12.2018.112
Provvedimenti cautelari, blocco di una trattenuta sul conto di un notaio nell'ambito di un contratto di cessione quote azionarie; parvenza di buon fondamento dell'azione di merito; assunzione di mezzi
9 gennaio 2019Italiano20 min
Source ti.ch
Incarto n.
12.2018.112
Lugano
9 gennaio 2019/jh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente della seconda Camera civile del Tribunale d'appello
quale
giudice unico ai sensi dell’art. 48b cpv. 1 lett. b cfr. 2 LOG
visto l’appello 6 settembre 2018 con domanda di
conferimento di effetto sospensivo rispettivamente adozione di misure cautelari
presentato da
AP
1
rappr. dall’avv. PA 1
contro la decisione 22 agosto 2018 del Pretore aggiunto del
Distretto di Lugano,
sezione 1, nella causa CA.2017.455/456, da lei promossa con istanza
28 dicembre
2017 nei confronti di
1. AO 1
rappr. dall’avv. PA 2
2. AO 2
volta ad ottenere in via
supercautelare e cautelare il blocco di averi depositati presso il
notaio AO 2 (fr. 75'000.-);
richiamata la decisione 21 settembre 2018 del presidente di questa
Camera, che ha
accolto in via provvisionale la richiesta di misure cautelari di
seconda istanza formulata
dall’appellante;
viste le rispettive osservazioni 4 ottobre 2018 delle parti
appellate;
letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti;
ritenuto
in
fatto:
A.
Con “Contratto di cessione
quote della spettabile AP 1, __________ CHE-__________”, stipulato in data 12
luglio 2017, AO 1 ha venduto a T__________ __________ __________ il 50% del
capitale azionario di AP 1 al prezzo di
fr. 590'000.- (doc. C).
B.
Il contratto prevedeva il
deposito dell’importo di fr. 75'000.- sul conto clienti del notaio AO 2, quale
trattenuta sul prezzo di compravendita, a titolo di garanzia della situazione
patrimoniale della AP 1 così come esposta al punto 7 del contratto medesimo (doc.
C e relativo allegato G). In caso di violazione di quanto previsto al
summenzionato punto 7, la somma avrebbe dovuto essere liberata in favore di AP
1 fino a concorrenza degli eventuali importi mancanti (doc. C, punto 8).
C.
Mediante istanza di
conciliazione 28 dicembre 2017 (doc. N), AP 1 ha avviato una procedura
giudiziaria nei confronti di AO 1, chiedendo alla Pretura del Distretto di
Lugano che questi fosse condannato a versarle la somma complessiva di fr.
241'754.30 oltre accessori.
D.
Contemporaneamente, con
istanza 28 dicembre 2017, AP 1 si è rivolta alla medesima Pretura per
richiedere, in via supercautelare e cautelare, di fare ordine al notaio AO 2 di
non disporre la liberazione, in favore di AO 1, della somma di fr. 75'000.-,
sostenendo di avere riscontrato diverse irregolarità costituenti una violazione
delle predette clausole contrattuali, e in particolare di avere scoperto
ingenti debiti fiscali a carico della società, relativi agli anni 2012-2016, a
suo dire indebitamente sottaciuti al momento della sottoscrizione del contratto
di cessione quote.
E.
Con decisione supercautelare
28 dicembre 2017 il Pretore aggiunto ha accolto l’istanza, per poi raccogliere le
osservazioni 23 gennaio 2018 delle parti convenute. Con decisione 22 agosto
2018, egli ha infine respinto l’istanza cautelare e ha dichiarato decaduto il
provvedimento supercautelare, ritenendo palesemente non realizzate le
condizioni per lo svincolo della summenzionata trattenuta in favore di AP 1 di
cui ai punti 6, 7 e 8 del contratto 12 luglio 2017, e ritenendo pertanto non
adempiuto il requisito della parvenza di buon fondamento della causa di merito,
ponendo le spese processuali di fr. 450.- a carico dell’istante e condannandola
altresì a versare a AO 1 fr. 1'500.- a titolo di ripetibili.
F.
Con appello 6 settembre 2018
l’istante è insorta contro tale decisione, postulando in via preliminare la
concessione dell’effetto sospensivo al gravame e conseguentemente di fare
ordine al notaio AO 2 di non liberare la trattenuta di fr. 75'000.- in favore
di AO 1. In via principale, l’appellante ha postulato l’accoglimento integrale
dell’istanza cautelare, eventualmente dopo l’assunzione di prove già invano offerte
in primo grado, e subordinatamente l’annullamento della decisione impugnata e
il rinvio dell’incarto al primo giudice per nuova decisione, previa assunzione
dei citati mezzi di prova offerti, protestando spese e ripetibili di entrambe
le sedi.
