Lexipedia

Decisione

12.2012.117

Mandato, mercede di avvocato, onere di contestazione e contenuto della risposta di causa

12 agosto 2013Italiano14 min

Source ti.ch

Fatti

A. Il

14 settembre 2006 AO 1 ha conferito mandato di rappresentanza all’avv. AP 1 (doc. A) in diverse pratiche fiscali ed esecutive. Il legale ha comunicato al cliente

il 31 marzo 2011 di revocare l’incarico, per la mancanza della necessaria

fiducia dovuta al mancato pagamento dello scoperto per onorari e spese (doc.

B). Il 4 agosto 2011 l’avv. AP 1 ha fatto spiccare a AO 1 il PE no. __________

dell’UE di Bellinzona (doc. H), per la somma di fr. 81'685.90, rappresentante

il saldo scoperto delle diverse fatture da lui emesse. Nell’ambito della

procedura di conciliazione (CM. 2011.140), il legale ha dichiarato la propria

disponibilità ad accettare il pagamento di fr. 41'000.- a tacitazione di ogni

pretesa, a condizione che ciò avvenisse entro 10 giorni, proposta non accettata

da AO 1, il quale proponeva di pagare fr. 41'000.- “non appena mi sarà

possibile”. Il segretario assessore, constatata la mancata conciliazione,

ha rilasciato all’avvocato l’autorizzazione ad agire il 18 novembre 2011.

B. L’avv. AP 1 ha convenuto in causa davanti al Pretore di Bellinzona AO 1 con petizione del 12

gennaio 2012, chiedendone la condanna al pagamento di fr. 81'685.90 oltre

interessi al 5% a partire dall’11 gennaio 2011, e il rigetto in via definitiva

dell’opposizione interposta al PE no. __________ dell’UE di Bellinzona. Nella

risposta del 5 marzo 2012, presentata personalmente, il convenuto ha spiegato

che si opponeva al pagamento dell’importo chiesto dall’attore per diversi

motivi: “l’avv. AP 1 non mi ha mai ascoltato e non ho mai potuto spiegargli

la verità e ha sempre fatto tutto in base alle sue teorie causando notevoli

disastri”, “visto che l’avv. AP 1 mi ha sempre dato degli apprendisti trovo che le note d’onorario sono troppo elevate”, “anche se sono state

perse tutte le cause ho già pagato all’avv. AP 1 fr. 56'552.45”e infine “ho

comunicato all’avv. AP 1 che poteva incassare i fr. 41'000.- direttamente dalla

signora __________ che mi debita ancora oltre fr. 50'000.- degli affitti del

palazzo di __________”.

Alla

discussione del 25 aprile 2012 le parti si sono confermate nelle rispettive

posizioni e, non essendovi istruttoria da eseguire, hanno proceduto seduta

stante al dibattimento finale.

C. Statuendo

il 23 maggio 2012, il Pretore aggiunto ha respinto integralmente la petizione,

mettendo la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 1'100.- a carico

dell’attore, tenuto inoltre a rifondere alla controparte fr. 150.- per

indennità di inconvenienza.

D. Con

appello del 25 giugno 2012 l’avv. AP 1 chiede la riforma del giudizio

impugnato, nel senso di accogliere integralmente la petizione, con protesta di

tassa, spese e ripetibili di appello. In via subordinata chiede la riforma del

giudizio impugnato, nel senso di accogliere parzialmente la petizione per la

somma di fr. 41'000.-, oltre interessi al 5% a partire dall’11 gennaio 2011,

sempre protestando tassa, spese e ripetibili di appello. L’appellato non ha

presentato una risposta all’appello, avendo rinunciato a ritirare il plico

raccomandato spedito dalla Cancelleria di questa Camera.

e considerando

Considerandi

1.

