalla testimonianza di
__________ __________. Egli ha dichiarato di lavorare dal 1993 per l’attrice
con la funzione di vicedirettore (verbale 9 novembre 2005, pag. 1). Sulla
questione delle fatturazioni, il teste ha riferito: “per quanto riguarda il
movimento di fatture e in particolare quei casi dove la prestazione era stata
effettuata in favore di una società ma la fattura era stata indirizzata a
un’altra società del Gruppo, posso dire che sia per quanto riguarda il testo
delle fatture sia il loro destinatario io ricevevo istruzioni da parte di __________
Considerandi
e/o __________” (loc. cit., pag. 4 in alto). L’appellante reputa che il teste
non sia credibile poiché avrebbe una partecipazione agli utili dell’attrice.
Effettivamente, ciò è stato da lui confermato in sede di audizione testimoniale
(loc. cit., pag. 5 in fondo). Qualora l’attendibilità
di un testimone possa apparire dubbia sotto un profilo soggettivo per l’esistenza,
ad esempio, di un rapporto diretto di dipendenza e di subordinazione con una
delle parti, rispettivamente d’amicizia, la credibilità delle sue dichiarazioni
può essere intaccata se è accertata una grave discordanza dei fatti tessuti sul
contenuto testimoniale al cospetto degli elementi di fatto deducibili da altre
prove (Cocchi/Trezzini, CPC-TI,
App. 2004, Lugano 2005, n. 75 ad art. 90 CPC con rinvii). Nella fattispecie il
teste __________ __________ __________ non solo è dipendente dell’attrice, ma,
come detto, percepisce una partecipazione agli utili della medesima. È ben vero
che quanto espresso da __________ __________ __________ in occasione del suo
interrogatorio formale rappresenta, al più, un indizio, il quale, per
costituire valida prova di un fatto, deve esser confermato da altri indizi di
segno convergente (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 764 a pié di pag. 654). Tuttavia, non va dimenticato che competeva all’attrice dimostrare l’esistenza dell’asserito mandato nonché la congruità
della sua pretesa (sopra, consid. 5). Come illustrato sopra la testimonianza di __________ __________ si
allinea a quella della convenuta e rappresenta quindi una grave discordanza con
quella di __________ __________ __________. A suffragio della propria tesi
l’attrice invoca anche la testimonianza di __________ __________. Egli ha
affermato: “Io svolgo la professione di fiduciario dal 1991 e dal gennaio 1996
della fiduciaria __________ a __________. (…) Confermo che io nel 1998 conobbi
il sig. __________, che mi fu presentato dalla AO 1: costui cercava un ufficio
dove poter svolgere la sua attività (…) ho concluso un contratto di subaffitto
con __________/AP 1, rispettivamente di supporto a livello di segreteria. Io
per la AP 1 mi sono occupato anche di alcuni aspetti operativi, il mio
referente era __________ della AO 1 (…)” (verbale 20 febbraio 2006, pag. 1
seg.). L’attrice rinvia al passaggio della sua testimonianza ove il teste
dichiara: “Ad esempio il 20 aprile 2000 abbiamo avuto un colloquio all’__________,
dove ho partecipato io e __________ relativo all’ottenimento di un
finanziamento per la __________. Mi fu spiegato in quel momento che __________
non si era fatto più vivo perché aveva dei problemi personali e di salute e mi
fu detto che nuovo referente per questo gruppo era il sig. __________” (loc.
cit., pag. 2 in mezzo). Da tale testimonianza non si può tuttavia ancora
dedurre che nei confronti dell’attrice unico referente fosse __________ __________,
che questi si occupasse della convenuta e che abbia comunicato alla controparte
di indirizzare le fatture contestate a AP 1. L’attrice invoca anche il
passaggio della testimonianza di __________ __________ (dipendente di __________
e che all’epoca della redazione del verbale di audizione stava seguendo delle
pratiche amministrative per il “gruppo __________/__________” ed era
“amministratrice della __________”: verbale 28 novembre 2005, pag. 9 in alto) ove ella afferma che “prima dell’intervento dell’__________ degli aspetti amministrativi
credo si occupasse il sig. __________ mentre della contabilità la signora __________
__________” (loc. cit., pag. 9). Ella si è espressa, quindi, in termini
dubitativi (“credo”) e in termini del tutto generici (“degli aspetti
amministrativi”), sicché quanto da lei riferito non può assurgere a ruolo di
prova o, in ogni caso, di indizio corroborante quanto asserito da __________ __________.