G.
AO 1, con osservazioni 20
settembre 2018, si è opposto alla richiesta di concessione dell’effetto
sospensivo. Il notaio AO 2, con osservazioni di pari data, ha confermato che
l’importo di cui trattasi è ancora depositato sul proprio conto clienti,
rimettendosi al prudente giudizio del giudice per valutare l’opportunità della
richiesta dell’appellante.
H.
Con decisione 21 settembre
2018 il Presidente di questa Camera ha accolto in via provvisionale la
richiesta di effetto sospensivo (misure cautelari di seconda istanza) formulata
dall’appellante.
Fatti
I.
Con osservazioni 4 ottobre
2018 AO 1 ha postulato di respingere l’appello con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario,
in seguito. Con osservazioni di pari data il notaio AO 2 ha contestato la propria qualità di parte (legittimazione
passiva), ritenendosi una persona terza ai sensi dell’art. 262 lett. c CPC.
E considerato
Considerandi
1.
L’art. 308 CPC prevede che sono impugnabili mediante appello le
decisioni di prima istanza in materia di provvedimenti cautelari (cpv. 1 lett.
b), posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso secondo
l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno
fr. 10'000.- (cpv. 2). Nella fattispecie tale valore (fr.
75'000.-) supera ampiamente la soglia testé menzionata. I termini di
impugnazione e risposta sono di 10 giorni, essendo la procedura di adozione di
provvedimenti cautelari di natura sommaria (art. 314 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie
sia l’appello sia le rispettive osservazioni delle parti appellate sono tempestivi.
2.
Con la sentenza qui impugnata, il Pretore aggiunto ha negato il
requisito della parvenza di buon fondamento della causa di merito, siccome le condizioni
per lo svincolo della trattenuta di cui ai punti 6, 7 e 8 del contratto 12
luglio 2017 in favore di AP 1 palesemente non erano realizzate, per cui non ha
nemmeno ritenuto necessaria l’assunzione degli ulteriori mezzi di prova
richiesti dall’istante. Più precisamente, ha concluso che gli oneri fiscali gravanti
la società relativi agli anni 2012-2016 non potevano essere considerati degli
impegni assunti da AO 1 quale organo della medesima, bensì piuttosto
obbligazioni sorgenti dalla Legge tributaria, e che essi, anche qualora fossero
stati riconosciuti da AO 1, rientravano in ogni caso nell’ordinaria
amministrazione della società. Per tali motivi, non vi era stata una violazione
del punto 7 del contratto di cessione azioni.
3.
L’appellante contesta detto accertamento, ritenendo che il primo
giudice abbia interpretato erroneamente il testo della convenzione. A suo dire,
gli oneri fiscali sarebbero stati compresi nella garanzia fornita da AO 1
rispettivamente sarebbero stati da questi indebitamente sottaciuti. Il Pretore
aggiunto si sarebbe pure erroneamente concentrato solamente sulla questione degli
oneri fiscali, senza considerare le altre irregolarità segnalate nell’istanza
cautelare, che comporterebbero ulteriori violazioni della clausola 7 e un
obbligo di risarcimento, da parte del convenuto, molto maggiore ai fr. 75'000.-
oggetto della trattenuta (ovvero i fr. 241'754.30 pretesi con l’istanza di
conciliazione doc. N). L’appellante critica pure il Pretore per non avere
ammesso numerose prove da lei notificate (interrogatorio/deposizione delle
parti, audizioni testimoniali, richiamo incarti e perizia contabile) e ne
chiede, a livello subordinato, l’assunzione in questa sede. Produce altresì,
oltre alla decisione impugnata e al relativo estratto “Track and Trace”,
i doc. C, D, E e F.
4.
Giusta l’art. 261 cpv. 1 CPC, il giudice ordina i necessari provvedimenti
cautelari quando l’istante rende verosimile che un suo diritto è leso o
minacciato di esserlo (lett. a) e la lesione è tale da arrecargli un
pregiudizio difficilmente riparabile (lett. b). La dottrina ne ha dedotto che
l’adozione di un provvedimento cautelare è subordinata all’esistenza cumulativa
dei seguenti presupposti: la parvenza di buon fondamento della richiesta di
tutela giurisdizionale di merito, l’esistenza di una lesione o di una minaccia
di lesione del diritto dell’istante, il rischio di un pregiudizio difficilmente
riparabile, l’urgenza e la proporzionalità (Trezzini
in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile
svizzero, IIa ed., Vol. 2, n. 1 seg. ad art. 261 CPC).
