12.2018.122
Procedura sommaria nei casi manifesti: decisione di irricevibilità - litispendenza
7 gennaio 2020Italiano25 min
integralmente opposta alle pretese del lavoratore con risposta 15 febbraio 2017,
Source ti.ch
Incarto n.
12.2018.122
12.2018.123
Lugano
7 gennaio 2020/fb
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Fiscalini,
presidente,
Bozzini
e Stefani
vicecancelliera:
Ceschi
Corecco
sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2017.10 della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa in procedura ordinaria con
petizione 12 gennaio 2017 da
AP
1
patrocinato dall’ PA 1
contro
AO
1
patrocinata dall’ PA 2
con cui l’attore ha
chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 42'869.40, pretesa ridotta
con le conclusioni a fr. 38'824.70, oltre interessi e accessori;
domanda avversata dalla controparte,
che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con sentenza 30
luglio 2018 ha parzialmente accolto, condannando la convenuta al pagamento di
fr. 17'520.90 oltre interessi del 5% dal 16 maggio 2011;
appellanti entrambe le
parti: l’attore con appello 14 settembre 2018 (inc. n. 12.2018.122) con cui
chiede la riforma del giudizio impugnato, nel senso di accogliere parzialmente
la petizione per l’importo di fr. 36'280.30, con protesta di spese e ripetibili
di entrambe le sedi; la convenuta con appello di medesima data (inc.
12.2018.123) con cui chiede la riforma della sentenza pretorile nel senso di
respingere integralmente la petizione, pure protestando le spese giudiziarie di
entrambi i gradi di giudizio;
preso atto delle
rispettive risposte con cui le parti postulano la reiezione dei gravami;
letti ed esaminati gli
atti e i documenti di causa,
ritenuto
in fatto: A. AP 1 è stato assunto a far
tempo dal 1° aprile 2010 dalla AO 1 in qualità di rappresentante, dal 1°gennaio
2011 in qualità di “responsabile rete di vendita”. Il contratto di lavoro, di
durata indeterminata, prevedeva tra altro una retribuzione mensile lorda di fr.
5'500.- per tredici mensilità, il diritto a una provvigione mensile calcolata
sull’incassato complessivo del mese precedente di tutti i rappresentanti
dell’1.25% fino a fr. 850'000.- e dell’1% oltre tale importo e il pagamento
delle rate mensili del leasing del veicolo usato dal lavoratore (doc. C, poi
sostituito dal doc. D).
Con scritto raccomandato
16 maggio 2011 la AO 1 ha notificato a AP 1 il suo licenziamento immediato
(doc. F), contestato dal dipendente.
B. Con decisione 4
febbraio 2016, cresciuta in giudicato (inc. SE.2011.307, doc. G), il Pretore ha
accertato che la disdetta era ingiustificata e che il licenziamento era
avvenuto in tempo inopportuno, poiché notificato durante un periodo di
malattia, riconoscendo pertanto il diritto del dipendente a percepire lo
stipendio sino alla scadenza del termine di disdetta, prorogato, stante il
periodo di malattia del dipendente dal 13 maggio al 17 luglio 2011, a fine
settembre 2011. Ritenuto che la pretesa azionata da AP 1 in tale causa era
limitata al mese di maggio 2011, il primo giudice gli ha riconosciuto l’importo
corrispondente a titolo di stipendio e provvigione.
C. Con istanza 17 maggio
2016 promossa in procedura sommaria nei casi manifesti ai sensi dell’art. 257
CPC AP 1 ha convenuto in giudizio la datrice di lavoro chiedendo la sua
condanna al pagamento di fr. 36'344.40 a titolo di stipendio e provvigioni per
Fatti
i mesi da giugno a settembre 2011. Con sentenza 13 settembre 2016 (inc.
SO.2016.2275, doc. 3) l’istanza è stata dichiarata inammissibile, siccome i
presupposti previsti dall’art. 257 cpv. 1 CPC non erano adempiuti.
D. Con petizione 12
gennaio 2017 AP 1, al beneficio della necessaria autorizzazione ad agire (doc.