L’attrice conclude indicando quanto riferito dalla teste __________ __________
(che ha lavorato occupandosi della contabilità e dell’amministrazione in
generale delle società del gruppo __________, in particolare dal 1997 al 1998
per la AP 1 e fino al febbraio 2003 per la __________ Holding, “pagata dalla
succursale”: verbale 28 ottobre 2005, pag. 7 in alto), nel senso che dal 1999 al 2003 era pagata dalla succursale. Non si intravvede, tuttavia, l’utilità di tale
riferimento ai fini del presente giudizio.
6.4
Alla luce di
quanto suesposto, così come dell’allegazione dell’attrice secondo la quale le
fatture contestate concernono “servizi resi in favore della succursale o in
favore del Gruppo __________ ma fatturate a carico della __________ su
richiesta degli organi della convenuta” (petizione, pag. 4 in alto), si può ritenere che a ragione l’appellante contesta che dall’istruttoria sia emerso
quanto accertato dal Pretore, e meglio che l’attrice abbia dimostrato quanto da
lei asserito in merito al destinatario delle fatture. La convenuta non ha
quindi la legittimazione passiva. Ne consegue che su questo punto l’appello è
accolto e la sentenza pretorile riformata nel senso di respingere integralmente
la petizione, così come di riformare il giudizio sugli oneri processuali di cui
al consid. 2 della sentenza impugnata. Dato l’esito del giudizio non vi è
quindi motivo di vagliare le censure esposte da pag. 5 a pag. 7 del gravame.
7.
L’appellante contesta anche la reiezione della
sua domanda riconvenzionale.
7.1
Al
riguardo, il primo giudice ha spiegato che siccome l’attrice riconvenzionale
aveva già saldato la fattura n. __________, “in applicazione del precetto di
buon senso secondo cui se il cliente paga una fattura del suo mandatario è
perché la ritiene corretta”, incombeva a essa l’onere di dimostrare perché
aveva pagato malgrado a suo dire i relativi importi non sarebbero stati dovuti,
cosa che invece non ha fatto”. Il Pretore ha poi esteso tale ragionamento più
in generale a “tutte le altre fatture già saldate” (sentenza impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante sostiene che “non tutte” le fatture saldate sono state sottoposte a __________
__________ __________, che invece “le avrebbe dovute controllare”. Le stesse
sarebbero state pagate su ordine “degli altri due organi della AP 1, guarda
caso parti manifestamente interessate, poiché organi anche” dell’attrice,
ovvero __________ e __________ (gravame, pag. 7 in fondo). L’appellante non menziona alcuna risultanza processuale a suffragio della propria tesi,
in chiaro spregio dell’onere di motivazione previsto dall’art. 309 cpv. 2 lett.
f CPC-TI, sicché su questo punto l’appello è irricevibile. Lo stesso di casi
della sua allegazione secondo la quale “può anche capitare di pagare delle
fatture per errore”.
