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Decisione

12.2011.102

Lavoro - appello

14 settembre 2012Italiano16 min

Source ti.ch

Fatti

A. Con contratto scritto 17 luglio 2006 (doc. B) è stata formalizzata

l'assunzione di AP 1 alle dipendenze di AO 1, titolare dell'omonima impresa di

pittura, quale operaio pittore, con inizio dell'attività il 24 maggio 2006 e a

tempo indeterminato, con uno stipendio annuo lordo di fr. 52'910.-.

A seguito della disdetta 28 novembre 2008 da parte del datore di lavoro (doc.

E) tra le parti è sorto un contenzioso in merito alla data di conclusione del

rapporto lavorativo, i cui dettagli qui non occorre menzionare, e a riguardo

delle spettanze salariali, in particolare per i versamenti relativi al periodo

di assenza del dipendente per infortunio (dal 23 febbraio al 14 dicembre 2008)

e le relative indennità giornaliere erogate dall'istituto assicurativo SUVA.

B. Non

essendo stata possibile una composizione bonale della vertenza, con istanza 22

giugno 2009 AP 1 ha chiesto alla Pretura __________ nord di condannare la AO 1 a versargli fr. 14'777,20, oltre interessi dal 1° gennaio 2009, "a titolo di

spettanze salariali e di indennità giornaliere per infortunio". In

occasione dell'udienza di discussione del 29 luglio 2009 (atto II) il convenuto

ha riconosciuto di essere debitore nei confronti dell'istante di

fr.

3'448,35, sulla base di un calcolo delle spettanze retributive complessive per

l'anno 2008 e dei versamenti asseritamente eseguiti.

Con la replica l'istante ha contestato tali conteggi, ritenendo di poter

aumentare la propria pretesa complessiva a fr. 16'440.- netti e ha eccepito

"la falsità delle firme apposte sulle fatture fotocopiate nel doc. 19 (recte:

17), e più in particolare su fattura 7 novembre 2008 per fr. 8'000.- e

fattura 6 giugno 2008 per

fr.

5'000.-" (verbale udienza 29 luglio 2009, pag.

10, ad 3).

Contestata

da parte del convenuto l'eccezione di falso e confermata in occasione

dell'udienza 16 settembre 2009 l'intenzione di insistere a volersi servire del

documento prodotto quale doc. 17 (atto IV), con ordinanza 25 febbraio 2010 il

Pretore ha ordinato una perizia giudiziaria relativa all'autenticità delle

firme contestate.

Respinte le richieste di ulteriori delucidazioni peritali, le parti hanno

potuto formulare conclusioni scritte all'udienza 23 febbraio 2011, con le quali

si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive tesi e domande, fatta

eccezione per la pretesa dell'istante, ridotta alla cifra inizialmente indicata

di fr. 14'777,20.

C. Con sentenza

28 aprile 2011 il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza, condannando AO 1 a versare a AP 1 fr. 5'922,85 netti, oltre interessi come richiesti, riconoscendo al convenuto

un'indennità per ripetibili parziali commisurata alla rispettiva soccombenza.

Ribadita la giurisprudenza relativa alla ripartizione dell'onere della prova,

il primo giudice ha dapprima stabilito, sulla base dei conteggi prodotti dallo

stesso convenuto, che la somma di

fr. 2'474,50 versata al dipendente non può essere considerata quale

acconto sulle spettanze salariali corrispondendo alla quota parte dei

contributi LPP indebitamente trattenuti dallo stipendio e erroneamente versati

alla cassa pensione, da restituire all'istante in virtù dell'esonero

contributivo retroattivo (doc. 13, 14 e 15).

Confrontando i conteggi discordanti delle parti, il giudice di prime cure ha

quindi identificato la contestazione nei due versamenti del 6 giugno 2008 di

fr. 5'000.- e 7 novembre 2008 di fr. 8'000.-. Si tratta di due versamenti che

il convenuto pretende aver effettuato, circostanza che ha inteso dimostrare con

la produzione delle ricevute (e meglio delle copie ottenute da carta carbone doc.

10 e 17) di cui l'istante ha eccepito la falsità della firma a lui attribuita.

Sulla base delle considerazioni e delle conclusioni a cui è giunto il referto steso

dal perito giudiziario, che ha ritenuto l'autenticità delle firme senz'altro

probabile (perizia pag. 9 ultimo paragrafo), il primo giudice ha concluso di

poter ritenere che le due firme apposte sulle ricevute contestate siano

autentiche.

A mente del Pretore tale conclusione è altresì rafforzata da un importante

indizio, ovvero dalle espressioni utilizzate dalla rappresentante sindacale

dell'istante almeno in due occasioni, negli scritti 26 gennaio 2009 (doc. G) e

24 marzo 2009 (doc. 6) che parlano di "ricevute" al plurale, ciò che

deve essere riferito a più di un versamento e contraddice la tesi della

falsificazione che lascerebbe sussistere un solo valido versamento attestato da

una ricevuta (incontestata) del 6 ottobre 2008 (doc. N).