B), ha convenuto in giudizio AO 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 1, per ottenerne la condanna al pagamento di una somma poi ridotta con
le conclusioni dagli originari fr. 42'869.40 a fr. 38'824.70, oltre interessi e
accessori, a titolo di stipendio e provvigioni per i mesi di giugno, luglio,
agosto e settembre 2011, di quota parte della tredicesima mensilità, di
rimborso delle rate del leasing e di vacanze non godute. La convenuta si è
integralmente opposta alle pretese del lavoratore con risposta 15 febbraio 2017,
rilevando in particolare come il dipendente durante il periodo oggetto delle
pretese azionate avrebbe svolto attività per terzi in violazione al contratto
di lavoro, e ha posto in compensazione l’importo di fr. 1'500.-. In sede di
replica e duplica le parti hanno ribadito le proprie pretese, la convenuta
sollevando altresì l’eccezione di prescrizione.
E. Con decisione 30
luglio 2018 il Pretore, in parziale accoglimento della petizione, ha condannato
la convenuta al pagamento di fr. 17'520.90 oltre interessi al 5% dal 16 maggio
2011, ponendo la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 2'500.- a
carico della convenuta per il 45% e per il 55% a carico dell’attore, tenuto
altresì a rifondere alla controparte fr. 600.- a titolo di ripetibili. Per
quanto concerne le pretese azionate a titolo di salario e provvigioni il
giudice di prime cure ha riconosciuto unicamente quelle relative ai mesi di
giugno e luglio 2011 (fr. 11'000.- per salario e fr. 3'220.90 per provvigioni),
mentre ha ritenuto prescritte quelle riferite ai mesi di agosto e settembre
2011. Egli ha inoltre accolto la pretesa di fr. 3'300.- a titolo di vacanze non
godute e respinto quella di fr. 2'544.40 quale rimborso delle rate di leasing
per il periodo giugno-settembre 2011.
F. Con due distinti appelli
datati 14 settembre 2018 sia l’attore (inc. 12.2018.122) sia la convenuta (inc.
12.2018.123) hanno chiesto la riforma del giudizio impugnato: il primo nel
senso di accogliere la petizione per fr. 36'280.30, protestando le spese e le
ripetibili di entrambi i gradi di giudizio, la seconda postulando l’integrale
reiezione della petizione, pure con protesta delle spese giudiziarie di prima e
seconda sede. Entrambe le parti si sono opposte ai rispettivi gravami con
risposte 7 e 12 novembre 2018.
Considerato
in diritto:
Considerandi
1.
Giusta
l’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili con appello le decisioni finali
e incidentali di prima istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali
il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione
sia di almeno fr. 10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata,
negando la sussistenza delle pretese attoree e ponendo dunque fine alla
vertenza, va qualificata non come decisione incidentale, ma come decisione
finale, in una controversia dal valore superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è
dunque l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni
(art. 311 CPC). Nella fattispecie, gli appelli 14 settembre 2018, tenuto conto
delle ferie giudiziarie, sono senz’altro tempestivi, così come lo sono le
rispettive risposte. Si può quindi procedere all’esame del gravame.
2.
In virtù dell’art.
125.
lett. c CPC, il giudice, per semplificare il processo, può ordinare la
congiunzione di più cause, ritenuto che in assenza di disposizioni contrarie
negli art. 308 segg. CPC tale facoltà è riconosciuta anche in secondo grado
(cfr. Reetz/ Hilber, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, Kommentar ZPO, 3ª ed., n. 6 ad art. 316
CPC; II CCA 14 agosto 2012 inc. n. 12.2011.196/220). I rimedi giuridici in esame sono diretti contro la stessa
decisione e vertono sull'identico oggetto. Si giustifica così di congiungere le due procedure e di emanare una sentenza unica
(art. 125 lett. c CPC), pur mantenendone l’autonomia nel senso
che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche
singolarmente.
3.
In relazione all’eccezione
di prescrizione sollevata in duplica dalla datrice di lavoro il Pretore,
osservato che le pretese derivanti dal rapporto di lavoro in virtù dell’art.