5.
Le parti possono chiedere all’autorità di appello di assumere
nuove prove in due determinati casi: da una parte si tratta dei nuovi mezzi di
prova ex art. 317 cpv. 1 CPC, che contemplano tanto quelli venuti in essere
dopo la decisione (cosiddetti “nova”), quanto quelli preesistenti se,
facendo uso della diligenza ragionevolmente esigibile nelle circostanze
concrete, non li si poteva già produrre in primo grado (ossia “pseudo nova”),
dall’altra, giusta l’art. 316 cpv. 3 CPC, è pure data la possibilità di
riassumere prove già acquisite dal Pretore, nonché di assumere prove
ritualmente offerte ma da questi respinte (Verda Chiocchetti in: Commentario pratico al Codice di
diritto processuale civile svizzero, IIa ed., Vol. 2, n. 58 seg. ad art. 317
CPC, n. 32 seg. ad art. 316 CPC; Reetz/
Hilber, in: Sutter-Somm/Hasenböhler /Leuenberger, Kommentar zur
Schweizerischen Zivilprozessordnung [ZPO], 3a ed., 2016, n. 47 ad art. 316 CPC).
In ogni caso è però necessario che i nuovi mezzi di prova offerti possano
essere considerati rilevanti, ritenuto che sia il primo giudice, sia l’autorità
di appello possono rinunciare a esperire mezzi istruttori il cui presumibile
risultato non porterebbe con ogni verosimiglianza elementi di rilievo (“apprezzamento
anticipato delle prove”). La procedura sommaria prevede peraltro una limitazione
dei mezzi di prova ammissibili, nell’ottica dell’esigenza di celerità del
procedimento (art. 254 CPC).
6.
Nella
presente fattispecie l’appellante, per giustificare l’ammissione di prove in
appello (interrogatorio, audizioni, richiamo incarti e perizia), sostiene che “la
loro assunzione avrebbe consentito indubbiamente di raccogliere informazioni e
delucidazioni sulla situazione contabile di AP 1, prevedendo l’assunzione quali
testimoni delle persone preposte alla sua tenuta e a diretta conoscenza dei
fatti di causa” (appello, p. 11). Tuttavia, l’appellante non spiega nel
dettaglio perché l’apprezzamento anticipato delle prove operato dal Pretore
sarebbe stato errato, rispettivamente perché questa Camera non possa fondare il
proprio convincimento sulle risultanze processuali già agli atti, non
argomentando sufficientemente la rilevanza di tali mezzi di prova. In
particolare, non indica con precisione, con riferimento a ciascuna delle prove
offerte, quali informazioni aggiuntive esse avrebbero potuto apportare e perché
esse sarebbero state utili, senza peraltro esprimersi sulla loro ammissibilità
alla luce dell’art. 254 CPC e delle esigenze di celerità del procedimento. La
sua domanda, non sufficientemente motivata e non ossequiosa dell’art. 254 CPC, è
quindi irricevibile (art. 310 e 311 cpv.1 CPC), rispettivamente non è atta a
rimettere in discussione l’apprezzamento anticipato delle prove operato del
Pretore, che va quindi confermato in questa sede. Dei doc. C-F prodotti con
l’appello si dirà in seguito.
7.
L’appellante,
nel ribadire la parvenza di buon fondamento della causa, critica il Pretore
aggiunto per avere erroneamente escluso gli oneri fiscali dalla garanzia
contenuta al punto 7 del contratto di cessione azioni, e sostiene che AO 1,
sottacendoli illecitamente, abbia violato tale clausola. Quest’ultimo, da parte
sua, si oppone all’interpretazione del contratto operata dall’istante,
sottolineando che per gli oneri fiscali non vi era garanzia alcuna, essendo
questioni attinenti all’amministrazione ordinaria della società e costituendo
peraltro importi non ancora definitivi. Il convenuto afferma pure che T__________
__________, sua unica controparte contrattuale, era consapevole di ciò, avendo
previamente esaminato la contabilità societaria e preteso una riduzione del
prezzo di acquisto delle azioni proprio a fronte di sue perplessità in merito
ai dati esaminati.