Con rinvio alle motivazioni esposte nella decisione 27 gennaio 2011 (atto XIXb)

che ha negato l'assunzione agli atti del referto calligrafico fatto allestire

dall'istante, il Pretore ha infine confermato come tale documento non sia

ritenuto idoneo ad intaccare la valenza della perizia giudiziaria.

D. Con appello

27 maggio 2011 l'istante chiede di annullare e riformare il querelato giudizio

nel senso di accogliere l'istanza, condannando il convenuto a versargli fr.

18'922,85 netti, oltre interessi.

Egli si sofferma preliminarmente sulla conclusione tratta dal Pretore a seguito

delle due lettere (doc. G e doc. 6) in cui compare il termine plurale di

"ricevute", deduzione questa che metterebbe pesantemente in dubbio

l'onestà dei rappresentanti sindacali che, dopo essersi così espressi, hanno

negato in causa l'esistenza di più di una ricevuta valida. Il ragionamento

pretorile è quindi criticato per non aver considerato un elemento di fatto

rilevante quale indizio, ovvero che il datore di lavoro disponga della ricevuta

originale per il solo pagamento in contanti incontestato, mentre per i due

asseriti pagamenti contestati dispone per sua ammissione solo delle copie

carbone. Al Pretore viene quindi rimproverato di non aver dato alcuna

spiegazione logica a questa ed altre anomalie.

Riproposte le contestazioni, già in precedenza sollevate, alla procedura

adottata dal Pretore e in particolare alla mancata audizione quali testi della

perita giudiziaria e della perita di parte, l'appellante chiede di assumere

queste prove alla luce delle risultanze molto opinabili a cui è giunta la

perizia giudiziaria.

L'atto di appello ripropone poi, sostanzialmente inalterate, le ampie

considerazioni "in fatto e in diritto" già esposte nel

memoriale conclusivo prodotto in occasione del dibattimento finale del 23

febbraio 2011 (atto XXVI).

Chiesto infine "che venga acquisita agli atti la perizia di parte 8

novembre 2010 e si proceda all'audizione anche in contraddittorio delle due

perite", l'appellante espone il calcolo dello scoperto ammontante a

fr. 18'922,85, somma sulla quale chiede vengano riconosciuti anche interessi di

mora dal 1° gennaio 2009.

Con risposta 7 luglio 2011 il convenuto ne ha proposto la reiezione per motivi

di cui, se necessario, si dirà in seguito.

e considerato

Considerandi

1.

Il

1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale

civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata

avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta

disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio

dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura

ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione

pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni

federali (art. 405 cpv. 1 CPC).

2.

Con l'atto d'appello l'istante formula una pretesa di fr. 18'922,85, oltre interessi, ovvero una somma superiore a quanto

chiesto in prima sede (fr. 14'777,20, oltre interessi, nel petitum

dell'istanza 22 giugno 2009 e nelle conclusioni scritte presentate all'udienza

23.

febbraio 2011).

Nella misura in cui eccede la pretesa formulata dinanzi al primo giudice la

domanda è irricevibile, trattandosi di una mutazione della domanda

inammissibile ai sensi dell'art. 317 CPC. L'appellante neppure indica i motivi

di tale nuova richiesta, limitandosi a una esposizione del calcolo delle

pretese scoperte.

3.

Il significato dell'atto di appello è quello dell'esposizione avanti

alla Camera adita di circostanziate critiche all'accertamento dei fatti e/o

all'applicazione del diritto di cui alla sentenza impugnata, così da

consentire, entro i limiti delle domande formulate, la sua verifica da parte

dell'autorità superiore ed eventualmente la sua riforma nel senso auspicato dal

ricorrente. Sembrerebbe perciò scontato presumere che

l'atto di appello abbia necessariamente a confrontarsi in forma critica con i

contenuti del giudizio che si intende impugnare. È però ovvio che ciò non può

avvenire laddove vengano richiamate o riprodotte le argomentazioni già esposte

negli atti della procedura svolta davanti al Pretore, poiché in tali scritti si

cercherebbero invano critiche a un giudizio che non è ancora stato emanato,

ragione per cui la giurisprudenza prevede la sanzione dell'irricevibilità per

il gravame che si limita a richiamare argomentazioni espresse in precedenti

allegati oppure che si esaurisce nella testuale o quasi trascrizione

dell'allegato conclusionale (Sentenza del Tribunale federale 4A_659/2011 del 7

dicembre 2012; II CCA del 26 agosto 2011 inc. 12.2011.40; Cocchi/Trezzini, CPC-TI, m. 21 e 22 ad

art. 309; CPC-TI App., m. 36 ad art. 309; RtiD II-2009, n. 7c pag. 632). La

riproduzione di ampi stralci del memoriale conclusivo soggiace necessariamente

ai medesimi principi nella misura in cui si tratta di narrazioni redatte allo

scopo di convincere il Pretore della bontà delle proprie argomentazioni alla

luce delle risultanze dell'istruttoria, e non invece con la diversa finalità di

suffragare avanti alla Camera d'appello l'erroneità del giudizio impugnato.