339.
cpv. 1 CO diventano immediatamente esigibili con la notifica della disdetta
immediata (in concreto avvenuta il 16 maggio 2011), ha ritenuto che il termine
di prescrizione di 5 anni fosse iniziato a decorrere il 17 maggio 2011. Egli ha
poi rilevato che la prescrizione relativa ai salari e alle provvigioni per i
mesi di giugno e luglio 2011 era stata interrotta con l’inoltro dell’istanza di
conciliazione del 3 agosto 2011, alla quale aveva fatto seguito
l’autorizzazione ad agire del 12 agosto 2011. Considerato che l’attore non
aveva fatto valere le pretese entro il termine di tre mesi, che la prescrizione
aveva pertanto nuovamente iniziato a decorrere il 17 novembre 2011 (ossia il
giorno successivo alla scadenza dell’autorizzazione), e che l’istanza di
conciliazione della presente causa era stata inoltrata il 12 ottobre 2016, il
Pretore ha respinto l’eccezione di prescrizione per le pretese concernenti i
salari e le provvigioni per i mesi di giugno e luglio 2011. Egli ha invece
ritenuto prescritte le pretese fatte valere a titolo di salari e provvigioni
per i mesi di agosto e settembre 2011 poiché non vi era stato alcun atto
interruttivo, non potendosi riconoscere tale effetto all’istanza 17 maggio 2016
promossa dall’attore in procedura sommaria nei casi manifesti, l’art. 63 cpv. 2
CPC non essendo applicabile a una decisione di inammissibilità emessa secondo
l’art. 257 cpv. 3 CPC. Nel merito il Pretore ha quindi riconosciuto fr.
11'000.- a titolo di salari e fr. 3'220.90 a titolo di provvigioni per il
periodo giugno e luglio 2011, oltre a fr. 3'300 a titolo di vacanze non godute,
mentre ha respinto la richiesta di rimborso delle rate del leasing relative al
periodo giugno-settembre 2011.
Sull’appello di AP 1
4.
Con la prima censura
l’appellante rimprovera il Pretore di avere parzialmente accolto
l’eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta con la duplica in
relazione alle sue pretese derivanti dal contratto di lavoro riferite ai mesi
di agosto e settembre 2011.
4.1
L’attore rileva dapprima che
l’eccezione di prescrizione, sollevata dalla datrice di lavoro solo con la
duplica, sarebbe tardiva.
Per l’art. 142 CO
l’eccezione di prescrizione deve essere sollevata in causa dalla parte che se
ne prevale, non potendovi il giudice supplirvi d’ufficio, secondo le
disposizioni del diritto processuale. Il Codice di procedura civile svizzero
non prevede espressamente che tale eccezione debba essere sollevata con la
risposta, l’adduzione di nuovi fatti o nuovi mezzi di prova essendo possibile
senza limitazione fino alla fine della fase dello scambio degli scritti
introduttivi, riservata la violazione del principio della buona fede
processuale, in concreto nemmeno pretesa (sulla questione vedi Tappy, Commentaire romand – Code de
procédure civile, 2aed., 2019, n. 40, 41 ad art. 221 CPC; Leuenberger, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, op. cit., n. 24 ad art. 222 CPC e n. 14b
ad art. 229 CPC; Killias, Berner
Kommentar ZPO, n. 13 ad art. 222 CPC).
Ne discende che
l’eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta con la duplica non è
tardiva.
4.2
L’appellante lamenta una
violazione del diritto e critica il Pretore per avere ritenuto inapplicabile
alla fattispecie l’art. 63 cpv. 2 CPC. A suo dire il meccanismo correttivo
previsto da tale norma deve valere anche nel caso in cui un’istanza promossa in
procedura sommaria nei casi manifesti viene dichiarata irricevibile ai sensi
dell’art. 257 cpv. 3 CPC per assenza di una delle due condizioni richieste per
ottenerne tutela.
Il Pretore, dopo avere
riassunto le motivazioni delle due opposte correnti dottrinali sulla questione,
ha escluso l’applicazione della norma citata, il suo testo essendo chiaro e la
legge non potendo recedere da considerazioni d’opportunità.