7.2
L’attrice
riconvenzionale sostiene che per quanto attiene al volume delle prestazioni,
l’istruttoria avrebbe confermato come l’attività svolta dall’attrice sarebbe
“assai ridotta” (appello, pag. 8). Il Pretore ha fondato il proprio giudizio,
al riguardo, sulla testimonianza di __________ __________, che ha riferito che
l’attrice si occupava a 360 gradi del gruppo __________/__________ (sentenza
impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante rinvia, in primo luogo, alla
testimonianza di __________ __________. Questi ha dichiarato che “anche tutte
le diciture e fatture per “consulenze” mi sono sembrate un po’ eccessive tenuto
conto che la AP 1 non aveva nessuna attività e la __________ aveva un’attività
ridottissima come si evince del resto dalla contabilità (…) che dal punto di
vista del volume è molto, molto limitata” (verbale 28 novembre 2005, pag. 3 in basso). Egli si è espresso, quindi, con la riserva del condizionale (“mi sono sembrate”) e in termini
del tutto generici (“un po’ eccessive”). L’appellante invoca, altresì, la
testimonianza di __________ __________ (che ha svolto dell’attività per il
Gruppo AP 1, nell’ambito amministrativo, quale dipendente dell’attrice: verbale
9.
novembre 2005, pag. 6 in alto), che ha riferito: “durante il periodo in cui
ho gestito questa società, ho visto delle fatture della succursale di __________,
qualcosa della __________ ed anche della AP 1. Ho potuto constatare che in quel
periodo le società non erano molto operative” (loc. cit.). Anche questa
testimonianza è del tutto vaga e non è tale da contrastare il substrato
probatorio della controparte. Che i due passaggi di testimonianza testé
menzionati siano inconferenti ai fini del giudizio emerge anche dalla perizia
giudiziaria 12 ottobre 2007. Alla domanda “se a suo giudizio la fatturazione
emanata da AO 1, __________, a carico di AP 1, __________, sia proporzionata
alla cifra d’affari e ai dipendenti impiegati dalla società”, il perito ha
invero risposto, tra le altre cose, che “di regola, i fiduciari fatturano in
base al tempo impiegato all’esecuzione del mandato e non in base alla cifra
d’affari e/o ai dipendenti della struttura” (risposta n. 10, pag. 18). Su
questo punto l’appellante rinvia anche alle testimonianze di __________ __________,
__________ __________ e all’interrogatorio formale di __________ __________ __________,
limitandosi a indicare il numero di pagina del relativo verbale di audizione.
Tale modo di procedere non soddisfa i requisiti minimi di motivazione
dell’appello previsti dall’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC-TI, sicché al riguardo
il gravame è irricevibile.
7.3
L’appellante
prosegue affermando, in sintesi, che la “fatturazione complessiva sia a carico
del gruppo (…) che dell’attrice riconvenzionale è stata enorme”, che il primo
giudice ha constatato che l’attrice “ha incassato una cifra di fr. 213'823.90, ciò che è assolutamente spaventoso a fronte delle attività
svolte dalle società che operavano in Svizzera” e che “la fatturazione emessa
nei [suoi] confronti appare del tutto sproporzionata rispetto alla modesta
attività sociale (…)”(appello, pag. 9 in alto). La censura non può essere seguita per i motivi già esposti (sopra, consid. 7.2). L’attrice riconvenzionale
afferma, altresì, che la sproporzione della fatturazione emerge anche dal
confronto con i canoni usuali praticati nell’ambito della categoria. Il Pretore
ha spiegato che dalla perizia giudiziaria emerge che la tariffa applicata è
corretta (sentenza impugnata, pag. 4 in fondo). L’appellante non si confronta
quindi con tale argomentazione, sicché al riguardo l’appello è inammissibile.