7.1
Accertato
come le opinioni delle parti in causa sul senso e sullo scopo della clausola 7 siano
divergenti, si impone pertanto un’interpretazione oggettiva della stessa.
7.2
Il
punto 7 recita: “Il Signor AO 1 dichiara che la situazione patrimoniale
provvisoria, doc. G, è conforme alla reale situazione debitoria della AP 1 alla
data del 24.05.2017. Pertanto, egli dichiara e conferma espressamente che, in
qualità di Presidente e azionista della Società AP 1, non ha assunto
qualsivoglia altro impegno, prestito, obbligazioni di alcun genere e natura,
ecc. a carico della Società AP 1, che non rientrino nell’ordinaria amministrazione
e gestione della stessa (obbligazioni fiscali comprese)”. Il punto 8 invece
prevede: “Il Signor AO 1 riconosce sin d’ora di dover rispondere
direttamente, a titolo personale ed esclusivo, per ogni obbligazione non
risultante dalla situazione patrimoniale provvisoria, rispettivamente assunta
in epoca successiva al 24.05.2017, che ecceda l’ordinaria amministrazione e
gestione della Società…Qualora si dovesse verificare una delle ipotesi
descritte al punto 7, la garanzia di cui al precedente punto 6. verrà liberata a
favore della Società AP 1, fino a concorrenza delle somme per le quali ha
complessivamente impegnato la Società, sottacendo, o di cui ha personalmente
usufruito mediante prelevamenti e/o bonifici…”.
7.3
L’appellante
sostiene innanzitutto che AO 1, sottacendo l’esistenza di oneri fiscali non
ancora corrisposti (anni 2012-2016), abbia violato la prima parte della clausola
7, giacché la reale situazione debitoria della società non corrispondeva a
quanto contenuto nel doc. G. L’appellante afferma pure che, contrariamente a
quanto ritenuto dal primo giudice, gli oneri fiscali possono essere ritenuti
degli impegni assunti da AO 1, e meglio dei debiti sorti a causa della sua
decisione di non pagare le imposte, e dunque assimilabili a un “prestito”
contratto nei confronti del fisco. Inoltre, l’appellante sostiene che la
puntualizzazione “obbligazioni fiscali comprese” fosse riferita alla
prima parte del capoverso e mirasse a includere le stesse nella garanzia (“…non
ha assunto qualsivoglia altro impegno…obbligazioni fiscali comprese”).
Dette argomentazioni non convincono.
7.4
Posto
che dalla formulazione della clausola 7 non è chiaro se essa garantisse la
situazione patrimoniale della società unicamente in relazione a eventuali
operazioni o impegni presi da AO 1, oppure fosse più generalmente estesa agli
attivi e passivi di cui al doc. G, tale dubbio può rimanere irrisolto. Difatti,
anche volendo ammettere la seconda ipotesi, dalla documentazione agli atti non emerge
con verosimiglianza una violazione di detta clausola. Nel doc. G era infatti
stato esplicitamente indicato, mediante un accantonamento di fr. 15'000.-, che
vi erano degli oneri fiscali ancora scoperti. Era dunque chiaro che essi erano
stati quantificati mediante una cifra provvisoria (seppure troppo bassa), e
difatti le decisioni di tassazione dall’anno 2012 in avanti sono state emanate
solo nell’ottobre 2017, ovvero dopo la sottoscrizione del contratto del 12
luglio 2017. Inoltre, risulta dagli atti che T__________ __________, prima di
sottoscrivere il contratto doc. C, ha potuto visionare la contabilità della
società (doc. 2 prodotto dall’AO 2, doc. 3, 6 e 7 prodotti da AO 1) e dunque verificare
i dati contenuti nel doc. G. È pure emerso che la medesima, avendo riscontrato
delle presunte irregolarità, ha notevolmente abbassato il prezzo inizialmente
proposto per l’acquisto delle azioni (da fr. 810'000.- a fr. 590'000.-) proprio
in funzione di tali incertezze (doc. 4, 5 e 7).
7.5
Nemmeno
la qualifica degli oneri fiscali quali impegni inclusi nella garanzia è
convincente. Come già rilevato dal Pretore aggiunto, l’assunzione di un impegno
presuppone di regola un comportamento attivo, in casu non dimostrato, e
non una mera inattività; le obbligazioni fiscali rientrano del resto
nell’ordinaria amministrazione della società. Come appena detto è pure emerso che
T__________ __________, previa verifica della contabilità societaria e scoperta
di asserite irregolarità, ha abbassato il prezzo di acquisto offerto e acconsentito
alla sottoscrizione del contratto purché AO 1 non commettesse “atti a
detrimento della società, in particolare prelevamenti dal conto affitti della
società e/o l’assoggettamento a nuovi vincoli di qualsivoglia natura” (doc.