Il

1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale

svizzero (CPC). Giusta l’art. 405 cpv. 1 CPC alle impugnazioni si applica il

diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione. Il giudizio

pretorile è stato comunicato alle parti dopo il 1° gennaio 2011; la procedura

di appello è pertanto retta dal CPC. Giusta l’art. 308

cpv. 1 CPC sono impugnabili mediante appello le decisioni finali e incidentali

di prima istanza (lett. a) e quelle di prima istanza in materia di

provvedimenti cautelari (lett. b). Trattandosi di decisioni pronunciate in

controversie patrimoniali, l’appello presuppone che il valore litigioso secondo

l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga almeno fr. 10'000.-

(art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie, la sentenza impugnata è senz’altro

una decisione finale di prima istanza in una procedura ordinaria con valore di

fr. 81'685.90. Pacifica è dunque l’appellabilità del

giudizio impugnato, entro il termine di trenta giorni (art. 311 cpv. 1 CPC).

L’appello del 25 giugno 2012 è dunque tempestivo.

2.

L’atto

di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed

essere motivato (art. 310 e 311 CPC). La semplice trascrizione nell’appello

delle conclusioni o la riproduzione di ampi stralci delle stesse è

inammissibile (DTF 138 III 374, consid. 4.3.1.). L’appellante deve spiegare,

infatti, non perché le sue argomentazioni siano fondate ma perché sarebbero

erronee o censurabili le motivazioni del Pretore. Una critica generale della

sentenza di primo grado, con parole come “vuota”, “inutile” e “scandalosa”, non

è sufficiente per la motivazione dell’appello, in quanto la critica alla

sentenza di prima istanza deve essere chiara (Sterchi

Martin H., Berner Kommentar Schweizerische Zivilprozessordnung, pag. 2895 ad

art. 311 ZPO).

3.

Il

Pretore aggiunto ha respinto la petizione dopo aver accertato che l’avvocato

attore aveva prodotto agli atti solo le fatture relative al dettaglio delle

prestazioni svolte nel periodo 2007-2011, le ore prestate da ogni componente

del suo studio legale con la relativa tariffa applicata e le spese (plico doc.

C e E), una scheda contabile (doc. D), un plico di richiami di pagamento (doc.

F) e una comunicazione di posta elettronica inviata alla figlia del cliente

(doc. G), ciò che non era sufficiente per provare l’adeguatezza tra l’onorario

preteso e le prestazioni fornite al cliente, in assenza di altre prove.

Inoltre, prosegue il primo giudice, i termini della transazione discussa nel

corso della procedura di conciliazione non potevano essere utilizzati nella

causa di merito. In definitiva, quindi, il Pretore aggiunto ha ritenuto non

provate le pretese di onorario dell’avvocato attore e ha posto a suo carico la

tassa di giustizia di fr. 1'000.-, le spese di fr. 100.- e un’indennità di

inconvenienza di fr. 150.- in favore del convenuto, non rappresentato da un

legale.

4.

Nella

fattispecie l’appellante ripropone la cronistoria della procedura giudiziaria,

riprendendo in breve la petizione e, dopo aver riassunto la decisione del

Pretore aggiunto, afferma che le contestazioni sollevate nella risposta di

causa non sono conformi a quanto prescritto dall’art. 222 CPC, per mancanza di

precisione nella contestazione. In particolare, afferma l’attore, il convenuto

non ha contestato il metodo di fatturazione, né le prestazioni eseguite e la

condotta diligente del mandato. In simili circostanze, l’attore non aveva altre

prove da proporre oltre a quanto già versato agli atti. Il convenuto aveva poi,

prosegue l’appellante, riconosciuto di dover almeno fr. 41'000.-, avendo

proposto di incassare tale somma direttamente presso una sua creditrice, e tale

riconoscimento di debito era di per sé “titolo per condannare l’appellato al

versamento dell’importo ivi indicato”. L’appello non contiene tuttavia

alcuna critica esplicita all’operato del Pretore aggiunto, né per

l’accertamento dei fatti, né per l’applicazione del diritto. La Camera può pertanto entrare nel merito dell’appello solo nella misura

in cui l’appellante muove precise critiche alla decisione impugnata.

5.