Ciò premesso, si constata che buona parte dell'appello

(da pagina 10 a pagina 37) è costituito dalla letterale trascrizione delle

conclusioni presentate al Pretore il 23 febbraio 2011. Le

ampie citazioni tratte da quell'allegato, non essendo

al servizio di circostanziate censure al giudizio pretorile, rendono questa parte dell'appello irricevibile.

Possono quindi di essere esaminate solamente le censure esposte nella parte

iniziale dell'atto di appello (pagine da 1 a 9) nella misura in cui risultino avere una valenza autonoma rispetto alla parte irricevibile.

4.

Non

costituisce una vera censura ed è pertanto irricevibile (art. 311 cpv. 1 CPC)

la parte introduttiva dell'appello volta sostanzialmente a difendere l'onestà professionale

del patrocinatore dell'istante che si pretende sia stata messa "pesantemente

in dubbio" dalle tesi di controparte e dalle conclusioni del Pretore.

5.

Una

critica al giudizio pretorile può essere invece ravvisata nella lamentela per

il fatto che dall'istruttoria non sarebbe emersa alcuna prova certa del

versamento delle somme indicate nelle ricevute oggetto di contestazione. Tali

"ricevute in carta carbone" presenterebbero firme "che

ben potrebbero essere state ricalcate a mano, appunto tramite la carta carbone

da chiunque e in qualsiasi tempo, oppure costruite tramite stratagemmi"

(appello, pag. 6). L'appellante sottolinea come il convenuto avrebbe ben potuto

portare la prova del versamento esibendo estratti conto bancari o postali o altra

documentazione attestante i prelevamenti delle somme che pretende aver versato

in contanti. Il ragionamento è poi supportato da una serie di interrogativi e

dall'implicito rimprovero al Pretore di non averli considerati o non avervi

dato la giusta risposta.

Simili censure sono a loro volta irricevibili, ritenuto come l'appellante non

si confronti direttamente con le tesi del primo giudice, prediligendo piuttosto

l'esposizione dei fatti e della sua soggettiva interpretazione degli stessi, con

l'ausilio di una serie di ipotesi o veri e propri teoremi.

In ogni caso, se anche si volesse considerarle ricevibili, tali censure

sarebbero comunque da respingere. Il Pretore ha già esposto i criteri

giurisprudenziali relativi alla ripartizione dell'onere probatorio. Nel caso specifico non sono contestate le circostanze suscettibili

di fondare la pretesa del lavoratore, ovvero il rapporto di lavoro e lo

stipendio dovuto. Il motivo del contendere è limitato alla prova dell'avvenuto

pagamento delle spettanze salariali, che il convenuto adduce essere

intervenuto, circostanza che pretende di dimostrare sulla base dei documenti

prodotti. L'appellante neppure contesta che i documenti esibiti da controparte

siano da considerare quali ricevute e come tali, riservata la loro validità, in

grado di attestare e quindi dimostrare l'avvenuto pagamento. Le sue

argomentazioni e lo sforzo profuso in causa sono pertanto finalizzati a

dimostrare la falsità di tali ricevute e meglio delle firme che vi compaiono.

Il Pretore ha però ritenuto che, neppure con l'ausilio del referto peritale,

l'istante sia stato in grado di dimostrare la sua tesi.

Il giudizio merita conferma siccome, a fronte di una perizia che ritiene

senz'altro probabile l'autenticità delle firme contestate, non può essere rimproverato

al primo giudice di non aver ritenuto raggiunta la prova certa della

falsificazione. A ciò si aggiunga che lo stesso appellante pretende dimostrata una

circostanza che neppure è in grado di definire in modo univoco. Egli non ha

infatti saputo indicare con certezza se la pretesa falsificazione consista

nell'imitazione da parte di mano terza di una sua firma (eventualmente tramite un'operazione

di ricalco) o piuttosto nell'involontaria e contemporanea riproduzione sulla

ricevuta di una firma da lui effettivamente apposta ad altro scopo su di un

documento qualsiasi, senza accorgersi della presenza di una carta carbone e del

supporto cartaceo abilmente dissimulati sotto. Quest'ultima tesi, non priva di

suggestione, non è però suffragata da alcun elemento concreto e non può

pertanto essere rimproverato al Pretore di non averla fatta propria.