9), rispettivamente “a condizione che i conti non siano stati ulteriormente
toccati in questi giorni” (doc. 7). Da queste risultanze emerge dunque che
le rassicurazioni rispettivamente le condizioni volute da T__________ __________
per la conclusione dell’accordo non si estendevano anche alle questioni
fiscali.
7.6
Alla
luce di queste circostanze, come pure della natura e provvisorietà degli oneri
fiscali indicati nel doc. G (relativi a periodi già trascorsi ma non ancora
quantificati dall’autorità fiscale) vi è pertanto motivo di ritenere che
l’aggiunta “obbligazioni fiscali comprese” sia stata inserita a titolo
esemplificativo di questioni di ordinaria amministrazione escluse dalla
garanzia, per cui la relativa conclusione pretorile è condivisibile e merita
conferma.
8.
L’appellante
critica altresì il primo giudice per avere erroneamente trascurato, nel
valutare il buon fondamento della causa di merito, altre irregolarità
riscontrate nella situazione contabile della società e già menzionate
nell’istanza cautelare, che giustificherebbero un risarcimento invero maggiore
ai fr. 75'000.- oggetto della trattenuta.
8.1
In
effetti, nella decisione qui impugnata non si trovano accenni a dette ulteriori
irregolarità. Tuttavia, ritenuto che la procedura d’appello è un procedimento
indipendente (DTF 142 III 413, consid. 2.2.1) e non è la semplice prosecuzione
di quello innanzi al Pretore, le allegazioni delle parti e le risultanze
istruttorie che non risultano già dalla decisione pretorile, per poter essere
se del caso considerate in seconda sede, devono esservi riproposte dalle parti,
per cui in assenza di questi elementi un giudizio da parte di questa Camera non
è possibile (IICCA del 10 ottobre 2018, inc. 12.2017.86, consid. 6; DTF 142 III
413, consid. 2.2.4). Ora l’attrice, in questa sede (appello p. 10 seg.), non elenca
né specifica dette contestazioni e irregolarità, né spiega in che modo esse
costituirebbero una violazione contrattuale, bensì si limita a citare un
paragrafo generico dell’istanza cautelare (senza nemmeno indicare il relativo
numero di pagina), e per il resto rinvia alle contestazioni ivi contenute e ad
alcuni documenti (doc. E e F), ancora una volta tuttavia senza alcun riferimento
concreto a eventuali passaggi rilevanti. Ne consegue che, alla luce delle
esigenze di motivazione imposte dall’art. 311 cpv. 1 CPC, il semplice rinvio
agli atti di prima istanza come quello formulato dall’attrice, generico e per
nulla concreto, non è sufficiente (cfr. Verda
Chiocchetti, in: Commentario pratico al Codice di diritto
processuale civile svizzero, IIa ed., Vol. 2, n. 27 ad art. 311 CPC; cfr.
pure DTF 5A_751/2014 del 28 maggio 2015, consid. 2.2 e 2.6). La censura è
pertanto irricevibile.
8.2
Del
resto, nemmeno nell’istanza cautelare l’appellante ha sufficientemente
specificato queste ulteriori irregolarità, limitandosi a vaghi e generici
accenni e a un rinvio ai doc. E e F (cfr. p. 5 dell’istanza), né ha validamente
rinviato all’istanza di conciliazione nella parallela procedura di merito (di
cui in prima sede ha peraltro prodotto, quale doc. N, solamente la prima pagina
senza richiamare il relativo incarto, per cui la produzione in questa sede
dell’istanza integrale rispettivamente la richiesta di ammettere in seconda
sede il suddetto richiamo sono senz’altro tardive), ciò che costituisce una
carente allegazione. È dunque a giusta ragione che il primo giudice non ha
considerato tali elementi.
9.