Giusta l’art. 8 CC, l’avvocato che procede in causa per ottenere la

remunerazione delle sue prestazioni è gravato dell’onere di dimostrare

l’esistenza dell’asserito mandato – in concreto pacifica – nonché la congruità

della sua pretesa (II CCA 5 aprile 2011 inc. n. 12.2008.171 e 30 gennaio 2007

inc. n. 12.2005.217 in: RtiD II-2007 42c pag. 736). Egli deve inoltre pure

dimostrare il corretto adempimento del mandato, segnatamente che la prestazione

fornita corrisponde a quanto effettivamente pattuito. Ne va diversamente

allorquando il mandante, anche solo con il suo prolungato silenzio, mette in

atto un comportamento che giustifica di ritenere che egli abbia essenzialmente

accettato la prestazione siccome conforme. In tal caso l'onere della prova è

rovesciato e spetta al mandante dimostrare che il contratto non è stato

adempiuto correttamente. Non modifica per contro questo assunto il fatto che il

mandante, quale profano, non sia in grado di valutare la qualità della

prestazione. Di conseguenza, se non manifesta opposizione alla conduzione

processuale del suo avvocato – a condizione però che ne sia tenuto al corrente

e sia debitamente informato – o addirittura dichiara il proprio consenso alle

bozze di allegato sottopostegli, il mandante non può rovesciare sul mandatario

l'onere della prova, bensì deve dimostrare lui stesso il carente adempimento

del contratto se non intende pagare (integralmente) l'onorario (Fellmann, Berner Kommentar, ni. 488-492

e 494 ad art. 394 CO).

Per quanto è invece della

congruità della pretesa, l'avvocato è in particolare tenuto a provare che

l’onorario rivendicato corrisponde alle modalità di computo concordate, è

conforme alla regolamentazione cantonale applicabile, è giustificato in base

all’uso, oppure ancora è oggettivamente proporzionato in base alle circostanze.

Pacifico il carattere oneroso delle prestazioni in esame, eseguite a titolo

professionale (art. 394 cpv. 3 CO; DTF 135 III 259, consid. 2.1.), si tratta di

stabilire quali siano i criteri determinanti per la loro remunerazione. Gli onorari dovuti al mandatario sono in primo luogo quelli

concordati per convenzione dalle parti. In considerazione della missione

particolare conferita agli avvocati in quanto ausiliari della giustizia, la

giurisprudenza ha riconosciuto al diritto cantonale la facoltà di

regolamentarne la remunerazione. In assenza di un accordo o di una regola

cantonale, l’ammontare degli onorari deve essere stabilito in base all’uso. Se

non vi è alcun uso comune, il giudice fissa la remunerazione dovuta tenendo conto

di tutte le circostanze pertinenti, fermo restando che essa deve essere

oggettivamente proporzionata ai servizi resi (DTF 135 III 259, consid. 2.2.).

6.

Nel

suo appello l’attore sostiene che la risposta del 5 marzo 2012 non conteneva

valide contestazioni della petizione e che pertanto quanto da lui addotto

doveva essere ritenuto ammesso. Nella risposta il convenuto aveva dichiarato di

opporsi al pagamento di quanto preteso dall’avvocato con i seguenti motivi: “l’avv. AP 1 non mi ha mai ascoltato e non ho mai potuto spiegargli la verità e ha sempre fatto

tutto in base alle sue teorie causando notevoli disastri”, “visto che l’avv. AP

1.

mi ha sempre dato degli apprendisti trovo che le note d’onorario sono troppo

elevate”, “anche se sono state perse tutte le cause ho già pagato

all’avv. AP 1 fr. 56'552.45”e infine “ho comunicato all’avv. AP 1 che

poteva incassare i fr. 41'000.- direttamente dalla signora __________ che mi

debita ancora oltre fr. 50'000.- degli affitti del palazzo di __________”. Il

Pretore aggiunto ha ritenuto che l’attore non aveva provato con i documenti

versati agli atti (in particolare plichi doc. C, D e E) la congruità delle sue

prestazioni e il loro valore.

6.1

Giusta l’art. 222 cpv. 2 CPC, applicabile in concreto, il

convenuto deve specificare quali fatti, così come esposti dall’attore,

riconosce o contesta. Una contestazione globale o generica non è di principio

sufficiente e chi contesta una pretesa deve spiegare le proprie obiezioni in

modo da permettere all’attore di capire quali fatti sono contestati e di

fornire le prove delle quali porta l’onere (Trezzini

in Cocchi / Trezzini / Bernasconi,

Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, pag. 993 ad art.

222; Chaix, L’apport des faits au

procès, in: Procédure civile suisse, Les grands thèmes pour les praticiens,

2010, pag. 128). È di principio sufficiente una contestazione chiara su un

fatto preciso (Tappy in: CPC – Code

de procédure civile commenté, n. 20 ad art. 222). Nella fattispecie l’attore,

gravato dall’onere della prova in una procedura retta dal principio

attitatorio, ha indicato in modo particolareggiato nella petizione di causa le

proprie pretese, producendo agli atti la procura (doc. A), la revoca del

contratto (doc. B) e le fatture dettagliate di cui chiedeva il pagamento

(plichi doc. C, D, E e F), comprensive delle distinte delle prestazioni fornite

e dei nomi dei collaboratori dello studio legale che le avevano eseguite. In

tali circostanze, il convenuto non poteva limitarsi alle generiche contestazioni

della sua risposta, ma doveva fornire indicazioni concrete e la propria

descrizione dei fatti (sentenza del Tribunale federale 4A_629/2009 del 10

agosto 2010 in SJ 2011 I pag. 12).

6.2

Ne deriva

che nel caso concreto i fatti addotti nella petizione devono essere considerati

come non controversi e ammessi, in mancanza di contestazioni sufficientemente

concrete e precise nella risposta. L’attore non doveva quindi provare le

proprie pretese (art. 150 cpv. 1 CPC), contrariamente a quanto ritenuto dal Pretore

aggiunto. In tali circostanze l’appello va accolto e la decisione del primo

giudice riformata di conseguenza.

7.

Le

spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC) in entrambe le

sedi. Non si attribuiscono ripetibili all’appellante, l’appellato non avendo

presentato una risposta all’appello. Nella commisurazione delle spese

processuali di seconda istanza si tiene conto del valore di fr. 81'685.90 e dei

criteri previsti dagli art. 2 e 13 LTG, ritenuto che la tassa di giustizia fissata

dal Pretore aggiunto si situa al disotto del minimo previsto dalla Legge sulla

tariffa giudiziaria e non vincola pertanto questa Camera. L’accoglimento

dell’appello comporta la modifica anche del dispositivo pretorile sulle spese

processuali, nel senso che esse vanno poste a carico del convenuto. L’appellante

non ha tuttavia indicato quale cifra auspica a titolo di indennità ripetibile e

in mancanza di valide conclusioni non si può pertanto entrare nel merito della

sua domanda (art. 105 cpv. 2 CPC).

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamata la LTG,

decide:

1. L’appello 25 giugno 2012 dell’avv. AP 1 è parzialmente accolto

nella misura in cui è ricevibile. La decisione 23 maggio 2012 del Pretore

aggiunto del Distretto di Bellinzona nella causa OR.2012.4 è così riformata:

1. La petizione è accolta. Di conseguenza AO 1 è

condannato a versare all’avv. AP 1 l’importo di CHF 81'685.90 oltre spese

esecutive e interessi al 5% dall’11 gennaio 2011.

2.

È rigettata in via definitiva l’opposizione interposta da AO 1 al PE no. __________

dell’Ufficio d’esecuzione di Bellinzona.

3.

La tassa di giustizia in fr. 1'000.- e le spese di fr. 100.- sono poste a

carico di AO 1.

2. Gli oneri processuali inerenti l’appello, in complessivi fr.

1'000.-, già anticipati dall’appellante, sono posti a carico di AO 1. Non si

attribuiscono ripetibili di appello.

3. Notificazione:

-

-

Comunicazione

alla Pretura del Distretto di Bellinzona

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente

La vicecancelliera

Rimedi giuridici

Nelle cause a

carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,

1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della

decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore ammonta a fr. 15'000.- nelle

vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli

altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile

se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale

(art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è

possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia

costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una

decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia

costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima

istanza (art.119 LTF).

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

|

Informazioni legali |

Requisiti minimi |

Contatta il webmaster