Ne consegue che, non avendo saputo l'istante far fronte all'onere della prova

in merito all'asserita falsificazione delle firme apposte sulle ricevute, il Pretore

ha correttamente ritenuto le stesse quale prova dell'avvenuto versamento delle

somme ivi indicate, respingendo la relativa pretesa dell’istante.

6.

Non

può essere di aiuto alla tesi dell'attore il fatto che le ricevute contestate attesterebbero

pagamenti in contanti intervenuti in momenti e luoghi insoliti ed inusuali, ciò

che farebbe dubitare della disponibilità di simili somme in contanti da parte

del datore di lavoro. La tesi non merita conferma già per il fatto che

l'istruttoria ha permesso di accertare come un simile modo di procedere non sia

poi così inusuale, avendo il dipendente in almeno un'altra occasione firmato una

ricevuta in analoga circostanza e dello stesso tipo (doc. N).

7.

Non sono infine in grado di sovvertire la conclusione del Pretore le

censure riferite alla perizia giudiziaria. Le stesse si esauriscono

nell'indicare come "molto opinabili" le risultanze a cui è

giunta la perita, ciò che renderebbe "assolutamente importante e

fondamentale" ulteriori atti istruttori, quale l'audizione sua e della

grafologa interpellata dall'istante (appello pag. 9).

Il Pretore ha indicato "i motivi per i quali la perizia di parte

commissionata dall'istante non sia stata ritenuta idonea ad intaccare la

valenza della perizia giudiziaria" rinviando espressamente alle

considerazioni espresse nella sua decisione del 27 gennaio 2011 con la quale è

stata respinta la richiesta di assunzione di ulteriori prove al riguardo

(sentenza impugnata pag. 4 n. 9). A giusta ragione il Pretore non ha più

ritenuto necessario tornare sulla questione nell'ambito del giudizio finale.

Con le censure d'appello l'istante non si confronta con tali argomenti, che qui

non occorre neppure riprendere, insistendo invece su pretesi dubbi espressi

dalla perita giudiziaria che sarebbe, a suo modo di vedere, incorsa in

contraddizioni. Si tratta infatti di obiezioni che non scalfiscono

l'attendibilità del referto peritale, non potendo bastare soggettive obiezioni

dell'appellante, che ritiene di contrapporre la propria opinione a quella del

perito giudiziario, a dimostrare l'inconcludenza di determinate affermazioni di

quest’ultimo o la loro contraddittorietà.

Viste le circostanze, non può pertanto essere rimproverato al Pretore di aver

aderito alle conclusioni a cui è giunto il perito in merito all'ipotesi di

falsificazione delle firme contestate e di aver conseguentemente respinto le

richieste di ulteriori accertamenti istruttori al riguardo (sentenza del

Tribunale federale 5A_647/2011 del 31 maggio 2012 consid. 4.4.6).

Per gli stessi motivi nemmeno si giustifica di ammettere l'analoga richiesta

formulata in questa sede.

8.

Abbondanzialmente,

con riferimento agli accertamenti in corso da parte del Ministero pubblico a

seguito della segnalazione della Presidente della Camera (verbale udienza 25 luglio

2011), si rileva che il giudizio pretorile, confermato alla luce delle

risultanze istruttorie, potrà semmai essere rimesso in discussione facendo capo

all'istituto della revisione qualora ne fossero dati i motivi e, segnatamente, nel

caso in cui dall'esito del procedimento penale risultasse che la decisione

sfavorevole all'appellante sia stata influenzata da un crimine o da un delitto

(art. 328 cpv. 1 lett. b CPC).

9.

In

definitiva la sentenza del Pretore regge alle critiche mosse dall'istante, per

cui l'appello, nella misura in cui è ricevibile, è infondato e deve essere

respinto.

Non si prelevano spese processuali, trattandosi di una causa fondata sul

diritto del lavoro di valore non superiore a fr. 30'000.- (art. 114 lett. c

CPC). Le spese ripetibili della procedura di appello, calcolate sulla base di

un valore litigioso di fr. 13'000.- (fr. 18'922,85 ./. fr. 5'922,85),

seguono la soccombenza (art. 106 CPC).

Per i quali motivi,

richiamato il Regolamento sulle ripetibili

decide

1.

L’appello 27 maggio 2011 di è respinto nella misura in cui è

ricevibile.

2.

Non si prelevano spese processuali. L’appellante rifonderà alla

parte appellata fr. 800.- per ripetibili di appello.

3.

Notificazione:

-

-

Comunicazione

alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente Il

vicecancelliere

Rimedi giuridici

Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia

civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla

notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle

cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso

ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di

locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF). Per valori

inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di

diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza

cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in

materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in

materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una

decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia

costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima

istanza (art. 119 LTF).

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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