Ne
consegue che la decisione del primo giudice di non ritenere adempiuto il
presupposto della parvenza di buon fondamento della causa di merito resiste
alla critica e merita conferma, per cui detto presupposto non necessita di
essere esaminato anche dal punto di vista della legittimazione attiva
dell’istante. È dunque solo a titolo abbondanziale che si evidenzia la relativa
problematica, e meglio che l’istante, pur indicando, per quanto riguarda il
merito, pretese risarcitorie maggiori a fr. 75'000.-, e meglio fr. 241'754.30 (cfr.
doc. N), a fronte di un’asserita responsabilità di AO 1 per violazione di
quanto previsto nel contratto doc. C, non sostanzia il suo asserito diritto di
pretendere direttamente l’adempimento del contratto e la conseguente
liberazione della trattenuta, né la titolarità di ulteriori derivanti pretese
risarcitorie, e ciò nonostante il doc. C indichi unicamente AO 1 e T__________ __________
quali parti contrattuali.
10.
Non
essendo adempiuto il requisito della parvenza di buon fondamento della pretesa
di merito, non vi è motivo di esaminare l’adempimento degli ulteriori
presupposti per l’emanazione del provvedimento cautelare richiesto. Di
conseguenza, appare superfluo valutare la proponibilità in questa
sede dei doc. C (e-mail del controllo abitanti del Comune di __________
confermante la partenza all’estero di AO 1), E e F (citazione rispettivamente
verbale dell’udienza di conciliazione), in quanto irrilevanti ai fini del
giudizio.
11.
Stante
il respingimento dell’appello, non è nemmeno necessario esaminare la censura
sollevata dall’AO 2 riguardante la sua legittimazione passiva, ritenuto in ogni
caso che, in effetti, la parte convenuta nel procedimento cautelare è colei che
causa o partecipa a causare la lesione o la minaccia di lesione del diritto
dell’istante; il semplice destinatario della misura, ad esempio la persona
fisica o giuridica alla quale va trasmesso un ordine di blocco, resta invece un
terzo e non assume il ruolo di parte, fermo restando che egli ha diritto a
prendere parte al procedimento (Trezzini,
op. cit., n. 130 seg. alle Osservazioni preliminari agli art.
261-269 CPC). Nella fattispecie, è invero AO 1 che, a dire dell’istante
cautelare, metterebbe in pericolo le sue pretese risarcitorie. L’AO 2 da parte
sua ha sottoscritto il contratto in qualità di notaio in segno di accettazione
degli incarichi ivi contenuti, in particolare in relazione al deposito e al
successivo svincolo della trattenuta, ma non è indicato quale parte
contrattuale. Pertanto, malgrado il suo coinvolgimento negli accordi
summenzionati, egli sarebbe da considerare non tanto come parte
convenuta, quanto piuttosto come terzo destinatario della misura richiesta.
12.
Alla
luce di quanto precede, l’appello di AP 1 deve essere respinto, con conseguente
conferma del giudizio pretorile. Le spese processuali e le ripetibili della
procedura di secondo grado, calcolate sulla base di un valore litigioso di
fr. 75'000.-, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). All’AO 2, che ha
agito personalmente in giudizio e non ha motivato una richiesta d’indennità
d’inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC), non vanno riconosciute né
ripetibili né indennità.
Dispositivo
Per questi motivi,
richiamati l’art.
106 CPC, la LTG e il RTar
decide:
1. L’appello
6 settembre 2018 di AP 1 è respinto.
2. Le
spese processuali di fr. 500.- sono a carico
dell’appellante,
che rifonderà a AO 1
fr.
2’000.- per ripetibili. All’AO 2 non
vengono
assegnate ripetibili.
3. Notificazione:
- avv.
- avv.
- avv.
Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1
Il presidente della seconda Camera civile
A.
Fiscalini
Rimedi
giuridici (pagina seguente)
Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta
a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e
a fr. 30'000.- negli altri casi; per valori inferiori il ricorso è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2
LTF). Il ricorso è ammissibile contro le decisioni che pongono fine al
procedimento (art. 90 LTF). Esso è pure ammissibile contro una decisione che
concerne soltanto talune conclusioni, se queste possono essere giudicate
indipendentemente dalle altre, o che pone fine al procedimento soltanto per una
parte dei litisconsorti (art. 91 LTF), oppure ancora contro decisioni
pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la
competenza o domande di ricusazione (art. 92 cpv. 1 LTF). In presenza di
altre decisioni pregiudiziali o incidentali, il ricorso è ammissibile solo se
le stesse possono causare un pregiudizio irreparabile o se l’accoglimento del
ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale consentendo di
evitare una procedura probatoria defatigante o dispendiosa (art. 93 LTF).
Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli
stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario
sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi
con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF). Contro le decisioni in materia
di misure cautelari il ricorrente può far valere soltanto la violazione di
diritti costituzionali (art. 98 LTF).