7.4
L’attrice
riconvenzionale critica inoltre il primo giudice per aver ritenuto tardive le
sue censure sull’esistenza di doppie fatturazioni (appello, pag. 8 in alto). In particolare, a pag. 11 del proprio appello essa afferma che l’importo di cui alla
fattura n. __________ del 31 dicembre 1999 sarebbe già stato versato
all’attrice da parte di __________ (almeno nella misura di Lit. 10'000'000.-), così come fr. 15'759.75, fr. 25'000.- e fr. 10'000.- (appello, pag. 12). Nella domanda riconvenzionale 12 marzo 2004 la convenuta non aveva
menzionato alcunché al proposito, mentre ha invocato tali circostanze per la
prima volta con le proprie conclusioni 30 dicembre 2008. A pag. 9 della propria domanda riconvenzionale essa si è invero limitata ad asserire di aver
pagato in passato prestazioni che si riferivano a rapporti di dare-avere tra
l’attrice e “altre società facenti parte del gruppo e non” e che dalla petizione
è emerso che la controparte “pretenderebbe ancora il pagamento di prestazioni
che ella avrebbe effettuato a favore di altre persone giuridiche”, ma nulla
dice sull’identità di tali pagamenti con quelli già effettuati. D’altra parte,
l’appellante nemmeno sostiene una tale tesi. Le sue allegazioni su eventuali
doppie fatturazioni si avverano quindi argomenti fattuali irricevibili in
quanto tardivi (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, n. 24 ad art. 78). È ben vero che come evidenziato
dall’appellante con decreto 28 febbraio 2006 il Pretore ha ammesso la documentazione
relativa a __________ rubricata quale doc. 5, dato che non vi era opposizione
della controparte alla sua assunzione agli atti. Tuttavia, non bisogna
confondere l’onere di allegazione della controparte, esercitato come detto in
maniera tardiva con le proprie conclusioni, e l’ammissione di nuovi mezzi di
prova. Al riguardo va ricordato che __________ __________ __________ ha
affermato di non ricordare se dal 1996 per __________ aveva una posizione nel
CdA (verbale 5 dicembre 2005, pag. 2, risposta n.1), non escludendo quindi una
sua partecipazione in tal senso, mentre il teste __________ __________ ha
confermato che all’epoca dei fatti qui contestati presente nel CdA era “__________
quale presidente” (verbale 298 ottobre 2005, pag. 3 in mezzo). L’appellante medesima afferma che il suo “organo di riferimento neutrale” era il dott. __________
__________ __________ (sopra, consid. 5). Dall’istruttoria, poi, è emerso che
le fatture indirizzate alla convenuta
erano rimesse a quest’ultimo (sopra, consid. 6.2). Si
aggiunga che dal doc. 5 menzionato dall’appellante a suffragio della propria
tesi si evince che i pagamenti in questione sarebbero stati effettuati da “__________”
nell’ottobre 1999, nell’ottobre 2000 e nel marzo 2001. Di conseguenza, al
momento dell’introduzione della domanda riconvenzionale alla convenuta
dev’essere imputata la conoscenza che doveva avere __________ delle fatture in
questione, in qualità di organo di “__________” da una parte e in qualità di suo
“organo di riferimento neutrale”. Non può pertanto nemmeno essere seguita la
sua tesi secondo la quale tali argomenti sarebbero stati sviluppati nelle
conclusioni a seguito della “complessa istruttoria”. Su questo punto la sentenza
pretorile dev’essere quindi confermata.
7.5
L’appellante
ribadisce che non vi era alcuna autorizzazione a fatturare a suo carico
prestazioni eseguite a favore di altre società del gruppo __________/__________
e chiede la restituzione di quanto già versato all’attrice ed elencato nel
gravame (memoriale, pag. 9 segg.). Tuttavia, anche in questo caso essa non si
confronta con la motivazione pretorile già illustrata (sopra, consid. 7.1),
sicché l’appello è al riguardo una volta di nuovo inammissibile.
7.6
L’attrice
riconvenzionale sostiene, altresì, che la tenuta della contabilità da parte
dell’attrice sarebbe avvenuta in modo irregolare e insoddisfacente (memoriale,
pag. 11). L’appellante si limita ad affermare in termini del tutto generici che
la contabilità era lacunosa e sprovvista di numerosi giustificativi e che ciò
emergerebbe dal “rapporto di verifica presentato dalla società di revisione __________
__________, __________”, nonché rinvia a due documenti e alla testimonianza di __________
__________. Per adempiere alle esigenze di motivazione di cui all’art. 309 cpv.
2.
lett. f CPC-TI essa avrebbe dovuto, semmai, sostanziare il suo ragionamento.