4.2.1
Giusta l’art. 63 cpv. 1 CPC,
se l’atto ritirato o respinto per incompetenza del giudice e dell’autorità di
conciliazione aditi è riproposto entro un mese davanti al giudice o
all’autorità competenti, la causa si considera pendente dal giorno in cui
l’atto fu proposto la prima volta. Secondo il cpv. 2 della norma lo stesso vale
se l’azione è stata proposta in errato tipo di procedura. La disposizione è
applicabile all’atto ritirato o dichiarato irricevibile per incompetenza
territoriale, materiale o funzionale del giudice o dell’autorità di conciliazione,
rispettivamente se la domanda è stata promossa con un tipo di procedura errato,
ad esempio ordinaria invece che semplificata oppure con petizione direttamente
al giudice quando la causa sottostà invece al preventivo tentativo di
conciliazione obbligatorio. Il Tribunale federale ha precisato che l’art. 63
CPC si applica solo ai casi menzionati, ad esclusione dei casi in cui la
domanda è inammissibile per mancanza di altri presupposti processuali o per
carenze formali dell’atto (DTF 141 III 481 consid. 3.2.4 pag. 487; decisione
del Tribunale federale 4A_520/2018 del 19 ottobre 2018 consid. 3.2.3,
4A_671/2016 del 15 giugno 2017 consid. 2.3; 5A_39/2016 del aprile 2016 consid.
2.2) e riguarda solo gli atti introduttivi di causa ma non quelli ricorsuali
(DTF 140 III 636 consid. 3.2; decisione del Tribunale federale 4A_48/2016 del
1° febbraio 2016 consid. 3.2).
4.2.2
La questione di sapere se il
meccanismo correttivo previsto dall’art. 63 cpv. 2 CPC è applicabile anche nel
caso in cui un’istanza promossa in procedura sommaria nei casi manifesti viene
dichiarata irricevibile ai sensi dell’art. 257 cpv. 3 CPC per assenza di una
delle due condizioni richieste per ottenerne tutela non pare ancora avere
ottenuto una risposta nella giurisprudenza del Tribunale federale.
Sulla questione la dottrina
è divisa. Alcuni autori negano tale possibilità poiché la decisione di
irricevibilità ai sensi dell’art. 257 cpv. 3 CPC non è dovuta a una scelta
errata della procedura, bensì alla mancata realizzazione delle condizioni
previste per poter accordare tutela nei casi manifesti. Colui che sceglie di
percorrere volontariamente questa via (al posto di quella ordinaria o
semplificata) non può pertanto beneficiare della litispendenza retroattiva secondo
l’art. 63 CPC (Sutter-Somm/Lötscher,
in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, op. cit., n. 32 ad art. 257; Sutter-Somm/Hedinger, in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuenberger, op. cit., n. 8 ad art. 63; Leuenberger, Rechtshängigkeit bei
fehlender Zuständigkeit und falscher Verfahrensart (Art. 63 ZPO), in: SZZP
2/2013, pag. 169 segg.; Berger-Steiger,
Berner Kommentar ZPO, n. 25 ad art. 63). Altri autori criticano questa
soluzione, poiché renderebbe inaffidabile e poco attrattiva la procedura
sommaria nei casi manifesti quando vi sono dei termini di prescrizione o di
perenzione da rispettare e ciò in contrasto con lo scopo della norma e con il
principio di economia processuale (Hofmann,
Basler Kommentar ZPO, n. 28 ad art. 257; Göksu,
in: Brunner/Gasser/Schwander, ZPO Kommentar, n. 26 ad art. 257; Müller-Chen, in:
Brunner/Gasser/Schwander, op. cit., n. 28 ad art. 63; Jent-Sørensen, in: Oberhammer/Domej/Haas, Kurzkommentar ZPO,
2a ed.; n. 15 ad art. 257; Staehlin/Staehlin/Grolimund,
Zivilprozzesrecht, 2a ed., §21 n. 58; Bohnet, in: Bohnet/Haldy/Jeandin/Schweizer/Tappy,
Commentaire romand - Code de procédure civile commenté, n. 3 e 27 ad art. 257; Droese, Unklarheiten um den klaren Fall
gemäss Art. 257 ZPO, in: ZBJV 155/2019, pag. 238 segg.; Bergamin, Die Verjährung, Antworten auf brennende Fragen zum
alten und neuen Verjährungsrecht, in: HAVE 2018, pag. 187 segg., 198 seg.; Baeckert, Der Rechtsschutz in klaren
Fällen – ausgewählte fragen, in: Rivista svizzera di procedura civile e d’esecuzione
forzata (PCEF) 30/2013, pag. 140 segg., 141 seg.).
4.2.3
Sapere se il meccanismo correttivo dell’art. 63 CPC è
applicabile anche nei casi di decisione di irricevibilità ai sensi dell’art.
257.
cpv. 3 CPC è questione d’interpretazione.
4.2.3.1
La
legge s’interpreta dapprima per sé stessa, esaminandone il testo
(interpretazione letterale), il senso e lo scopo (interpretazione teleologica)
e i valori che ne stanno alla base, derivanti in particolare dalla relazione
con altri disposti (interpretazione sistematica) e dai lavori preparatori
(interpretazione storica). L’interprete deve lasciarsi guidare dall’idea che il
senso della norma non risulta già dal suo testo, ma solo dalla legge così come
intesa e concretizzata nella fattispecie. Quanto ricercato è una decisione
materialmente corretta sul piano normativo, finalizzata a un risultato
soddisfacente alla luce della ratio legis. Al riguardo, il
Tribunale federale s’ispira a un pluralismo metodologico, che non
stabilisce a priori una gerarchia degli elementi
interpretativi. I materiali legislativi servono come strumento per riconoscere
il senso della norma e nell’interpretazione di disposizioni nuove essi occupano
una posizione speciale (DTF 141 III 481 consid. 3.2.3).
4.2.3.2
Il testo dell’art. 63 cpv. 2
CPC indica che il meccanismo correttivo della litispendenza retroattiva vale,
oltre al caso dell’incompetenza, anche quando l’azione è promossa “in errato
tipo di procedura”, senza precisare se è inteso unicamente il caso in cui
l’atto introduttivo è inoltrato secondo una procedura non prescritta dal CPC
(come sembra intendere la versione francese: “selon la procédure
prescrite“ al contrario di quella tedesca “nicht im
richtigen Verfahren“), oppure se comprende pure i casi in cui l’attore
sceglie di far valere la propria pretesa in procedura sommaria nei casi
manifesti (di per sé corretta) nell’errata convinzione che siano adempiuti i
presupposti specifici di cui all’art. 257 CPC. Anche in quest’ultimo caso la
procedura può rivelarsi errata, nel senso che non è la via corretta per far
valere in giudizio con successo le proprie pretese. La norma non prevede
inoltre alcuna riserva esplicita per quanto attiene alle decisioni di
irricevibilità emanate giusta l’art. 257 cpv. 3 CPC, diversamente da quanto invece
previsto all’art. 63 cpv. 3 CPC per gli “speciali termini legali d’azione”
della LEF. Il testo dell’art 63 cpv. 2 CPC non dà una risposta limpida e non si
può pertanto escludere un’applicazione del meccanismo correttivo dell’art. 63
CPC alle decisioni di inammissibilità giusta l’art. 257 cpv. 3 CPC. Quest’ultima
interpretazione è peraltro sostenuta dai lavori preparatori, dai quali risulta
esplicitamente la volontà del legislatore di applicare l’art. 63 CPC anche ai
casi di decisioni di irricevibilità giusta l’art. 257 cpv. 3 CPC.
L’avamprogetto della commissione di esperti del giugno 2003 prevedeva già una
procedura sommaria “in materia di protezione immediata del diritto” (art.
266-267 AP CPC) con l’emanazione di una decisione di non entrata in materia in
caso di assenza delle condizioni per ottenere la protezione immediata del
diritto, rispettivamente il medesimo meccanismo di retrodatazione della
litispendenza nel caso di promozione dell’azione “in errato tipo di procedura”
(art. 207 cpv. 2 AP applicabile in virtù dell’art. 235 AP). Al proposito il
Rapporto esplicativo concernente l’avamprogetto precisava che “la
perpetuazione della litispendenza è stata ora estesa anche al caso in cui il
genere di procedura alla base dell’azione non era corretto (cpv. 2). Si pensi
segnatamente all’istanza di protezione immediata del diritto, che ad es. in
quanto la situazione giuridica non è stata ritenuta sufficientemente chiara è
stata dichiarata irricevibile (art. 267 AP). In questo caso la litispendenza
non è compromessa se entro 30 giorni è stata avviata la procedura corretta,
ovvero quella ordinaria” (Rapporto esplicativo concernente l’avamprogetto della
Commissione peritale, giugno 2003, pag. 102). Le disposizioni citate sono poi
state riprese agli artt. 61 cpv. 2 e 253 cpv. 3 del Disegno di legge presentato
dal Consiglio federale, salvo qualche piccolo dettaglio redazionale, e il
Messaggio ha a sua volta esplicitamente indicato che qualora “la tutela giurisdizionale
nei casi manifesti non può essere accolta perché la fattispecie o la situazione
giuridica non è chiara…il giudice non respinge l’istanza (nel merito) ma non
entra nel merito (cpv. 3). L’attore ha allora la possibilità di far valere il
proprio diritto in una procedura completa che prevede, questa volta, un’ampia
assunzione delle prove e in cui il giudice ha pieno potere di cognizione.
L’articolo 61 (litispendenza retroattiva) è applicabile in questa eventualità”
(Messaggio concernente il Codice di diritto processuale svizzero (CPC), FF
2006, pag. 6724).
Da un punto di vista
teleologico la “retrodatazione della litispendenza” giusta l’art. 63 CPC mira alla
salvaguardia dei termini di prescrizione e di perenzione e quindi a evitare che
il richiedente subisca le inique conseguenze della perdita del suo diritto
quando è confrontato con una decisione di non entrata nel merito (DTF 141 III
481.
consid. 324 e riferimenti; FF 2006, pag. 6648). D’altro lato la procedura
sommaria dell'art. 257 CPC costituisce un'alternativa alla procedura ordinaria
o semplificata normalmente disponibile. Il suo scopo è di offrire all'istante,
nei casi manifesti, una via giudiziaria particolarmente semplice e rapida ed è
intesa come uno strumento di “tutela dei creditori” (FF 2006, pag. 6724). L'istante
deve portare la prova piena dei fatti sui quali fonda la pretesa. Se la parte
convenuta fa valere delle obiezioni o eccezioni che non possono essere risolte
immediatamente e che sono atte a far vacillare il convincimento del giudice, la
procedura di tutela giurisdizionale nei casi manifesti va dichiarata
inammissibile, così da poter permettere all’istante di riproporre la pretesa in
procedura ordinaria o semplificata (DTF 141 III 23 consid. 3.2). Negare
l’applicazione dell’art. 63 CPC in questi casi significherebbe negare la
possibilità di proporre questa procedura quando vi è il rischio di decorrenza
di un termine di prescrizione, ciò che non è conforme al senso e allo scopo
della norma.
Giova osservare che nei casi
di decisioni di irricevibilità per carenze formali, per le quali l’art. 63 non
è applicabile (DTF 141 III 481 consid. 3.2.4 pag. 485 segg.), l’art. 132 CPC
prevede comunque l’assegnazione di un termine suppletorio di 30 giorni per
ovviare a tali carenze, senza cessazione della litispendenza in tale lasso di tempo
e quindi senza alcun influsso sul termine di prescrizione. Lo stesso meccanismo
è dato nel caso di mancato versamento dell’anticipo o della cauzione (art. 101
cpv. 3 CPC). Da un profilo del diritto della prescrizione, istituto di diritto
materiale, non si vede alcun motivo plausibile per negare al creditore un
termine suppletorio di 30 giorni ai sensi dell’art. 63 CPC per far valere la
pretesa in procedura ordinaria o semplificata, dopo una decisione di non
entrata in materia ai sensi dell’art. 257 cpv. 3 CPC per motivi che derivano
dal diritto processuale (Droese,
op. cit. 238 seg.; Bergamin, op.
cit., 198 seg.).
In definitiva, tutti gli elementi interpretativi esaminati
concorrono a confermare che il legislatore ha inteso applicare il meccanismo correttivo
dell’art. 63 cpv. 2 CPC ai casi in cui l’istanza promossa in procedura sommaria
nei casi manifesti venga dichiarata inammissibile per assenza delle condizioni
necessarie ai sensi dell’art. 257 cpv. 3 CPC.
4.2.4
Ne discende che l’appellante
con l’inoltro dell’istanza 17 maggio 2016 in procedura sommaria nei casi
manifesti ha interrotto la prescrizione delle pretese derivanti dal contratto
di lavoro divenute esigibili con la disdetta 16 maggio 2011 nel termine di 5
anni previsto dall’art. 128 n. 3 CO. L’eccezione di prescrizione va pertanto
respinta integralmente.
5.
L’appellante
rimprovera il Pretore per non essersi espresso in relazione alla richiesta
concernente la tredicesima mensilità pro - rata per l’anno 2011. Visto l’esito
dell’appello della datrice di lavoro (inc. 12.2018.123), alle cui motivazioni
si rinvia, la censura è irrilevante. Per i medesimi motivi non occorre
determinarsi in merito all’entità delle pretese salariali e a titolo di
provvigione ribadite in questa sede dall’attore per i mesi di agosto e
settembre 2011 (considerando 7 dell’appello della datrice di lavoro inc.
12.2018.123).
Sull’appello di AO 1
6.
La datrice di lavoro
critica il Pretore per avere respinto l’eccezione di prescrizione in relazione
alle pretese salariali di giugno e luglio 2011. A suo dire, in caso di mancata
presentazione dell’atto di causa entro il termine indicato nell’autorizzazione
ad agire, il nuovo termine di prescrizione ai sensi dell’art. 138 cpv. 1 CO
comincia a decorrere dal giorno di presentazione dell’istanza di conciliazione
o, nella migliore delle ipotesi, dal giorno del rilascio dell’autorizzazione ad
agire ma non da quello di scadenza della stessa. La censura è irrilevante,
posto che in concreto tutte le pretese fatte valere in causa dall’attore
derivanti dal contratto di lavoro non sono prescritte per i motivi esposti al
considerando 4, ai quali si rimanda.
7.
La datrice di lavoro
rimprovera il Pretore per non avere posto in deduzione quanto guadagnato
dall’attore con un altro lavoro nel periodo successivo alla disdetta immediata
del contratto di lavoro in applicazione dell’art. 337c cpv. 2 CPC, criticando
l’accertamento pretorile secondo cui i fr. 76'000.- guadagnati da AP 1
lavorando per la ditta __________ S.r.l. sono stati da lui conseguiti a far
tempo da novembre 2011.
7.1
L’appellante critica dapprima
il Pretore per avere fondato la propria motivazione su un documento denominato
“lettera di incarico 1°novembre 2011”, non acquisito agli atti. La censura è
fondata. Tale documento è stato infatti oggetto dell’istanza di assunzione di
nuovi mezzi di prova presentata dall’attore il 16 maggio 2017 e respinta dal
Pretore con decisione 21 agosto 2017. Ne discende che il giudizio del primo
giudice, nella misura in cui poggia su tale “lettera di incarico”, è errato.
7.2
Dall’istruttoria, e meglio
dalla dichiarazione di imposta per l’anno 2011 (incarto richiamato Ufficio di
tassazione __________), risulta che l’attore ha dichiarato un reddito da
attività dipendente di complessivi fr. 76'000.- (modulo 1, cifra 1.1), allegando
il certificato di salario della ditta __________ S.r.l. del 16 gennaio 2012, da
cui risulta un compenso di fr. 45'000.- per “marketing e ricerca clienti in
Germania e Ucraina”, di fr. 31'000.- per “consulenza per prodotto Vino
…Imbottigliamento ed etichettatura packaging design” oltre l’annotazione a mano
“N.B: Luogo di lavoro ns uffici siti nel Comune di M__________ __________”.
L’attore ha altresì posto in deduzione le spese professionali derivanti
dall’utilizzo del veicolo privato per l’intero 2011 (dal 1° gennaio al 31
dicembre) per 220 giorni, dichiarando come luogo di lavoro M__________ __________
e indicando la durata dell’attività professionale come “annuale” (Modulo 4,
cifra 1 e 2). Ne discende che le dichiarazioni medesime dell’attore rendono
poco credibile la tesi da lui sostenuta in causa di avere iniziato la
collaborazione con altre ditte unicamente a partire dal mese di ottobre 2011,
ciò a maggior ragione se si considera l’entità dell’importo ricevuto. Considerato
che il tipo di lavoro compiuto dall’attore è comparabile con quello
precedentemente svolto presso l’appellante, per il quale veniva remunerato con
un salario mensile di fr. 5'500.- oltre le provvigioni (in media fr. 1'700.-
mensili, cfr. doc. 2) appare poco plausibile che per tre soli mesi di lavoro l’attore
sia stato remunerato con oltre fr. 25'000.- mensili (fr. 76'000.- diviso tre
mesi).
In merito alla
quantificazione dell’importo da dedurre ai sensi dell’art. 337c cpv. 2 CO, considerato
che l’attore ha lavorato presso l’appellante fino al 16 maggio 2011 con un
grado di occupazione del 100% e che il contratto di lavoro prevedeva, oltre a
un obbligo di fedeltà, un divieto di concorrenza (doc. D), non si può che
dedurne che l’importo di fr. 76'000.- dichiarato quale reddito da attività
dipendente conseguito nel 2011 presso la ditta __________ S.r.l. sia stato
conseguito dall’attore, nell’ipotesi a lui più favorevole, nel periodo dal 17
maggio 2011 al 31 dicembre 2011 (7 mesi e ½), pari a una remunerazione media
mensile di fr. 10'133.-, per un importo complessivo da porre in deduzione ai
sensi dell’art. 337c cpv. 2 CO di fr. 40'533.-, somma ben superiore a quella da
lui rivendicata in questa sede a titolo di pretese salariali, provvigioni,
tredicesima mensilità e ferie non godute per il periodo giugno – settembre 2011
per un importo complessivo di fr. 36'280.30.
Conclusione
8.
Ne discende che
l’appello di AP 1 deve essere respinto mentre l’appello di AO 1 accolto con
conseguente riforma della decisione 30 luglio 2018 della Pretura di Lugano,
sezione 1, nel senso che la petizione è integralmente respinta.
Le spese
giudiziarie di prima e seconda sede seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1
CPC), ritenuto che le stesse sono state calcolate per la procedura di appello
di AP 1 (inc. 12.2018.122) sulla base del valore ancora litigioso di fr.
18'759.- (36'280.30 ./. 17'520.90), mentre per la procedura di appello di AO 1
(inc. 12.2018.123) sulla base del valore litigioso di fr. 17'520.90.
Gli importi ai fini di
eventuali ricorsi al Tribunale federale superano i fr. 15'000.-.
Dispositivo
Per questi motivi,
richiamati
per le spese gli art. 106 e 95 CPC, la LTG e il Regolamento sulle ripetibili,
decide:
I. Le
cause inc. 12.2018.122 e 12.2018.123 sono congiunte.
II. L’appello
14 settembre 2018 di AP 1 (inc. 12.2018.122) è respinto.
III. Gli oneri
processuali della procedura di appello (inc. 12.2018.122) di complessivi fr. 2'000.-
sono posti a carico di AP 1, che rifonderà alla controparte fr. 1'000.- a
titolo di ripetibili.
IV. L’appello 14
settembre 2018 di AO 1 (inc.12.2018.123) è accolto. Di conseguenza la
sentenza 30 luglio 2018 della Pretura di Lugano, sezione 1, invariati gli altri
dispositivi, è così riformata:
1.
La petizione è respinta.
2.
La tassa di giustizia e le
spese, di complessivi CHF 2'500.- sono poste a carico dell’attore. L’attore è
pure condannato a pagare alla convenuta l’importo di CHF 2'500.-.
V. Gli oneri processuali
della procedura di appello (inc.12.2018.123) di complessivi fr. 2'000.- sono
posti a carico di AP 1, che rifonderà alla controparte fr. 1'000.- a titolo di
ripetibili.
VI. Notificazione:
-
- .
Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.
Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
Il
presidente La
vicecancelliera
Rimedi giuridici
Contro
la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso
è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in
materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi.
Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale
prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato
il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende
impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in
materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).