Per tacere del fatto che la censura è una mera copiatura del testo delle sue
conclusioni. Ne consegue che su questo punto l’appello è irricevibile.
7.7
Secondo la convenuta il primo giudice
avrebbe dovuto dedurre dalle pretese di controparte anche fr. 10'900.-, così come a suo dire indicato nel
complemento peritale 29 luglio 2008 (appello, pag. 11 in fondo). Nella perizia 12 ottobre 2007 il perito, alla domanda di sapere
se le fatture n. __________ e n. __________ siano congrue, ha dichiarato che
“ha potuto visionare la contabilità dell’anno 2001 [della convenuta] e che non
riesce a comprendere il dispendio orario di 161.50 ore per registrare una
contabilità di ca. 160 operazioni contabili” (pag. 7, risposta n. 1.2 lett. b).
Le fatture in questione sono quelle di cui alle pretese avanzate in questa sede
dall’attrice. Come spiegato (sopra, consid. 6) in riforma del giudizio
pretorile la petizione dev’essere respinta per mancanza di legittimazione
passiva, sicché non vi è motivo di addentrarsi nella questione. Va altresì
rilevato che la censura non avrebbe in ogni caso buon fine. Invero, nella
delucidazione peritale, alla domanda relativa alla risposta summenzionata:
“indichi quindi il perito a quanto avrebbe dovuto ammontare al massimo l’onere
a carico della società mandante per la tenuta di tale esigua contabilità”, egli
ha segnatamente risposto: “La differenza fatturata in eccesso potrebbe quindi
essere valutata in fr. 10'900.- circa” (risposta n. 1, pag. 2). Sennonché, come
precisato nella perizia giudiziaria il perito si è riferito alle “operazioni
contabili riscontrate per l’anno 2001”, sicché l’appellante dimentica che il
Pretore ha già dedotto dalle pretese dell’attrice quanto richiesto per lavori
contabili dopo il 31 dicembre 1999.
8.
In
definitiva, in parziale accoglimento dell'appello la
sentenza impugnata è da riformare nel senso che la petizione è integralmente
respinta (consid. 6). La riforma del giudizio pretorile impone anche una
modifica della ripartizione degli oneri del giudizio di primo grado di cui al
Dispositivo
dispositivo n. 2, nel senso che sono caricati all’attrice. Gli oneri processuali e le ripetibili di appello seguono la vicendevole soccombenza delle parti (art. 148 cpv. 2
CPC-TI). In virtù dell’art. 33 LTG la tassa di
giustizia è calcolata sulla scorta della LTG del 14 dicembre 1965 con le
modifiche entrate in vigore il 1° gennaio 2009.
Per i quali motivi,
richiamati gli art. 148 cpv. 2 CPC-TI, la vLTG e
il Regolamento sulle ripetibili,
pronuncia: I. Nella misura in cui è ricevibile l’appello 15 giugno 2010 di AP 1, __________,
è parzialmente accolto. Di conseguenza la sentenza 25 maggio 2010 inc.
OA.2003.801 della Pretura del distretto di Lugano, sezione 1, invariati gli
altri dispositivi, è così riformata:
1.La petizione 2 dicembre 2003 è integralmente respinta.
2.La tassa di giustizia di fr. 800.- e le spese di fr.
700.- da anticipare così come anticipate restano a carico dell’attrice, che
verserà alla convenuta fr. 4'500.- di ripetibili.
II. Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:
a) tassa
di giustizia fr. 2'450.-
b) spese fr.
50.-
totale fr.
2'500.-
già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico per 14/15 e, per il resto,
sono posti a carico dell’appellata. L’appellante verserà inoltre a controparte fr.
2'000.- per ripetibili ridotte.
III. Intimazione:
- ;
- .
Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente La
segretaria
Rimedi
giuridici
Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il
valore litigioso è superiore a fr. 30'000.-; per valori inferiori il ricorso è
ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia
civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster